Visualizzazione post con etichetta PROVINCIA DI COMO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PROVINCIA DI COMO. Mostra tutti i post

SANTA MARGHERITA (Co)

Santa Margherita,

è una delle frazioni che costituiscono il comune di Valsolda, comune sulla sponda del Ceresio, (detto anche lago di Lugano, raggiungibile tramite due sentieri pedonali, uno dei sentieri partiva da Righeggia, frazione di Osteno in funicolare, oppure via via lago, ragion per cui è rimasto disabitato;

La ferrovia funicolareche collegava Lanzo con Santa Margherita di Valsolda, e quindi la Valle Intelvi con il lago di Lugano, fu progettata e realizzata dalla Società funicolare Santa Margherita allo scopo di agevolare il turismo. Inaugurata nel settembre del 1907, dopo il periodo d'oro della Belle Epoque, l'espansione della motorizzazione privata, in particolar modo, comportò un calo così decisivo di passeggeri che provocò seri problemi di gestione sicché la funicolare compì la sua ultima corsa il 19 settembre del 1977. Si possono ancora vedere due vagoni, uno a ciascun capolinea, il tracciato e i gradini della scala che fiancheggiava il percorso ed era utilizzata per la manutenzione (ad oggi impraticabile perché molti di essi mancanti).

Vi era la caserma delle guardie di finanza, trattandosi di un posto di confine. Oltre la caserma, un nucleo di case, che oggi sono quasi del tutto in rovina, una chiesetta, un albergo ristorante di vaste proporzioni.
Tra la chiesa e l’albergo c’era anche l’approdo dei battelli, che vi giungevano con regolarità portando frotte di turisti festanti, che venivano accolti dal rumore lieto della fontana, ricca di ninfee e pesciolini rossi, mentre ora non butta nemmeno più.
Resta il rudere dell’imponente edificio, mentre sulla facciata a lago s’intravedono i caratteri, peraltro incompleti, che formano la scritta RISTOR: tutto quello che rimane dell’antico RISTORANTE.
I visitatori andavano a Santa Margherita per visitare le vicine Grotte di Rescia, oppure l’orrido della Pescara, poco sopra l’abitato, sulla strada per Claino, ove precipitano a cascata nel Ceresio (Lago di Lugano) le acque del torrente chiamato Telo di Osteno per distinguerlo dall'omonimo che sfocia, ben più placido, nel Lario ad Argegno. L'acqua scorre in una lunga fenditura nella roccia e forma il famoso Orrido detto "la Pescara". La località divenne famosa fin dall'Ottocento, quando iniziò il turismo internazionale sui laghi lombardi, proprio per il suo Orrido, detto anche di Osteno. Fu reso celebre dallo scrittore Antonio Fogazzaro che lo descrisse nel suo romanzo “Malombra” del 1881. Anche il premio Nobel per la letteratura Luigi Pirandello nomina l’orrido nella poesia “Lago di Lugano”.
Attualmente l'Orrido è visitabile solo in barca.
Il paese è visitabile oggi solo  la prima domenica di luglio, quando ogni anno la proloco di Valsolda organizza una festa che rianima le vie di questo paese fantasma consentendo al visitatore di visitarne i luoghi e pranzare in riva al lago.

TREMEZZINA (Co)

 

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Isola di Comacina

Locanda dell'Isola Comacina

Villa Carlotta

Villa Sola Cabiati Serbelloni hotel 

Grand Hotel Tremezzo e Terrazza Marchesi ristorante

Villa Sola Busca hotel

Villa del Balbianello museo

Villa Monastero location per eventi

Casa Brenna Tosatto B&B


Villa La Cassinella location per eventi

Villa Leoni B&B location per eventi

Casa Rosati location per eventi

Villa Meier itinerari turistici

 Sacro Monte di Ossuccio

fa parte del gruppo dei nove Sacri Monti prealpini inseriti nel 2003 dall'UNESCO nella lista dei Patrimoni dell'umanità. La chiesa, il Santuario della Beata Vergine del Soccorso, è stata costruita su terreno impervio, su rocce di aspra e selvaggia bellezza, dove già sorgeva un precedente edificio di culto: il suo corpo principale fu completato nel 1537. Le quattordici cappelle, tutte costruite tra il 1635 e il 1710, a pianta centrale, sono in stile barocco impreziosite da 230 statue in stucco e terracotta, a grandezza naturale, realizzate da diversi artisti: Agostino Silva, Carlo Gaffuri e Innocenzo Torriani.

Villa Pessina

La villa venne eretta negli anni 1920 su commissione della famiglia Pessina. Non si hanno notizie certe circa l'identità dei progettisti, ma la somiglianza stilistica alla più celebre Villa La Gaeta, opera dei fratelli Gino e Adolfo Coppedè ha alimentato nel tempo critiche di plagio, forse addirittura sfociate in cause legali, anche se mancano notizie certe a riguardo. È certo, invece, che la villa venne realizzata dalla medesima azienda edile di Villa La Gaeta.

Villa Aureggi

La villa venne eretta nel 1886 su commissione della famiglia Aureggi.

Torre di Villa

Realizzata in sasso di Moltrasio tra i secoli XIV e XV con funzioni di casello daziario, Torre di Villa si erge ad un'altezza di oltre 19 metriLa Torre di Villa secondo gli storici è una struttura abbastanza tarda, realizzata tra XIV e XV secolo non per ragioni belliche, ma per ragioni di carattere fiscale legate all’esazione delle tasse.

La torre è stata oggetto di un intervento di restauro eseguito nella seconda metà del XX secolo nel corso del quale sono stati rilevati indizi che sembrano indicare che l’edificio fu interessato da un grosso incendio.  Lenno.

Villa de Herra
appartenente alla nobile famiglia lombarda dei Delmati, passò in eredità alla famiglia milanese dei de Herra, già feudatari di Lipomo, in seguito al matrimonio di Giuseppina Delmati con l´avvocato don Cesare de Herra


Villa Della Torre 
(XVII secolo) La villa, definita anche palazzo per le sue notevoli dimensioni, si trova al centro della frazione di SpuranoL'edificio risale probabilmente al XVI secolo ma fu modificato nel XVII e XVIII secolo. La villa già di proprietà della famiglia Della Torre fu acquistata dai Trincani nel 1700 e poi dalla famiglia D'Adda.

Palazzo Brentano 
(XVII secolo), che conserva un affresco di Giulio Quaglio il Giovane. La famiglia Brentano fece fortuna con il commercio soprattutto in Olanda e Germania. I mercanti della Tremezzina, partiti come mercanti di agrumi, olio d’oliva, alloro e castagne, prodotti del territorio, occuparono posti chiave nel commercio europeo. In tutte le città del nord dove la Compagnia delle Indie Orientali portava le prime spezie, c’erano rappresentanti delle famiglie Brentano, Mainoni, Pini e Carli. Con il tempo molti di questi commercianti si arricchirono notevolmente e costruirono nei loro paesi natali splendidi palazzi proprio come questo.

Ex-palazzo del Vescovo
realizzato tra la fine del Cinquecento e l'inizio del secolo successivo

Chiesa collegiata di Santo Stefano e Battistero di Santo Stefano

Rielaborata più volte nel corso dei secoli, la chiesa collegiata di Santo Stefano nasce come chiesa romanica, eretta laddove un tempo si trovavano probabilmente alcune terme romane che si suppone facessero parte di una villa, sulle quali era stato successivamente costruito un edificio religioso paleocristiano. Della chiesa romanica originaria restano oggi solo la base del campanile e la cripta. Quest'ultima è databile all'XI secolo ed è divisa in tre navate da otto colonne sormontate da capitelli di reimpiego risalenti al periodo paleocristiano. A fianco della scalinata di accesso alla cripta campeggia un affresco gotico che raffigura una santa. Di epoca rinascimentale è invece quello che, nella prima cappella di destra, riporta un'Adorazione dei Magi. Le navate laterali della chiesa, già esistenti verso la fine del XVI secolo, furono ottenute dalla chiusura di un portico che correva lungo tre lati esterni dell'edificio. Al Seicento risalgono invece il pulpito, il coro in legno, le decorazioni delle cappelle laterali. Nello stesso periodo si costruirono le coperture interne delle navate e del presbiterio, decorate tuttavia nel Settecento. Alle spalle collegiata, che per lunghi secoli costituì la sede della pieve di Lenno, si trovavano un tempo le chiesette di Santa Maria e di San Zeno; tutti gli edifici religiosi, così come le abitazioni dei canonici e il vicino cimitero, erano circondati da un muro difensivo.

Abbazia dell'Acquafredda

Il complesso dell'ex-Abbazia dell'Acquafredda, fu fondato nel 1142 da alcuni frati dell'ordine cistercense. Devastata da un incendio nel 1527, l'abbazia fu soppressa nel 1785.

La chiesa dell'abbazia, nata come un edificio romanico, fu rimaneggiata nel XVII secolo e ristrutturata nel 1774. Della struttura romanica originaria resta oggi solo un'abside

Chiesa di Santa Maria Maddalena a Ossuccio

La chiesa romanica di Santa Maria Maddalena, in Ospedaletto, è celebre per il singolare campanile che presenta una "guglia" in cotto, di stile gotico, avente funzione di cella campanaria, edificata sopra il vecchio campanile romanico in pietra.

Oratorio di San Giacomo

L'oratorio romanico di San Giacomo, a Spurano, risale al XI- XII secolo, conserva al suo interno cicli di affreschi realizzati fra il XII secolo e il XV secolo ed è caratterizzato dal suo campanile a vela. Conosciuto anche come oratorio dei Santi Giacomo e Filippo, al suo interno conserva resti di affreschi romanici.

Chiesa dei Santi Sisinnio e Agata

Nata sulla base di un sacello paleocristiano, la chiesa, in origine in stile romanico, fu oggetto di numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli.

Nota anche come chiesa di Sant'Agata, internamente conserva un'ara del II secolo, un'acquasantiera romanica scolpita e resti di affreschi databili tra i secoli XIV e XV. Uno degli affreschi riporta una Crocifissione in cui l'aureola di Gesù racchiude una porzione di croce nella quale sono raffigurate una serie di torri merlate.

Abbazia di San Benedetto in Val Perlana

L'antica chiesa romanica di San Benedetto al monte Oltirone, più comunemente conosciuta come Abbazia di San Benedetto, è un ex-monastero benedettino situato in mezzo ai boschi della Val Perlana, a circa 800 metri di altitudine.

Parrocchiale di Sant'Eufemia

La chiesa di Sant'Eufemia fu costruita in stile romanico dai profughi scampati dalla distruzione dell'Isola Comacina del 1169. Dal 1178 adempì ufficialmente le funzioni di chiesa matrice della pieve d'Isola. La dedicazione a Sant'Eufemia deriva proprio dall'omonima basilica isolana, dalla quale proviene anche la lapide della tomba del vescovo Agrippino. È probabile che la chiesa sia un rimaneggiamento della chiesa di San Salvatore, già esistente al tempo della devastazione e attestata almeno fino al 1195. Al 1326 risale invece la costruzione del coro, tuttavia modificato nel 1874 e nel 1957.

Dietro la chiesa si trovava un tempo il battistero di San Giovanni Battista, poi incorporato in un'abitazione privata.

All'interno, oltre a resti di intonaco del periodo romanico, si conservano un'acquasantiera di età rinascimentale e un Crocefisso del XVI secolo. Le cappelle laterali, tra le quali spicca quella dedicata a san Carlo Borromeo, furono ornate nel XVII secolo.

Parrocchiale di Sant'Abbondio

In località Bonzanigo si trova la chiesa di Sant'Abbondio, già attestata nel 1651 come viceparrocchia della pieve di Lenno ed elevata al rango di parrocchiale nel 1692.

La chiesa fu realizzata a cavallo dei secoli XVII e XVIII , con un rilevante contributo economico da parte di alcuni emigrati, e fu completata nel 1724. Al suo interno, conserva decorazioni di Giulio Quaglio il Giovane.

Ex-chiesa di Sant'Abbondio

Attualmente adibita come canonica al servizio dell'attigua parrocchiale, l'ex-chiesa di Sant'Abbondio fu costruita in stile romanico. L'edificio è ancor'oggi caratterizzato da una decorazione ad archetti pensili. Internamente conserva due cappelle separate, le quali ospitano affreschi di Giovanni Mauro della Rovere, decorazioni a stucco di Pietro Silva e un altare ligneo intagliato nel corso del Seicento.

Chiesa dell'Addolorata

Registrata in un documento del 1788 come "Oratorio dell'Addolorata in Azzano", la chiesa fu realizzata intorno agli anni 1670-1677.


FRAZIONI

Lenno

Il toponimo deriverebbe da Lemnos e sarebbe da attribuire alla presenza di alcuni coloni, provenienti dall'omonima isola greca, inviati sul territorio per volere di Gaio Giulio Cesare.

Nel I secolo d.C., l'istmo del promontorio di Lavedo ospitava la villa denominata "Commedia" di Plinio il Giovane in contrapposizione alla villa denominata "Tragedia" in posizione più elevata.

Campo fu teatro di battaglia durante la guerra decennale tra Como e Milano, fra il 1118 e il 1127, quando partecipò alla guerra contro l'Isola Comacina, alleata dei milanesi. A Campo i richiami alla storia sono tanti, in un tratto dell'antica via Regina inserita nel nodo di stradine che costituiva il "Castrum romano" troviamo piazza Campidoglio che ci ricorda che da qui sono passate le legioni romane e ai tempi di Giulio Cesare i coloni greci provenienti dall'isola di Lemnos che hanno dato il nome a Lenno. All'epoca romana risalgono alcune tombe antiche, rinvenute presso la Chiesa Collegiata di Santo Stefano.

La strada che dalla via Regina va al lago è intitolata al capitano Mattia del Riccio incaricato nel 1178 dalla Repubblica delle tre Pievi (Gravedona Dongo, Sorico) di contrastare il passaggio verso la Germania dei tesori razziati a Milano dal Barbarossa.

Lenno fu comune autonomo dal 21 gennaio 2014. L’aggregazione con le altre frazioni del comune moderno ha comunque antiche radici, tanto da essere già stata sperimentata in epoca napoleonica e fascista.

Ossuccio

Ossuccio si affaccia sulla cosiddetta Zoca de l'Oli, un golfo del Lago di Como così denominato per via della notevole tranquillità delle sue acque, appunto "lisce come l'olio". È questa una zona che gode di clima talmente mite da favorire la fioritura di essenze mediterranee, ma anche una terra ricca di storia, leggende e monumenti come ad esempio il famosissimo campanile di epoca romanica, situato presso l'oratorio di Santa Maria Maddalena, di fronte a Villa Leoni.

Ossuccio è una località antichissima la cui storia si fonde con quella dell'Isola Comacina. Abitata sicuramente sin dall'Età del Bronzo, e luogo di transito per i valichi alpini (Septimer in val Bregaglia e Spluga) fin da epoche anche più remote, presenta una necropoli dell'Età del Ferro con tombe risalenti al III secolo a.C., di epoca cioè insubrica, rinvenute nel 1907. Fonti romane attestano che a quell'epoca Ossuccio apparteneva al potente clan celtico degli Auxucii (pron.: ossuci), federato agli Insubri, menzionato in una lapide romana del II secolo a.C. conservata nella chiesa dei SS. Agata e Sisinio. L'etimologia di Ossuccio deriva proprio da questa antica tribù.

Successivamente alla conquista romana (196 a.C.), divenne un pagus iscritto come "Ausucium", secondo la traslitterazione latina, e gli abitanti Ausuciates. Conferma di ciò si ritrova in un'iscrizione del II-III secolo rinvenuta nella chiesa dei Santi Sisinnio e Agata.

L'isola Comacina, sede di un importante pieve durante i primi secoli del cristianesimo, fu fortificata dai Bizantini, successivamente sconfitti dai Longobardi di Autari (588) che ebbero il privilegio di assegnare il nome al paese. Nei secoli seguenti, il fatto di essere divenuta il rifugio più sicuro di re e duchi con le loro corti e tesori, le valse l'appellativo di Crisopoli, città dell'oro. Durante la guerra decennale parteggiò per Milano ma concorse con la propria flotta alla sconfitta della città, che nel 1169 si prese la rivincita, occupando violentemente l'isola e costringendo gli abitanti a disperdersi sulle coste prospicienti: la chiesa plebana fu ricostruita in località Balbiano (da allora ribattezzata "Isola"), mentre gli abitanti si trasferirono a Varenna, che divenne così noto come Insula Nova.

Il nome di Ossuccio è spesso menzionato nelle guerre pressoché costanti tra Guelfi e Ghibellini, tra Como e MIlano, tra i Comuni e l'Impero che dilaniarono quasi tutta l'Italia settentrionale tra i secoli XII e XV. Oltre all'occupazione dell'Isola Comacina da parte dei Milanesi sopra detta, nel 1348 tutto il territorio del lago fu flagellato dalla Peste Nera (descritta da Boccaccio e Petrarca) e lo storico Cesare Cantù riporta che a Ossuccio, su 50 famiglie (allora si chiamavano "fuochi") ne sopravvissero solo 5. Nel 1416, Lotario Rusca, signore di Como, attaccò il borgo di Ossuccio che parteggiava per Milano e lo incendiò.

Seguì la dominazione del Ducato di Milano sotto i Visconti prima e gli Sforza poi; quindi, nel 1559, tutta la Lombardia occidentale cadde sotto il dominio spagnolo, rimanendovi sino al 1714, quando passò all'Impero Austriaco. Da allora Ossuccio seguì le vicende storiche del resto della regione. Dal 21 gennaio 2014 è parte del nuovo comune, di cui è l’unica frazione a non avere precedenti legami storici con le altre tre.

Mezzegra

Secondo alcune ipotesi, il toponimo sarebbe un derivato dell'unione dei termini latini inter ("tra") e agros ("campi"), a indicare un luogo localizzato nel mezzo di un'area campestre.

La più antica menzione storica di Mezzegra è costituita da un documento datato 1049.

Schierato dalla parte di Milano durante la guerra decennale, il paese di Mezzegra fu successivamente interessato dalle dispute che videro contrapposte le nobili famiglie comasche dei Rusconi (ghibellini) e dei Vittani (guelfi).

Dal 21 gennaio 2014 Mezzegra è frazione del comune di Tremezzina, una comunità già esistita in epoca napoleonica e in epoca fascista.

Tremezzo

Sul territorio di Tremezzo sono stati riportatti alla luce reperti di epoca preromana e, nella località di Intignano, alcune tombe romane.

Durante la guerra decennale, Tremezzo subì per ben due volte un saccheggio da parte delle truppe di Como.

Dal 1808 al 1816 e dal 1928 al 1947 Tremezzo fu già due volte la sede dell'ampliato comune Tremezzina.


STORIA

Il legame fra Lenno, Mezzegra e Tremezzo affonda nei secoli medievali, quando la pieve di Lenno eleggeva un sindaco generale sopra le tre singole comunità. Il primo comune unico fu il risultato del decreto napoleonico del 14 luglio 1807, poi annullato nove anni dopo dagli austriaci.

Il comune di Tremezzina venne istituito nel 1928, in seguito alla fusione dei comuni di Lenno, Mezzegra e Tremezzo.Il 28 aprile 1945 Benito Mussolini e Claretta Petacci furono fucilati nel paese che allora era conosciuto come Mezzegra. Venne soppresso nel 1947, e al suo posto furono ricostituiti i comuni preesistenti.

Il comune è stato istituito nuovamente nel 2014 dalla fusione dei comuni di Lenno, Mezzegra, Ossuccio e Tremezzo.

L'iter ha previsto nei quattro enti un referendum consultivo, svoltosi il 1º dicembre 2013, in cui il 63% dei votanti si è espresso favorevolmente al progetto d'istituzione.

ERBA (Co)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Castello di  Pomerio location per eventi

Castello di Casiglio hotel e ristorante



VIlla Majnoni di  D'Intignano Parravicino itinerari turistici

Villa Clerici Location per eventi e itinerari turistici

Villa Majnoni

deve il proprio nome ad Achille Majnoni, la cui famiglia visse qui alla fine del XIX secolo. Ma chi era Majnoni? Architetto del re Umberto I, si occupò tra l’altro della sistemazione della Villa Reale di Monza. Fu proprio tra le braccia di Majnoni che il monarca morì dopo l’attentato del 29 luglio del 1900.  La villa, oggi sede del municipio, è circondata da un parco aperto al pubblico.

 Villa Candiani

Costruita tra il 1880 e il 1890 su progetto di Luigi Broggi, è un edificio in forme neo-romaniche di stile eclettico facilmente riconoscibile per i colori rosso mattone e ocra tipici del cotto lombardo. La villa ha l’aspetto di un piccolo maniero, con gli archi ribassati che sormontano le finestre; fino agli anni ’70 è stata sede del municipio.

Villa Amalia

Villa Amalia, in stile neoclassico, fu realizzata nel 1801 dall'architetto Leopoldo Pollack. L'edificio fu costruita sui resti di un convento risalente al 1488 ma soppresso dai decreti napoleonici e acquistato nel 1798 dal milanese Rocco Marliani, committente dei lavori di trasformazione in villa e marito di Amalia (dalla quale derivò il nome attuale). Memoria del passato conventuale fu ripreso nella realizzazione del cortile d'onore sul retro della villa.

Internamente, la villa ospita il Salone dell'Aurora, il cui nome deriva dall'omonimo affresco di Giuseppe Bossi (1805) che adorna il soffitto della stanza.

Nel parco ideato dal Pollack ospita una cappella dedicata a Sant'Antonio abate, dotata di altare maggiore del XVIII secolo e abside neogotico.

Dopo vari passaggi di mano, la villa divenne proprietà di Massimiliano Giovanni Stampa di Soncino, committente di un'importante ristrutturazione in stile neogotico dalla quale furono risparmiati solamente gli esterni della villa, il Salone dell'Aurora e il cosiddetto "portico della Cappuccina" che conduce dal cortile al parco. Alla ristrutturazione presero parte i pittori Domenico Borri, Francesco Piana, Ignazio Manzoni e Luigi Scrosati, con quest'ultimo che curò anche la realizzazione degli arredi. Gli stucchi neorococò e i colori pastello della sala da pranzo e dei salotti sono invece il risultato di un successivo intervento di fine Ottocento.

Villa Amalia ha ospitato Ugo Foscolo, Parini (un busto del quale fu collocato nel parco) e Vincenzo Monti (che la definì «d'attico gusto eccelsa mole»).

Nel 1962 divenne un bene della Provincia di Como e successivamente divenne la sede del Liceo Carlo Porta.

Villa Ceriani

Villa Ceriani, ottocentesca, sede del Civico Museo. Tra i reperti più importanti conservati sono da segnalare una spada longobarda con impugnatura argentea e due massi avelli di epoca tardo romana.

Crotto Rosa

edificio che si sviluppa su quattro piani completamente ricoperto da vite canadese. Nato intorno al 1850 come teatro per volere del pittore Pietro Rosa, fu in seguito trasformato in un ristorante. Qui si sono svolte le riprese di uno dei film girati in Brianza meno conosciuti, All’improvviso Komir, con Gaia Bermani Amaral.

Cappella Biraghi

risalente al 1890. L’interno (che può essere visitato solo in occasioni speciali) accoglie un dipinto del Cristo crocifisso di Emilio Magistretti. La cappella si trova all’interno del Cimitero Biraghi: un tempo era il cimitero comunale, poi venne chiuso e in seguito dal 1870 riaperto come cimitero privato, accogliendo le cappelle gentilizie di alcune famiglie del posto. Oggi accoglie anche la Cappella Erra.

portico del mercato di Incino

dove ancora oggi sono visibili gli anelli a cui in passato venivano legati gli animali dei venditori: è davvero elegante questo edificio porticato a nove arcate, realizzato su progetto di Piero Corti negli anni ’20 dell’Ottocento.

Borgo di Villincino

Borgo fortificato circondato da mura in pietra e dotato di due accessi a torre posti agli estremi.

L'ingresso a nord, restaurato nella seconda metà del XX secolo, presenta una bella muratura in pietra ed un arco a tutto sesto realizzato con conci squadrati; l'ingresso a sud presenta, sopra l'arco di accesso, una bifora con archi a sesto acuto intervallati da una colonnina in marmo bianco con capitello fogliato, il tutto inquadrato da un arco a tutto sesto sorretto da colonnine con capitelli fitomorfi datati alla metà del XIV secolo.

In epoca medievale il borgo fu la residenza fortificata della famiglia Carpani, alleata dei Visconti di Milano, ed è a partire da questa fase cronologica che vengono datati i complessi architettonici quali Casa Busti Carpani (piazza Torre 2), il cosiddetto Stallazzo di Villincino (piazza Torre 4), fabbricato adibito a residenza e dotato di un'apposita area dove venivano alloggiati cavalli e muli

(stallaggio o appunto stallazzo) e il palazzo Casa Carpani (piazza Prina 5).

A testimonianza della presenza delle famiglia dei Carpani si ricorda che nel 1940, in occasione di alcuni interventi di restauro in un appartamento ricavato all'interno di un edificio dell'antico borgo, è stato rinvenuto un affresco, datato al XIV secolo, che rappresenta due dame che reggono lo stemma della famiglia: un albero di carpino davanti ad una torre bianca.

Dopo un periodo di abbandono nel corso del XIV secolo, il borgo divenne nel Cinquecento sede di religiosi che non solo sistemarono molti degli edifici costruiti precedentemente, ma rivitalizzarono il borgo nel suo insieme intorno alla chiesa di S.Maria Nascente, che nel 1574 per volontà di Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, divenne chiesa prepositurale, titolatura fino a quel momento attribuita alla Chiesa di S.Eufemia di Incino.

Nel XVII e XVIII secolo il sito di Villincino fu feudo della famiglia Archinti, quindi nel secolo successivo passò a diverse famiglie: i Casati, i Guezati e i Rivolta.

Nel 2006, nell'ambito del progetto Lombardia Beni Culturali (portale unificato del patrimonio culturale lombardo a cura di Regione Lombardia Università degli Studi di Pavia), sono state realizzate una serie di schede dedicate ai principali edifici di Villincino con l'indicazione dei vincoli ministeriali posti a loro tutela.

A cura di Michela Catalano sono state realizzate schede dedicate agli edifici, tutti privati, più significativi dell'antico borgo: Casa Busti Carpani (piazza Torre 2), Stallazzo di Villincino (piazza Torre 4), Rustico Casa Rivolta (piazza Torre 6), Casa Carpani (piazza Prina 5): alcune di queste schede sono state revisionate e aggiornate nel 2009 a cura di Maria Galli.

Ad oggi non risultano essere state effettuate indagini sugli alzati murari superstiti del borgo, né saggi di scavo a ridosso dei suoi edifici.

ALTRE VILLE

Villa Chiesa Molinari (XVI secolo)
Villa Corti
Villa Elisa
Villa Biffi
Villa Gavazzi già Jacini (XVIII secolo)
Villa Mambretti ex Vidiserti (XVI secolo)
Villa Nava (XVIII secolo)
Villa Torricella (XIX secolo), nell'omonima località
Villa Tre Faggi
Villa Vaccari
Villa Valaperta (XIX secolo)
Villa Verampio
Villa Virginia
Villa Lado (prima metà del XIX secolo)
Villa Coletti di Parravicino
Villa Gariboldi Vittadini di Parravicino
VIlla Fontana Genolini di Crevenna
Villa San Giuseppe di Crevenna, dotata di torretta e collocata in un parco comprensivo di un tempietto
Casa Busti Carpani di epoca medievale,
Casa Guenzati Rivolta nell’Ottocento fu ospitato San Giovanni Bosco. 
Casa Cristo Re delle Suore della Carità che tra il 1647 e il 1799 fu palazzo dei Conti Archinto: si tratta           di uno degli edifici più antichi della città, situato nel cuore di Erba Alta.
Villa Valaperta nota anche come Villa Crespi o Villa Le Due Torrette: ebbero modo di soggiornarvi tra             gli altri Francesco Hayez, lo scrittore Camillo Boito e Bettino Ricasoli. La villa deve il proprio               nome alle due torri di avvistamento fatte erigere nell’Ottocento sui resti del Castello di Erba, che           sorgeva proprio in questo punto, dai Valaperta, famiglia milanese che aveva insediato la propria             residenza estiva sul poggio.

Chiesa di S. Maria Assunta di Casiglio 

Con il monumento funebre del vescovo Beltramino, opera pregevole del Trecento, di Giovanni da Campione.

Chiesa di Sant'Eufemia

La chiesa è dedicata a sant'Eufemia di Calcedonia, una santa particolarmente cara ai seguaci dello scisma tricapitolino perché il concilio di Calcedonia, cui gli scismatici si rifacevano, si era svolto proprio nella basilica dedicata a questa santa. È quindi possibile che l'attuale dedicazione della chiesa risalga a un'epoca successiva rispetto al momento della costruzione originaria. Il vescovo di Como Agrippino ebbe un ruolo particolarmente attivo nella diffusione del credo tricapitolino e del culto alla santa, e la dedicazione della chiesa di Erba è fatta risalire a questo periodo e a queste vicende insieme alle altre dedicazioni della basilica di Sant'Eufemia a Grado, la chiesa di Santa Eufemia di Como (ora basilica di San Fedele), la basilica di Sant'Eufemia sull'isola Comacina, quella di Oggiono, di Teglio e quella del castello di Musso. È tuttavia altresì probabile che, vista la presenza di strutture più antiche, per le chiese di Como, di Incino e dell'Isola il culto sia più antico e risalga direttamente a sant'Abbondio che nel Concilio di Calcedonia ebbe un ruolo da protagonista.

chiesa di Santa Maria Nascente

La prima citazione di una chiesa ad Erba risale al XIII secolo ed è da ricercarsi nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero, in cui si legge che era filiale della pieve di Sant'Eufemia d'Incino.

Eremo San Salvatore a Crevenna

Nel corso del XVI secolo, i frati Cappuccini erano alla ricerca di un luogo tranquillo dove potersi ritirare. Leone Carpani, membro di una nobile famiglia erbese nonché dell’ordine stesso, possedeva un terreno in una località isolata sopra Crevenna, dove esisteva una piccola chiesa nella quale viveva un eremita di nome Salvatore. I Cappuccini visitarono il luogo nel 1536 e, giudicandolo adatto, decisero di costruirvi un convento, in origine di modeste dimensioni.

La chiesa primitiva subì ampliamenti e rimaneggiamenti; fu riconsacrata nel 1562 con la dedicazione all’Ascensione del Salvatore. La denominazione “San Salvatore”, quindi, potrebbe derivare sia dall’intitolazione cinquecentesca, sia dal nome dell’eremita che vi abitava prima dell’arrivo dei Cappuccini.

Il vescovo Carlo Borromeo, in visita ai frati nel 1578 e nel 1584, ordinò di ristrutturare l’intero complesso, utilizzando materiali più resistenti. Nel corso dei secoli successivi si susseguirono lavori di miglioramento dell’intero complesso, tra i quali bisogna ricordare la sistemazione della strada che dalla chiesa parrocchiale di Crevenna, dedicata a Maria Maddalena, conduce all’eremo.

Nel 1810, le soppressioni napoleoniche riguardarono anche il convento di San Salvatore: i frati furono costretti ad abbandonarlo. Da quel momento la proprietà passò a privati, gli ultimi dei quali cedettero il complesso alla Società Osram Edison Clerici, la quale fece della località una colonia per i dipendenti e le loro famiglie. Nel 1952 fu venduta alla società Oltrabella che iniziò i lavori di restauro e ne fece un centro di formazione religiosa per i giovani. Dal 1999 l’eremo è gestito dall’Istituto Secolare “Cristo Re”.


Palazzo Chiesa Molinari 


Chiesa di San Maurizio

risalente nella sua configurazione attuale agli anni ’40 del Settecento. Sul portone in legno incorniciato dal portale in granito che impreziosisce la facciata in stile barocchetto puoi notare formelle che rappresentano San Maurizio a cavallo e altri santi.

Chiesa di santa Maria degli Angioli a Crevenna

unico resto dell'ex convento francescano tardoquattrocentesco. Al Cinquecento risalgono, all'interno della chiesa, un grande affresco di una Crocifissione e un grande altare ligneo, quest'ultimo abbellito da quattro statuette dei Dottori della Chiesa databili al secolo successivo. Sull'area dell'ex convento Leopoldo Pollack costruì tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, Villa Amalia.

Chiesa di Santa Maria Maddalena  a Crevenna

Della chiesa di S. Maria Maddalena si ignora la data d fondazione ma a partire dal 1478 viene nominata nel Chronicus. In quel periodo si fondarono le cappellanie di S. Maria Maddalena e di S. Giorgio in Silvis. Nel 1566 ne parla il sacerdote G.F. Sormani in occasione della Visita pastorale nella Pieve di Incino mentre la planimetria e l'assonometria del 1568 la raffigurano con forme semplici e dimensioni ridotte, con l'abside semicircolare. Gli ingressi erano due, uno principale a ovest e l'altro laterale a sud. Nel 1574 S. Carlo Borromeo, in Visita Pastorale, separa la cura d'anime di S. Giorgio, allora chiesa principale di Crevenna, dalla giurisdizione spirituale di Incino, ponendo come nuova parrocchiale la chiesa dedicata a S. Maria Maddalena. La consacrazione avvenne nel 1584, sempre a cura del Cardinal Borromeo di passaggio a Crevenna. Allora i fedeli erano 270 anime. Della consacrazione esiste ancora la lapide in marmo nero, collocata nel presbiterio.

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

Secondo la tradizione, la chiesa dei Santi Pietro e Paolo fu fondata nell’XI secolo dal vescovo Rainaldo e consacrata nel 1095 da papa Urbano II che si stava recando a Clermont- Ferrand per indire la prima crociata: il passaggio del pontefice nell’area lariana è testimoniato inoltre dalla consacrazione della basilica di Sant’Abbondio a Como.

Chiesa di San Maurizio

Scarsissime le notizie storiche relative alla chiesa, già citata alla fine del Duecento da Goffredo da Bussero, che divenne parrocchiale solo nel 1741, quando il cardinale Pozzobonelli ne sancì la separazione dalla chiesa di San Cassiano a Buccinigo. Poco dopo l’erezione a parrocchia, nel 1744 fu completamente restaurata.

Chiesa di Santa Marta

L’origine della chiesa di Santa Marta è sconosciuta. Sicuramente risale a prima del XV secolo quando fu ricordata come cappellania affidata ai canonici di Incino; fu dedicata a santa Marta nel 1612.

Chiesa di Santa Gemma ad Arcellasco

E ' situata in via XXIV Maggio adiacente alla Villa Nava ed alla chiesetta dei Magi. Originariamente era denominata chiesa della Sacra Famiglia ed apparteneva ai Padri Barnabiti di Lodi. In stile neogotico lombardo, a pianta ottagonale, fu costruita nel1888, su disegno dell'architetto Carlo Maciachini. Pregevoli i due rosoni in cotto sulle facciate laterali. All'interno: una sola navata con abside ad emiciclo e due altari laterali.

Chiesa di San Cassiano

Fino a poco tempo fa, la testimonianza più antica dell’esistenza della chiesa di San Cassiano era il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani del XIII secolo attribuito a Goffredo da Bussero. In realtà, recenti lavori di restauro hanno portato alla luce resti più antichi, in particolare un disegno preparatorio per un affresco con uomini ed animali, databile al V/VI secolo.

L’edificio subì modifiche ed ampliamenti nel corso della sua storia. Nel 1836 vennero effettuati lavori di rifacimento che lo portarono all’aspetto attuale; in modo particolare venne cambiato l’orientamento: da est- ovest e nord- sud.

Chiesa San Bernardino ad Arcellasco

La chiesa venne eretta intorno alla metà del Quattrocento, per opera dei frati Francescani del Terz’Ordine che si stabilirono in quegli anni nella località erbese: è un dato importante che testimonia la rapida diffusione del culto di san Bernardino (canonizzato nel 1450) che durante la sua vita aveva portato la sua predicazione anche in questa zona.

Chiesa di San Pietro a Buccinigo

La piccola chiesa è situata nel centro medievale di Buccinigo, vicino al luogo in cui sorgeva l’antico castello del borgo; oggi è circondata da una corte ed addossata ai suoi edifici: per questo motivo non presenta la facciata. Vi si accede tramite una porta laterale posta sopra il livello stradale; tale porta è sormontata da una finta bifora affrescata. Il campanile a vela a singola campana è posto sul tetto dell’edificio religioso e di quello contiguo.

Chiesetta Oratorio San Bartolomeo a Parravicino

Situato nella villa ex Belgioioso, ora di proprietà Lado, adiacente alla piazzetta della frazione Parravicino, l'oratorio trecentesco di San Bartolomeo fu fatto erigere in memoria del padre Beltramo (in latino Bartolomeus), da Fabrizio Parravicini, ultimo console di Chiavenna, vissuto intorno al 1250.

Oratorio di San Bernardino a Pomerio

La chiesa venne eretta intorno alla metà del Quattrocento, per opera dei frati Francescani del Terz’Ordine che si stabilirono in quegli anni nella località erbese: è un dato importante che testimonia la rapida diffusione del culto di san Bernardino (canonizzato nel 1450) che durante la sua vita aveva portato la sua predicazione anche in questa zona.

Oratorio di Sant'Antonio a Campolongo

La chiesetta, con la facciata a forma di capanna, è costituita da una sola piccola navata a pianta rettangolare ed è dotata di un campaniletto a vela con la campana che reca la data 1720.

Oratorio dei Magi a Carpesino

Un documento della parrocchia di Arcellasco data l’edificio al 1519. Però, ricordando le parole di Fernanda Isacchi, l’architettura farebbe supporre una datazione anteriore; lo stile è di passaggio tra il tardo gotico e il primo rinascimento: gli archi ogivali e la volta a crociera costolonata ne sarebbero una testimonianza. Non molti anni fa, inoltre, il Longoni ritrovò un atto del 1512 che documenta l’avvio della procedura di separazione dei parrocchiani di Carpesino dalla parrocchia di San Pietro in Brugora. Un altro documento del 1509 attesta che i membri della comunità di Carpesino si erano riuniti per discutere l’edificazione di un oratorio per loro comodità, in quanto costretti a partecipare alle funzioni religiose di Pontelambro o Brugora.

Oratorio di Sant'Ambrogio a Bindella
 
(XV secolo), chiesetta ristrutturata dal comune di Cassina Mariaga nel primo Ottocento ma che conserva ancora oggi elementi architettonici di età medievale: una monofora romanica, una monofora gotica lacerti di affreschi databili tra il XV e il XVI secolo. Già parrocchiale, attorno al 1517 la chiesa fu ridotta alle dipendenze della parrocchia di Brugora di Arcellasco. Agli inizi del secolo successivo risale la tela della pala d'altare, raffigurante una Incoronazione della Madonna col Bambino e sant'Ambrogio. L'opera, attribuita a Guglielmo Caccia, è incorniciata in un telaio in legno intagliato, sormontato dalla una statua di Sant'Ambrogio. Dal 1838, un'altra statua dello stesso santo si trova in una nicchia all'esterno dell'oratorio.


FRAZIONI

Arcellasco fu un antico comune del Milanese.
Registrato agli atti del 1751 insieme alle cascine di Torricella, Carpesino, Brugora e Cassina Torchiera come un villaggio di 117 abitanti incluso nella Pieve di Incino, nel 1786 entrò per un quinquennio a far parte della Provincia di Como, per poi cambiare continuamente i riferimenti amministrativi nel 1791, nel 1797 e nel 1798, quando contava 555 residenti.
Portato definitivamente sotto Como nel 1801, Nel 1809 il municipio fu soppresso su risultanza di un regio decreto di Napoleone che lo unì a Ponte, ma il Comune di Arcellasco fu restaurato nel 1816 dagli austriaci dopo il loro ritorno. nel 1928 il regime fascista decise la definitiva soppressione del municipio aggregandolo ad Erba.
Buccinigo fu un antico comune del Milanese.
Registrato agli atti del 1751 insieme alla cascina di Molena come un villaggio di 215 abitanti incluso nella Pieve di Incino, nel 1786 entrò per un quinquennio a far parte della Provincia di Como,
Portato definitivamente sotto Como nel 1801, alla proclamazione del Regno d'Italia . Nel 1809 il municipio fu soppresso su risultanza di un regio decreto di Napoleone che lo unì a Villalbese, ma il Comune di Buccinigo fu restaurato nel 1816 dagli austriaci dopo il loro ritorno. nel 1927 il regime fascista decise la definitiva soppressione del municipio aggregandolo ad Erba.
Cassina Mariaga fu un antico comune del Milanese.
Registrato agli atti del 1751 insieme alle cascine di Boffalora, Molino della Rete, Morchiuso, Campolongo, Bindella e Caccaratti come un villaggio di 350 abitanti incluso nella Corte di Casale, pieve amministrativa con a capoluogo Canzo, nel 1786 entrò per un quinquennio a far parte della Provincia di Como, per poi cambiare continuamente i riferimenti amministrativi
Portato definitivamente sotto Como nel 1801, alla proclamazione del Regno d'Italia . Nel 1809 il municipio fu soppresso su risultanza di un regio decreto di Napoleone che lo unì a Penzano, ma il Comune di Cassina Mariaga fu restaurato nel 1816 dagli austriaci dopo il loro ritorno. nel 1927 il regime fascista decise la definitiva soppressione del municipio aggregandolo ad Erba.
Crevenna fu un antico comune del Milanese.
Registrato agli atti del 1751 insieme alla cascina di Mornigo come un villaggio di 200 abitanti incluso nella Pieve di Incino, nel 1786 entrò per un quinquennio a far parte della Provincia di Como
Portato definitivamente sotto Como nel 1801, alla proclamazione del Regno d'Italia. Nel 1809 il municipio fu soppresso su risultanza di un regio decreto di Napoleone che lo unì per la prima volta ad Erba, ma il Comune di Crevenna fu restaurato nel 1816 dagli austriaci dopo il loro ritorno. nel 1927 il regime fascista decise la definitiva soppressione del municipio aggregandolo nuovamente ad Erba seguendo l'antico modello napoleonico
Il toponimo lombardo Inscén e il corrispondente italiano Incino sono la naturale evoluzione del nome romanizzato del centro proto-urbano orobico, Licini forum, citato da Catone il Censore e da Plinio il Vecchio.
Incino fu un antico comune del Milanese, capoluogo di pieve.
Nel 1441 Incino, con tutta la sua pieve, venne concesso in feudo dal duca di Milano Filippo Maria Visconti ai conti Dal Verme. Nel 1647 il comune con tutta la sua pieve, venne concesso in feudo ai conti Archinto, i quali vi mantennero i propri diritti feudali fino al decreto napoleonico del 1797.
Registrato agli atti del 1751 insieme alle cascine di Villincino, Rogora e Ferrera come un villaggio di 443 abitanti, nel 1786 entrò per un quinquennio a far parte della Provincia di Como, Portato definitivamente sotto Como nel 1801, alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 603 abitanti. Nel 1809 il municipio fu soppresso su risultanza di un regio decreto di Napoleone che lo unì per la prima volta ad Erba, ma il Comune di Incino fu restaurato nel 1816 dagli austriaci dopo il loro ritorno. Nel 1853 risultò essere popolato da 959 anime, salite a 1058 nel 1871. Il censimento del 1901 registrò 2171 residenti, ma nel 1906 il governo decise la definitiva soppressione del municipio aggregandolo nuovamente ad Erba, ribattezzato per l'occasione Erba Incino, seguendo l'antico modello napoleonico.
Parravicino Registrato agli atti del 1751 insieme alle cascine di Pomerio e Caseglio come un villaggio di 185 abitanti incluso nella Pieve di Incino, nel 1786 entrò per un quinquennio a far parte della Provincia di Como,
Portato definitivamente sotto Como nel 1801, alla proclamazione del Regno d'Italia . Nel 1809 il municipio fu soppresso su risultanza di un regio decreto di Napoleone che lo unì a Carcano, ma il Comune di Parravicino fu restaurato nel 1816 dagli austriaci dopo il loro ritorno. nel 1928 il regime fascista decise la definitiva soppressione del municipio aggregandolo ad Erba.

STORIA

La zona dove oggi sorge la città di Erba (ma anche l'alta Brianza e la zona dei laghetti briantei) era già abitata in tempi antichissimi - si parla addirittura di Preistoria - da uomini primitivi. Scavi archeologici hanno infatti portato alla luce in diverse zone reperti come punte di frecce, sassi levigati, ecc.
Secondo alcuni storici gli Orobi furono tra le prime popolazioni ad insediarsi nel comasco; poi giunsero i Celti, i Galli e più avanti nella storia i Romani.
Inizialmente, la zona dove oggi sorge buona parte del centro della città, si chiamava Incino: secondo alcuni questo strano nome, "Incino" appunto, sarebbe derivato dal nome di un qualche personaggio mandato da Roma per controllare la zona.
Sempre in epoca romana si affermò il nome latino Herba per la parte alta della città, da cui deriva propriamente quello di Erba, così chiamata forse per il paesaggio circostante assai verde sia per la presenza della Prealpi che per i vasti campi.
Durante il periodo di Carlo Magno anche questo territorio fu assoggettato al rigido sistema feudale, fino a quando - intorno all'anno 1000 i feudatari furono scacciati ed Erba si trasformò in comune.
Nel 1200 i Visconti presero possesso della città e ristabilirono il feudalesimo.
Ecco che a questo punto un fatto importante accadde attorno al 1250: i Comuni del Pian d'Erba si allearono con il Barbarossa. La risposta da Milano fu durissima tanto che a Carcano - paesino distante proprio pochi chilomentri da Erba - si combatté una sanguinosa battaglia che vide la sconfitta del Barbarossa.
Successivamente, nel 1489, Luigi XII conquistò il nord Italia e il territorio erbese finì sotto il suo controllo. Nel 1525 tutta la zona milanese passò in mano all'imperatore tedesco e re di Spagna, Carlo V.
Prima dell'arrivo di Napoleone Bonaparte tutti i territori rimasero sotto il dominio austriaco fino al 1796. Dopo il 1814 però i territori ricaddero sotto il controllo dell'Austria fino al 1859 quando anche Erba verrà annessa al Regno d'Italia.
Infine, nei primissimi anni del '900, dall'unione dei vari paesi circostanti (tra cui il già citato Incino), nasce finalmente il comune di Erba.
L'unificazione di Erba-Incino
Fino al 1906 il territorio con cui oggi si identifica il "Comune di Erba" era in realtà suddiviso in più comuni e frazioni, di cui i più grossi erano Erba (che sorgeva nella parte più alta dell'odierno comune) e Incino (che sorgeva invece nella parte più bassa e pianeggiante).
Sin dai tempi più remoti acerrimi nemici, verso la seconda metà dell'800, sia la ricca ma in via di decadenza Erba che il più povero ma dalle notevoli potenzialità economico-industriali Incino, entrambi iniziarono a fiutare i vantaggi di una possibile unificazione. Vantaggi che, tutto sommato - a dir la verità - avrebbero favorito più Erba che Incino: in fondo, per quest'ultimo comune, si sarebbero trattati solamente di sostegni economici per la realizzazione di un edificio scolastico/comunale e della stazione ferroviaria in via di progetto, mentre per Erba, se questa unificazione non fosse andata in porto - complice la scomoda posizione geografica -, la situazione si sarebbe fatta difficile, visto lo sviluppo edilizio, industriale, commerciale ma anche agricolo decisamente limitato.
E in effetti i tentativi di unificazione falliti (per diversi motivi) furono ben due (nel 1876 e nel 1888 rispettivamente) e solo al terzo (28 Maggio 1905) si trovò finalmente un accordo che portò nell'anno seguente alla fusione
Una volta che il voto all'unanimità ebbe sancito il volere dei due comuni e che le pratiche burocratiche furono avviate, si dovette decidere quale nome dare al nascente comune. All'inizio si optò per Erba con Incino, ma per volere della popolazione si preferì in seguito sopprimere la particella con; alla fine, quindi, si stabilì che il nome sarebbe stato Comune di Erba-Incino. E nel settembre 1906 l'unione fu definitivamente sancita.
Nel 1928 prenderà il nome che tutt'oggi conserva di Erba.

GROTTE DI RESCIA (Co)

  Le sette Grotte di Rescia, unite in un unico complesso agli inizi del ‘900, si snodano lungo un  percorso turistico di ca. 500 m  alle pen...