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MONASTERO DI TORBA a Gornate Olona (Va)

Quella del complesso di Torba è una vicenda antichissima che ha origine nel V secolo d.C., quando i Romani costruirono le mura di un avamposto militare contro la minaccia dei barbari, nei pressi del borgo di Castelseprio. Ancora oggi il torrione di guardia rimane a testimonianza della funzione originaria del castrum, portata avanti anche da Goti, Bizantini e Longobardi e poi mutata nel tempo.

Da roccaforte difensiva, Torba divenne centro religioso con l’insediamento di un gruppo di monache benedettine che nell’VIII secolo fece costruire il monastero e, più tardi, la piccola chiesa. Per circa sette secoli l’appartata comunità femminile abitò questo luogo, consegnandoci come eredità del suo durevole passaggio gli affreschi nella torre, ieratici, dall’aura quasi misteriosa.

Nel Quattrocento le Benedettine si trasferirono e per Torba cominciò un lento declino che portò il complesso a tramutarsi in azienda agricola e, a inizio Ottocento, a perdere la propria funzione religiosa per scivolare gradualmente in uno stato di degrado interrotto solo nel 1976 grazie al FAI. Oggi questo sito millenario dal passato importante (non a caso inserito nel 2011 nelle liste del Patrimonio dell’Umanità UNESCO) rivive anche alla luce dei continui ritrovamenti di età longobarda, che costituiscono solo una delle sorprese che il Monastero, e il suo territorio ricco di tesori di arte e natura, offrono a chi va alla ricerca di luoghi fuori dai circuiti più noti e frequentati.

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PARCO ARCHEOLOGICO DI CASTEL SEPRIO a Castelseprio (Va)

Il Castrum di Castelseprio, parte dell’omonimo parco archeologico, nasce in epoca tardo romana con piccoli insediamenti, all’incrocio fra le strade di Como e Novara. Nel tardo Medioevo, i Longobardi ne confermano la posizione strategica, sviluppandovi un ampio distretto territoriale. Anche successivamente quest’area si rivela cruciale per il controllo della Valle Olona, tant’è che i Visconti, sconfitti i Torriani, ne imposero la distruzione.

Dopo l’abbattimento della rocca, l’abitato si è spostato ai margini. L’area è rimasta isolata e ricoperta dalla vegetazione per oltre sette secoli e solo negli anni Cinquanta sono iniziati i primi scavi archeologici.
Il parco archeologico di Castelseprio comprende:

  • il castrum, con una serie di costruzioni militari, religiose e civili
  • la Basilica di San Giovanni Evangelista e la Chiesa di San Paolo, di cui rimangono solo ruderi
  • la cascina/convento di San Giovanni con l’Antiquarium appena allestito, dove sono esposti i materiali dei primi insediamenti preistorici, resti di affreschi e ceramiche rinascimentali.
  • il borgo, sviluppato a occidente del castrum, di cui vi sono resti affiorati
  • la Chiesa di Santa Maria foris portas, che è l’edificio più antico e meglio conservato del parco. Con una struttura molto semplice e quasi rustica, l’edificio era forse una chiesa privata con funzioni funerarie. Costruita in età carolingia, la Chiesa di Santa Maria custodisce un vero gioiello, con un ciclo di affreschi dedicati all’infanzia di Cristo, considerati una tra le più importanti testimonianze della pittura muraria europea dell’Alto Medioevo. L’autore, noto come “Maestro di Castelseprio”, è anonimo e sembra essersi ispirato soprattutto ai vangeli apocrifi. Lo dimostra la rappresentazione della “prova delle acque”, in cui si racconta la verifica della verginità di Maria facendole bere acqua amara, episodio che è presente solo nella tradizione apocrifa. A livello tecnico si nota uno schema prospettico tipico della pittura romana e quindi la sopravvivenza di elementi artistici classici alla concezione germanica.

ORARI FINO AL 31/3/2022: Mercoledì: 8.30-13.30; giovedì, venerdì e sabato: 13.30-17.30; domenica e festivi (SOLO 6 e 20/3): 9.30-17.30. PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA - per prenotare telefonare con almeno un giorno di anticipo al numero 366.6632727

PISTA CICLABILE DEL LAGO DI VARESE

 Si tratta di un percorso di 27 chilometri disegnato lungo il perimetro del lago, in parte immerso nella natura, in parte accanto alla strada principale. Dal punto di vista paesaggistico, il percorso è davvero suggestivo.

L'unica incognita è l'affollamento nei giorni festivi e in estate che richiede grande attenzione nei passaggi più stretti. La pista è quasi totalmente pianeggiante, con brevi saliscendi, ma con tante possibilità di sosta presso punti panoramici, panchine e rastrelliere.
Nel territorio di Varese, il punto più comodo dove imboccarla è in località Schiranna. Le altre località toccate sono Capolago, Buguggiate, Azzate, Galliate Lombardo, Bodio Lomnago, Cazzago Brabbia, Cassinetta di Biandronno (da dove è possibile collegarsi alla pista del Lago di Comabbio), Biandronno, Bardello, Gavirate, Oltrona al Lago, Calcinate del Pesce.
Ad Azzate, è possibile una sosta per visitare il Santuario della Madonna del Lago, proseguendo poi immersi nella natura fino a Cazzago Brabbia, dove è significativa una visita alle antiche ghiacciaie del Settecento, recentemente restaurate, testimonianza della vita del lago e del lavoro dei pescatori.
Nei pressi di Biandronno, lasciate le bici nelle rastrelliere presso il pontile del servizio navigazione, è possibile imbarcarsi per raggiungere l'Isolino Virginia che ospita un ristorante e un piccolo museo. Ma l'Isolino è anche e soprattutto un importante sito archeologico, nella Lista "Siti palafitticoli preistorici dell'arco alpino" del Patrimonio mondiale Unesco.
Da Milano, dopo aver percorso l’autostrada dei Laghi in direzione Varese, uscire seguendo le indicazioni Azzate-Buguggiate. Dopo circa due Km si arriva nei pressi di una grossa rotonda con un’ aereoplano nel mezzo. Tenere la sinistra e dopo circa 1 Km girare a destra nel parcheggio del supermercato Tigros.
L’intinerario descritto è in senso orario. Inforcate le bici, dopo qualche centinaio di metri, sulla sinistra è possibile visitare il Santuario della Madonna del Lago. Dopo un paio di Km si giunge in abitato di Bodio Lomnago, da non perdere il porticciolo da cui si gode la bella vista del lago, sovrastato dal gruppo del monte Rosa e dal campo dei Fiori di Varese.
Proseguendo, intersecata una strada , la pista continua sulla sinistra: si consiglia di prendere la strada dirigendosi a destra. Dopo un Km circa si entra nell’antico abitato di Cazzago Brabbia. Sulla destra una ripida discesa conduce al porticciolo, mentre proseguendo dritto dopo qualche metro si incontrano sulla sinistra le interessanti “ghiacciaie” ove nel passato di stivava il ghiaccio invernale per conservare il pesce pescato nei mesi caldi. Si continua quindi la pedalata sino al cimitero del paese dove si rincontra la pista ciclabile precedentemente lasciata.
Dopo 9 km dalla partenza sulla sinistra, in prossimità del campo sportivo di Cassinetta di Biandronno è possibile imboccare la pista ciclabile di collegamento con il lago di Comabbio raggiungibile in 4,5 km.
Ancora un paio di km e si giunge al molo di Biandronno, da cui (chiamando il numero indicato su un cartello) ci si imbarca per l’unica isola del lago, denominata Virginia, nota per il bar-ristorante ed il museo palafitticolo. Si riprende a pedalare sino a giungere al lido di Gavirate, nei cui diversi locali è possibile sostare. Siamo così giunti a più di metà del percorso.
Ripresa la pista, usciti dall’abitato di Gavirate, con una deviazione a sinistra della pista si può visitare l’interessate e bel chiostro Benedettino del XII Secolo di Voltorre. Tornati sulla pista principale si prosegue quindi attraverso Calcinate del Pesce per poi giungere, nei pressi dell’aereoporto di volo a vela, ad un ultimo piccolo tratto di pista (dopo 23 Km dalla partenza) per arrivare alla Schiranna, l’attrezzato lido della città di Varese (da evitare nelle domeniche dei mesi caldi). Dopo circa 4 Km si arriva al punto di partenza

VILLA CICOGNA MOZZONI a Bisuschio (Va)

 

Villa Cicogna Mozzoni di Bisuschio, in provincia di Varese, è un complesso architettonico progettato ed edificato durante il rinascimento, il primo corpo di fabbrica che aveva funzione di Casino di caccia fu edificato prima del 1440, il secondo (collegato con il primo) fu eretto dopo il 1530, diventando così una vera e propria villa di delizie, circondata da giardini su più livelli.

Nel casino di caccia, la famiglia Mozzoni soleva ricevere ospiti dell'alta società milanese che si confrontavano nell'antica arte della caccia, infatti in quel tempo la Valceresio era una meta privilegiata per la caccia all’orso bruno e al cinghiale.

Nel 1581 Angela, l’ultima erede dei Mozzoni, va in sposa a Gian Pietro Cicogna il quale in cambio della dote accetta di unire i due cognomi.
Il nuovo ceppo familiare continuò ad usare la Villa come luogo di svago e di delizie dove poter ospitare amici e parenti, andare a caccia e a pesca e godere delle meraviglie della natura così meravigliosamente “sintetizzate” nei giardini. Ancora oggi i discendenti della famiglia Cicogna Mozzoni si prendono cura di questa dimora. Dal 1957 sono visitabili il giardino e le 12 sale interamente affrescate e arredate con mobili e oggetti di varie epoche.
Oggi la Villa è anche sede di concerti, mostre, eventi culturali, è possibile affittare le sue sale per ricevimenti di nozze, cene di gala, set per film e foto.
La villa e il suo archivio storico sono posti sotto tutela con Legge: 364/1909; 1089/1939.
Dichiarata di interesse storico artistico con notifica del 19/5/1912, notifica del 6/7/1931, e notifica del 4/11/1941.

La villa e il giardino riaprono Domenica 27 Marzo.
La villa con le sue 12 sale affrescate e il giardino sono visitabili nei periodi e orari seguenti:
a partire da Domenica 13 Giugno 2021 fino a Domenica 31 Ottobre 2021,
TUTTE LE DOMENICHE E I FESTIVI
dalle 09:30 alle 12:00 e dalle 14:30 alle 19:00.
E' consigliata la prenotazione a info@villacicognamozzoni.it oppure telefonando al 347 2775981.

Per gruppi superiori alle 20 persone è possibile visitare anche durante i giorni infrasettimanali con prenotazione obbligatoria.
Sopralluoghi per eventi
Riceviamo tutto l'anno su appuntamento per sopralluoghi per ricevimenti di nozze, servizi fotografici e spot pubblicitari, dal Lunedì al Sabato. Tel. 347 2775981

La villa è anche a disposizione per eventi e riti civili.

Per ogni esigenza che non riguardi strettamente lo Stato Civile, è necessario contattare direttamente l’Amministrazione di Villa Cicogna Mozzoni (Amministrazione Villa Cicogna Mozzoni S.a.s. Viale Cicogna, 8 21050 Bisuschio VA - tel. 0332/471134 fax 477693 e-mail info@villacicognamozzoni.it).
L’Ufficio dello Stato Civile osserva i seguenti orari: dal lunedì al venerdì 09:00 - 12:30, il sabato 09:00 - 12:00, il martedì e il giovedì 17:00 - 18:30 (tel. 0332/470154 – fax 0332/850144 – e-mail anagrafe@comune.bisuschio.va.it).

OSSERVATORIO ASTRONOMICO G.V. SCHIAPPARELLI a Luvinate (Va)

 L'associazione "Gruppo astronomi dilettanti", fondata nel 1956 da Salvatore Furia, presentò al comune di Varese un progetto per un osservatorio astronomico e un giardino botanico a Campo dei Fiori, dove da qualche anno era stata eretta una capannina. Grazie ad una donazione privata di cinquanta milioni di lire e di 100.000 m², il 5 febbraio 1963 venne fondata a Varese la "Società astronomica G. V. Schiaparelli" e venne costruito l'osservatorio.

Grazie a ulterioriori donazioni, nel 1966 viene costruito il "Centro studi botanici", poi dedicato a Ruggero Tomaselli e nel 1973 la "serra fredda sperimentale", non riscaldata e priva di vetri di protezione, che aveva lo scopo di ricreare un habitat prealpino ed incrementarne la biodiversità. Nel 1981, grazie alla donazione di tre sismometri S13, venne iniziata inoltre una ricerca di sismologia in collaborazione con l'INGV. Nel 1997 è stata costruita una nuova cupola, più piccola di quella già esistente, dedicata alla fotografia astronomica. Nel 2004, grazie ad un finanziamento della provincia di Varese è iniziata la costruzione di una nuova cupola, da posizionarsi sul tetto "Centro studi botanici", più grande delle due già esistenti e in cui alloggiare uno strumento dotato di uno specchio da 84 centimetri di diametro.

L'osservatorio è dotato di tre cupole:

  • "Cupola Spina-Vita" o "cupola est": del diametro di 6 m, ha ospitato fino al 1985 il telescopio rifrattore Merz-Cooke di 185 mm di apertura f/15 costruito nel 1902 in Germania. Questo è stato quindi sostituito da un riflettore Marcon da 60 cm di diametro, utilizzabile in due configurazioni ottiche: Newton e Cassegrain. In configurazione Newton il telescopio lavora ad una focale di 2783 mm con un rapporto focale f/4,64, mentre in configurazione Cassegrain lavora ad una focale di circa 12 m con un rapporto focale circa f/20. In parallelo al telescopio Marcon sono montati due telescopi secondari: un rifrattore acromatico da 15 cm di apertura f/15 usato come guida per le riprese CCD e il rifrattore Merz-Cooke.
  • "Cupola Mascioni" o "cupola ovest", costruita negli anni 1996-1997, ha ospitato fino al 2007 una camera fotografica Celestron Schmidt da 14" di apertura (356 mm) e 600 mm di focale. È stata successivamente sostituita con un telescopio Schmidt-Cassegrain Celestron C14 con un diametro di 356 mm e una focale di 3910 mm. Grazie all'uso di una camera CCD SBIG ST-8XME, anche questa strumentazione è utilizzata, a partire dal 2008, per ricerche di astrometria.
  • "Cupola Galileo", o "cupola Galileo", costruita tra il 2004 e il 2006 e di 7,5 m di diametro. All'interno della cupola è attualmente ospitata la montatura e la meccanica per un nuovo telescopio riflettore da un metro di diametro Provvisoriamente è stato montato uno specchio da 38 cm, in configurazione Newton, da 2600 mm di focale utilizzato anch'esso con una camera CCD SBIG ST-8XME.

L'osservatorio è aperto per visite guidate diurne o notturne, feriali e festive. Al suo interno è stato creato un piccolo museo, munito di fotografie e oggetti astronomici. La più recente "Cupola Galileo" è accessibile anche ai visitatori con difficoltà alla deambulazione, grazie all'ascensore che sale fino alla terrazza della struttura.

Lo strumento da 60 cm di diametro della cupola principale è utilizzato per ricerche di astrometria, in particolare per il monitoraggio di asteroidi NEO e ricerca di comete (mediante una camera CCD SBIG ST-10XME) e spettrometria: al fuoco Cassegrain è montato uno spettrometro echelle per le ricerche di spettrometria e il monitoraggio di alcune stelle, in collaborazione con l'osservatorio astrofisico di Asiago.

L'Osservatorio Astronomico è aperto per le visite diurne tutti i giorni, sabato escluso, con visite diversificate tra infrasettimanale e week-end.
A causa delle normative per il contenimento del COVID-19, i visitatori dovranno attenersi a quanto segue:


- Le visite vengono effettuate solo su prenotazione all'indirizzo email chiara.cattaneo@astrogeo.va.it (le mail ricevute il sabato e la domenica saranno visionate a partire dal lunedì successivo);

- E' obbligatorio il corretto uso della mascherina;

- Prima della visita verrà misurata la temperatura corporea: in caso fosse uguale o superiore a 37.5°C non verrà consentito l'accesso al soggetto;

VISITE INFRASETTIMANALI:

- Orario d'inizio: ore 10 (l'orario potrà eventualmente essere modificato concordandolo all'atto della prenotazione)
- Durata: 1,5 ore
- Costo: 3 euro i maggiorenni, 2 euro i minorenni (6-17 anni)
- Le visite verranno effettuate solo in caso di meteo favorevole; in caso di maltempo (pioggia, possibilità di temporali, ...) la visita potrà essere riprogrammata secondo disponibilità

VISITE DOMENICALI:

- Orario d'inizio: 10.30 - 14.30 (gli orari non possono essere modificati)
- Durata: 1,5 ore;
- Costo: 3 euro i maggiorenni, 2 euro i minorenni (6-17 anni);
- Le visite verranno effettuate solo in caso di meteo favorevole; in caso di maltempo (pioggia, possibilità di temporali, ...) la visita potrà essere riprogrammata secondo disponibilità.

DESCRIZIONE

- Proiezione di immagini e filmati di Astronomia sul Sistema Solare, nebulose, ammassi stellari, galassie commentati dalla guida;
- Visita alla cupola astronomica con il telescopio scientifico ed alla sala meteo-sismica;
- Osservazione del Sole in proiezione e dello spettro solare nel laboratorio eliofisico.



L'Osservatorio Astronomico è aperto per le visite serali sia infrasettimanali sia al sabato sera.
A causa delle normative per il contenimento del COVID-19, i visitatori dovranno attenersi a quanto segue:

- Le visite vengono effettuate solo su prenotazione all'indirizzo email luca.buzzi@astrogeo.va.it (le mail ricevute il sabato e la domenica saranno visionate il lunedì successivo);

- Il numero massimo di visitatori consentito per serata è pari a 24.

- E' obbligatorio il corretto uso della mascherina FFP2 all'interno (All'esterno va bene anche quella chirurgica);

- Prima della visita verrà misurata la temperatura corporea: in caso fosse uguale o superiore a 37.5°C non verrà consentito l'accesso al soggetto;

La serata dura circa 2 ore e l'orario di inizio varia in base alla stagione.
La visita comprende una presentazione introduttiva sulla storia e le attività della Cittadella e la visita alla principale cupola scientifica.
Al termine, meteo permettendo, vi sarà l'osservazione astronomica sulla terrazza esterna con illustrazione visuale delle costellazioni ed osservazione al telescopio dei principali astri presenti quella sera.
La visita viene effettuata anche in condizioni di tempo incerto o nuvoloso: in tal caso non sarà garantita l’osservazione astronomica esterna, che sarà sostituita da una simulazione della volta celeste tramite apposito software astronomico.
L'Osservatorio si trova a 1230 m. di altezza, e le temperature sono solitamente inferiori di circa 5 gradi rispetto alla città. Inoltre il parcheggio per le auto si trova a 700 metri dall'Osservatorio, e la strada è in salita. Pertanto si consiglia un abbigliamento adeguato soprattutto nel periodo invernale (indumenti pesanti e scarpe comode). Si consiglia inoltre l'uso di una pila per illuminare il percorso da farsi a piedi.

PREZZI:

fino a 17 anni: 3 €
dai 18 anni: 5 €

ISOLINO VIRGINIA a Biandronno (Va)

 

Chiamata originariamente Isola di San Biagio e successivamente Isola di Donna Camilla Litta, essa venne ribattezzata a fine Ottocento per volere del suo ultimo proprietario, l'industriale gallaratese Andrea Ponti, con il nome attuale di Isolino Virginia in onore della moglie, Virginia Pigna.

Fra 1876 e 1884 vennero effettuati a più riprese indagini e scavi archeologici patrocinati dallo stesso Ponti. Vennero così trovati resti materiali di una civiltà palafitticola.

I reperti riportati alla luce sono ora conservati in parte sul museo collocato sull'isola ed in parte presso il Museo civico archeologico di Villa Mirabello a Varese, dato che la collezione archeologica di proprietà di Andrea Ponti venne donata dai suoi eredi nel 1962 al comune di Varese.

Dopo l'acquisizione da parte del comune di Varese nel 1962, il trasporto dei turisti all'Isolino è stato garantito da Biandronno, comune lacustre sulla sponda ovest del lago, prima da un servizio privato di barche e in seguito da una società di navigazione. Dal 2017 un analogo servizio viene espletato da e per la Schiranna di Varese.

Dal 2011 rientra tra i "Siti palafitticoli preistorici dell'arco alpino" protetti dall'UNESCO.

Museo preistorico Ponti, distaccamento del Museo archeologico di Villa Mirabello, si trova sull'isolino Virginia, in una più vasta area archeologica e ambientale vincolata. Su concessione ministeriale, dal 2006 sono riprese indagini archeologiche che hanno portato alla luce monumentali resti lignei di sistemazione di sponde e abitazioni risalenti al V millennio a.C. Nel parco archeologico si può visitare il Percorso didattico all'aperto e, col procedere degli scavi, la musealizzazione delle fasi della vita dell'abitato.


Costo corsa  Biandronno – Isolino Virginia  A/R:
adulti:  € 5,00 (andata e ritorno)

*corse effettuate a servizio del bar e del ristorante quando aperti

da Biandronno:
ore 10.00
ore 11.00
ore 12.00
ore 13.00
ore 13.30
ore 15.00
ore 16.00
ore 17.00
ore 18.00*
ore 19.00*
ore 20.00*

da Isolino Virginia:
ore 10.30
ore 11.30
ore 12.45
ore 13.15
ore 14.45
ore 15.30
ore 16.30
ore 17.40
ore 18.30*
ore 19.30*
ore 22.30*

CASTELLO DI MASNAGO a Varese (Va)

 (detto anche "Castello Castiglioni-Mantegazza"), è una fortificazione medioevale, trasformata in villa dalla famiglia Castiglioni nel XV sec., e abbellito con un importante ciclo di affreschi profani in stile gotico cortese.Sito su un'altura, in posizione dominante, all'interno del parco omonimo in via Cola di Rienzo 12, è oggi di proprietà del Comune di Varese e ospita il Museo Civico d'Arte Moderna e Contemporanea.

L'attuale castello ha origine da una torre di avvistamento, risalente al XII secolo, ancor oggi esistente, attorno alla quale la famiglia Castiglioni fece erigere una villa. Nel Settecento il marchese Giuseppe Castiglioni e la moglie Paola Litta lo trasformarono in villa di delizia, aggiungendo l’ala ovest e il parco all'italiana.

La famiglia Castiglioni Stampa, cedette il castello nel 1934 al varesino Angelo Mantegazza, che durante i lavori di ristrutturazione scoprì il celebre ciclo di affreschi.

Nel 1981 fu acquistato dal Comune di Varese, e dal 1995 è aperto al pubblico quale sede del Museo Civico d'Arte Moderna e Contemporanea, che ospita opere di autori come Giuseppe Pelizza da Volpedo, Fontana e Balla.

Il castello è oggi circondato da un parco all'inglese, esteso per quasi tre ettari. Sono rimaste poche tracce dell'antico giardino settecentesco, di cui si conservano a testimonianza due leoni in pietra, simbolo dei Castiglioni, in cima ai pilastri d’ingresso. All'interno sono ospitate oltre cento differenti varietà di alberi e arbusti: nella parte inferiore del giardino troviamo distese di prati con latifoglie, invece nella parte alta faggi, ippocastani, querce, carpini e cedri.


VILLA MIRABELLO a Varese (Va)

 è una villa situata a Varese, all'interno del complesso dei giardini del Palazzo Estense, edificata nel corso del XVIII secolo dal Conte Gaetano Stampa di Soncino, divenuta poi di proprietà di Luigi Taccioli e, modificata in profondità nel 1839 con la costruzione di una scuderia, passata successivamente ai marchesi Litta Modignani. Dal 1948 è proprietà dell'amministrazione comunale e oggi ospita il Museo civico archeologico e la Sezione Risorgimentale dei Musei Civici.

iIl museo nato nel 1871 dall'iniziativa di studiosi e appassionati locali animati dall'intento di raccogliere testimonianze storiche e archeologiche del territorio varesino, il museo venne notevolmente ampliato nel 1924 con la donazione della collezione del marchese Andrea Ponti, finanziatore e promotore di ricerche archeologiche presso l'Isolino Virginia, sito palafitticolo preistorico (oggi tutelato dall'UNESCO) collocato su una piccola isola del lago di Varese di cui egli fu proprietario.

Il materiale conservato presso il Civico museo archeologico, proveniente da scavi sistematici (come l'Isolino Virginia e Bodio Lomnago), da scoperte fortuite (come la Seconda Tomba del Guerriero, portata alla luce presso Sesto Calende durante alcuni lavori edili) e da donazioni private (come quella della prestigiosa collezione del marchese Ponti), si presenta assai variegato e poliedrico. I reperti coprono un arco cronologico estremamente ampio che comprende la Preistoria (particolarmente rappresentati sono il Mesolitico e Neolitico), la Protostoria (età del Bronzo ed età del Ferro), il periodo romano (rappresentato da materiali provenienti prevalentemente da necropoli e sepolture) e l'epoca altomedievale (periodo dei Longobardi).


+39.0332.82.04.09

Mart-Dom 9.30 - 12.30 / 14.00 - 18.00

VILLA MENAFOGLIO LITTA PANZA a Varese (Va)

 

Nella seconda metà del '700 il marchese Paolo Antonio Menafoglio acquistò dei terreni sul colle di Biumo Superiore, fece innalzare dei grandi muri perimetrali, che furono in seguito riempiti di terra, e sulla sopraelevata così ottenuta fece erigere la sua villa: un grande fabbricato a tre piani, a forma di U, aperto verso un ampio giardino all'italiana (con elementi spontanei), quasi sospeso sopra la città di Varese, unito con un ponte all'altrettanto sontuoso parco confinante delle Ville Ponti.

L'abitazione era stata essenzialmente concepita come una "villa di delizia", atta cioè non ad essere la residenza del proprietario, ma bensì un luogo dove organizzare ricevimenti ed eventi mondani. In effetti, lo spazio riservato alla servitù era molto ridotto.

La mala gestione delle finanze spinse i Menafoglio, nel 1823, a cedere la villa al patrizio milanese Pompeo Litta Visconti Arese, che a partire dal 1829 diede incarico all'architetto Luigi Canonica di ampliare il fabbricato, probabilmente in vista della sua elevazione al rango ducale (titolo che gli sarebbe stato conferito nel 1832 dall'imperatore d'Austria Francesco II).

I lavori si protrassero all'incirca tra il 1829 e il 1831. Canonica ricavò dai rustici le nuove scuderie e le rimesse per le carrozze, determinando un allargamento della piazza di fronte all'ingresso principale del fabbricato (oggi Piazza Litta). Egli disegnò, inoltre, un nuovo fabbricato a un solo piano, a pianta rettangolare resa ovale scantonando gli angoli per mezzo di colonne, destinato a ospitare la grande e sontuosa sala da pranzo, noto come "salone impero". All'architetto sono ascrivibili molti elementi della sala, inclusi la stufa, il disegno del pavimento, le console e tutti gli elementi di raccordo architettonico. In sostanza, Canonica trasformò la "villa di delizia" dei Menafoglio in una dimora signorile.

Nel 1956 il nuovo proprietario della villa, il conte Giuseppe Panza di Biumo, appassionato di arte contemporanea (soprattutto statunitense), iniziò a raccogliere nella villa un'ampia collezione di questo tipo di arte. In particolare invitò celebri artisti suoi contemporanei a trasformare alcune stanze della villa (specie nell'area dei Rustici) in altrettante opere d'arte ambientale: si possono tuttora ammirare le opere di arte ambientale create, tra gli altri, da Dan Flavin, James Turrell e Robert Irwin, appositamente per i locali della villa durante il soggiorno degli artisti in casa Panza.

Nella villa vera e propria raccolse invece opere quali tele monocromatiche e sculture minimaliste, opera degli artisti Phil Sims, David Simpson, Ruth Ann Fredenthal, Max Cole, Maria Nordman, Martin Puryear, Ford Beckman, Ross Rudell, Alfonso Fratteggiani Bianchi, Ettore Spalletti, Lawrence Carroll, Stuart Arends, Allan Graham, Winston Roeth. In totale sono raccolte cento opere di artisti contemporanei, armoniosamente accostate a preziosi arredi del XVI-XIX secolo ed esemplari di arte africana e precolombiana. Nel 1996 la villa entrò a far parte del patrimonio del Fondo Ambiente Italiano, a seguito della donazione dei proprietari Giuseppe e Rosa Giovanna Panza di Biumo (che si limitarono a mantenere il secondo piano come loro abitazione). Il FAI provvide ad effettuare i necessari restauri ed adeguamenti strutturali e, nel 2001, la villa fu aperta al pubblico.


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SACRO MONTE DI VARESE a Varese (Va)

Di particolare interesse storico-artistico è il Sacro Monte di Varese o "Fabbrica del Rosario", importante complesso concepito nel tardo Cinquecento da Giovanni Battista Aguggiari come sistemazione del preesistente percorso pedonale per il santuario di Santa Maria del Monte. Si tratta di una via sacra di circa due chilometri fiancheggiata da 14 cappelle votive che ripercorrono i misteri del Rosario. Realizzate a partire dal 1604 da Giuseppe Bernascone, dal 2003 il complesso è stato inserito con gli altri nove sacri monti di Piemonte e Lombardia nella lista UNESCO del patrimonio dell'umanità. Le cappelle, come i Misteri del Rosario, sono divise in gruppi di cinque, separati tra loro da archi trionfali e da fontane per il ristoro dei pellegrini. Le cappelle sono quattordici, una in meno dei Misteri del Rosario, poiché il santuario – meta del percorso – assume la funzione di quindicesima ed ultima cappella, grazie alla costruzione avvenuta in quegli anni, di un nuovo altare in marmo dedicato alla Incoronazione della Vergine, che racchiude una trecentesca statua lignea, icona oggetto di speciale venerazione.

Il percorso devozionale si conclude ad oltre 800 metri di altezza nell'abitato di Santa Maria del Monte. Qui spicca il santuario, sorto su una chiesetta di remote origini e realizzato dal 1472 su disegno di Bartolomeo Gadio. Il prezioso interno dell'edificio conserva affreschi di Giovan Mauro della Rovere e Antonio Busca. La chiesa, meta del pellegrinaggio, risale al Medioevo e conserva, sotto il presbiterio, una cripta romanica databile intorno all'XI secolo. L'interno è d'impianto barocco, e le navate sono opera di Giovanni Battista della Rovere, del comasco Giovanni Paolo Ghianda, nonché dei fratelli Giovanni Battista e Giovanni Francesco Lampugnani, questi ultimi autori di alcuni affreschi alla XII cappella e nella chiesa dell'Immacolata Concezione, posta a inizio della via Sacra.

Oltre al campanile del santuario, ideato da Giuseppe Bernascone nel 1599, rilevante è la fontana del Mosè, costruita per rendere esecutiva una deliberazione assunta dall'Amministrazione del Santuario nel 1803. Posta al termine del percorso devozionale, la fontana - ideata dall'architetto Francesco Maria Argenti di Viggiù e dallo scultore ravennate Gaetano Monti - è formata da un prospetto neoclassico impostato su un alto basamento a bugne regolari. Terminata nel 1834 non fu mai completata mancando due statue in posizione seduta ai lati del piedistallo e quattro sulla balaustra in corrispondenza delle colonne. Il monumento ha alla base una vasca che riceve acqua sorgiva da una testa leonina. Dal 2010 si svolge la rassegna "Tra Sacro e Sacro Monte", festival teatrale voluto dalla fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese.

Il Museo Baroffio e del Sacro Monte riaperto nel 2001 dopo una chiusura decennale, fu inaugurato nel 1936 dal card. Ildefonso Schuster con il lascito del barone Giuseppe Baroffio dall'Aglio (1859-1929). Tra le numerose opere conservate spiccano dipinti di Camillo Procaccini, Bartolomeo Schedoni, Pietro Antonio Magatti, nonché lavori di maestri del XX secolo quali Aldo Carpi, Aligi Sassu e Renato Guttuso, conservati in una sezione di arte sacra contemporanea voluta da mons. Pasquale Macchi.

GORNATE OLONA (Va)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Monastero di Torba

Ristorante Antica Torre

chiesa parrocchiale di San Vittore

Fu riedificata nel settecento probabilmente sopra un preesistente edificio medievale e dal 1581 prese il nome del Patrono del paese.. La facciata della chiesa è suddivisa in due ordini da un cornicione orizzontale, l’ordine inferiore è diviso da quattro paraste, al centro si colloca il portale con la terminazione superiore a timpano interrotto. L’ordine superiore è caratterizzato, al centro, da un mosaico raffigurante il martirio di San Vittore inquadrato da due lesene, ai lati la facciata è raccordata al cornicione con velette curvilinee che terminano in due fiaccole. Il coronamento della facciata è dato da un timpano. L’interno, voltato, ad aula unica, presenta due cappelle laterali, quella sinistra entrando è adibita a penitenzieria, in quella a destra sono conservate statue di Santi e i bassorilievi di Antonio Quattrini. L’abside ha pianta quadrata, la sua parete di fondo reca un mosaico con angeli oranti; nella lunetta superiore, si trova la raffigurazione di un Cristo Risorto. Appena prima del presbiterio si trovano due nicchie: quella a destra ospita una statua della Vergine e quella sinistra una tela raffigurante San Gerolamo, collocata sopra il fonte battesimale. Sopra il portale di accesso, all’interno, si trova l’organo posizionato sopra una balconata. La volta è interamente affrescata e decorata, al centro si trova la glorificazione di San Vittore Martire con quattro cartigli che riportano le quattro virtù cardinali; negli arconi sono invece raffigurati i quattro Evangelisti.

Santuario della Madonnetta

Narrano le cronache che una giovinetta muta di Caronno Ghiringhello (Varesino) venne a raccogliere legna verso Gornate Olona, aveva sete e bevve alla sorgente che sgorga dalla ripa della cascina morosina: recuperò la parola chiamando “mamma, mamma!!”. Molte persone accorse sul luogo trovarono un sasso raffigurante la madonna sul fondo dell’acqua.

Il luogo era sul confine tra Gornate Olona e Caronno Varesino, quindi per decidere dove erigere una cappella fu fatto correre un carro di mucche selvatiche. Un’altra grazia ricevuta ad un uomo, che guarì la gamba ungendola con l’olio della cappella, decise l’ampliamento dell’edificio in santuario nel 1650.

Dotata di campana nel 1680, ex – voto più antico del 1733, mentre le balaustre (oggi asportate) recavano la data del 1706. La chiesa era dedicata al Divino Salvatore, come scoperse il Cardinale I. Schuster nel 1933, quando visitò anche S. Michele, S. Croce e S. Nazaro. Nel 2004 il Comune di Gornate Olona ha commissionato all’Arch. G. De Cesare il restauro della chiesa.

FRAZIONI

Biciccera, Madonnetta, San Pancrazio

STORIA

Gornate Olona lega la sua storia a quella del Contado del Seprio e in particolare a Castelseprio, con il quale confina. Il toponimo Gornate si presume derivi da ‘Gorno’, la cui matrice originaria è la parola teutonica ‘Gor’ che significa stagno, laghetto, palude (nel passato esistevano degli acquitrini che circondavano il paese). La presenza romana è testimoniata dalla piccola necropoli di cremati in località San Pancrazio, dove probabilmente passava la strada romana che conduceva da Novara a Como. Tra il secolo VIII e IX il territorio gornatese costituì “castellantia” di proprietà del Castrum e pertanto i suoi abitanti dovevano contribuire al mantenimento della roccaforte in cambio di ospitalità in caso di invasioni. 

La chiesa parrocchiale di San Vittore, oltre al Santuario della Madonnetta e alla chiesa di Santa Maria nel complesso di Torba, è situata nel centro cittadino; fu riedificata nel settecento probabilmente sopra un preesistente edificio medievale e dal 1581 prese il nome del Patrono del paese.

MUSEO FISOGNI a Tradate (Va)

 La collezione di distributori di carburante e petroliana più completa al mondo (Certificata Guinness World Record). Location ideale per eventi vicino a Milano e a Malpensa, in particolare raduni e manifestazioni legate al mondo delle auto e moto d’epoca. Aperto solo su prenotazione.

Il museo si presta per eventi di ogni genere, conferenze stampa in una particolarissima sala arredata con distributori di benzina dei primi del novecento e un tavolo di cristallo con giocattoli d’epoca al suo interno, spettacoli teatrali o presentazioni aziendali nell’ampio cortile di 500 m², matrimoni nel parco di 15.000 m² con alberi secolari. Il parcheggio interno privato contiene 35-40 automobili.

Ingresso con offerta libera. Contattaci per avere informazioni sui diversi distributori o per avere immagini gratuite per uso editoriale o per eventuali ricerche sull’evoluzione tecnologica o del design delle pompe di benzina e delle stazioni di servizio, per le grafiche pubblicitarie, per organizzare un evento o un raduno di auto presso il museo.

https://museo-fisogni.org/contatti-distributori-benzina-vintage/

MUSEO DELLA MOTOCICLETTA FRERA a Tradate (Va)

 Il 17 luglio 2005 è stato inaugurato il Museo della Motocicletta Frera  all’interno del Centro Culturale Frera,  creato negli spazi recentemente recuperati della vecchia sede di questa storica azienda tradatese.

Il 2005 era un anno particolare per il marchio Frera: in quell’anno si festeggiava il centenario della nascita di quella mitica casa motociclistica.

Nel 1905, infatti, Corrado Frera fece costruire lo stabilimento di via Zara per potervi insediare la propria nascente officina meccanica per la costruzione e l´assemblaggio di cicli e motocicli. Gli stessi edifici, recuperati e ristrutturati dall´Amministrazione Comunale, oggi ospitano il museo e la nuova Biblioteca Civica aperta il 3 dicembre 2005.

Qui la Società Anonima Frera per circa trent´anni produsse eccellenti modelli che suscitarono ammirazione in Italia e all´estero. Con la crisi degli anni 30 iniziò il declino dell´azienda, che chiuse definitivamente i suoi cancelli nel 1936.
Attraverso la sua produzione e l´indotto ad essa collegato, la Frera cambiò il tessuto economico e sociale di Tradate. La città da borgo prevalentemente agricolo divenne un centro industriale (sul suo esempio, altre industrie iniziarono la loro produzione in Tradate).

Inoltre, le gesta sportive della squadra corse della fabbrica fecero sognare i numerosi appassionati della nascente disciplina sportiva motociclistica.

Nel 1987 l´Amministrazione Comunale di Tradate acquistò i dismessi impianti di produzione, destinandone inizialmente una parte a sede del deposito dei mezzi e dei materiali dell´Ufficio Tecnico Comunale.

Sul finire degli anni ’90 venne studiato un  impegnativo progetto di recupero dell´area per realizzarvi un polo culturale: una nuova biblioteca e un museo dedicato alle mototciclette Frera, oltre ad ampi spazi pubblici da dedicare alle iniziative culturali della città.

A metà degli anni 2000 questo progetto fu completato e, con la nascita del Centro Culturale Frera, gli ex capannoni vennero quindi trasformati da “fabbrica di motori” in una “fabbrica di cultura“.

Il Centro Culturale Frera, la Biblioteca Civica e il Museo della Motocicletta sono al centro della vita culturale cittadina, ospitando iniziative ed eventi di vario genere.

VILLA GIANETTI a Saronno (Va)

 È stata costruita tra il 1919 ed il 1920 su progetto dell'architetto milanese Domenico Verga. La villa è di stile rinascimentale e conserva decorazioni, alcune tele di valore artistico, un colonnato e un patio. Il complesso ha un giardino che è attiguo al Parco del Lura. All'ingresso del portico, vi è una riproduzione della Madonna del Lippi dipinta dai pittori lombardi Bonatti e Chiesa. La Villa è stata acquistata dal Comune di Saronno dalla Famiglia Gianetti nel 1923 per essere destinata a Municipio. La funzione di sede degli uffici comunali terminò nel 1985.

Oggi Museo della cantante Giuditta Pasta
L’obiettivo è rendere fruibile a tutti la collezione di Giorgio Cavallari dedicata alla cantante lirica saronnese Giuditta Pasta. Così è nata la mostra permanente dedicata alla celebre saronnese con ricadute anche sull’attrattiva turistica della città e con inedite sinergie culturali.
Sono 667 pezzi appartenuti a Giuditta Pasta e collezionati in più di 50 anni da Giorgio Cavallari: una collezione certamente di grande valore. Si tratta di documenti e oggetti come litografie, quadri, partiture, lettere, oggetti di scena, arredi, appartenuti alla cantante o che avevano con lei un riferimento diretto.

Prenotazione visite guidate

cultura@comune.saronno.va.it

collezionegiudittapasta@comune.saronno.va.it

+39.375.5969767

SABATO E DOMENICA ORE 10.00 – 12.30 | 15.00 – 18.00

CASA MUSEO LODOVICO POGLIAGHI Varese (Va)

La Casa-museo Lodovico Pogliaghi è una casa-museo situata al termine del viale delle Cappelle del Sacro Monte di Varese. Fu progettata e costruita ex novo dallo stesso Pogliaghi, ed espone la sua collezione di opere d'arte comprendente reperti archeologici, pitture e sculture databili tra il Rinascimento e l'epoca barocca e bozzetti, gessi, disegni dell'artista stesso.
Lavorando al restauro delle cappelle del Sacro Monte di Varese, Lodovico Pogliaghi a partire dal 1885 decise di acquistare vari terreni attigui sui quali iniziò a costruire la villa alla quale lavorò quotidianamente e alacremente fino alla morte, sopraggiunta nel 1950.
Concepì l'abitazione come un laboratorio-museo. L'edificio, progettato dallo stesso Pogliaghi, riflette il gusto ecclettico dell'epoca e l'interesse del proprietario verso tutte le forme d'arte.
La villa, donata da Pogliaghi alla Santa Sede nel 1937 e oggi di proprietà della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, è stata aperta come museo dal 1974 e sino agli anni ‘90 del Novecento e ha riaperto al pubblico nel maggio del 2014. L'allestimento, progettato per la nuova apertura, propone di avvicinarsi il più possibile all'allestimento degli anni '50 del Novecento, conservando l'originale disposizione degli arredi e delle opere dello stesso Pogliaghi.
Nell'arco di sessant'anni Pogliaghi raccolse nella sua abitazione al Sacro Monte di Varese una collezione di opere d'arte.
Questa comprendente reperti archeologici egizi, etruschi e di epoca greco-romana (ceramica, sarcofagi, statuaria, glittica, vetri), pitture e sculture databili tra il Rinascimento e l'epoca barocca (tra cui statue lignee del XV e XVI secolo, un bozzetto di Bernini, due modellini del Giambologna e tele di Procaccini, Magnasco e Morazzone), una collezione di tessuti antichi europei e asiatici, pregiati arredi storici. Accanto alla sua collezione la villa conserva bozzetti, gessi, disegni e materiali di lavoro di Pogliaghi, tra cui i gessi originali della porta maggiore del Duomo di Milano, recuperati dopo la fusione a cera persa e riassemblati e rilavorati dallo stesso Pogliaghi. Parte della collezione, con un allestimento museale, è visibile – su richiesta – negli ambienti, restaurati e nuovamente allestiti nel 2005, del Rustico della Casa-museo Lodovico Pogliaghi.
In totale la villa ospita più di 1500 opere tra dipinti, sculture e arti applicate e circa 580 oggetti archeologici.


GROTTE DI RESCIA (Co)

  Le sette Grotte di Rescia, unite in un unico complesso agli inizi del ‘900, si snodano lungo un  percorso turistico di ca. 500 m  alle pen...