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PISTA CICLABILE DEL LAGO DI VARESE

 Si tratta di un percorso di 27 chilometri disegnato lungo il perimetro del lago, in parte immerso nella natura, in parte accanto alla strada principale. Dal punto di vista paesaggistico, il percorso è davvero suggestivo.

L'unica incognita è l'affollamento nei giorni festivi e in estate che richiede grande attenzione nei passaggi più stretti. La pista è quasi totalmente pianeggiante, con brevi saliscendi, ma con tante possibilità di sosta presso punti panoramici, panchine e rastrelliere.
Nel territorio di Varese, il punto più comodo dove imboccarla è in località Schiranna. Le altre località toccate sono Capolago, Buguggiate, Azzate, Galliate Lombardo, Bodio Lomnago, Cazzago Brabbia, Cassinetta di Biandronno (da dove è possibile collegarsi alla pista del Lago di Comabbio), Biandronno, Bardello, Gavirate, Oltrona al Lago, Calcinate del Pesce.
Ad Azzate, è possibile una sosta per visitare il Santuario della Madonna del Lago, proseguendo poi immersi nella natura fino a Cazzago Brabbia, dove è significativa una visita alle antiche ghiacciaie del Settecento, recentemente restaurate, testimonianza della vita del lago e del lavoro dei pescatori.
Nei pressi di Biandronno, lasciate le bici nelle rastrelliere presso il pontile del servizio navigazione, è possibile imbarcarsi per raggiungere l'Isolino Virginia che ospita un ristorante e un piccolo museo. Ma l'Isolino è anche e soprattutto un importante sito archeologico, nella Lista "Siti palafitticoli preistorici dell'arco alpino" del Patrimonio mondiale Unesco.
Da Milano, dopo aver percorso l’autostrada dei Laghi in direzione Varese, uscire seguendo le indicazioni Azzate-Buguggiate. Dopo circa due Km si arriva nei pressi di una grossa rotonda con un’ aereoplano nel mezzo. Tenere la sinistra e dopo circa 1 Km girare a destra nel parcheggio del supermercato Tigros.
L’intinerario descritto è in senso orario. Inforcate le bici, dopo qualche centinaio di metri, sulla sinistra è possibile visitare il Santuario della Madonna del Lago. Dopo un paio di Km si giunge in abitato di Bodio Lomnago, da non perdere il porticciolo da cui si gode la bella vista del lago, sovrastato dal gruppo del monte Rosa e dal campo dei Fiori di Varese.
Proseguendo, intersecata una strada , la pista continua sulla sinistra: si consiglia di prendere la strada dirigendosi a destra. Dopo un Km circa si entra nell’antico abitato di Cazzago Brabbia. Sulla destra una ripida discesa conduce al porticciolo, mentre proseguendo dritto dopo qualche metro si incontrano sulla sinistra le interessanti “ghiacciaie” ove nel passato di stivava il ghiaccio invernale per conservare il pesce pescato nei mesi caldi. Si continua quindi la pedalata sino al cimitero del paese dove si rincontra la pista ciclabile precedentemente lasciata.
Dopo 9 km dalla partenza sulla sinistra, in prossimità del campo sportivo di Cassinetta di Biandronno è possibile imboccare la pista ciclabile di collegamento con il lago di Comabbio raggiungibile in 4,5 km.
Ancora un paio di km e si giunge al molo di Biandronno, da cui (chiamando il numero indicato su un cartello) ci si imbarca per l’unica isola del lago, denominata Virginia, nota per il bar-ristorante ed il museo palafitticolo. Si riprende a pedalare sino a giungere al lido di Gavirate, nei cui diversi locali è possibile sostare. Siamo così giunti a più di metà del percorso.
Ripresa la pista, usciti dall’abitato di Gavirate, con una deviazione a sinistra della pista si può visitare l’interessate e bel chiostro Benedettino del XII Secolo di Voltorre. Tornati sulla pista principale si prosegue quindi attraverso Calcinate del Pesce per poi giungere, nei pressi dell’aereoporto di volo a vela, ad un ultimo piccolo tratto di pista (dopo 23 Km dalla partenza) per arrivare alla Schiranna, l’attrezzato lido della città di Varese (da evitare nelle domeniche dei mesi caldi). Dopo circa 4 Km si arriva al punto di partenza

PALACE HOTEL a Varese (Va)

 

L'albergo fu progettato da Giuseppe Sommaruga nel 1911 e costruito in due anni. Il complesso (che inizialmente comprendeva una linea funicolare, un teatro, tiro al piattello, sale giochi e vari altri divertimenti) venne gravemente mutilato nella seconda guerra mondiale: alcune bombe destinate allo stabilimento Aermacchi, che sorgeva ai piedi del Colle Campigli, nell'aprile 1944, distrussero il complesso del Kursaal e la funicolare, lasciando intatta solo la stazione superiore di quest'ultima (adibita attualmente a bar estivo) e le fondazioni.

L'albergo fu fortunatamente risparmiato e riprese la propria funzione originale di hotel.

A differenza di altre strutture ricettive varesine (come il Grand Hotel Campo dei Fiori) il Palace non risentì eccessivamente della crisi turistica del secondo dopoguerra, riuscendo a proseguire l'attività.

Durante la seconda guerra mondiale divenne "Ospedale colle Campigli" e accolse i feriti che numerosi arrivavano dal fronte greco.

era stato realizzato a tempo di record: il progetto fu presentato il 12 febbraio del 1912 e il 5 luglio dell’anno successivo fu inaugurato.

Al 2013 la gestione è affidata alla "Società Grandi Hotel", di proprietà della famiglia Castiglioni. Nel 2016 la proprietà della struttura è passata alla società milanese “finalba seconda s.p.a.” con la gestione alberghiera a carico della società “GHP”(finalba group).

All'interno vi è anche il Ristorante Liberty.

0332 327100



CASTELLO DI MASNAGO a Varese (Va)

 (detto anche "Castello Castiglioni-Mantegazza"), è una fortificazione medioevale, trasformata in villa dalla famiglia Castiglioni nel XV sec., e abbellito con un importante ciclo di affreschi profani in stile gotico cortese.Sito su un'altura, in posizione dominante, all'interno del parco omonimo in via Cola di Rienzo 12, è oggi di proprietà del Comune di Varese e ospita il Museo Civico d'Arte Moderna e Contemporanea.

L'attuale castello ha origine da una torre di avvistamento, risalente al XII secolo, ancor oggi esistente, attorno alla quale la famiglia Castiglioni fece erigere una villa. Nel Settecento il marchese Giuseppe Castiglioni e la moglie Paola Litta lo trasformarono in villa di delizia, aggiungendo l’ala ovest e il parco all'italiana.

La famiglia Castiglioni Stampa, cedette il castello nel 1934 al varesino Angelo Mantegazza, che durante i lavori di ristrutturazione scoprì il celebre ciclo di affreschi.

Nel 1981 fu acquistato dal Comune di Varese, e dal 1995 è aperto al pubblico quale sede del Museo Civico d'Arte Moderna e Contemporanea, che ospita opere di autori come Giuseppe Pelizza da Volpedo, Fontana e Balla.

Il castello è oggi circondato da un parco all'inglese, esteso per quasi tre ettari. Sono rimaste poche tracce dell'antico giardino settecentesco, di cui si conservano a testimonianza due leoni in pietra, simbolo dei Castiglioni, in cima ai pilastri d’ingresso. All'interno sono ospitate oltre cento differenti varietà di alberi e arbusti: nella parte inferiore del giardino troviamo distese di prati con latifoglie, invece nella parte alta faggi, ippocastani, querce, carpini e cedri.


VILLA MIRABELLO a Varese (Va)

 è una villa situata a Varese, all'interno del complesso dei giardini del Palazzo Estense, edificata nel corso del XVIII secolo dal Conte Gaetano Stampa di Soncino, divenuta poi di proprietà di Luigi Taccioli e, modificata in profondità nel 1839 con la costruzione di una scuderia, passata successivamente ai marchesi Litta Modignani. Dal 1948 è proprietà dell'amministrazione comunale e oggi ospita il Museo civico archeologico e la Sezione Risorgimentale dei Musei Civici.

iIl museo nato nel 1871 dall'iniziativa di studiosi e appassionati locali animati dall'intento di raccogliere testimonianze storiche e archeologiche del territorio varesino, il museo venne notevolmente ampliato nel 1924 con la donazione della collezione del marchese Andrea Ponti, finanziatore e promotore di ricerche archeologiche presso l'Isolino Virginia, sito palafitticolo preistorico (oggi tutelato dall'UNESCO) collocato su una piccola isola del lago di Varese di cui egli fu proprietario.

Il materiale conservato presso il Civico museo archeologico, proveniente da scavi sistematici (come l'Isolino Virginia e Bodio Lomnago), da scoperte fortuite (come la Seconda Tomba del Guerriero, portata alla luce presso Sesto Calende durante alcuni lavori edili) e da donazioni private (come quella della prestigiosa collezione del marchese Ponti), si presenta assai variegato e poliedrico. I reperti coprono un arco cronologico estremamente ampio che comprende la Preistoria (particolarmente rappresentati sono il Mesolitico e Neolitico), la Protostoria (età del Bronzo ed età del Ferro), il periodo romano (rappresentato da materiali provenienti prevalentemente da necropoli e sepolture) e l'epoca altomedievale (periodo dei Longobardi).


+39.0332.82.04.09

Mart-Dom 9.30 - 12.30 / 14.00 - 18.00

VILLA MENAFOGLIO LITTA PANZA a Varese (Va)

 

Nella seconda metà del '700 il marchese Paolo Antonio Menafoglio acquistò dei terreni sul colle di Biumo Superiore, fece innalzare dei grandi muri perimetrali, che furono in seguito riempiti di terra, e sulla sopraelevata così ottenuta fece erigere la sua villa: un grande fabbricato a tre piani, a forma di U, aperto verso un ampio giardino all'italiana (con elementi spontanei), quasi sospeso sopra la città di Varese, unito con un ponte all'altrettanto sontuoso parco confinante delle Ville Ponti.

L'abitazione era stata essenzialmente concepita come una "villa di delizia", atta cioè non ad essere la residenza del proprietario, ma bensì un luogo dove organizzare ricevimenti ed eventi mondani. In effetti, lo spazio riservato alla servitù era molto ridotto.

La mala gestione delle finanze spinse i Menafoglio, nel 1823, a cedere la villa al patrizio milanese Pompeo Litta Visconti Arese, che a partire dal 1829 diede incarico all'architetto Luigi Canonica di ampliare il fabbricato, probabilmente in vista della sua elevazione al rango ducale (titolo che gli sarebbe stato conferito nel 1832 dall'imperatore d'Austria Francesco II).

I lavori si protrassero all'incirca tra il 1829 e il 1831. Canonica ricavò dai rustici le nuove scuderie e le rimesse per le carrozze, determinando un allargamento della piazza di fronte all'ingresso principale del fabbricato (oggi Piazza Litta). Egli disegnò, inoltre, un nuovo fabbricato a un solo piano, a pianta rettangolare resa ovale scantonando gli angoli per mezzo di colonne, destinato a ospitare la grande e sontuosa sala da pranzo, noto come "salone impero". All'architetto sono ascrivibili molti elementi della sala, inclusi la stufa, il disegno del pavimento, le console e tutti gli elementi di raccordo architettonico. In sostanza, Canonica trasformò la "villa di delizia" dei Menafoglio in una dimora signorile.

Nel 1956 il nuovo proprietario della villa, il conte Giuseppe Panza di Biumo, appassionato di arte contemporanea (soprattutto statunitense), iniziò a raccogliere nella villa un'ampia collezione di questo tipo di arte. In particolare invitò celebri artisti suoi contemporanei a trasformare alcune stanze della villa (specie nell'area dei Rustici) in altrettante opere d'arte ambientale: si possono tuttora ammirare le opere di arte ambientale create, tra gli altri, da Dan Flavin, James Turrell e Robert Irwin, appositamente per i locali della villa durante il soggiorno degli artisti in casa Panza.

Nella villa vera e propria raccolse invece opere quali tele monocromatiche e sculture minimaliste, opera degli artisti Phil Sims, David Simpson, Ruth Ann Fredenthal, Max Cole, Maria Nordman, Martin Puryear, Ford Beckman, Ross Rudell, Alfonso Fratteggiani Bianchi, Ettore Spalletti, Lawrence Carroll, Stuart Arends, Allan Graham, Winston Roeth. In totale sono raccolte cento opere di artisti contemporanei, armoniosamente accostate a preziosi arredi del XVI-XIX secolo ed esemplari di arte africana e precolombiana. Nel 1996 la villa entrò a far parte del patrimonio del Fondo Ambiente Italiano, a seguito della donazione dei proprietari Giuseppe e Rosa Giovanna Panza di Biumo (che si limitarono a mantenere il secondo piano come loro abitazione). Il FAI provvide ad effettuare i necessari restauri ed adeguamenti strutturali e, nel 2001, la villa fu aperta al pubblico.


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VILLE PONTI a Varese (Va)

L'area del colle di Biumo Superiore, posta in posizione dominante su Varese, venne occupata dal 1676 e sino alla fine del Settecento da un convento affidato ai frati carmelitani della comunità di Cuasso al Monte con la presenza di una chiesa dedicata a Santa Teresa e tre giardini a disposizione della comunità monastica. Il complesso era sorto su proprietà della famiglia Biumi e aveva usufruito dei lasciti della contessa Livia Taverna Arcimboldi e soprattutto della benevolenza del varesino Carlo Belloni, presidente del Senato di Milano. La chiesa di Santa Teresa, a uso del convento, era posta esattamente dove oggi si trova il cancello d'ingresso al complesso delle ville Ponti, con la facciata rivolta verso l'attuale piazza Litta. Dalla fiancata sinistra della chiesa, si apriva il convento che disponeva anche di un forno. Dei tre giardini che erano annessi al convento, quello immediatamente retrostante la chiesa era considerato come parte dello spazio sacro e, talvolta, utilizzato come camposanto, mentre gli altri due fungevano l'uno da parte integrante del chiostro, mentre l'altro era quasi certamente adibito per le coltivazioni a uso del convento.

Con le soppressioni giuseppine, nel 1799 la proprietà passò interamente al ricco industriale varesino Luigi De Cristoforis che a partire dal 1801 procedette a demolire completamente tutta la struttura conventuale (compresa la chiesa) e a edificare quella porzione di caseggiato oggi nota col nome di Villa Napoleonica, una vera e propria casa d'abitazione, su progetto del celebre architetto Leopold Pollack. Il complesso venne venduto nel 1823 alla famiglia Arpegiani e successivamente passò alla famiglia Ponti che, pur mantenendo l'antica struttura e le scuderie a essa annesse, fece edificare un più grande e maestoso complesso architettonico (attuale Villa Andrea Ponti) come simbolo dello status di ricchezza e notorietà raggiunto dalla famiglia a partire dal 1857. Il progetto del complesso e del giardino all'inglese attorno venne affidato all'architetto Giuseppe Balzaretto.

La Villa Napoleonica, nel 1859, divenne sede del quartier generale di Giuseppe Garibaldi impegnato nella battaglia di Varese.

Nel 1961 il marchese Gian Felice Ponti, ultimo discendente della famiglia, vendette l'intero complesso delle ville, compresi i loro arredi, alla locale Camera di Commercio, che lo adibì a centro congressi.

 VILLA ANDREA

La villa principale del complesso (villa "Andrea Ponti") venne costruita tra il 1858 e il 1859 per opera dell'architetto milanese Giuseppe Balzaretto (che si occupò altresì della riprogettazione dei giardini). La struttura, di stile neogotico appare monumentale ed è caratterizzata dai contrasti cromatici di rosa e bianco sulle facciate, sviluppandosi in un corpo cubico, ispirato al mastio di un castello, posto nel punto più alto della collina. Il progetto originario comprendeva anche due ali laterali di grandi dimensioni, che sarebbero state costruite con il medesimo stile, ma per volere dello stesso committente non furono realizzate.

Le sale interne si dispongono attorno a un atrio ottagonale con cupola in vetro alto ben 33 metri e sono riccamente decorate con affreschi e stucchi. Il tema delle decorazioni pittoriche varia nelle diverse sale: una di esse al piano terreno è, ad esempio, dedicata ai grandi talenti italiani nel campo della cultura, dell'arte e delle scienze, con grandi affreschi di Giuseppe Bertini rappresentanti "Galileo Galilei illustra il cannocchiale al doge di Venezia", "Alessandro Volta illustra l'invenzione della pila a Napoleone Bonaparte", "Cristoforo Colombo al ritorno dalle Americhe", "Guido d'Arezzo che insegna il canto a tre adolescenti". La decorazione comprende anche statue in bronzo raffiguranti Dante Alighieri e Michelangelo per opera rispettivamente di Giuseppe Bertini e di Odoardo Tabacchi. Sono presenti anche numerose tele d'epoca tra cui "Carlo Emanuele I di Savoia spezza le insegne del Toson d'oro di fronte all'ambasciatore di Spagna" di Alessandro Focosi.

Nel corso della sua storia, la villa ospitò anche personaggi di rilievo come ad esempio re Umberto I nel 1879, il duca degli Abruzzi nel 1901 e il principe ereditario Umberto di Savoia nel 1923. In tempi più recenti la villa ha ospitato il matrimonio civile tra il presentatore Daniele Bossari e la modella e presentatrice Filippa Lagerbäck il 1º giugno 2018.

VILLA NAPOLEONICA

La "Villa Napoleonica"' o villa "Fabio Ponti", costruita sul finire del XVII secolo, è l'edificio più antico del complesso, modificato in stile neoclassico tra il 1820 e il 1830. Fu acquistato dalla famiglia Ponti come residenza estiva nel 1838 e successivamente il parco (originariamente a sé stante) fu unito a quello della nuova villa "Andrea Ponti". La villa ospita eventi ed è completa di tutte le dotazioni congressuali.

L'edificio fu il quartier generale di Giuseppe Garibaldi nella cosiddetta battaglia di Varese, combattuta presso Biumo il 26 maggio 1859.


Tel. +39 0332 239130
Fax +39 0332 295166

IL PARCO E GLI AFFRESCHI B&B a Varese (Va)

 

Villa Liberty realizzata dell'architetto artista Lodovico Pogliaghi, situata ad un'altitudine di 800 metri, a soli 400 metri dal santuario Sacro Monte di Varese offre appartamenti dotati di terrazza e un giardino attrezzato con barbecue. Circondata da un parco di 12.000 m², questa struttura sorge a 600 metri da una fermata dell'autobus, che fornisce collegamenti con Varese e a 15 minuti di auto dalla stazione ferroviaria di Varese. Gli alloggi del Parco e gli Affreschi includono 3 suite con vista panoramica sul lago o sulle montagne, terrazzo, cucina e bagno privato.
ilparcoegliaffreschi@hotmail.com

Tel: +39 347 8714990 

RISTORANTE ALBERGO COLONNE a Varese (Va)

La casa, situata di fronte alla Statua del Mosè, all’arrivo del percorso pedonale delle 14 Cappelle, era la posizione migliore per ospitare i pellegrini. Nel 1909, con l’arrivo della funicolare, il flusso dei pellegrini si spostò dall’altro lato del paese e si decise perciò di spostare la sede del Ristorante Hotel, mantenendo la stessa insegna e soprattutto il nome che già godeva di una buona fama.

Nel 1921 il Ristorante Hotel Colonne riaprì nella sua nuova sede, gestito dalla Famiglia Bianchi fino al 1968. Dato in gestione a terzi, chiuse i battenti a fine anni ‘70. Dopo quasi vent’anni, sono iniziati i lavori per una radicale opera di restauro affidata all’architetto Ettore Mocchetti e durata cinque anni. Un restauro che ha suscitato i pareri positivi dei clienti, della stampa e delle autorità cittadine.

La ristrutturazione è stata curata nei minimi dettagli ed è ancora possibile trovare una grande stufa di maiolica della prima metà dell’Ottocento, un grande affresco, copia dell’originale del Settecento, stampe e quadri, mobili d’antiquariato e boiseries antiche. Inoltre tutte le camere hanno un arredamento pensato per accogliere il cliente con il miglior confort possibile.

Finiti i lavori di restauro e riportato al suo antico splendore, il Colonne è stato riaperto nel 1994. La struttura è entrata in funzione per gradi; dapprima la Caffetteria, poi il ristorante, con oltre cento coperti, ed infine l’hotel con dieci camere, una diversa dall’altra. Da oggi si scrive un nuovo capitolo di questa lunga storia. “Benvenuti nella mia casa!”, ecco come lo chef Silvio Battistoni accoglie i suoi ospiti.

Le camere sono tutte arredate con un proprio stile raffinato per offrire agli ospiti una esperienza di soggiorno differente. Tutte le camere godono del servizio di pulizia e cambio biancheria giornaliero e il parcheggio gratuito è adiacente alla struttura; La reception è aperta 24 ore su 24.

Per un piacevole risveglio è possibile gustare la colazione in camera sul terrazzo e ammirando la splendida vista.


RISTORANTE

è così che Silvio Battistoni e Nicola Cavalieri accolgono i loro ospiti. Ed è qui che propongono una cucina d’istinto e passione, che varia a seconda delle stagioni e con un’accurata selezione della materia prima, condotta personalmente dallo chef, coadiuvata dall’attenta scelta di vini del sommelier, grazie a una cantina ben assortita, con un crescente numero di etichette e che vanta presenze da tutte le regioni d’Italia.


 0332 220404

AL BORDUCAN a Varese (Va)

 

Le 9 camere in stile Liberty sono l’ideale per i viaggiatori che non vogliono il solito albergo, arredato con mobili Ikea.

L’arredamento infatti è tutto originale, di inizio ‘900, restaurato con perizia da abili artigiani locali negli anni passati.

Il Borducan si trova nel cuore del borgo medioevale di Santa Maria del Monte di Varese, nella zona pedonale a pochi minuti a piedi dal Santuario e dalla via Sacra, bene Unesco.

Sono tanti i dettagli che rendono uniche queste camere, non c’è solo la bella vista.

Nelle camere del Borducan non sentirai un motore, un ronzio. Una volta chiusi il ristorante e il bar, nemmeno il vociare degli avventori vi potranno disturbare.

Il sonno profondo che si può provare qui è unico, soprattutto se sei abituato alle chiassose strade di città.

Non mancano tutte le comodità necessarie, di cui non possiamo più fare a meno:

Il Wi-Fi gratuito è disponibile in tutto l’albergo, nelle camere come negli spazi comuni.

Ogni camera è poi provvista di bagno con doccia o vasca, televisore a schermo piatto, il minibar per avere a portata di mano sempre qualcosa da stuzzicare, telefono diretto, cassaforte, asciugacapelli.

Tutte le camere sono una diversa dall’altra, ognuna si adatta a esigenze differenti, per questo motivo leggi bene le descrizioni e per avere il meglio chiamaci. Sapremo consigliarti la soluzione perfetta per te e i tuoi compagni di viaggio.

Lusso di Coppia, una notte Romantica

Fuga d’Amore pacchetto da 1 notte con Cena a Lume di Candela inclusa

I clienti del Ristorante e della Caffetteria devono usufruire dei parcheggi pubblici che si trovano in Piazzale Pogliaghi o in Via Sommaruga sulle strisce blu. Sono parcheggi gratuiti dal lunedì al venerdì, mentre sono a pagamento sabato, domenica e i giorni festivi fino alle 20.00.

Cena a Lume di Candela del Borducan

SACRO MONTE DI VARESE a Varese (Va)

Di particolare interesse storico-artistico è il Sacro Monte di Varese o "Fabbrica del Rosario", importante complesso concepito nel tardo Cinquecento da Giovanni Battista Aguggiari come sistemazione del preesistente percorso pedonale per il santuario di Santa Maria del Monte. Si tratta di una via sacra di circa due chilometri fiancheggiata da 14 cappelle votive che ripercorrono i misteri del Rosario. Realizzate a partire dal 1604 da Giuseppe Bernascone, dal 2003 il complesso è stato inserito con gli altri nove sacri monti di Piemonte e Lombardia nella lista UNESCO del patrimonio dell'umanità. Le cappelle, come i Misteri del Rosario, sono divise in gruppi di cinque, separati tra loro da archi trionfali e da fontane per il ristoro dei pellegrini. Le cappelle sono quattordici, una in meno dei Misteri del Rosario, poiché il santuario – meta del percorso – assume la funzione di quindicesima ed ultima cappella, grazie alla costruzione avvenuta in quegli anni, di un nuovo altare in marmo dedicato alla Incoronazione della Vergine, che racchiude una trecentesca statua lignea, icona oggetto di speciale venerazione.

Il percorso devozionale si conclude ad oltre 800 metri di altezza nell'abitato di Santa Maria del Monte. Qui spicca il santuario, sorto su una chiesetta di remote origini e realizzato dal 1472 su disegno di Bartolomeo Gadio. Il prezioso interno dell'edificio conserva affreschi di Giovan Mauro della Rovere e Antonio Busca. La chiesa, meta del pellegrinaggio, risale al Medioevo e conserva, sotto il presbiterio, una cripta romanica databile intorno all'XI secolo. L'interno è d'impianto barocco, e le navate sono opera di Giovanni Battista della Rovere, del comasco Giovanni Paolo Ghianda, nonché dei fratelli Giovanni Battista e Giovanni Francesco Lampugnani, questi ultimi autori di alcuni affreschi alla XII cappella e nella chiesa dell'Immacolata Concezione, posta a inizio della via Sacra.

Oltre al campanile del santuario, ideato da Giuseppe Bernascone nel 1599, rilevante è la fontana del Mosè, costruita per rendere esecutiva una deliberazione assunta dall'Amministrazione del Santuario nel 1803. Posta al termine del percorso devozionale, la fontana - ideata dall'architetto Francesco Maria Argenti di Viggiù e dallo scultore ravennate Gaetano Monti - è formata da un prospetto neoclassico impostato su un alto basamento a bugne regolari. Terminata nel 1834 non fu mai completata mancando due statue in posizione seduta ai lati del piedistallo e quattro sulla balaustra in corrispondenza delle colonne. Il monumento ha alla base una vasca che riceve acqua sorgiva da una testa leonina. Dal 2010 si svolge la rassegna "Tra Sacro e Sacro Monte", festival teatrale voluto dalla fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese.

Il Museo Baroffio e del Sacro Monte riaperto nel 2001 dopo una chiusura decennale, fu inaugurato nel 1936 dal card. Ildefonso Schuster con il lascito del barone Giuseppe Baroffio dall'Aglio (1859-1929). Tra le numerose opere conservate spiccano dipinti di Camillo Procaccini, Bartolomeo Schedoni, Pietro Antonio Magatti, nonché lavori di maestri del XX secolo quali Aldo Carpi, Aligi Sassu e Renato Guttuso, conservati in una sezione di arte sacra contemporanea voluta da mons. Pasquale Macchi.

CASA MUSEO LODOVICO POGLIAGHI Varese (Va)

La Casa-museo Lodovico Pogliaghi è una casa-museo situata al termine del viale delle Cappelle del Sacro Monte di Varese. Fu progettata e costruita ex novo dallo stesso Pogliaghi, ed espone la sua collezione di opere d'arte comprendente reperti archeologici, pitture e sculture databili tra il Rinascimento e l'epoca barocca e bozzetti, gessi, disegni dell'artista stesso.
Lavorando al restauro delle cappelle del Sacro Monte di Varese, Lodovico Pogliaghi a partire dal 1885 decise di acquistare vari terreni attigui sui quali iniziò a costruire la villa alla quale lavorò quotidianamente e alacremente fino alla morte, sopraggiunta nel 1950.
Concepì l'abitazione come un laboratorio-museo. L'edificio, progettato dallo stesso Pogliaghi, riflette il gusto ecclettico dell'epoca e l'interesse del proprietario verso tutte le forme d'arte.
La villa, donata da Pogliaghi alla Santa Sede nel 1937 e oggi di proprietà della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, è stata aperta come museo dal 1974 e sino agli anni ‘90 del Novecento e ha riaperto al pubblico nel maggio del 2014. L'allestimento, progettato per la nuova apertura, propone di avvicinarsi il più possibile all'allestimento degli anni '50 del Novecento, conservando l'originale disposizione degli arredi e delle opere dello stesso Pogliaghi.
Nell'arco di sessant'anni Pogliaghi raccolse nella sua abitazione al Sacro Monte di Varese una collezione di opere d'arte.
Questa comprendente reperti archeologici egizi, etruschi e di epoca greco-romana (ceramica, sarcofagi, statuaria, glittica, vetri), pitture e sculture databili tra il Rinascimento e l'epoca barocca (tra cui statue lignee del XV e XVI secolo, un bozzetto di Bernini, due modellini del Giambologna e tele di Procaccini, Magnasco e Morazzone), una collezione di tessuti antichi europei e asiatici, pregiati arredi storici. Accanto alla sua collezione la villa conserva bozzetti, gessi, disegni e materiali di lavoro di Pogliaghi, tra cui i gessi originali della porta maggiore del Duomo di Milano, recuperati dopo la fusione a cera persa e riassemblati e rilavorati dallo stesso Pogliaghi. Parte della collezione, con un allestimento museale, è visibile – su richiesta – negli ambienti, restaurati e nuovamente allestiti nel 2005, del Rustico della Casa-museo Lodovico Pogliaghi.
In totale la villa ospita più di 1500 opere tra dipinti, sculture e arti applicate e circa 580 oggetti archeologici.


GROTTE DI RESCIA (Co)

  Le sette Grotte di Rescia, unite in un unico complesso agli inizi del ‘900, si snodano lungo un  percorso turistico di ca. 500 m  alle pen...