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GAGGIANO (Mi)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

 villa Marino Location per eventi

Palazzo Venini Uboldi Il Palazzo Venini Uboldi è un grandioso edificio settecentesco affacciato sul Naviglio Grande e conserva ancora l'originaria pianta a "U". La facciata è caratterizzata da alte finestre distribuite in modo regolare e da una colorazione accesa che mette in risalto gli elementi a stucco e le rifiniture. All'interno si trova un oratorio privato del 1760 fatto eseguire da Francesco Venini che fu tra i proprietari del complesso. Attualmente il palazzo è stato frazionato in appartamenti privati.

Palazzo Doria Borromeo Medici Situato nella frazione di Fagnano (circa 3 km dall'abitato di Gaggiano), la villa è una costruzione del Cinquecento caratterizzata da tre piccole torri in avancorpo e rappresenta uno dei migliori esempi di architetture di passaggio tra il castello medievale e la villa gentilizia nell'area.

Cascina di Donato del Conte La cascina è rinomata nel territorio soprattutto per la splendida Cappella della Vergine risalente al 1482, con affreschi dell'epoca.

Chiesa di Sant'Invezio facciata barocca della chiesa ex-parrocchiale di Sant'Invenzio in Gaggiano.  La sua edificazione è datata nel 1620, ma la chiesa ha certamente origini più lontane visto che è documentata dal XII secolo, mentre qualche ampliamento fu messo in opera più tardi, nel 1758, da Giulio Galliori.

Chiesa dei Santi Eugenio e Maria a Vigano Certosino edificazioneil 1499, ma da accurati studi delle documentazioni la sopracitata data è da considerarsi come quella dell'ampliamento della chiesa, che perciò è più antica.

Chiesa di San Vito Compresa nel territorio di San Vito, frazione di Gaggiano, la chiesetta ha origini duecentesche ed è stata recentemente restaurata.

Museo della Guerra Bianca un edificio in cui sono conservati ed esposti oggetti di interesse permanente in una o più arti e scienze

Chiesa di Sant'Andrea a Barate  fa risalire le sue prime origini attorno all'XI secolo, quando la struttura era dedicata alla Madonna. Di questa chiesa si persero completamente le tracce già dalla relazione di Goffredo da Bussero del 1398 quando per la prima volta viene nominata la chiesa di Sant'Andrea, che disponeva anche di un piccolo cimitero di forma triangolare, cintato ed affiancato alla chiesa stessa.

Chiesa dei Santi Andrea e Roccoa Fagnano Un tempo la chiesa ospitava presso di sé due confraternite: la più antica, dedicata al Santissimo Rosario, era stata istituita il 31 dicembre 1604 ed ancora risultava attiva alla fine del Settecento, all'epoca della visita pastorale dell'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli. La seconda, dedicata al Santissimo Sacramento, venne invece eretta direttamente dall'arcivescovo Benedetto Erba Odescalchi il 21 giugno 1717, ma venne soppressa già alla fine di quello stesso secolo.

chiesetta di San Vito ha origini duecentesche ed è stata recentemente restaurata. Si ha ragione di credere che una costruzione di culto esistesse già in paese nel 1167 al passaggio del Barbarossa ma questa andò irrimediabilmente distrutta durante le razzie.

La chiesa venne ricostruitq e sue notizie le abbiamo nel 1290 quando Goffredo da Bussero la cita assieme al piccolo oratorio di San Dionigi che sorge presso il camposanto locale.

Durante una visita pastorale del 1567 compiuta da San Carlo Borromeo, apprendiamo che la chiesa disponeva di un'unica navata, aveva la lunghezza di 14 metri e una larghezza di 9 sino all'altare, incastonato in una cappella voltata nella quale si trovavano delle pitture già all'epoca definite "antiche".

La chiesa esternamente conserva ancora perfettamente le forme romaniche di originaria costruzione, con il campanile in mattoni con bifore per il castello delle campane, mentre il portale d'ingresso è preceduto da un protiro a colonne di granito, voltato a crociera. L'interno, a navata unica, è stato completamente ridecorato nel Seicento e nel Settecento con il ribassamento dell'originaria copertura a cassettoni e la creazione dell'attuale soffitto piano, dipinto a rosoni con l'immagine della Gloria di San Vito al centro e con la creazione di due cappelle laterali dedicate alla Madonna ed a San Vito, patrono del borgo. Il presbiterio, riccamente decorato da pitture seicentesche nel soffitto voltato a costoloni di stucco e con lunette, presenta dietro l'altare marmoreo realizzato nel Settecento delle pitture medievali affiorate a seguito di restauri, sopra ridipitture successive.


FRAZIONI

Barate. Fin dal Cinquecento Barate fu sede di parrocchia. In base al censimento voluto nel 1771 dall'imperatrice Maria Teresa, Barate contava 480 anime. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 411 abitanti, essendosi quindi spopolata. Nel 1809 fu soppresso con regio decreto di Napoleone ed annesso a Vigano, la quale fu poi nel 1811 a sua volta soppressa e sottoposta all'amministrazione comunale di Gaggiano. Il Comune di Barate fu quindi ripristinato con il ritorno degli austriaci, venendo però spostato in Provincia di Pavia. Nel 1859, quando fu riportato sotto Milano, il paese risultava ancor più abbandonato, essendo sceso a 368 abitanti. Un regio decreto di Vittorio Emanuele II del 7 marzo 1869 sciolse definitivamente il comune, annettendolo per sempre a Gaggiano.

Qui nacque il bisnonno di Papa Francesco, Pietro Giovanni Gogna, che venne al mondo presso la cascina Meraviglia, il 29 aprile 1849. Pietro Giovanni ricette il battesimo il giorno dopo la nascita, nella chiesa di Sant'Andrea Apostolo, da don Gaetano Zuffi, parroco di Barate, dal 1845 al 1859. La figlia di Gogna e nonna del papa, Maria, si trasferì in Argentina e, dall'unione con Francesco Sivori, nacque Maria Regina, la quale a sua volta si sposò con Mario Bergoglio. Quest'ultimi due sono i genitori di Papa Francesco, nato nel 1936 a Buenos Aires.

Bonirola. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 187 abitanti. Nel 1809 fu soppresso con regio decreto di Napoleone e annesso a Gaggiano. Il Comune di Bonirola fu quindi ripristinato con il ritorno degli austriaci, venendo però spostato in Provincia di Pavia. Nel 1859 il paese, riportato sotto Milano, risultava salito a 249 abitanti. Un regio decreto di Vittorio Emanuele II del 7 marzo 1869 sciolse definitivamente il comune, annettendolo per sempre a Gaggiano.

Fagnano. Lo splendore di Fagnano iniziò però nella seconda metà del Quattrocento quando divenne proprietà di Cicco Simonetta, potente segretario del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, che vi iniziò la costruzione di una casa da nobile in campagna. Quando questi venne giustiziato nel 1480 al castello di Pavia, i suoi beni in Fagnano passarono ad Ambrogio Varese, conte di Rosate, archiatra del duca. Ad inizio del Cinquecento, il borgo muterà nuovamente feudatario e passerà alla famiglia dei D'Adda che iniziarono l'ampliamento del palazzo appartenuto ai Simonetta. Fin dal Cinquecento Fagnano fu sede di parrocchia, grazie anche alla promozione del borgo voluta dai Borromeo che ne divennero feudatari, per poi passare tale diritto ai cugini marchesi Medici di Marignano nel Seicento, i quali lo mantennero sino al termine dell'epoca della feudalità. In base al censimento voluto nel 1771 dall'imperatrice Maria Teresa, Fagnano contava 351 anime. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 302 abitanti, essendosi quindi spopolato Nel 1809 il governo di Napoleone gli annesse il comune soppresso di Cassina di Donato del Conte, ma nel 1811 fu a sua volta abrogato e sottoposto all'amministrazione comunale di Gaggiano. Il Comune di Fagnano fu quindi ripristinato, venendo però spostato in Provincia di Pavia, con il ritorno degli austriaci, nella sua forma originale all'inizio, e nuovamente incorporando Cassina del Donato dal 1853. Nel 1859, quando fu riportato sotto Milano, il paese era salito a 420 abitanti, mentre nel 1862 mutò nome in Fagnano sul Naviglio, per disambiguarlo da altri omonimi comuni essendo nel frattempo intervenuta l'unità d'Italia.

Nel 1865 divenne consigliere comunale del piccolo borgo il marchese Alessandro Doria che, oltre ad essere uno dei maggiori proprietari terrieri dell'area, era anche marito di Marietta d'Adda Doria che fu tra le donne milanesi maggiormente impegnate nelle Cinque Giornate di Milano del 1848.

Un regio decreto di Vittorio Emanuele II del 7 marzo 1869 sciolse definitivamente il comune, annettendolo per sempre a Gaggiano.

Negli anni '50 del XX secolo fu parroco a Fagnano il futuro mons. Ambrogio Palestra, originario di Abbiategrasso, insigne storico ed archeologo locale.

San Vito fu un antico comune del Milanese, nel Medioevo noto come San Victor a Bestazo, rientrando quindi nel territorio della vicina Bestazzo.

A questa borgata si riferisce probabilmente anche il cronista medievale Sire Raul quando descrisse negli Annales mediolanensis il passaggio dell'imperatore Federico Barbarossa su queste terre riportando che "diede il fuoco a Rosate e ad altri luoghi fino a Casterno e incendiò pure San Vito e Cornaredo". Poco prima di questi eventi, la comunità di San Vito viene citata in quanto sede di un piccolo fortilizio rurale, forse ubicato nei pressi della chiesa parrocchiale.

Il luogo di San Vito viene citato nuovamente nel testamento di un famoso condottiero, conte di Carmagnola, il quale cita espressamente alcune terre donategli dal duca di Milano "in possessio Sancto Vito et de Bestatio sitam super territorio Mediolani".

Fin dal Cinquecento San Vito fu sede dell'omonima parrocchia. Nel 1746, in seguito all'occupazione di Milano da parte delle truppe spagnole di Filippo di Borbone, la comunità di San Vito lamentò al governo austriaco reinsediatosi una serie di danni di guerra patiti, motivo per cui si fecero delle distribuzioni di fieno e legna per compensare le perdite subite. In base al censimento voluto nel 1771 dall'imperatrice Maria Teresa, San Vito contava 293 anime. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 275 abitanti, essendosi quindi spopolata. Nel 1811 fu annesso con regio decreto di Napoleone dall'amministrazione comunale di Gaggiano, divenendo l'unica frazione comunale non proveniente dalla soppressa Pieve di Rosate. Il Comune di San Vito fu quindi ripristinato con il ritorno degli austriaci, venendo però spostato in Provincia di Pavia. Nel 1859, quando fu riportato sotto Milano, il paese era salito a 382 abitanti, mentre nel 1862 mutò nome in San Vito e Marta, per distinguerlo da altri comuni omonimi in seguito all'unità d'Italia. Un regio decreto di Vittorio Emanuele II del 7 marzo 1869 sciolse definitivamente il comune, annettendolo a Gaggiano.

Il paese era all'epoca prevalentemente agricolo ed amministrato da oltre due secoli dalla famiglia Ferrario che ivi possedeva la quasi totalità delle terre agricole e delle cascine, ma questa famiglia, ormai entrata in crisi, vendette le proprietà alla famiglia Calvi, di origine genovese ma residente a Milano, che ebbe un ruolo rilevante invece nello sviluppo della frazione, in particolare grazie all'interessamento del rinomato storico e genealogista Felice Calvi che qui si insediò e si adoperò per il recupero delle antichità storiche locali.

Nella Grande Guerra il paese di San Vito contò 3 caduti

Vigano fu sede di parrocchia. In base al censimento voluto nel 1771 dall'imperatrice Maria Teresa, Vigano contava 611 anime. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 550 abitanti, essendosi quindi spopolata. Nel 1809 annesse con regio decreto di Napoleone il soppresso comune di Barate, ma poi nel 1811 a sua volta cancellata e sottoposta all'amministrazione comunale di Gaggiano. Il Comune di Vigano fu quindi ripristinato con il ritorno degli austriaci, venendo però spostato in Provincia di Pavia. Nel 1859, quando fu riportato sotto Milano, il paese era salito a 601 abitanti, mentre nel 1864 mutò nome in Vigano Certosino, per disambiguarlo da altri omonimi comuni essendo nel frattempo intervenuta l'unità d'Italia. Un regio decreto di Vittorio Emanuele II del 7 marzo 1869 sciolse definitivamente il comune, annettendolo per sempre a Gaggiano.

Cascina Donato del Conte, La Rosa, La Bettolina

STORIA

Lo sviluppo storico degli insediamenti ha origine dalle cascine legate ai diversi poderi, poiché le più importanti erano divenute sedi di parrocchie con giurisdizioni territoriali ben delimitate; così si possono ritrovare, già nel XII secolo, le parrocchie di Fagnano, Barate, Gazano, Montano, Bonirola, San Vito, Sporzano e Vigano. Gaggiano è ricordato, nel 1146, in vari istrumenti relativi ai terreni che certi Girardo e Giovanni Boccardi di Milano tenevano per feudo. È noto che un Alberto da Gaggiano, prevosto di Lodi, ricevette nel 1168 dall'Arcivescovo milanese San Galdino l'intimazione di scostarsi dal partito dello scismatico Federico Barbarossa e che questo Imperatore, nel marzo 1159, mentre preparava una imboscata contro i milanesi, aveva messo a Gaggiano parte delle truppe dei suoi alleati. Nel 1274 il Carroccio dei milanesi sostò a Gaggiano mentre era diretto contro i pavesi.

Nel 1771 Gaggiano aveva 945 abitanti, ma nel 1805 era crollato a 551 residenti. Nel 1786 il comune di Gaggiano fu inserito nella provincia di Pavia. All'inizio del XIX secolo già si notava una tendenza dei piccoli comuni limitrovi a confluire in Gaggiano: nel 1809 arrivò l'annessione di Bonirola, mentre nel 1811 inglobò d'un colpo Barate, Cascina Donato del Conte, Fagnano, San Vito e Vigano, arrivando all'estensione attuale con 2237 abitanti. Il tutto fu però annullato dal ritorno degli austriaci nel 1815. La loro cacciata riaprì il processo storico: vi è infatti traccia nell'archivio comunale di un atto del 27 gennaio 1867 del Comune di Bonirola portante il n.3 delle Deliberazioni con la quale si approva il concentramento del comune con quello di Gaggiano "… ritenuto che per la poca popolazione di questo comune non puossi mantenere la propria autonomia". Finalmente, nel 1869, con Decreto Reale del 7 marzo di quell'anno i vari comuni delle frazioni vengono soppressi e concentrati nel comune di Gaggiano.

Riguardo al nome, una leggenda popolare vuole che l'abitato fosse stato chiamato Gaggiano perché vi erano molte gazze (in antichità era infatti chiamato ancora più esplicitamente Gazzano); il nome, ad ogni modo, potrebbe anche essere derivato dalla parola longobarda "gehage" che significa "bosco recintato" (il paese si trovava infatti ai margini di un bosco che iniziava a Cesano Boscone).

Nella frazione di Barate, nacque il bisnonno di Papa Francesco, Pietro Giovanni Gogna, che venne al mondo presso la cascina Meraviglia, il 29 aprile 1849. Pietro Giovanni ricevette il battesimo il giorno dopo la nascita, nella chiesa di Sant'Andrea Apostolo, da don Gaetano Zuffi, parroco di Barate, dal 1845 al 1859. La figlia di Gogna e nonna del papa, Maria, si trasferì in Argentina e, dall'unione con Francesco Sivori, nacque Maria Regina, la quale a sua volta si sposò con Mario Bergoglio. Quest'ultimi due sono i genitori di Papa Francesco, nato nel 1936 a Buenos Aires.


CASSANO D'ADDA (Mi)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Villa d'Adda - Borromeo location per eventi

Castello di Cassano d'Adda hotel e ristorante


Palazzo arcivescovile di Groppello location per eventi

Ristorante Barabitt

Campanile e chiesa di Santa Maria Immacolata e San ZenoIl campanile di Cassano fu commissionato da Beatrice Regina della Scala nel 1381. Siamo nel momento di passaggio tra lo stile romanico lombardo e il gotico. Il campanile misura 42 metri di altezza ed è un monumento nazionale. Originariamente serviva anche da vedetta sulla Gera d'Adda; per questo motivo era aperto in alto. Nel 1861 il prevosto don Milani dotò il campanile dell'attuale concerto di otto campane.

Chiesa di Sant'AntonioOspita tele del Legnanino e l'altare ligneo di fra Francesco da Cedrate.

Chiesa di San DionigiAffrescata dal Fiamminghini e dal Cinisello.

Cascina BinagaLa Cascina Binaga era un'antica tenuta di campagna facente capo a un complesso, oggi rudere, edificato a fine Cinquecento e fu per lungo tempo posseduta dai Binaghi, una famiglia aristocratica milanese: il complesso appare caratterizzato da una costruzione in mattoni rossi, inusuale rispetto all'uso locale dei ciottoli di fiume, da grandi finestre sormontate da un architrave e ad arco ribassato, sempre in mattoni, e da un rosone decorativo sulla facciata, nobilitante l'ingresso. Da un punto di vista storico risulta che la cascina ai primi del Settecento era ancora di proprietà dei Binaghi, i quali, pur risiedendo per lo più a Milano in parrocchia di S. Nazaro, avevano consolidato la loro presenza nella Gera d'Adda, risultando proprietari di beni anche a Brignano in persona dei fratelli Diego e Livia Binaghi figli del fu Giovanni; in particolare Livia Binaghi andò in sposa nel 1699 al nobile Giuseppe Maria Sessa, i cui figli Carlo e Giacomo Sessa nel 1734 acquistarono dai marchesi Visconti Ajmi la Cascina Ravajola ad Arzago d'Adda.

Palazzo Cornaggia-MediciSede del Municipio. L'edificio è dimora storica, risalente al 1780 ca., realizzata su progetto attribuito a Paolo Bianchi

Palazzo BervaCostruzione di architettura ottocentesca con facciata che guarda verso il Belvedere. Dagli stati d'anime risulta che nel 1833 non era ancora stato edificato, anche se la famiglia Berva aveva già acquistato i terreni. È tra le edificazioni più imponenti della città. Dalla parte opposta del Belvedere il palazzo confina con i caseggiati costruiti nella piazza Lega Lombarda; tramite un cortile, si può accedere anche alla piazza San Zeno e quindi in via Veneto. È attualmente sede della Banda cittadina, dell'ASL, dell'ANA e ospita numerose iniziative culturali e artistiche. Il primo piano è ornato da graziosi affreschi.

Villa BrambillaSi tratta di uno dei più antichi palazzi cassanesi, fatto edificare da don Matteo Rosales, marchese di Castelleone, nella seconda metà del XVII secolo. Venne trasformata nel secolo successivo dal nobile milanese Giuseppe Pezzoli in dimora nobiliare per residenza di vacanza. A pianta semplice, è un blocco unico con sviluppo lineare allungato di quasi 50 metri. Il retro su via Verdi è piatto e privo di ornamenti mentre la facciata rivolta verso la Muzza presenta decorazioni e motivi ornamentali in stile Rococò. Il corpo centrale della villa, a giochi chiaroscurali. I valori della leggerezza e della luminosità trovano riscontro nell'ampio spazio riservato alle aperture che, svuotando e alleggerendo le pareti con ampie sequenze di finestre, accentuano l'ariosità degli interni. La pianta della villa è elegantemente articolata e aperta e si integra nel paesaggio rispettando i criteri di simmetria, proporzione, armonia, funzionalità. Splendide le opere pittoriche realizzate al suo interno dai fratelli Galliari che crearono notevoli effetti di spazialità con inquadrature architettoniche di finte colonne e anche con il largo utilizzo del motivo con la conchiglia, assecondando la moda della decorazione a 'rocaille' adoperata per gli interni delle dimore patrizie così come delle chiese. Il salone posto al primo piano, ancora perfettamente conservato, è un capolavoro d'arte: decorato da tele con motivi floreali, conchiglie, nastri e foglie; i due lati della sala sono inoltre impreziositi da due grandi paesaggi marini incorniciati; il restauro ha loro restituito luminosità.


Fontana del DelfinoCreata al tempo del fascismo, ora in piazza Garibaldi. È stata al centro di accurati restauri nel 1996, anno nel quale sono state collocate, a fianco del delfino, due statue rappresentanti il fiume Adda e il canale Muzza, al posto delle due anfore in terracotta.

Portone del RicettoNel 1764 il procuratore generale del feudo di Cassano fece demolire il vecchio portone che immetteva in Ricetto, antico avanzo del ponte che permetteva l'ingresso al circondario del castello e fece erigere, a ornamento della piazza, la grandiosa porta con lo stemma della famiglia Bonelli. Un progetto che asseconda la mentalità secondo la quale si doveva aprire i chiusi delle mura medioevali, per aprire i borghi e accogliere nuove costruzioni. Cassano spostò così l'asse del piano regolatore dal castello alla strada statale che porta a Milano. Nel 2002 è stato al centro di un accurato restauro.

RuotoneSi tratta di una grande ruota fatta costruire a Groppello dal Cardinal Borromeo per il sollevamento dell'acqua del Naviglio e l'irrigazione delle proprietà terriere. Ricostruito nel 1989, esso ha subito un ulteriore restauro alla fine del 2009: esso è divenuto ormai simbolo dei Groppellesi.


FRAZIONI
Cascine San Pietro La frazione ha avuto nel corso dei secoli diverse denominazioni: "Bergias", poi "Cascine Franche", infine "Cascine San Pietro". Si formò probabilmente attorno ad una "corte", centro economico e di difesa di un piccolo territorio, e crebbe all'ombra della chiesa di San Pietro apostolo, sino a raggiungere autonomia comunale e religiosa.

Taranta Il nome deriva dal drago Tarantasio che secondo le leggende viveva nel lago Gerundo, un affresco con la scena della sconfitta del drago è presente su di un affresco sopra la porta della cascina Taranta.

Groppello Sorge sulle sponde del naviglio Martesana, anche se è presumibile che l'abitato originario fosse ubicato sulla sponda sinistra del fiume Adda. Il paese, così come lo conosciamo, si formò tra il 1350 e il 1500 grazie alla costruzione del palazzo vescovile, sorto su un antico fortilizio dell'XI secolo.
Cascate, Cascina Romilli, Cascina Moneta, Cascina Casotta, Cascina Rossa.

STORIA

Posto sulla riva destra dell'Adda, Cassano fa parte della provincia di Milano, da cui dista circa trenta chilometri. Il Naviglio della Martesana, inaugurato nel 1457, lo confina a nord, costituendo un importante mezzo di comunicazione congiungente il paese al capoluogo lombardo. La storia cassanese risente di questa importante caratteristica, lo testimoniano diverse ville ( Borromeo, Brambilla....) di auguste famiglie che da Milano si trasferivano a Cassano per trascorrere la villeggiatura, fino ad essere sede definitiva. A sud-est corre la Muzza, fatta costruire col duplice scopo di proteggere l'antico castello, monumento più antico, e portare in quel di Lodi l'acqua necessaria per l'ospedale. Né e da escludere la presenza del lago Gerundo, che già ai tempi di Teodosio si cominciava a prosciugare ed oggi è definitivamente scomparso.


Terra ricca di corsi d'acqua, fertile e ridente, quindi meta di battaglie a scopo di conquista. Punto strategico di rilevante importanza in tutti i tempi, fin da quello dei Cartaginesi. In origine il nome era semplicemente Cassano, probabilmente derivante dal nome gentilizio romano " Cassius ". E' probabilmente, lo stesso Cassiciacum luogo della conversione di S. Agostino. Certo è che la prima volta che appare il suo nome su un documento scritto è nell'anno 877, nel diploma di Carlomanno. Famoso per le tante battaglie combattute al valico sull'Adda che divideva il ducato di Milano dalla Repubblica Veneta.

Da Cassano passarono il Barbarossa (1158), Ezzelino da Romano (1259), Eugenio di Savoia (1705), il generale Suwarov (1799). Qui soggiornarono Napoleone, in villa Borromeo, e in Villa Brambilla, Napoleone III, prima della battaglia di Solferino. Il suo castello era residenza degli arcivescovi di Milano fino al 1311 poi passò ai Visconti e, quindi, agli Sforza. Divenne feudo dei D'Adda, dei Castaldo, dei Bonelli e ritornò ai D'Adda.

Con la rivoluzione industriale, per le sue caratteristiche fluviali, per la vicinanza di Milano, Cassano viene individuata come sede ideale di un stabilimento del Linificio Canapificio Nazionale, che tuttora esiste, seppure in forma assai limitata rispetto agli anni in cui la vita economica locale era legata solo al Linificio, unica industria.

Intorno all'origine romana di Cassano si sono avanzate varie ipotesi. Resti che testimoniano la sua presenza ai tempi dei Romani sono alcune tombe trovate presso la cascina Porra e Porretta, risalenti al IV secolo dopo Cristo. Si sostiene che tutta la nostra zona agricola sia stata assegnata ai soldati della legione di Cassio. La Martesana, che è il nostro territorio, trae la sua denominazione da Campo di Marte. Da Cassio deriva il nome di Cassano. Una strada antichissima congiungeva Venezia con l'Insubria passando da Cassano d'Adda. Tra leggende e storia abbiamo la costruzione dell'oratorio di S. Dionigi nel quarto secolo.

ASSAGO (Mi)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

chiesa di San Desiderio

Si sa che ad Assago fu edificata una chiesa dedicata a San Desiderio nel XIII secolo. L'attuale parrocchiale venne costruita nel XV secolo. L'ampliamento condotto nel Settecento conferì all'edificio l'aspetto attuale. Nel Novecento la chiesa ed il campanile furono ristrutturati e, quest'ultimo, modificato.

FRAZIONI

Bazzana Sant'Ilario. Fu un antico comune del Milanese. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 231 abitanti. Nel 1809 fu soppresso con regio decreto di Napoleone ed annesso ad Assago, la quale fu poi a sua volta inglobata in Corsico nel 1811. Il comune di Bazzana Sant'Ilario fu ripristinato con il ritorno degli austriaci, che tuttavia tornarono sui loro passi nel 1841, stabilendo la definitiva unione comunale con Assago.

Bazzanella. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 126 abitanti. Nel 1809 fu soppresso con regio decreto di Napoleone ed annesso ad Assago, la quale fu poi a sua volta inglobata in Corsico nel 1811. Il Comune di Bazzanella fu ripristinato con il ritorno degli austriaci, che tuttavia tornarono sui loro passi nel 1841, stabilendo la definitiva unione comunale con Assago.

 Cascina Venina.

STORIA

dal latino ecclesiastico Assagum, unione di Assius (nome dell'agricoltore romano che avrebbe abitato la casa di campagna dove è ora presente la chiesa di San Desiderio) e ager (cioè "terreno agricolo"). Assago starebbe quindi per "campo" o "terreno di Assius". Questa interpretazione porta quindi l'origine della località ad un unico proprietario romano, che per primo vi si sarebbe trasferito;

In base a rilevamenti archeologici effettuati presso la chiesa di san Desiderio, sono stati rinvenuti i resti di un muro romano e diversi oggetti che suggeriscono l'esistenza di una casa di campagna romana del I secolo (1-100 d.C.). Tali resti durante l'alto medioevo (476-1000 d.C.) furono utilizzati come area cimiteriale. Un riferimento ad Assago compare per la prima volta in un documento risalente al 1153: nella sentenza di un processo viene citato, fra i testimoni, un certo Azo de Axago.

Nel 1346 Assago (el locho de Asago) era incluso nella pieve di Cesano Boscone.

Durante il XVIII secolo (1701-1800 d.C.) tutto il territorio del Ducato di Milano, e quindi anche Assago, venne misurato e trascritto su carta. Nel 1722 il territorio dell'attuale Assago era formato da quattro comuni: Assago, Bazzana Sant'Ilario, Bazzanella con Monte Gaudio e Pontirolo.

Nel 1841 gli austriaci ritornarono sui loro passi e decisero la seconda e definitiva annessione di Bazzana e Bazzanella. Nel 1854 Assago era abitata da 762 persone. Il territorio apparteneva principalmente a cinque proprietari: conte Luigi Confalonieri, nobili Luigi e Benedetta Peluso, la parrocchia e Luigi Simonetta. Nel 1881 il territorio era diviso fra le famiglie Galloni, Monfrini, Olginati, il comune di Assago e la parrocchia.

Il 20 gennaio 1900 il comune acquistò al costo di 14 500 lire un terreno di 768 m² dalla famiglia Olginati per la realizzazione del municipio e della scuola elementare costate 17 300 lire. Il 16 ottobre 1906 si avviarono le procedure per la realizzazione di una linea elettrica, mentre il 1º ottobre 1908 quelle per la costruzione di una linea telefonica. Il 17 gennaio 1915 il consiglio comunale approvò una spesa di 15 500 lire (prezzo poi lievitato) per la realizzazione di un asilo di 400 m² che avrebbe ospitato 70 bambini.

Durante la prima guerra mondiale partirono per il fronte 167 assaghesi, tra questi 28 non fecero ritorno. L'amministrazione comunale decise di sostenere le famiglie più bisognose attraverso un risarcimento straordinario e una aiuto a decorrenza ventennale di 116 lire per gli orfani dei morti in guerra.

Il 13 agosto 1926 il podestà, Ernesto Moro, approvò la realizzazione di una cabina elettrica. Nel 1929 la prefettura di Milano avviò un progetto di fusione tra i comuni di Assago, Rozzano e Basiglio che però fallì dopo poco tempo.

Nel 1940 Assago contava 1100 abitanti. La notte tra il 18 e il 19 novembre 1940 cinque aerei militari bombardieri Vickers Wellington, del Commando Bombardieri dell'aeronautica militare britannica e diretti alle fabbriche Pirelli, colpirono erroneamente la cascina Cavallazza. Negli anni successivi, alcuni sfollati milanesi, trovarono riparo dai bombardamenti nelle stalle assaghesi.

Il 10 agosto 1944 due partigiani assaghesi, Giuseppe de Vecchi e Mario Idiomi, persero la vita in uno scontro militare a Noviglio.

Nel 1946 si fece un resoconto delle conseguenze della guerra e della lotta antifascista: 84 sopravvissuti rientrati, 25 ancora all'estero, 13 dispersi e 2 partigiani uccisi.

CORSICO (Mi)

MUSEI E LUOPGHI DI INTERESSE

CASCINA ROBARELLO

E’ chiamata anche Chiesolo di Robarello; si trova in Via Molinetto da Lorenteggio, al confine del Comune di Milano, giuridicamente appartiene al comune di Corsico. Robarello è chiamato così perché nel Medioevo vi si sarebbero appostati i briganti. La cascina risale al 1600 ed è appartenuta alla famiglia Borromeo. Fino al 1841 la cascina fece parte del Comune di Lorenteggio ed Uniti, poi questo comune fu annesso a quello di Corsico. Al tempo dell’Unità d’Italia, Robarello faceva parte del Comune di Ronchetto sul Naviglio assieme alla Cascina Ferrera. Nel suo interno, in una stanza al primo piano, ci sono alcuni pregevoli affreschi seicenteschi. La Sovrintendenza ha riscontrato che questa cascina ha valore artistico ed ha consigliato il Comune di Corsico di salvarla. Pare però che esista già un progetto per far passare una strada dove adesso c’è la corte della cascina. I proprietari attuali hanno chiesto il permesso per restaurare gli affreschi, ma i permessi non sono ancora stati rilasciati. Nel frattempo è crollata una parte del tetto e si teme che, con il passare del tempo, la struttura possa essere dichiarata inagibile. È nato un comitato per salvare questa cascina. I fontanili Corio e Boniforti irrigavano le cascine Travaglia e Robarello, 1500 pertiche milanesi di prati e marcite.

STORIA

Il nome Cesano rievoca l'antico periodo romano, quando molti territori padani venivano assegnati ai veterani delle campagne militari in compenso dei servizi resi; si avanza così l'ipotesi che Cesano stia a significare "territorio di Caesius", il primitivo colonizzatore.

Si presume che l'aggiunta "Boscone" sia dovuta al fatto che il territorio di Cesano fosse circondato da boschi.

Scavi archeologici, effettuati nell’area della chiesa di San Giovanni Battista, ne testimoniano l’origine romana come anche la posizione di due strade principali, Via Roma e Via Milano, anticamente via Dante e via Monegherio, che si incrociano come il "Decumanus Maximus".

Sulla piazza della chiesa vi é un sarcofago di forma rettangolare , scavato all'interno, mancante di coperchio e con un foro laterale, e una stele votiva con una dedica al dio Giove.

Altri scavi archeologici hanno portato alla luce una necropoli databile alla dominazione longobarda. Fu proprio l'esame della disposizione degli scheletri, sistemati in linee parallele, e non sparsi senza un ordine preciso com'era in uso presso i Romani, a consentire di far risalire le sepolture all'epoca della dominazione longobarda.

Si ipotizza che la chiesa di San Giovanni Battista sia stata fondata dalla regina Teodolinda nel 613, dopo la sua conversione al Cristianesimo.

Nel tardo periodo imperiale , si trasforma in un’ importante Pieve che ingloba le terre di Rosate Decimo e di Locate Triulzi con le relative pievi (Archivio Storico Lombardo) includendo così, durante il Medio Evo, ventisei chiese della diocesi milanese ( "Liber Sanctorum Mediolani" del 1300).

Il primo documento in cui viene citato è datato 7 agosto 1264 ( ?Atti del comune di Milano?), mentre nel 1346 viene elencato come la località, "el locho da Cisano" a cui è demandata la manutenzione delle strade "da Bagio" e "dal Naviglio". La conferma di questa attività è testimoniata dal più antico dei documenti dell’archivio storico datato 1787.

Nei registri dell’estimo del Ducato di Milano del 1558 e nei successivi aggiornamenti Cesano Boscone risulta locato nella medesima pieve.

Cesano Boscone fece parte del contado di Milano; nel X secolo, quando era un borgo di discrete dimensioni, fu sotto la giurisdizione della comunitá religiosa Olivetana di Lorenteggio. Con il passare del tempo l'importanza di Cesano cominciò a diminuire, soprattutto per il progressivo depauperamento demografico del comune, che subì un'ulteriore drastica diminuzione degli abitanti a seguito della pestilenza del 1629-1630. La situazione peggiorò nei decenni successivi, tanto che al censimento effettuato dal governo austriaco tra il 1770 e 1778, la popolazione residente risultò di sole 364 unitá.

Una testimonianza dell'epoca tardo-medioevale è la cosiddetta "corte del fabbro", un edificio sito tra le vie Dante e Libertá, noto come la "casa del Barbarossa", poiché si era trovato uno stemma che faceva vagamente pensare che l'edificio fosse di quell'epoca. Questa ipotesi è comunque da escludersi in base alla documentazione reperibile nella biblioteca di Baggio e soprattutto in base agli elementi gotici della costruzione, che la fanno risalire al Quattrocento.

Testimonianza dell'epoca asburgica a Cesano è "Villa Marazzi", il cui restauro conservativo è stato recentemente completato. La Villa apparteneva agli omonimi Marazzi, proprietari latifondisti, che in seguito si associarono ai conti Lattuada.

Dal censimento del 1751 esso è diviso fiscalmente in due comuni, uno dominante e uno detto de’ Fieschi, l’organo amministrativo è formato da un’assemblea dei capi di casa della comunità con funzioni deliberative, da un console con l’incarico di sovrintendere alla polizia locale e da due dei maggiori estimati con funzioni esecutive e di giustizia. La contabilità e le riscossioni sono affidate ad un cancelliere di Milano.

Durante la dominazione austriaca, il Comune e la sua pieve vengono inclusi nella provincia di Milano. Con la legge del 26 marzo 1798, relativa all’organizzazione del dipartimento di Olona, viene inserito nel distretto di Baggio. Il decreto n. 4 del novembre 1809 lo aggrega al Comune di Muggiano e nel 1811 con decreto n.8 viene incluso nel Comune di Baggio.

Con la suddivisione delle province lombarde, durante il Regno Lombardo Veneto viene ricostituito il comune di Cesano Boscone, (notificazione del 12 febbraio 1816) e inserito nel II distretto di Milano.

L’unione delle province lombarde al Regno di Sardegna fa sì che esso venga incluso nel mandamento X di Corsico, Circondario I di Milano, provincia di Milano.

Il primo censimento, disposto dal Regno d’Italia appena nato (1861) , informa che la popolazione cesanese conta 654 abitanti , ed è amministrata da un Sindaco, da una Giunta e un Consiglio Comunale. Inoltre pare significativo segnalare che la popolazione resta numericamente invariata e al disotto del migliaio fino all’inizio del 1900. Pertanto degni di menzione sono: il primo verbale del Consiglio Comunale del 1869 e il primo regolamento edilizio datato al 1875.

Interessante è il legame dell’ Amministrazione Comunale con la chiesa di San Giovanni Battista, come attesta il mutuo acceso dal 1897 al 1903 per i lavori di riparazione, e quello con l’Ospizio Sacra Famiglia. Come emerge dal carteggio, molte sono le pratiche relative alle sovvenzioni comunali per la gestione e l’attività di questo ente, che principalmente si occupava di assistenza psichiatrica.

La riforma dell’ordinamento comunale (1926) affida l’amministrazione al Podestà. Nel 1929 viene eseguito il primo censimento dell’agricoltura , da cui emerge l’organizzazione economica di Cesano Boscone. Essa è basata sull’agricoltura e sull’allevamento del bestiame. Nel carteggio è rilevante e continuativa la corrispondenza relativa al servizio di approvazione della monta dei tori e alla statistica della macellazione per l’imposta di consumo.

L’economia, legata alla consistenza del bestiame, si sviluppa secondo due modalità: la prima sulla distribuzione e sulla vendita di latte alimentare, la seconda sulla macellazione e vendita di derivati. Quest’ultima comporta l’adesione al Consorzio Veterinario fin dal 1909 e l’efficiente attività del veterinario consorziale per la certificazione delle carni macellate e dell’igiene dei locali adibiti .

A conferma dell’impegno dell’Amministrazione Comunale è la cura per l’istruzione: la scuola dell’ obbligo ha inizio nel 1882 con la nomina del primo maestro, la prima testimonianza di Scuola Serale risale al 1916 e non meno importante è l’ istituzione della Biblioteca popolare nel 1935.

Una particolare segnalazione merita la storia di un edificio, che tanta parte ha avuto nella vita quotidiana dei Cesanesi, esso è prima sede dell’Associazione Vinicola Vittorio Veneto, durante il ventennio ospita la casa del fascio, negli anni cinquanta diventa Scuola Elementare, quindi dopo aver accolto parte degli uffici comunali, per motivi di stabilità è stato demolito nel 2008.

Nel 1946 il Comune torna ad essere amministrato dal Sindaco e dagli organi: Consiglio e Giunta. Sito alle porte di Milano, esso diventa sede di accoglienza di sfollati dalla guerra, di terremotati della Sicilia, delle Marche, del Friuli e infine dagli anni sessanta di emigrati dal meridione. Proprio in questo periodo storico si andranno ad addensare nuove costruzioni, come dimostrano le domande di edilizia privata e di case popolari.

Rilevante è la crescita dei quartieri Pasubio e La Cascina, il primo si sviluppa per la presenza di fontanili e rogge, la cui prima manutenzione risale al 1862 (Fontanile Gera) e il secondo perché più periferico e vicino a Milano.

Dai censimenti degli anni sessanta dell’industria e dell’agricoltura è visibile quanto il settore economico dell’agricoltura sia ancora preponderante rispetto all’industria. Solo in seguito, il settore secondario trasformerà i quartieri periferici in residenze per pendolari verso Milano.

In questi anni anche la sede municipale si rinnova, infatti, viene deliberata la costruzione del nuovo edificio comunale in Via Pogliani, eseguito dal 1963 al 1969 ed ancora più importanti sono la realizzazione dell’ acquedotto dal 1958 al 1964, l’apertura di nuove strade di collegamento, l’ampliamento del cimitero dal 1963 al 1967 e della rete fognaria dal 1961 al 1969.

L’incremento costante della popolazione è un altro dato che dimostra la piena crescita del Comune . Infatti i risultati dei censimenti della popolazione evidenziano un aumento che avrà la sua curva massima negli anni settanta: n.2.837 nel 1931; n.3.336 nel 1936, n. 3.699 nel 1951, n.5.617 nel 1961 e 21.253 nel 1971, essi segnano ad un tempo l’evoluzione in cittadina e le conferiscono il volto, l’identità e l’assetto attuale.

Al 5 marzo del 1958 risale il decreto del Presidente della Repubblica relativo al gonfalone di Cesano Boscone. È uno stendardo giallo e azzurro con uno stemma parlante: la metà superiore presenta una testa di cinghiale su un fondo dorato, la parte inferiore raffigura un bosco tagliato a metà da una strada in campo azzurro. Il bosco riprende la tradizione medievale della presenza di fitta boscaglia intorno al paese, la testa di cinghiale era l’emblema della famiglia Baggio o Badagi, proprietaria del luogo.

CESANO BOSCONE (Mi)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Villa Marazzi
 La Villa apparteneva agli omonimi Marazzi, proprietari latifondisti, che in seguito si associarono ai conti Lattuada.  Il complesso è composto dalla villa e dai rustici che ne delimitano la corte. L'edificio principale è a due piani con facciata ritmata da finestrelle rettangolari, al piano terra verso il cortile presenta un portico a cinque fornici, coperto da cassettonato ligneo, alla cui estremità ovest è collocato lo scalone che conduce al piano superiore. Oggi centro culturale.

Chiesa di San Giovanni Battista
La Parrocchia principale che rappresenta la diocesi patronale di Cesano Boscone è quella di San Giovanni Battista, fulcro ideale e topografico della città nel Rione La Corte.

Lungo il muro meridionale della chiesa è stato rinvenuto un sarcofago (I secolo d.C.) che conferma che il luogo era stato utilizzato come necropoli già in epoca romana. Al livello del limo bruno scuro sono state trovate monete di età post Costantiniana (IV secolo d.C.). Dagli scavi archeologici sono state rinvenute evidenze della presenza di numerose tombe povere altomedioevali a cappuccina ed alcune fosse comuni cosparse di calce, forse utilizzate durante le pestilenze. Gli arredi, di pregio, sono databili al XVIII secolo, le tre croci processionali sono del XVII secolo; alcune tele sono del XVII secolo, altre più recenti, mentre i dipinti sulle volte e gli affreschi sono del XX secolo. Il battistero e il fonte battesimale sono del Cinquecento e sono edificate sopra il sarcofago del I secolo d.C.

Malgrado il patrono della città sia San Giovanni Battista, e quindi il 24 giugno sia giorno festivo, la festa patronale viene celebrata la terza domenica di settembre, in occasione della Madonna del Rosario; dal 2010 il patrono è stato posto in secondo piano in favore dalla Madonna del Rosario che perciò rappresenta primariamente la nuova commemorazione patronale cittadina.

STORIA

Il nome Cesano rievoca l'antico periodo romano, quando molti territori padani venivano assegnati ai veterani delle campagne militari in compenso dei servizi resi; si avanza così l'ipotesi che Cesano stia a significare "territorio di Caesius", il primitivo colonizzatore.

Si presume che l'aggiunta "Boscone" sia dovuta al fatto che il territorio di Cesano fosse circondato da boschi.

Scavi archeologici, effettuati nell’area della chiesa di San Giovanni Battista, ne testimoniano l’origine romana come anche la posizione di due strade principali, Via Roma e Via Milano, anticamente via Dante e via Monegherio, che si incrociano come il "Decumanus Maximus".

Sulla piazza della chiesa vi é un sarcofago di forma rettangolare , scavato all'interno, mancante di coperchio e con un foro laterale, e una stele votiva con una dedica al dio Giove.

Altri scavi archeologici hanno portato alla luce una necropoli databile alla dominazione longobarda. Fu proprio l'esame della disposizione degli scheletri, sistemati in linee parallele, e non sparsi senza un ordine preciso com'era in uso presso i Romani, a consentire di far risalire le sepolture all'epoca della dominazione longobarda.

Cesano Boscone fece parte del contado di Milano; nel X secolo, quando era un borgo di discrete dimensioni, fu sotto la giurisdizione della comunitá religiosa Olivetana di Lorenteggio. Con il passare del tempo l'importanza di Cesano cominciò a diminuire, soprattutto per il progressivo depauperamento demografico del comune, che subì un'ulteriore drastica diminuzione degli abitanti a seguito della pestilenza del 1629-1630. La situazione peggiorò nei decenni successivi, tanto che al censimento effettuato dal governo austriaco tra il 1770 e 1778, la popolazione residente risultò di sole 364 unitá.

Una testimonianza dell'epoca tardo-medioevale è la cosiddetta "corte del fabbro", un edificio sito tra le vie Dante e Libertá, noto come la "casa del Barbarossa", poiché si era trovato uno stemma che faceva vagamente pensare che l'edificio fosse di quell'epoca. Questa ipotesi è comunque da escludersi in base alla documentazione reperibile nella biblioteca di Baggio e soprattutto in base agli elementi gotici della costruzione, che la fanno risalire al Quattrocento.

Testimonianza dell'epoca asburgica a Cesano è "Villa Marazzi", il cui restauro conservativo è stato recentemente completato. 

Dal censimento del 1751 esso è diviso fiscalmente in due comuni, uno dominante e uno detto de’ Fieschi, l’organo amministrativo è formato da un’assemblea dei capi di casa della comunità con funzioni deliberative, da un console con l’incarico di sovrintendere alla polizia locale e da due dei maggiori estimati con funzioni esecutive e di giustizia. La contabilità e le riscossioni sono affidate ad un cancelliere di Milano.

Durante la dominazione austriaca, il Comune e la sua pieve vengono inclusi nella provincia di Milano. Con la legge del 26 marzo 1798, relativa all’organizzazione del dipartimento di Olona, viene inserito nel distretto di Baggio.

Con la suddivisione delle province lombarde, durante il Regno Lombardo Veneto viene ricostituito il comune di Cesano Boscone,  e inserito nel II distretto di Milano.

L’unione delle province lombarde al Regno di Sardegna fa sì che esso venga incluso nel mandamento X di Corsico, Circondario I di Milano, provincia di Milano.

Il primo censimento, disposto dal Regno d’Italia appena nato (1861) , informa che la popolazione cesanese conta 654 abitanti , ed è amministrata da un Sindaco, da una Giunta e un Consiglio Comunale. Inoltre pare significativo segnalare che la popolazione resta numericamente invariata e al disotto del migliaio fino all’inizio del 1900. Pertanto degni di menzione sono: il primo verbale del Consiglio Comunale del 1869 e il primo regolamento edilizio datato al 1875.

Interessante è il legame dell’ Amministrazione Comunale con la chiesa di San Giovanni Battista, come attesta il mutuo acceso dal 1897 al 1903 per i lavori di riparazione, e quello con l’Ospizio Sacra Famiglia. Come emerge dal carteggio, molte sono le pratiche relative alle sovvenzioni comunali per la gestione e l’attività di questo ente, che principalmente si occupava di assistenza psichiatrica.

a riforma dell’ordinamento comunale (1926) affida l’amministrazione al Podestà. Nel 1929 viene eseguito il primo censimento dell’agricoltura , da cui emerge l’organizzazione economica di Cesano Boscone. Essa è basata sull’agricoltura e sull’allevamento del bestiame. Nel carteggio è rilevante e continuativa la corrispondenza relativa al servizio di approvazione della monta dei tori e alla statistica della macellazione per l’imposta di consumo.

L’economia, legata alla consistenza del bestiame, si sviluppa secondo due modalità: la prima sulla distribuzione e sulla vendita di latte alimentare, la seconda sulla macellazione e vendita di derivati. Quest’ultima comporta l’adesione al Consorzio Veterinario fin dal 1909 e l’efficiente attività del veterinario consorziale per la certificazione delle carni macellate e dell’igiene dei locali adibiti .

A conferma dell’impegno dell’Amministrazione Comunale è la cura per l’istruzione: la scuola dell’ obbligo ha inizio nel 1882 con la nomina del primo maestro, la prima testimonianza di Scuola Serale risale al 1916 e non meno importante è l’ istituzione della Biblioteca popolare nel 1935.

Una particolare segnalazione merita la storia di un edificio, che tanta parte ha avuto nella vita quotidiana dei Cesanesi, esso è prima sede dell’Associazione Vinicola Vittorio Veneto, durante il ventennio ospita la casa del fascio, negli anni cinquanta diventa Scuola Elementare, quindi dopo aver accolto parte degli uffici comunali, per motivi di stabilità è stato demolito nel 2008.

Nel 1946 il Comune torna ad essere amministrato dal Sindaco e dagli organi: Consiglio e Giunta. Sito alle porte di Milano, esso diventa sede di accoglienza di sfollati dalla guerra, di terremotati della Sicilia, delle Marche, del Friuli e infine dagli anni sessanta di emigrati dal meridione. Proprio in questo periodo storico si andranno ad addensare nuove costruzioni, come dimostrano le domande di edilizia privata e di case popolari.

Rilevante è la crescita dei quartieri Pasubio e La Cascina, il primo si sviluppa per la presenza di fontanili e rogge, la cui prima manutenzione risale al 1862 (Fontanile Gera) e il secondo perché più periferico e vicino a Milano.


OPERA (Mi)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Abbazia Mirasole

Era una delle cascine-abbazie tenute dall'ordine degli Umiliati, che si dedicavano alla coltivazione dei campi e alla fabbricazione di panni di lana con sistemi innovativi per l'epoca: Mirasole possedeva le uniche macchine del circondario che rendevano possibile la trasformazione della lana in feltro.

Intorno all'abbazia e alle sue attività economiche si sviluppò il centro di Opera.

L'ordine fu soppresso nel 1571 e l'abbazia fu officiata dagli Olivetani. I beni passarono al Collegio Elvetico. Nel 1797, l'intera struttura dell'Abbazia venne assegnata da Napoleone in proprietà alla 'Fondazione Policlinico' di Milano che, anche sotto l'impulso dell'Associazione per l'Abbazia di Mirasole, costituitasi nel 1981, ne curò i restauri. Vi si tengono in ottobre concerti di musica sacra.

Il 22 febbraio 2013, cinquecento anni dopo la partenza degli ultimi inquilini religiosi dell'abbazia, la Fondazione Policlinico di Milano ha affidato il complesso monastico in comodato gratuito per 99 anni all'ordine dei Canonici regolari premostratensi.

Nel mese di luglio 2015 i frati presenti nell'abbazia hanno comunicato alla Fondazione Policlinico di Milano il recesso dal contratto di comodato a seguito della riduzione del loro numero da 12 a 5. Dovrebbero, ai sensi degli accordi stipulati, permanere nell'abbazia fino al 29 giugno 2016. La notizia ė pubblicata nell'edizione online del Corriere della Sera del 13 settembre 2015.

Santuario Madonna dell'Aiuto

Santuario del XV secolo dedicato al culto Mariano.

Di notevole valore artistico l'affresco di scuola leonardesca (seconda metà del XV secolo) raffigurante Ludovico il Moro che supplica la Vergine.

Di apprezzabile valore artistico il monumentale organo dell'Ottocento; la cappella della Madonna del Carmelo (opera lignea del XVI secolo); l'altare maggiore con balaustre del XVI secolo che poggia su un'antica condotta romana.

STORIA

La fonte storica più antica che attesta l'esistenza di una località chiamata Opera risale al 1280 ed è dovuta a Goffredo da Bussero. Questi, prete di nobile famiglia, nel suo “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” ricorda “in plebe Locate, in Mirasolum, ecclesia S. Mariae […] in plebe Locate… Loco Ovari, ecclesia S. Petri”. Lo stesso toponimo latino di “Overa” si rinviene nel nome della vicina frazione di Noverasco, togliendo il suffisso “sco” solitamente caratterizzante nomi di origine preromana (come bergama–sco, crema–sco, ecc.) e togliendo un “in prepositivo” agli inizi dell'espressione “IN–OVERA–SCO”.

Fin dall'Alto Medio Evo (per esempio nei capitolari di Carlo Magno) la parola Opera aveva il significato giuridico di Fabbriceria o Fabbrica: dunque l'espressione “Overa S. Petri” usata da Goffredo da Bussero potrebbe alludere alla “fabbriceria di un eventuale monastero di San Pietro” (così Dante Olivieri in Dizionario di Toponomastica Lombarda, Milano, 1961), di cui peraltro mancano documenti.

Tanto Opera quanto Mirasole erano luoghi della ”Plebe Locate”, oggi Pieve Emanuele. Della Plebe, centro religioso e amministrativo, si conosce una documentazione già al tempo di Carlo Magno, agli inizi del secolo IX. Si conosce anche il nome (Andrea) dell'arciprete di Pieve in quel tempo, sotto il quale vivevano altri preti per il servizio religioso nei centri minori. Questi, al tempo di Goffredo da Bussero, erano Opera, Mirasole, Locate, Mulazzano, Fizzonasco, Nesporedo, Quinto Stampi, Rozzano, Santa Maria alla Fontana, Torriggio, Vigentino e due altri paesi o cascine chiamate Botedo e Selvanesco. Tutti questi centri erano dotati di una chiesa alla quale venivano i sacerdoti dipendenti dalla Pieve. Dunque gli abitanti di Opera, nei secoli passati legati a Milano per i problemi più importanti, nel XIII secolo convergevano a Pieve per le piccole incombenze quotidiane: i battesimi, i mercati, l'amministrazione della giustizia. Dalla Pieve, come detto, provenivano inoltre i loro sacerdoti per i doveri pastorali.

Mirasole merita un discorso a sé. Per oltre quattro secoli, dal 1200 fino al 1571, vi fiorì una “domus fratrum Humiliatorum”, le cui vicende interessano vivamente la storia, l'arte e l'economia.

Gli Umiliati, già esistenti nel XIII secolo, ebbero uno sviluppo sorprendente nelle campagne del Sud Milano. Sotto il loro nome, che rifletteva la loro origine popolare e la loro autentica fede nell'organizzazione religiosa, si costituirono numerose comunità di preti (primo ordine); gruppi misti di uomini e di donne sotto la regola religiosa (secondo ordine); e finalmente un terzo ordine di quanti, pur accettando la regola, non potevano abbandonare la famiglia.

Oltre a una rigida professione di povertà e di continenza, caratteristica del movimento fu quella di guadagnarsi il pane col lavoro delle proprie mani. Si creò un'ingente organizzazione religiosa, squisitamente milanese e artigiana, che raggiunse notevole ricchezza con la lavorazione della lana, che si diffuse nelle campagne alleviandone la miseria.

Gli Umiliati hanno lo straordinario merito di aver saputo, con la loro intelligente iniziativa, trasformare l'artigianato della lana in una specie di industria, in quanto raccolsero e razionalizzarono in una perfetta organizzazione le fasi di lavorazione fino ad allora divise e sparse, utilizzando perfino i cascami che servivano per prodotti più scadenti ma accessibili anche ai poveri.

Diverse testimonianze confermano che, dopo il centro rurale di Viboldone, la casa di Mirasole deve senz'altro essere considerata il più importante complesso produttivo degli Umiliati. In tal senso si esprime, per esempio, il più antico catalogo delle case dell'ordine redatto nel 1248 dal maestro generale dell'ordine fra Guidotto Ribaldo, che ricorda inoltre le sei case cittadine situate nei tradizionali rioni corrispondenti alle sei principali porte delle mura che difendevano Milano (Orientale, Romana, Ticinese, Vercellina, Comasina e Nuova).

Nel secolo XIV si ebbe il massimo sviluppo dell'ordine e della stessa casa di Mirasole. Il Tiraboschi sulla scorta di un catalogo redatto intorno al 1340 segnala come presenti nella casa di Mirasole ben 29 frati, 11 sorelle e 4 domestici, tutta gente che attendeva alla lavorazione della lana.

La produzione eccedente i bisogni della comunità e delle popolazioni vicine veniva venduta a mercanti milanesi, che provvedevano a smerciarla sui diversi mercati vicini e lontani, perfino in quelli d'oltralpe. I centri produttivi della campagna dovettero perciò aprire a Milano succursali di deposito e di commercio: si ebbero così nella città le numerose “domus humiliatorum”, che si distinguevano con il nome del paese dove risiedeva la casa originaria.

La “Notizia Cleri Mediolanensis”, pubblicata nel 1900 a cura dell'Archivio Storico Lombardo, ricorda che la “domus fratrum humiliatorum de Mirasole” era dotata di una cappella dedicata al Salvatore (dedicazione di origine longobarda, come ricorda Goffredo da Bussero nel documento già citato) e si trovava in località s. Pietro all'Orto (via tuttora esistente nel centro di Milano). La stessa fonte ricorda che la succursale cittadina degli Umiliati pagava al governo dei Visconti una tassa di 258 libbre, che è una delle più alte tra i quattrocento tributi previsti, a conferma dei lauti proventi ricavati dai frati.

Nel seguente secolo XV la casa degli Umiliati di Mirasole non riesce a sottrarsi al generale fenomeno del decadimento progressivo dell'ordine, troppo ricco e troppo dedito al lusso e alla mondanità. Nel 1567 S. Carlo Borromeo presiede a Cremona il capitolo generale degli Umiliati e con l'appoggio di Papa Pio V prescrive rigide direttive per la riforma della vita religiosa e il risanamento finanziario dell'ordine. Poiché la situazione appare risanabile, e per stroncare la sorda opposizione alla riforma da parte dei più eminenti esponenti dell'ordine, Pio V pubblica nel settembre del 1570 la bolla di soppressione dell'ordine stesso.

La casa di Mirasole, con le sue proprietà e i suoi beni, fu attribuita al nuovo seminario che si stava costruendo a Milano per la formazione dei futuri sacerdoti destinati all'apostolato nei paesi svizzeri protestanti. La bolla di Papa Gregorio XIII che assegna la prepositura di Mirasole al collegio elvetico è del 1º marzo 1582.

Nel frattempo, su sollecitazione degli abitanti che si impegnano a provvedere al futuro curato con i proventi della chiesa cui aggiungeranno le elemosine delle funzioni e le libere offerte, nel 1568 si avvia l'erezione canonica della parrocchia, ben definita nel suo territorio e svincolata dalla prevostura della Pieve. Quando san Carlo arrivò personalmente per la sua visita pastorale a Opera nel giugno 1573, la parrocchia era ormai giuridicamente costruita nel senso moderno del termine. Un documento dell'epoca indica in 81 il numero delle famiglie operesi, per 402 abitanti di cui 240 adulti obbligati alla comunione e confessione annuale. Nel Settecento la Certosa di Pavia deteneva gran parte dei terreni del comune. Nel 1771 i residenti erano saliti a quota 836. Mirasole rimase per oltre due secoli proprietà del collegio elvetico, finché l'8 giugno 1797 Napoleone Bonaparte, vinti gli austriaci nella campagna d'Italia, decretò la soppressione del collegio e il passaggio della proprietà di Mirasole, con tutte le sue sostanze, all'Ospedale Maggiore di Milano, che la detiene ancor oggi. Lo stesso imperatore abolì brevemente il comune operese dal 1811 e fino alla sua caduta, aggregandolo a Locate. Una piccola nota curiosa: il giorno di festa, oggi ricordato il 29 giugno (festa della Parrocchia San Pietro e Paolo) cadeva originariamente la terza domenica di luglio. Il dolce tradizionale era la torta di pere.

FRAZIONI

Noverasco (Noverasch in dialetto milanese) è l'unica frazione del comune milanese di Opera: conta circa 1680 abitanti (2011). La frazione si trova a nord del centro comunale, al confine con il comune di Milano. È interessante notare come lo stesso toponimo latino di Opera,“Overa”, si rinviene nel nome della frazione, togliendo il suffisso “sco” solitamente caratterizzante nomi di origine preromana (come bergama–sco, crema–sco, ecc.) e togliendo un “in prepositivo” agli inizi dell'espressione “IN–OVERA–SCO”.

GROTTE DI RESCIA (Co)

  Le sette Grotte di Rescia, unite in un unico complesso agli inizi del ‘900, si snodano lungo un  percorso turistico di ca. 500 m  alle pen...