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CERTOSA DI PAVIA (Pv)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

 certosa di Pavia

chiesa di San Michele Arcangelo

In origine il primitivo luogo di culto fu costruito vicino al torrione visconteo, nella seconda metà del XV secolo. Fu un oratorio sussidiario della sopra ricordata pieve dedicata a san Genesio che ebbe dignità di parrocchia dal XVI secolo. Dell'antico edificio rimane solo la parte poi utilizzata per la zona dell'altare maggiore. In una visita pastorale successiva che il vescovo titolare di Cesarea di Bitinia Angelo Peruzzi effettuò nella diocesi di Pavia nel 1576 risultò che la parrocchia apparteneva al vicariato di Mirabello.

 chiesa di San Brizio Vescovo

La prima documentazione che testimonia l'esistenza del luogo di culto a Samperone risale al 1576 ed è rintracciabile negli atti della visita pastorale nella diocesi di Pavia che effettuò Angelo Peruzzi, vescovo titolare di Cesarea di Bitinia. In tale periodo la parrocchia apparteneva al vicariato di Mirabello.

Nel XVIII secolo, precisamente nel 1769, passò al vicariato di Marcignago. La parrocchia alla quale la chiesa appartiene risultò a lungo non avere fondi propri mentre nel 1792, dagli atti relativi allo stato delle parrocchie diocesane locali, le venne certificato un reddito pari a 392 lire.

All'inizio del XIX secolo il patronato parrocchiale era in capo alla comunità di Samperone. Alla fine del secolo, secondo quanto si desume dagli atti visitali del 1898, il vescovo di Pavia Agostino Gaetano Riboldi attestò la presenza nella parrocchia di varie associazioni e confraternite, alcune dedicate alla Sacra Famiglia, al Santo Rosario, al Santissimo Sacramento, alle Figlie di Maria e ad altre finalità legate al culto.

A partire dal XX secolo la chiesa con la sua parrocchia entrò nel vicariato di Certosa-Binasco. Dal 25 ottobre 1989 il vescovo di Pavia Giovanni Volta l'ha inserita nel vicariato V.

Chiesa di San Rocco confessore

Nel 1576 la chiesa venne citata negli atti della visita apostolica di Angelo Peruzzi ed era segnalata come appartenente al vicariato di Mirabello. 

chiesa di Sant'Apollinare Vescovo e Martire

La prima citazione che riguarda la parrocchia è rintracciabile nei documenti ecclesiastici relativi alla visita pastorale del 1460 compiuta da Amicus de Fossulanis. In tali atti fu descritta come appartenente alla circoscrizione plebana di San Genesio.

Il luogo di culto venne quindi edificato entro il XV secolo anche se non è noto il momento preciso. Un altro particolare che ci è pervenuto testimonia che le celebrazioni religiose erano affidate in quel periodo ad un monaco certosino.

In una visita pastorale successiva che il vescovo titolare di Cesarea di Bitinia Angelo Peruzzi effettuò nella diocesi di Pavia nel 1576 risultò che la parrocchia apparteneva al vicariato di Mirabello.

Nel 1769 risultò ancora legata al vicariato di Mirabello e nel 1792, dagli atti relativi allo stato delle parrocchie diocesane locali, le venne certificato un reddito pari a 590 lire.

All'inizio del XIX secolo il patronato parrocchiale era in capo alla comunità locale. Alla fine del secolo (entro il 1887) venne elevata a dignità parrocchiale e secondo quanto si desume dagli atti visitali del 1898, il vescovo di Pavia Agostino Gaetano Riboldi attestò la presenza nella parrocchia di varie associazioni e confraternite, alcune dedicate alla Sacra Famiglia, al Santo Rosario, al Santissimo Sacramento, alle Figlie di Maria e ad altre finalità legate al culto.


FRAZIONI

Cascine Calderari  è uno dei centri abitati che compongono il comune italiano di Certosa di Pavia, conta 735 abitanti. Costituì un comune autonomo fino al 1872, quando venne unito al comune di Torre del Mangano.

La località è nota fin dal 1452 come Cassina de Caldraris; apparteneva alla Campagna Soprana pavese; nel 1757 gli furono uniti gli ex comuni di Cassina Trebigliana (sec. XIV - 1757 ora Cascina Colombara) e di Uomini del Trono (sec. XIV - 1757). 
Samperone Il nome del paese deriva dal toponimo originario "Sancto Perrono" (1181)
Torre del Mangano Il toponimo «Torre del Mangano», indicato come appartenente al Barco Novo, risale al secolo XIV. Precedentemente la località era denominata Burgarum e solo nel corso del Trecento, dopo che la famiglia patriazia pavese dei Del Mangano fece fortificare con una torre (documentata dal 1302) il podere agricolo che possedevano nel luogo, prese l'attuale nome. Sempre nel corso del XIV secolo, i Del Mangano trasformarono la torre in un castello, menzionato la prima volta nel 1328. Torre del Mangano è il centro storico e la sede comunale di Certosa di Pavia, conta 3 303 abitanti. Il toponimo fu sostituito dall'attuale nel 1929, al momento dell'annessione di Torriano e Borgarello.
Torriano, Boschetto, Cascina Fiamberta, Cascina Tirogno

STORIA

Le prime tribù che s'insediarono nella Pianura padana furono i Liguri e gli Umbri, che si limitarono alla coltivazione delle poche zone fertili. Con l'avvento degli Etruschi, furono attuate opere di canalizzazione e di drenaggio mirate all'arginamento del fiume Po.
In epoca romana i terreni furono divisi secondo il metodo della centuriazione, in modo che ogni fondo avesse una superficie costante e regolare pari a circa cinquanta ettari. Tale suddivisione diede origine ad una rete di strade che correvano parallele a quella che ancora oggi collega Milano a Pavia; ne esiste ancora una che passa in adiacenza al muraglione della Certosa e giunge fino al cimitero di Borgarello.
Questi territori passarono poi sotto il dominio dei Goti, dei Longobardi (dei quali la città di Pavia fu capitale) e dei Franchi, senza perdere la loro forte identità agricola.
Successivamente i terreni vennero anche suddivisi nei primi latifondi. Intorno al 1100 il Comune di Borgarello, uno dei più potenti della zona, fece costruire un castello a pianta quadrata proprio nella comunità “in Burgari”, che corrisponde all'originario nucleo abitativo di Torre del Mangano. L'espressione “in Burgari” deriva probabilmente dal sostantivo “burgaria”, che significa brughiera e descrive la condizione del territorio a quell'epoca. Il nome di Torre del Mangano trae origine quasi certamente dalla nobile famiglia del Mangano che, in epoca comunale, possedeva il castello. Tale fortezza fu venduta nel 1397 ai monaci Certosini.

Nel 1359 Gian Galeazzo II Visconti conquistò Pavia; egli diede inizio alla costruzione del castello e del parco annesso e, con il secondo ampliamento, fece includere anche Torre del Mangano nei terreni circondati dalle mura di recinzione. Una delle porte si trovava in corrispondenza a quella che oggi è la cascina di Porta d'Agosto. Proprio a questo periodo risale anche la costruzione del canale Navigliaccio, tra Binasco e Pavia, e del monumento della Certosa, fondato nel 1396 e consacrato nel 1497. La Certosa rappresentò per il territorio una ricchezza non solo dal punto di vista religioso e culturale, ma anche economico. I monaci Certosini determinarono infatti il miglioramento della produttività agricola mediante l'uso delle marcite, che consentivano di ottenere più di un taglio d'erba l'anno, e delle “conserve”, luoghi interrati e riempiti di ghiaccio dove conservare gli alimenti.

Nei secoli si susseguirono le dominazioni straniere: Spagnoli prima, Francesi ed Austriaci poi, spadroneggiarono in questi territori fino all'unità d'Italia.
L'assetto di Torre del Mangano, dal periodo visconteo, rimase pressoché invariato fino all'ultimo dopoguerra. Era un piccolo paese: gli edifici sorgevano nelle odierne vie Case Nuove, Fratelli Cairoli, Partigiani, in Vicolo San Michele e ai lati del Viale Certosa. Le campagne circostanti davano il lavoro ad alcune famiglie, mentre coloro che non facevano i contadini erano assunti presso i Molini Certosa, la Galbani o in fonderie a Pavia.

Nel 1859 furono costruite le prime case sul viale, ma l'area adiacente al monumento rimase fortunatamente inalterata. Dietro alle mura della Certosa e vicino allo stabilimento Galbani ad est, come anche alla fine di Via Marconi ad ovest, sorgevano due fornaci che producevano mattoni.

Dal 1871 il Comune di Cascine Calderari fu soppresso e unito a quello di Torre del Mangano, che - in seguito al Regio Decreto Legge del 31 gennaio 1929 - assunse la denominazione di Certosa di Pavia e riunì anche il Comune di Torriano e il Comune di Borgarello. La nascita d'importanti industrie nelle città vicine, assieme alla strada statale che attraversa il paese unendo comodamente Milano a Pavia, determinarono un notevole accrescimento urbano; nel 1946 sorsero in Via Repubblica le prime villette e la Cademartori.

Nel 1958 Borgarello tornò ad essere comune autonomo e attualmente le frazioni di Certosa sono: Cascine Calderari, Samperone e Torriano.
Il comune fu fondato nel 1929 dall'unione dei comuni di Torre del Mangano, Torriano e Borgarello (il quale si distaccò poi nuovamente nel 1958).

SANT'ALESSIO CON VIALONE (Pv)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Oasi di Sant'Alessio

chiesa di Sant'Alessio

Dalla relazione della visita pastorale del 1576, s'apprende che l'originaria chiesa di Sant'Alessio era compresa nel vicariato di Marzano. Si sa che nel 1596 l'edificio versava in cattive condizioni e che necessitava di essere rifatto. L'attuale parrocchiale venne edificata tra il 1618 ed il 1634; i lavori di costruzione del campanile terminarono nel 1690. Nel 1751 furono eseguiti gli affreschi delle cappelle laterali, nel 1892 venne tinteggiata la facciata e, nel 1916, si ampliò il presbiterio. Infine, nel 1920 la facciata fu ridipinta.

FRAZIONI

Vialone. Vialone compare già nell'XI secolo come Vicus Alloni; successivamente fece parte forse del feudo di Sant'Alessio, nell'ambito della Campagna Sottana di Pavia. Nel 1841 il comune fu unito a Sant'Alessio.

Ca' de' Zetti.

STORIA

Noto come Sancto Alexjo fin dal XII secolo, appartenne alla nobile famiglia Canepanova di Pavia, cui fu tolto (insieme al castello) dai Beccaria nel XIV secolo. Un ramo di questa casata prese nome da Sant'Alessio, poi Beccaria di Montebello. Dopo l'estinzione di tale ramo (1629) il paese non fu più infeudato. Faceva parte della Campagna Sottana di Pavia. Nel 1512 fu saccheggiato dagli Svizzeri e nel 1527 dai Francesi. Nel XVIII secolo gli furono aggregati i piccoli comuni di Lossano e Guardabiate. Nel 1841 fu infine aggregato a Sant'Alessio anche il comune di Vialone. Nel 1863 prese il nome di Sant'Alessio con Vialone; nel 1929 fu soppresso e unito a Lardirago, ma nel 1947 riacquistò l'autonomia.


MORTARA (Pv)

 

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

palazzo municipale

fu edificato nel 1857 su progetto di Pietro Troncone; doveva completarsi nel 1862 con un progetto di Alessandro Antonelli, ma furono poste solo alcune colonne di granito. Fino al 1850 il comune aveva sede nel Palazzo Pretorio posto in piazza Silvabella.

teatro comunale Vittorio Emanuele II

edificato nel 1846 ad opera dell'architetto Celestino Braccio

Palazzo del Moro

è un edificio rinascimentale, voluto a Mortara dagli Sforza come casino di caccia nel terzo quarto del '400, opera di "Messer Gualtieri di Candia", collaboratore lombardo di Leonardo da Vinci e autore, tra le altre, della "stanza nigra" nel Castello visconteo-sforzesco di Milano. Passato attraverso molti rimaneggiamenti, è stato recentemente restaurato, riconquistando splendore e nuova funzionalità con una funzione di vetrina territoriale. Il Palazzo ospita un’ampia sede espositiva d'arte e dispone di sala convegni, laboratorio d'arte, caffetteria, ristorante, bottega del tipico. L'edificio, di proprietà del Comune di Mortara, è affidato all'Associazione no profit Leonardo che ne gestisce le attività in simbiosi con Palazzo del Moro S.r.l.

Il Palazzo offre proposte culturali d'arte, integrate dai must delle offerte territoriali. Tra queste spiccano gemme come il primo esempio di romanico lombardo nella storia dell'arte nazionale, il favoloso patrimonio del gusto delle terre del riso, una gamma di sorprendenti "paesaggi d'acqua e verdi", cicli di affreschi romanici di eccezionale qualità.


Palazzo Cambieri

storico edificio oggi sede di numerosi servizi al cittadino


Palazzo Lateranense

un tempo convento, fu sede del Regio Ginnasio e poi delle due Scuole Medie Statali Luigi Travelli e Giovanni Josti. La struttura conserva la sua forma originaria, con il cortile interno a pianta quadrata e ad arcate, anche se ha subito pesanti manomissioni durante il XX secolo. Il 17 marzo 1849 ospitò il re Carlo Alberto, proprio tre giorni prima della Battaglia di Mortara. Versa in precario stato di conservazione

chiesa di San Cassiano location per eventi

Nel 1805 fu chiusa e ceduta a privati che la adattarono nel 1884 a sede della Società Ginnastica “La Costanza”; nel corso dei decenni subì vari rimaneggiamenti per adattarla all’uso sportivo, che non cancellarono però la struttura settecentesca e talvolta riportarono alla luce pregevoli particolari architettonici. E’ il caso di una elegante finestra monofora in terra cotta del secolo XVI, messa in evidenza dai restauri del 1927, ora visibile nella parete laterale dell’edificio.Nel 2000 la Società “La Costanza” ha venduto la chiesa e l’area adiacente agli attuali proprietari, che hanno operato un restauro volto al recupero conservativo delle strutture originarie.E’ così tornato alla luce uno splendido affresco quattrocentesco nella zona dell’abside, alla base di un soffitto a costoloni in cotto, che ne rivela tutta l’origine romanica; all’interno della navata centrale, è visibile ora il frammento di un altro pregevole affresco, mentre la facciata interna ha rivelato l’esistenza di un rosone medievale, chiuso e sostituito dall’ampio finestrone centrale durante i rifacimenti settecenteschi.

collegiata basilica di San Lorenzo 

(1375-1380), si affaccia in piazza Monsignor Dughera, alle spalle del municipio. Conserva opere pittoriche e scultoree dei secoli XV, XVI e XVII

 abbazia di Santa Croce

Chiesa legata ai mortariensi, con l'annesso coevo Palazzo Lateranense. Il complesso abbaziale, costituito dalla chiesa e dall'annesso palazzo lateranense, sorse dopo la distruzione del cenobio dell'ordine mortariense, che si trovava al di fuori delle mura della città. I canonici lateranensi, nei quali erano confluiti i mortariensi, ottennero la ricostruzione di un edificio di culto con annesso monastero, all'interno delle mura. Il palazzo laternanese fu edificato come monastero nel 1573, dopo che i canonici laternanesi furono costretti a lasciare l'antico cenobio mortariense extramurario.

Il disegno della chiesa è opera di Pellegrino Tibaldi (1527-1596). La facciata fu realizzata parzialmente e venne completata solo nel 1957. I restauri degli anni 1960 hanno modificato la struttura originale interna dell'edificio. Altri interventi sono avvenuti più recentemente e l'altare maggiore è stato rinnovato agli inizi del XXI secolo.

chiesa di san Carlo

 

ospita le reliquie di santa Veneranda, eretta per voto nel 1633.


abbazia di Sant'Albino

La storia dell'abbazia resta indissolubilmente legata alla battaglia combattuta nelle sue più immediate vicinanze nel 773 tra i Longobardi e l'esercito franco di Carlo Magno e si confonde con gli echi leggendari delle gesta dei due paladini franchi Amico e Amelio, scudieri di Carlo Magno, periti proprio nel corso di quella battaglia. Di loro si narra che, pur essendo stati inumati in due loculi separati, furono ritrovati nello stesso sepolcro. Le cronache narrano che in antichità vi sarebbe stata nell'area abbaziale una pieve dedicata a Sant'Eusebio di Vercelli, fondata da Carlo Magno stesso ; sembra che il vescovo Sant'Albino Alcuino fondò qui un monastero, presso cui ordinava diaconi e sacerdoti suoi discepoli. Per omaggiare il maestro, gli allievi dedicarono il monastero a Sant'Albino di Angers, vescovo morto nel 550. Dalla dedica del monastero si passò dal titolo di Pieve di Sant'Eusebio a quello di Abbazia di Sant'Albino.

Il monastero attiguo si ispirava alla regola del monastero di Tours, di cui Albino Alcuino era abate; successivamente praticò la regola di Sant'Agostino, per questo i monaci erano detti Canonici regolari.

Il sedime dell'abbazia sorge su un terreno ricco di tombe, che era detto Badia; il complesso fu ricostruito nell'XI secolo e il campanile fu abbattuto nel 1253 e ricostruito nel XIII secolo. Nel 1263, per volere del papa Urbano IV, il preposto della chiesa fu chiamato a cooperare nella riforma del monastero di Breme. Il monastero andò in decadenza a partire dal 1290 e solo la prepositura sopravvisse per qualche tempo.

Papa Pio II convertì i beni del monastero in Commenda entro il quadriennio 1458-1462 e il Commendatario ebbe il titolo di Prevosto.

Nel 1540 la chiesa fu ricostruita per volere dell'abate Pietro Antonio Birago, che fece aggiungere il portico a colonne, i medaglioni dei santi Amico e Amelio e il suo stemma gentilizio in una lapide ancora oggi visibile. Nel cortile del cascinale annesso alla chiesa (un tempo "ospitale" per i pellegrini che numerosi transitavano lungo la via Francigena) troviamo una finestra ogivale trecentesca decorata con formelle di cotto.

Nel 1578 fu visitata da San Carlo Borromeo.

Nel 1928, a seguito di restauri all'altare, furono trovati due loculi contenenti ossa umane e alcune medaglie che, secondo le antiche scritture, potrebbero appartenere ai SS. Amico e Amelio. Le ossa rimasero ancora murate per circa settanta anni sotto l'altare e furono riportate alla luce durante i restauri del 1999 per sottoporle all'esame al carbonio-14. Esso fu eseguito a Cambridge (Massachusetts) e le datò intorno all'anno Mille. Le ossa furono definitivamente raccolte in una nuova urna deposta nell'abbazia.

Esisteva una chiesa gemella a quella di Sant'Albino, distante da essa 100 passi: la chiesa di san Pietro fu originariamente edificata da Carlo Magno per riporvi il corpo di Sant'Amelio. Nel 1575 risultava abbandonata e fu san Carlo Borromeo ad ordinare l'abbattimento dell'altare. Le notizie sulla chiesa gemella scomparvero nel XVIII secolo.


Santuario di Santa Maria del Campo

L'edificio esisteva già nel 1145, ma della costruzione originaria rimangono solo alcuni frammenti murari nelle colonne e nel tiburio; l'antica chiesa era dedicata a Santa Maria della Pertica, probabilmente per l'usanza degli antichi longobardi di issare lunghi pali in prossimità delle sepolture. Dopo il XV secolo, l'edificio incontrò un periodo di decadenza, tanto che nel 1574 Paolo III lo aggregò al convento domenicano di san Pietro Martire, in Vigevano. Fu meta di numerosi pellegrinaggi, soprattutto durante i periodi di calamità e si attestano anche diverse guarigioni miracolose. Nel 1658 l'edificio fu utilizzato come ospedale di guerra durante l'assedio da parte di Francesco I, duca di Modena. Illustri pellegrini del santuario furono frate Antonio Michele Ghisleri, poi papa Pio V e san Carlo Borromeo. Dal 1780 è alle dipendenze della abbazia di Santa Croce in Mortara. I primi restauri dell'epoca moderna furono eseguiti nel 1915 e nel 1916, a cura dell'architetto Ambrogio Annoni e del dottor Francesco Pezza. Negli anni novanta del secolo scorso furono ultimati degli importanti interventi, che hanno riportato l'edificio all'antico splendore.


Chiesa di san Gaudenzio o della Santissima Trinità

 

annessa alla Casa Madre delle Suore Missionarie dell'Immacolata Regina della Pace


santuario di Sant'Antonio da Padova

aperto al culto nel 1927 ed annesso all'ex-convento dei frati francescani


Chiesa di San Dionigi

edificata prima del 1300 nelle vicinanze della Basilica di San Lorenzo; fu sede di una confraternita e oggi è in rovina e sconsacrata


Chiesa della Beata Vergine del Rosario

a Casoni di Sant'Albino: il vescovo di Vigevano Pietro De Gaudenzi istituì la chiesa in vicecura il 31 dicembre 1878; questa diventerà rettoria il 1º luglio 1948 con il vescovo Antonio Picconi.


SAGRE

A Mortara si tiene l'ultima domenica di settembre la "Sagra del salame d'oca" (dalla popolazione chiamata anche "Sagra dell'Oca"), con eventi che si svolgono durante tutta la seconda metà del mese e con un corteo storico seguito dal Palio disputato dalle sette contrade storiche. Ha luogo l'ultima domenica di settembre. Durante la sagra è possibile mangiare prodotti d'oca, tutti rigorosamente locali


FRAZIONI

Casoni di Sant'Albino: In questa frazione è situata la chiesa della Beata Vergine del Rosario. Inoltre fino al 1177 ci fu una chiesetta campestre dedicata a Santa Maria delle Barze, anno in cui si discusse per la sua autonomia.

Gualina: In questa piccola frazione di Mortara (circa un centinaio di abitanti), è presente una piccola chiesetta del 1900, dedicata alla Beata Vergine della Bozzola.

Molino Faenza: Il nome di questa frazione è legato al mulino che la contiene, edificato attorno al 1930. Ad oggi in vendita, questo edificio è rimasto completamente abbandonato dal momento in cui venne chiuso. Sebbene le macchine per macinare e l'edificio che le contiene sono dei primi anni '30, un camino su un altro edificio al centro della struttura, riporta la scritta 1856... Si presume quindi che la struttura sia più antica.

Madonna del Campo: La frazione trae il nome dal piccolo santuario situato all'interno di essa. La chiesa è molto antica ed esisteva già nel 1145 con il nome di Santa Maria della Pertica (dalla tradizione degli antichi longobardi di issare dei pali sormontati da colombi di legno in ricordo dei loro morti). Di quell’epoca rimangono, però, pochissime tracce.

Medaglia.


STORIA

Secondo la tradizione, la città fu fondata attorno al VII sec. a.C. da popolazioni celtiche su un luogo più asciutto e salubre delle paludi circostanti. Alcuni storici locali, tra i quali il Pezza, fanno risalire il reticolo di stradine ortogonali intorno all'attuale via Roma, a un abitato di epoca romana sviluppato sulla pianta di un antico castrum. Tuttavia l'unico elemento storicamente certo sulle vicende antiche del luogo, è dato dalla pietra miliare attualmente conservata presso l'ingresso laterale della Chiesa di S. Lorenzo.

Nel Medioevo la città apparteneva alla contea di Lomello. Il 12 ottobre 773 fu teatro di un cruento scontro tra l'esercito di Carlo Magno ed i longobardi di Desiderio e, da leggenda, ne derivò probabilmente il toponimo Mortara (da Mortis Ara, l'altare dei morti). Altre fonti attribuiscono il toponimo all'esistenza di un altare, dedicato al dio Marte.

Nel 1164 Federico I la sottopose al dominio di Pavia, e Mortara divenne sede di podesteria. Passò in seguito sotto il dominio milanese, prima dei Visconti e poi degli Sforza e divenne luogo di caccia e di svago per la corte ducale. Gian Galeazzo Visconti concesse al borgo l'autorizzazione per cambiare il proprio nome in Beldiporto, denominazione che mantenne fino al 1402. Sotto gli Sforza fu feudo personale di Ludovico il Moro.

Caduti gli Sforza nel 1499, divenne signoria di Gian Giacomo Trivulzio e poi di Obicino Caccia; al ritorno degli Sforza, venne infeudata a Matteo Beccaria di San Gaudenzio, che non lasciò discendenza maschile; la signoria fu dunque concessa a Cristina di Danimarca. Dopo essere ritornata libera tra il 1580 e il 1613, sotto il governo spagnolo (1535-1706) Mortara divenne marchesato, attribuito al governatore spagnolo Rodrigo Orozco e rimase in possesso dei suoi discendenti fino al 1706, anno del definitivo affrancamento. In quest'epoca Mortara divenne un'importante piazzaforte a difesa dei confini occidentali del ducato milanese.

Nel 1707 Vittorio Amedeo II di Savoia conquistò Mortara, elevandola al rango di città regia (affrancata dunque dal feudalesimo) e di capoluogo della provincia di Lomellina. Questi importanti cambiamenti vennero ratificati con il trattato di Utrecht nel 1713. La città mantenne questo ruolo fino al 1860, arricchendosi di palazzi e costruzioni ottocentesche quali il Palazzo comunale (1857) ed il Teatro dedicato a Vittorio Emanuele II (1845).

Nel 1849 vi si svolse la Battaglia di Mortara. Con l'Unità d'Italia (Decreto Rattazzi del 1859) fu assegnata alla provincia di Pavia come capoluogo del circondario della Lomellina.

La città possedeva un castello, edificato probabilmente prima del dominio longobardo, cinto da mura e circondato da un fossato. La fortezza sorgeva nella zona dell'attuale santuario di sant'Antonio, dove si trovava la chiesa dedicata a Santa Maria di Castello e si estendeva per una vasta porzione, fino a toccare piazza Silvabella. Nel XV secolo il castello versava in precarie condizioni e fu via via demolito; il materiale venne recuperato per ampliare i bastioni della città. Una lunga via sotterranea metteva in comunicazione la rocca con alcuni avamposti, situati in posizioni strategiche della cinta muraria. Probabili resti del castello, inglobati in cortili e case private, sono tutt'oggi esistenti.

SAN ZENONE (Pv)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Castello de' Herra'
un edificio costruito intorno al 1580 sui ruderi di una rocca preesistente, interamente rimaneggiato nel 1700, dove si ammirano una bellissima scala a fuso, una grande sala e buona parte degli uffici comunali affrescati in stile barocco\rococo' (negli anni '20, purtroppo, è stato eliminato il fossato ed il ponte levatoio per far posto alla nuova sede della strada principale, ora ne rimangono solo le vestigia nel parco attorno al Palazzo municipale). Oltre agli uffici comunali, il castello ospita: l'ambulatorio medico, la scuola materna, la posta, la biblioteca comunale, la sede della Protezione civile, quella della Pro loco ed un piccolo museo dedicato a Gianni Brera (a cura della Biblioteca Comunale)


Chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo 

Complesso religioso situato all'incrocio tra le vie Luigi Ponti e Colombara, costituito dalla chiesa a tre navate con abside semicircolare e cappella secentesca sul lato sinistro, campanile e canonica sul lato destro. Antistante l'ingresso della chiesa si apre un'esedra che delimita lo spazio che doveva essere del sagrato, oggi utilizzato come parcheggio e via di passaggio.


STORIA

Appare nel XII secolo come Sancto Zenono; faceva parte della Campagna Sottana pavese, e precisamente, dal XV secolo, della squadra (podesteria) del Vicariato di Belgioioso (che aveva per capoluogo Corteolona). Nel Trecento, il castello di San Zenone era di proprietà della famiglia de da Codallo ed era dotato di ricetto. Infeudato sul finire del XV secolo ad Ercole d'Este degli Este di San Martino, ramo cadetto della casa ducale ferrarese degli Estensi. Questi si estinsero nel 1752 ed il feudo passò nel 1757 ai loro eredi, i principi Barbiano di Belgioioso. Nel 1863 prese il nome di San Zenone al Po.

GROTTE DI RESCIA (Co)

  Le sette Grotte di Rescia, unite in un unico complesso agli inizi del ‘900, si snodano lungo un  percorso turistico di ca. 500 m  alle pen...