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CASTELLO VISCONTI DI SAN VITO

 

 
Posta su una importante via di comunicazione tra Milano e il Verbano (la "Mediolanum-Verbanus" che portava da Milano a Sesto e poi all'antica Stazzona), Somma con ogni probabilità era munita di fortificazioni sin dall'alto medioevo.

Molti indizi lasciano supporre che in epoca medievale, oltre al castello Visconti, esistessero altri fortilizi. Se alcuni dubbi permangono nell'attribuire le rovine del monte Sordo, a nord-ovest del paese, a una fortificazione, è documentata la presenza in loco di un ospedale fondato nel sec. XII ed è provata l'esistenza di un altro castello al centro del paese. L'abitato di Somma era poi protetto da una cinta di mura con diverse porte di accesso, tutte abbattute sul finire del'700.
Nei sec. XI e XII, la signoria di Somma era di pertinenza del monastero di San Simpliciano di Milano, che nell'881 ereditò i beni del nobile possidente sommese Guilizione, come testimonia una lapide murata nella stessa chiesa.
Nel 1251 il castello di Somma è abitato da Pietro Visconti, che nel 1288 dividerà le proprietà e i diritti di sua spettanza con i nipoti Matteo e Uberto. A Uberto pervennero i beni di Somma, che rimasero per successione ereditaria ai suoi discendenti. Il nipote di Uberto, il milite Antonio figlio di Vercellino, all'inizio del quattrocento ppossedeva il castello di Somma e quello di Cislago. Nel 1420 fu signore di Somma Giovan Battista, figlio di Antonio. All'epoca della Repubblica Ambrosiana, Guido e Francesco, figli di Giovan Battista, abbandonarono Milano e si ritirarono nel castello di Somma. Francesco Sforza nominò Francesco governatore di Cremona (1453) e Guido governatore di Genova (1446). A loro si deve l'ampliamento e la trasformazione del castello.
Venne demolita l'antica chiesa di S. Agnese che sorgeva nei pressi del fossato e ricostruita dove si trova ora. Nel 1473 il castello e il borgo di Somma vennero divisi tra i due fratelli Visconti : al fratello maggiore, Francesco, da cui discenderanno i Visconti di San Vito, spettò la parte rinnovata del Castello e la parte nord del borgo; a Guido, da cui discenderanno i Visconti di Modrone, la parte più antica e la parte bassa di Somma.
Riunite le proprietà negli anni '50 dal marchese don Alberto Visconti di San Vito, il castello si presenta oggi come un grande quadrilatero al cui interno sono racchiusi tre corpi sviluppati intorno a tre ampi cortili con porticati e ciascuno con ingresso indipendente.
All'interno, le stanze conservano l'aspetto originario.
Al piano terra si può ammirare l'ingresso detto sala del rame, la sala da pranzo e il sontuoso salotto, con il camino affrescato dalla leggenda di Prometeo e, alle pareti, i ritratti dei Visconti che governarono Milano. Un imponente scalone conduce alle sale del piano nobile, dove si può ammirare un prezioso ciclo di affreschi cinquecenteschi attribuito ai Procaccini, forse dono di nozze del cardinale Taverna alla nipote Margherita e al suo sposo Ermes Visconti.
Il salone centrale introduce alla “sala delle stagioni” riservata alla collezione di piatti da barba, una raccolta unica, originale e, molto probabilmente, la più fornita al mondo, composta com'è da quasi 500 pezzi di ogni materiale, foggia, provenienza e colore. Il piatto da barba, che un servitore sosteneva sotto il mento del signore mentre il barbiere lo rasava, serviva per recuperare gli inevitabili residui del rito mattutino. Autore della bizzarra collezione fu Carlo Ermes Visconti, uomo colto e illuminato vissuto nell'Ottocento che fu l'artefice di un'altra raccolta esposta nel castello: quella di 155 pezzi fittili e 200 monili appartenuti alla civiltà di Golasecca, importante insediamento archeologico fiorito a pochi chilometri di distanza da Somma Lombardo tra il nono e il quinto secolo avanti Cristo. Interessanti anche la collezione ornitologica con 360 uccelli imbalsamati e quella di armi e armature spagnole cinquecentesche.
Dal salone centrale si accede alla piccola e graziosissima cappella, impreziosita da una bellissima pala centrale, da una Madonna su tavola di legno di scuola ferrarese e da un prezioso reliquario ligneo del 1574.
Nell'ala opposta del castello il ciclo degli affreschi prosegue con le rappresentazioni delle attività o delle età dell'uomo. Accanto alla stanza delle vanità, così chiamata per la nudità femminile velata da un rimaneggiamento successivo che troneggia sul camino, troviamo la camera del papa, ovvero di Gregorio XIV, nato proprio in questo castello da Francesco e Anna Visconti l'11 febbraio 1535. Notevole anche la torre, dove si trova una delle sale più sontuose di tutto il maniero. Si tratta della camera reale, dove troneggia un imponente letto ligneo del Seicento corredato da colonne tortili di gusto manierista. Tutto intorno è un trionfo di ricchi arredi e di dipinti che ritraggono i componenti della famiglia Visconti di San Vito. La camera era destinata ai reali d'Italia, che talora soggiornavano nel castello sommese per guidare manovre militari o dedicarsi alle battute di caccia. Interessante anche la camera da letto in cui i Visconti di San Vito dormirono fino alla fine del secolo scorso. Un'ultima sala è dedicata alla figura del conte Gabrio Casati, legato per parentela ai nobili di Somma. Stampe, quadri, fotografie ricordano la sua figura di stimato uomo politico, che partecipò ai moti risorgimentali e fu a capo del governo provvisorio della Lombardia, istituito nel 1848 in seguito alle Cinque giornate. Qui è conservata la raccolta originale delle firme dei milanesi che ne riconobbero l'autorità. Dal 1853 al 1860 Casati ricoprì la carica di ministro della pubblica istruzione, facendosi ricordare per il famoso decreto (la legge Casati, appunto) che stabiliva l'obbligo di istruzione elementare per tutti i bambini. Bisogna inoltre ricordare la Biblioteca con i suoi 30.000 volumi e la Cappella consacrata alla Vergine dove si ammira una pala del Cerano con l'Apparizione dell'Angelo a Maria.
Dopo la scomparsa nel 1997 dell'ultimo discendente dei Visconti di San Vito, il castello è attualmente gestito dalla Fondazione Visconti di San Vito, presieduta da Gaetano Galeone, che ne promuove e valorizza la conoscenza e lo studio.
Piazza Scipione Publio Cornelio, 2, 21019 Somma Lombardo VA
Telefono 0331/256337
Orario visite guidate:
da Aprile a Ottobre tutti i sabato, domeniche e festivi
dalle 10:00 alle 11:30
e dalle 14:30 alle 18:00

PARCO E MUSEO DEL VOLO VOLANDIA

 Il Parco e Museo del Volo di Volandia è il più grande museo aeronautico italiano, nonché uno dei maggiori a livello europeo, con oltre 100 velivoli su una superficie complessiva che supera i 250.000 m², 60.000 m² dei quali al coperto. Il museo, situato a Somma Lombardo e adiacente all'Aeroporto di Milano-Malpensa, si sviluppa negli edifici delle storiche Officine Aeronautiche Caproni 1910.

Dalla sua fondazione, avvenuta nel 2010, il parco-museo si è arricchito di numerose collezioni e del Museo Flaminio Bertoni, spazio dedicato al genio e alle creazioni del designer varesino; ospita inoltre la Collezione Bertone, che raccoglie alcune tra le autovetture più celebri disegnate dalla carrozzeria torinese.
Durante un convegno tenutosi presso il Castello Visconti di San Vito, a Somma Lombardo, l'11 novembre 2006, fu lanciato il progetto per la realizzazione di un grande museo dell'aeronautica da realizzarsi presso le ex Officine Caproni site a Vizzola Ticino (VA). Tale museo avrebbe dovuto ricordare la storia aeronautica delle industrie lombarde, come Caproni, SIAI-Marchetti di Sesto Calende, Aermacchi, Agusta, e della provincia di Varese. La sede prescelta si trovava nelle vicinanze dell'aeroporto di Milano-Malpensa, ed era facilmente raggiungibile da Milano. All'iniziativa ideata e proposta da Marco Reguzzoni, aderirono Amedeo Caporaletti, il Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia Ettore Albertoni, numerosi sindaci, e manager dell'industria aeronautica come Carmelo Cosentino (CEO di Alenia Aermacchi) e Giuseppe orsi (CEO di Agusta Westland), la contessa Maria Fede Caproni, il Conte Umberto e numerosi esponenti della famiglia Caproni e l'Aeronautica Militare Italiana. Fu costituita la Fondazione Museo dell'Aeronautica, di cui divenne presidente Reguzzoni, che provvide ad acquistare da AgustaWesland l'area delle ex officine Caproni, comprendenti magazzini e uffici. La realizzazione fu portata avanti con un impegno sottoscritto dalla Regione Lombardia, dalla provincia di Varese, e dai sindaci dei comuni di Cardano al Campo, Ferno, Lonate Pozzolo, Gallarate, Samarate, Somma Lombardo, Varese e Vizzola Ticino, e vennero messi a disposizione 9 milioni di euro sui 19 complessivamente necessari: la restante parte fu trovata sul mercato grazie al business plan basato sugli introiti da biglietti e sul lavoro di oltre 200 volontari.
Il Parco e Museo di Volandia venne aperto ufficialmente al pubblico l’8 maggio 2010. Già nel suo primo anno di vita, Volandia poteva contare su un patrimonio museale di oltre 30 velivoli ed un migliaio di modellini in esposizione
Nel 2012, a seguito dell’acquisizione di svariati modelli, tra cui il bimotore americano Douglas DC-3, venne inaugurata una nuova area espositiva di 4000 m² dedicata all’aviazione civile. Il Douglas DC-3 di Volandia è l’unico esemplare funzionante esposto al pubblico in Italia[3]. Dal 2018 il museo ospita anche la collezione Bertone, un patrimonio composto da 76 vetture e comprendente veicoli di grande importanza come le Lamborghini Miura, Espada e Countach, una Lancia Stratos stradale, una Alfa Romeo Giulia SS, una Alfa Romeo Giulia Sprint, una Montréal e numerosi prototipi disegnati da Nuccio Bertone. Le automobili della carrozzeria torinese si aggiungono alle opere d’arte, alle autovetture e ai bozzetti di Flaminio Bertoni, altro celebre designer e artista italiano.
L’8 aprile 2017 venne inaugurato il Douglas DC-9 presidenziale, aereo sul quale viaggiarono numerosi Capi di Stato e di governo, tra cui il Presidente della Repubblica Sandro Pertini e Papa Giovanni Paolo II. Nel 2018 fu donato al parco-museo l’MD-80 I-Smel, primo esemplare di MD-80 della flotta Meridiana, oggi Air Italy[4].
Nel 2019, in occasione del cinquantesimo anniversario del primo allunaggio, Volandia ha presentato, con la partecipazione dell’astronauta Paolo Nespoli, il nuovo padiglione dell'Astronomia e dello Spazio. Sempre nel 2019, durante il: "Linate Air Show" del 12 e 13 ottobre, Volandia ha esposto uno Yakovlev Yak-40 completamente restaurato, che ha trovato collocazione nell'area esterna del parco-museo[5].
Il 25 gennaio 2020 è giunto a Volandia un Lockheed F-104 Starfighter. L'esemplare, proveniente dal Luftwaffenmuseum di Berlino, è stato inaugurato ufficialmente l'8 febbraio 2020. Dal 4 luglio 2020 è conservato a Volandia anche il secondo prototipo dell'addestratore avanzato Aermacchi M-346 Master. Prima dell'esposizione, il velivolo stazionerà all'interno dell'officina di Volandia fino al completamento delle operazioni di assemblaggio
L'intento iniziale del museo era quello di far conoscere la storia dell'aeronautica, con particolare attenzione alle aziende che hanno fatto la storia del volo in Italia, come la Caproni, l'Agusta, l'Aermacchi e la SIAI-Marchetti, tutte con sede nella Provincia di Varese. Con l’acquisizione delle collezioni Bertoni e Bertone, che si focalizzano sull’automobile, il museo ha assunto l’attitudine a spaziare sul mondo dei trasporti in generale
Il patrimonio museale aeronautico di Volandia approfondisce tutte le principali tematiche connesse al volo ad alla fissa e ad ala rotante, dall’aviazione civile a quella militare. Di notevole pregio e dimensione è anche il patrimonio elicotteristico.
Il museo conserva ed espone alcuni dei modelli più iconici della storia dell’aeronautica italiana, tra cui il pioneristico Caproni Ca.1, primo aeromobile a decollare dalla brughiera di Malpensa. Al periodo del consolidamento dell’arma aerea appartengono il Caproni Ca.18 (primo aereo di concezione nazionale ad equipaggiare interamente una squadriglia italiana) e il Caproni Ca.113, uno dei più celebri aerei acrobatici degli anni tra le due guerre. L’era del motore a reazione è riproposta attraverso il Fiat G.91 (primo aereo italiano ad equipaggiare le Frecce Tricolori), l’AMX Ghibli, gli addestratori MB-326 e MB-339, i 3 prototipi di SIAI-Marchetti S-211 e l'addestratore avanzato Aermacchi M-346 Master, prodotto di punta della divisione velivoli di Leonardo. Numerosi anche gli esemplari di progettazione non italiana, come i MiG-15 e MiG-21, gli F-84F, F-86K e F-104G, il Jet Provost e il DH.100 Vampire.
La storia e lo sviluppo dell’aviazione commerciale sono rappresentati dagli esemplari di Douglas DC-3 Dakota, McDonnell Douglas MD-80 e Fokker F27, aeromobili di maggior successo commerciale delle rispettive epoche. Di significativo valore storico è il Douglas DC-9 della Presidenza della Repubblica italiana. Su questo aeromobile, in forza al 31º Stormo dell’Aeronautica Militare, viaggiarono il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, Papa Giovanni Paolo II e altri Capi di Stato e di governo. L’aereo trasportò inoltre, dall’aeroporto di Bologna a quello di Parigi, il feretro del campione di Formula 1 Ayrton Senna, tragicamente scomparso in seguito ad un incidente nel Gran Premio di San Marino 1994[8]. Dal 2019, nell'area esterna di Volandia è presente anche un esemplare del trimotore a getto Yakovlev Yak-40.
Nella sezione del museo dedicata all’ala rotante sono conservati elicotteri italiani e stranieri. Una particolare attenzione è riservata ai modelli di casa Agusta. Tra questi, l'AB.47 G3B1, in forza all’Arma dei Carabinieri dal 1966 al 1977, l’A.109 A-II, che permise alla Guardia di Finanza di conseguire per la prima volta la capacità operativa notturna, un AgustaWestland AW129 "Mangusta" dell'Aviazione dell'Esercito, l’AW139 e gli AB.204 e AB.206-A1. Uno spazio ad hoc è riservato al convertiplano AgustaWestland AW609, velivolo progettato e costruito per ottenere una sintesi efficace tra la versatilità operativa dell’elicottero e i vantaggi propri dell’aeroplano.
Acquistata dall’Automotoclub Storico Italiano nel 2015, dal 2018 la Collezione Bertone è conservata nell'omonimo padiglione di Volanda. La collezione comprende 76 automobili - oltre ad una motocicletta e una bicicletta - disegnate dal designer torinese Nuccio Bertone e dai suoi collaboratori. Fra i modelli esposti, una Lamborghini Miura S del 1967, un’Alfa Romeo Giulia SS del 1963 e la Lancia Stratos HF, protagonista di una straordinaria serie di successi sportivi. Di notevole interesse anche i prototipi come la Porsche Karisma, la Ferrari 308 GT4 Rainbow, l’Aston Martin Rapid Jet, le due Jaguar PU99 e la Bertone Birusa.
Il Museo Flaminio Bertoni raggruppa gran parte della produzione creativa ed intellettuale del designer varesino, considerato uno dei più grandi stilisti dell’auto di sempre. Oltre alle tre più celebri vetture disegnate da Bertoni (la Citroën Traction Avant del 1934, la Citroën 2CV del 1948 e la Citroën DS del 1955), il museo comprende anche numerose sculture e bozzetti dell’artista.
La Collezione Piazzai riunisce più di 1200 modelli in scala che ripercorrono la storia dell’aeronautica mondiale dagli albori del volo pionieristico agli aeromobili di più recente progettazione.

LA PIRAMIDE GEODETICA a Somma Lombardo (Va)

 

UNA MISURAZIONE "SCIENTIFICA" PER IL TERRITORIO MILANESE.

Agli inizi del 1700 si faceva sempre più forte l'esigenza di riprodurre i territori con sempre maggiore esattezza. Le mappe e le cartografie fino a questo periodo venivano realizzate senza veri e propri strumenti scientifici, e quindi soggette a pesanti aberrazioni, che avevano ripercussioni di varia natura, in particolare economiche. Possedere una carta topografica affidabile dei propri confini e delle proprietà divenne quindi per i regnanti un'esigenza sempre più concreta. Il territorio Sommese all'epoca era sotto la dominazione austriaca, che commissionò la realizzazione di una mappa fedele dei territori del Milanese e del Mantovano. La costruzione di questa carta, successivamente chiamata " del Milanese e Mantovano" realizzata secondo metodi scientifici di triangolazione, è un primo episodio di restituzione grafica moderna, e vera e propria pietra miliare della storia della cartografia. La nostra piramide geodetica è concreta testimonianza di questo processo, e per questo importante monumento non solo del nostro territorio ma dell'intera comunità scientifica.
Nel 1773 il principe Von Kaunitz, Cancelliere di "Corte e Stato" a Vienna, la capitale dell'Impero Asburgico, decide di dotare i domini in territorio italiano ( Milanese e Mantovano) di una moderna carta topografica che ne delineasse in maniera precisa i confini e i riferimenti. Nella previsione di costruire questa carta, che sarebbe stata redatta con metodi scientifici ( la prima in Italia), furono incaricati tre illustri personaggi: Barnaba Oriani, An gelo de Cesaris e Francesco Reggio. Si tratta di tre ex gesuiti ( la compagnia del Gesù fu soppressa nel 1773 da Papa Clemente XIV) che proseguirono la loro insostituibile opera scientifica presso l'osservatorio astronomico di Brera a Milano ( voluto proprio dai Gesuiti qualche anno prima la soppressione dell'ordine). I tre astronomi, dopo un lungo viaggio per mezza Europa a raccogliere le informazioni sui più moderni metodi di misurazione, avrebbero intrapreso una campagna di misurazioni proprio sul territorio tra Somma, Lonate e Ferno. Qui avrebbero individuato tre riferimenti precisi, e creato una "base" sulla quale sviluppare tutti i triangoli che, grazie alla trigonometria, avrebbero permesso di rendere esattamente misurabile tutta la superficie del territorio Lombardo. I tre arrivarono a Lonate Pozzolo il 17 maggio 1788. Il primo riferimento che scelsero fu il campanile della chiesa di Nosate sul quale salirono qualche mattina dopo il loro arrivo. Dalla cima del campanile non era possibile vedere il campanile di Somma a causa della presenza di alcuni alberi. Pertanto si scelse come riferimento l'abside della chiesa di S. Stefano in Mezzana. Su questa linea immaginaria furono innalzati pali di riferimento e si iniziò per la prima volta con una misurazione scientifica del territorio.
LA MISURAZIONE DELLA BASE DI SOMMA LOMBARDO
Il teorema di riferimento che i tre astronomi utilizzarono come base della propria attività è quello che "in un un triangolo qualsiasi, dato un lato e la misura dei due angoli adiacenti, è possibile ricavare la misura degli altri due lati". Applicando questo teorema sul triangolo di riferimento preso sul territorio, derivò la fondamentale importanza di misurare con la massima precisione il riferimento della base sommese. I tre astronomi, nella relazione finale, racconteranno come fecero: " al termine della base si costruì fino a fiore di terra un pilasto, che porta scolpito in ottone il punto di limite avuta la cautela di lasciare per ogni evento un altro segnale nascosto... Gli estremi della base ed i campanili di Busto, Soma e di Nossate e di altri luoghi si legarono vicendevolmente determinandone gli angoli. Con che si cominciò l'altra parte dell'operazione geografica formata dalla serie dei triangoli da estendersi a tutto lo stato."
Sulla linea immaginaria che collega il campanile di Nosate al coro della chiesa di S. Stefano, furono piantati dei pali ( 10 ogni 2/3 di miglio) la cui posizione fu stabilita grazie all'ausilio di un "inglese teodolite". Questa fase di lavoro durò 8 giorni. Per altri 20 giorni circa mediante pertiche di acciaio poste su cavalletti in legno furono fatte tutte le misurazioni dell'intero percorso secondo un andamento rigorosamente rettilineo. Durante questi lavori furono lasciati numerosi segnali lasciati come riferimenti e a ricordo di questa fatica. Nel 1833, riconosciuta la storicità dell'evento, e la sua importanza di natura scientifica, il Governo Austriaco decise di porre alle estremità della base una piramide monumentale di granito il cui vertice corrispondesse ai due punti trigonometrici. In questa fase, passati ormai parecchi anni dall'esecuzione dei rilievi, non fu facile trovare i punti esatti.
LA PIRAMIDE DI SOMMA
Il monumento attuale come detto, non è l'originale riferimento utilizzato dagli astronomi, ma è il monumento successivamente voluto dal governo Austriaco, a eterna memoria di queste vicende.
Come questo monumento ve ne erano sicuramente altri due che segnavano il punto degli estremi della base. Di queste rimane solo la piramide di Somma. La piramide meridionale a Lonate fu distrutta probabilmente durante l'ampliamento del campo di volo militare di Lonate Pozzolo durante la seconda guerra mondiale, e quella centrale a seguito dell'ampliamento dell'aeroporto della Malpensa. Fu l'astronomo Carlini ad individuare la posizione dell'attuale piramide e delle altre due, cercando di recuperare i segni lasciati dagli astronomi di Brera nel 1788.
La “piramide” reca due epigrafi: quella rivolta a nord, dedicata a Giuseppe II, rammenta che da lì era incominciata, Anno MDCCLXXXVIII, la misurazione della base ad opera degli astronomi milanesi; l’epigrafe posta a sud ricorda che, Anno MDCCCXXXIII, imperante Francesco I, era stata edificata quella “piramide” per individuare nel tempo l’estremo sud della base geodetica.
Tanto era importante questo manufatto che durante l'impero austro-ungarico che pare quattro gendarmi la piantonavano ventiquattro ore su ventiquattro.
Nel dopoguerra si ripeté la misurazione con strumenti satellitari e si riscontrò che gli astronomi di Brera fecero un errore di soli 34 centimetri.
Più tardi, con il passare degli anni, furono individuate altre sette basi geodetiche distribuite in tutta la penisola, che permisero di mappare l'intero Paese.

SOMMA LOMBARDO (Va)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

 L'IPPOSIDRA (Via ferrata delle barche) Somma Lombardo

Panperduto

Castello Visconti di San Vito

Parco e Museo del Volo Volandia


Chiesa Prepositurale di Sant'Agnese

La prima chiesa dedicata alla santa fu eretta a lato del nucleo primitivo del castello visconteo (sant'Agnese godeva di particolare devozione da parte dei Visconti che la dichiararono loro protettrice) e abbattuta durante il XVI secolo per permettere l'ampliamento del castello stesso. La chiesa fu quindi ricostruita nel luogo dove attualmente la vediamo, sacrificando quella di San Fede (fatta costruire da Guilizione, signore di una parte di Somma durante il secolo IX accanto alla sua dimora-fortezza, nel luogo più alto del borgo, denominato "Castellaccio" o "Brecallo") abbattuta in quella circostanza e mai più ricostruita. L'attuale chiesa di Sant'Agnese fu progettata da Francesco Maria Richini nel 1645 ed eretta fra il 1664 e il 1697 dall'architetto Carlo Buzio. L'interno è a navata unica. Fra le opere raccolte al suo interno si segnalano il Trittico di San Vito, risalente alla fine del secolo XV e attribuito a Giovanni Ambrogio Bevilacqua allievo del Bergognone e una pala seicentesca attribuita a Carlo Cane, raffigurante il Martirio di Sant'Agnese. L'altare maggiore risale al 1787 e conserva una reliquia della santa e stupende opere d'arte. Recentemente la chiesa è stata elevata alla dignità di basilica minore. Il campanile alto 59 metri possiede un concerto di 8 campane in Sib2 fuse nel 1949 dalla fonderia Luigi e Giorgio Ottolina di Seregno, il concerto campanario è dotato del doppio sistema (automatico) e manuale (corde e tastiera).

Chiesa di San Vito

in via Mameli, nella parte alta del centro storico: ricostruita nel Seicento su un oratorio del 1280, è stata oggetto di progressivi interventi di restauro negli ultimi anni.

Chiesa di San Rocco

edificata nei pressi del cimitero a partire dal XVI secolo, ma rimasta incompiuta.

Santuario della Madonna della Ghianda,

caratterizzato dalle quattro cappelle aperte che accolgono i Misteri Dolorosi, con grandi statue scolpite in legno e dai girali dell'affresco della Madonna della Ghianda dipinto sull'abside del santuario e conserva nella sua parte più antica le pitture murali di Michelino da Besozzo. Via Madonna della Ghianda

TRADIZIONI E FOLCLORE

Nel quarto fine settimana di luglio, nel castello Visconti di San Vito si svolge una spettacolare festa medievale "A corte dai Visconti" con una cena che si svolge il sabato sera nel parco fronte castello o nel castello stesso vivacizzata dai guerrieri, dai musici, dagli attori dai falconieri e dai giocolieri con il fuoco. La festa medievale continua la domenica con il mercato e con l'accampamento dei soldati che saranno impegnati in un "Torneo di spada con armatura pesante". Nel pomeriggio spettacolo con i Falconieri e con gli arcieri impegnati in un torneo all'ultima freccia. Nel 2017 si è svolta la 8ª edizione. L'organizzazione è curata dalla Pro Loco Somma con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale e dalla Fondazione Visconti di san Vito.

FRAZIONI

Case Nuove, Coarezza, Maddalena,

Mezzana 

Fu un antico comune del Milanese, dopo che nell'Antichità vi si era insediata la tribù gallo-celta dei Vicani Votodrones.

Registrato agli atti del 1751 come un borgo di circa 380 abitanti, nel 1786 Mezzana entrò per un quinquennio a far parte dell'effimera Provincia di Varese, per poi cambiare continuamente i riferimenti amministrativi nel 1791, nel 1798 e nel 1799. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 415 abitanti. Nel 1809 fu soppresso con regio decreto di Napoleone ed annesso a Arsago, a sua volta aggregato a Somma nel 1811. Il Comune di Mezzana fu quindi ripristinato con il ritorno degli austriaci, e l'abitato risultò essere popolato da 652 anime nel 1853, salite a 729 nel 1861. Nel 1870 un decreto di Vittorio Emanuele II ripropose sul modello napoleonico l'unione con Arsago Seprio, ma l'autonomia comunale venne nuovamente ristabilita nel 1901 col nome di Mezzana Superiore. L'espansione edilizia del XX secolo portò però all'integrazione di fatto di Mezzana a Somma Lombardo, tanto che il fascismo decise l'ennesima e stavolta definitiva soppressione del comune nel 1927.

STORIA

Somma Lombardo fu un importante nodo della strada romana consolare chiamata dagli storici via Mediolanum-Verbannus, che collegava Milano al Verbano passando per Sesto Calende. Resti di pavimentazione stradale romana sono stati ritrovati durante degli scavi effettuati nei pressi del centro commerciale Il Gigante in via Soragana nel 1985 e nel 2002. A sud di Somma Lombardo la via Mediolanum-Verbannus intersecava trasversalmente un'importante strada romana che collegava Novara a Como passando da Castelseprio, la via Novaria-Comum. Da Somma Lombardo la strada proseguiva il suo percorso passando da Golasecca e Sesto Calende.

I boschi di Somma contengono ancora le vestigia di trincee e piste per aerei costruite in occasione della seconda guerra mondiale. I dintorni di Somma sono ricchi di reperti a testimonianza di una presenza umana sul territorio a partire dall'età del bronzo. A Coarezza e in località Case Nuove sono state rinvenute diverse tombe a cremazione databili al sec. XIII a.C. Risalgono poi all'età del ferro le numerose tombe della cultura di Golasecca, una cittadina confinante con Somma Lombardo, e il cromlech del Vigano, un grande recinto tombale e rituale, costituito da oltre trecento massi. Sempre nella brughiera di Vigano si trova il Sass di biss (Sasso delle bisce), un masso erratico con un complesso di antiche incisioni a coppella singola: è uno dei rari esempi di incisioni rupestri nell'area interessata dalla Civiltà di Golasecca. Nel sec. IV a.C. si insediò la tribù gallica dei Vicani Votodrones, come testimonia una lapide romana, rinvenuta nei pressi della frazione di Mezzana. Numerosi sono i ritrovamenti di utensili d'uso domestico e comune, armi, scudi, venuti alla luce. A lato della via romana (della quale, come detto, è stato scoperto un tratto nell'attuale via Albania dietro al Gigante) sorsero le necropoli più antiche in cui era in uso il rito della cremazione. Dal sec. III d.C. si diffuse il rito della inumazione, come attestano i ritrovamenti di via Binaghi: balsamari in vetro, vasellame, monete, olpi. Nel Medioevo Somma Lombardo dipendeva dalla vicina Arsago Seprio, che fu importante centro politico e amministrativo longobardo, nonché capo pieve. In una lapide murata nella chiesa di San Simpliciano a Milano, datata 881, è riportato il testamento del potente e nobile possidente sommese Guilizione che lasciò a quella chiesa numerosi possedimenti in Somma. Somma Lombardo mantiene la sua forte connotazione viabilistica essendosi sviluppato lungo l'attuale statale 33, del Sempione. L'importanza del luogo nella tarda antichità e nell'Alto Medioevo è strettamente legata alla presenza di un asse stradale di rilievo, ed è rintracciabile in due fortificazioni, una all'ingresso del paese – il Monte Sordo – e l'altra sul sito dell'attuale Parrocchia (Castelasc). Giungendo da Golasecca, poco prima dell'ingresso in paese sulla sommità del Monte Sordo, si scorgono tra la vegetazione i resti di una fortificazione tardoromana (III-V secolo d.C.), inglobati in un edificio moderno. La scelta di collocare su questa collina un castello era strettamente legata alla posizione di controllo del guado sul torrente Strona che oggi si attraversa su un ponte. Al complesso tardoantico, in età bassomedievale, fece seguito un ricovero per viandanti e pellegrini. Attorno all'anno mille, Somma Lombardo entrò a far parte dei domini dei Visconti. Nel 1448, allorché a Milano fu proclamata la Repubblica Ambrosiana, i Visconti, signori della città, si trasferirono a Somma e riadattarono il poderoso castello medievale che, nel Settecento, passò al ramo dei Visconti-Castelbarco. È di quel periodo la bonifica della brughiera della Malpensata. Nel 1819 il governo austriaco autorizzò l'elezione del primo Consiglio comunale. Con il Regno d'Italia venne eletto sindaco di Somma Carlo Ermes Visconti. In quegli anni sorsero diverse imprese di filatura e torcitura del cotone, ricamifici, tessiture (Visconti di Modrone, 1875), lanifici (Mosterts, 1867). Nel XX secolo aprirono i battenti lo stabilimento Caproni e il Lanificio di Somma (le famose coperte di Somma). Nel 1927 i fascisti annessero al territorio comunale Mezzana Superiore.

Il più antico stemma del Borgo di Somma era uno scudo con il campo d'oro, a tre leoni passanti uno sull'altro, quelli superiore e inferiore di rosso, quello centrale d'argento. La composizione era ispirata a quella presente su un capitello del castello Visconti di San Vito, ma con un solo leone, che si vuole sia stata l'arme della famiglia De Soma, alla quale si deve la costruzione del maniero. Nel 1914, venne adottato l'attuale stemma civico con i tre leoni rampanti disposti in fascia e il motto latino che si può tradurre: "Somma tende alle le più alte stelle". Lo stemma e il gonfalone attualmente in uso sono stati concessi con l'apposito decreto del Presidente della Repubblica datato al 27 giugno 1962, la bandiera con il D.P.R. datato al 1º agosto 2019.

L'IPPOSIDRA (Via ferrata delle barche) Somma Lombardo (Va)

A Somma Lombardo, e in particolare nel territorio a nord - ovest e a sud della città, sono oggi ancora visibili terrapieni, ponti diroccati e altre numerose rimanenze tutte appartenute ad un'antica via ferrata chiamata Ipposidra, ormai un lontano ricordo sbiadito nel tempo. L'ipposidra, o via ferrata delle barche, era un'opera ingegneristica di alto livello che fu realizzata nella seconda metà dell'800 per trasportare le barche da Tornavento a Sesto Calende, evitando così il problema di risalire il fiume Ticino nei punti dove la corrente rendeva difficile e pericolosa la navigazione ( per un breve tratto di fiume potevano volerci anche settimane). L'opera, che fu in funzione solo 7 anni dal 1858 al 1865, nonostante fosse un'opera di altissimo livello, rappresentò un vero fallimento, in quanto ormai le ferrovie con treni funzionanti a vapore rappresentavano la vera innovazione dell'epoca. Di questa vecchia ferrovia non rimangono che terrapieni e vecchi ponti ormai ridotti a rudere, suggestivi manifesti dell'epoca risorgimentale lombarda.
Fu Carlo Cattaneo il primo ad occuparsi del problema delle migliaia di barche che non erano in grado di risalire il fiume per raggiungere Sesto Calende, il porto di riferimento dove stoccare i carichi, in particolare il cotone e il grano. Cattaneo si convinse quindi a sostenere il progetto di una ferrovia che partendo da Tornavento permettesse alle barche di "risalire il fiume via terra" e giungere fino a Sesto Calende. L'iniziativa fu ideata da Giovan Battista Frattini e da Francesco Besozzi, e fu avviata con la costituzione della società nel 1846. La nuova ferrovia avrebbe connesso i porti di Tornavento e Sesto, permettendo alle barche di risalire via terra in meno di mezza giornata. Su larga scala avrebbe permesso di connettere l'Adriatico alla Svizzera, destinataria quest'ultima dell'esportazione di grano. L'autorizzazione effettiva alla realizzazione fu rilasciata dal governo austriaco (allora il milanese e tutto il territorio era assoggettato all'impero asburgico) il 18 marzo 1848. Cattaneo dovette ricercare anche numerosi finanziamenti ( l'opera costò più di 1'500'000 L austriache) anche presso amici banchieri e grandi imprenditori. Il progetto tecnico fu redatto dall'ing, Giacomo Bermani, che ne studiò attentamente pendenze e sistemi di contrappeso per far salire o scendere le barche. Per la realizzazione dell'ipposidra furono espropriati terreni a più di 250 proprietari. La costruzione dell'infrastruttura cominciò nel 1851, e durò 7 anni culminando nel 1858, anno di inaugurazione.
Il 5 febbraio 1858 si sperimentò il primo "attiraglio" dei carri fuori dal fiume. Sull'ipposidra circolavano poco meno di un centinaio di cavalli, 28 pesanti carri a 8 ruote, 6 carri a 4 ruote. Le barche venivano estratte dal Ticino presso una darsena sotto il borgo di Tornavento, direttamente collegata con il naviglio Grande e la Bocca di Pavia. Qui una quarantina di cavalli servivano per estrarre le barche dall'acqua. Fino a Somma il percorso è in salita, con una pendenza calcolata affinché i cavalli e il carico fossero in sicurezza. A Somma le barche scendevano verso il torrente Strona senza cavalli, ma con un sistema di freni (mediante "taglio ardito") . Le barche così fatte calare verso la costa della valle dello Strona, superavano il fiume sull'alto ponte ( su cui oggi passa la Strada Provinciale) e giungevano alla stazione, dove altri 40 cavalli erano ospitati e pronti per dare il cambio a quelli che avevano fin qui trasportato il carico. Dopo la stazione e il cambio cavalli, i carri con la barca costeggiavano l'antica via Ducale, detta anche "Mercantera". in Località Groppetti la via ferrata doveva affrontare una ripida discesa . In questo punto quindi il carro con il carico veniva collegato mediante un cavo ad un carro senza carico posizionato a valle come contrappeso: il carro con la barca scendendo faceva risalire il carro vuoto.
Un tempo chiamata Località "mulini" , era in questo luogo che culminava il tragitto delle barche trasportate sulla via ferrata da Tornavento a Sesto. Qui giungevano su un terrapieno a 20 metri di altezza dal fiume, da cui venivano calate con una piattaforma ad ascensore munita da contrappesi e mossa da una ruota ad acqua. Le barche, restituite al fiume, venivano trainate sempre dai cavalli della società fino alla piarda di Sesto.
Il sogno e le grandi opere dovettero misurarsi con la realtà dei fatti. A livello infrastrutturale si dovette fare i conti con la realizzazioni delle più moderne ferrovie con locomotive a vapore, prime su tutte la linea Novara-Arona. Non da meno i proprietari delle barche si opposero all'utilizzo della via ferrata: anzitutto pare che le barche si danneggiassero nel tragitto, e comunque si stava rivoluzionando un'attività che andava avanti da secoli secondo una tradizione molto radicata, quella della cultura del fiume, che non voleva rinunciare alla sfida delle rapide nel risalire il Ticino. Così dai 18 viaggi giornalieri stimati, se ne fecero meno della metà, e le cose non migliorarono mai, tanto che il fallimento della società fu dichiarato in meno di 10 anni di attività. Precisamente la società fallì nel 1865, lo stesso anno dell'inizio dell'attività della ferrovia con treni a vapore che avrebbe collegato Gallarate ( e Milano) a Sesto. Proprio di questa ferrovia non si fece preoccupazione l'ing.Vismara, che in fase di progetto non reputò l'opera concorrenziale.
COSA RIMANE DELLA VIA FERRATA DELLE BARCHE
Della via ferrata delle barche che collegava Tornavento a Sesto rimangono numerose tracce, in particolare nei boschi e nelle foreste, dove l'attività antropica è stata limitata. La società vendette quanto poté ( al comune di Somma Lombardo cedette il ponte sullo Strona, che andò a sostituire il vecchio ponte medioevale -ora rudere sito a pochi metri più a nord- sul quale passa ancora oggi la strada provinciale che conduce a Golasecca ) . Il porto a Tornavento, la stazione a Somma, e le altre strutture furono cedute a privati, così come fu venduto il metallo della via ferrata. Rimangono le strutture più evidenti, i terrapieni che creavano le calcolate pendenze , e su cui correvano i binari, ma soprattutto i ponti ( alcuni ancora con l'arcata ) che accompagnano gli escursionisti in brughiera come se fossero antiche costruzioni di un'epoca passata, poi neanche troppo lontana. Il parco del Ticino propone un itinerario segnato con le iniziali IP che utilizza sentieri e strade che costeggiano in più punti il tracciato della via ferrata, che sul territorio Sommese conta il maggior numero di rimanenze e testimonianze.
IL SENTIERO DELLE VIE VERDI DEL TICINO
Il Parco del Ticino ha individuato un percorso escursionistico concepito per raggiungere e visitare le principali rimanenze di questa speciale infrastruttura ormai perduta. Il sentiero del Parco è segnalato con cartellonistica e da indicazioni che riportano le lettere IP (Ipposidra).
Chi intende percorrerlo tutto il sentiero parte da Tornavento, dove si costeggia l'antico letto del Naviglio Grande ed il fiume Ticino, fino a raggiungere ad alcune abitazioni e vecchi opifici. Da qui, salendo di quota, ci si addentra nei boschi di Vizzola Ticino, si raggiunge Somma Lombardo entrando in città (attenzione a non perdersi) e riprende in fondo a via Ronchi scendendo verso il fiume Strona. Il sentiero ripercorre l'antica Via Ducale e raggiunge Golasecca, dove si trovano alcuni tratti difficili da percorrere con la bicicletta. Si giunge infine a Sesto Calende, dove il percorso culmina lungo l' alzaia, molto vicino al centro del paese. Qui dove una breve via porta il nome dell'ipposidra è il luogo dove le barche venivano rimesse in acqua.
  • Il percorso è lungo circa 21 Km, attraversa aree trafficate e il centro urbano di Somma.
  • Tempo stimato di percorrenza : 5 h. 30
  • Periodo consigliato da Settembre a giugno ( evitare i mesi più caldi )




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