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OLGIATE MOLGORA (Lc)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Villa Sommi Picenardi 

Torre di Porcheracon merlatura ancora integra: fu fatta costruire su ordine di Francesco Sforza per proteggersi dalle invasioni dei Veneti.


Villa Luciniè una storica residenza , composta da una villa padronale, da una dependance e da un ampio giardino all'inglese che oppone, a Nord della villa, un belvedere in stile neoclassico situato sulla sommità di un rilievo collinare ad un terrazzo panoramico sul lato Sud. La villa si articola attorno ad un nucleo da cui parte un impianto ottocentesco poi ampliato nei primi anni del '900.

Villa GolaLa villa edificata originalmente con una corte aperta verso levante ed un bel giardino all'italiana, con la magnifica balaustra ornata da rare ed antiche statue femminili, che degrada verso il contrafforte del Bonmartino. Nel XVIII secolo venne edificato il lato orientale inglobando la Chiesetta della Madonna della neve e realizzato il giardino alberato che degrada verso Villa Sommi Picenardi . Dello stesso periodo è la monumentale cancellata che delimita l'ingresso.

Villa Guzzoni che comprende l’Oratorio dei Santi Pietro e Paolo. All’interno della chiesa sono murate parti di una pietra tombale di Aldo e Grauso, due nobili longobardi dell’VIII secolo, a dimostrazione della storia antica dell’edificio, testimoniata anche dallo stile romanico della zona dell’abside.

Chiesa di San Michele di Pianezzouna dedicazione a S. Michele è attestata fin dal XIII secolo, ma l’attuale chiesa fu edificata verso la fine del XVI secolo sui ruderi dell’antica chiesa. La cappella fa parte della parrocchia di Pagnano.

Chiesa di SS. Rocco e Sebastiano in Monticello si erge accanto a villa Gerli, avviene durante la prima visita pastorale di S. Carlo Borromeo nel 1567: ‘la cappella di S. Rocco del luogo di Monticello, pieve di Brivio, è distante un miglio dalla chiesa di San Zeno verso occidente. È ubicata su un piccolo colle che declina a meridione (verso lo Scarpone), e tra questo luogo e la chiesa di San Zenone scorre il torrente chiamato Molgura, il quale in inverno tracima per l'abbondanza di acque". Si dice che la chiesa di Monticello non ha un campanile, ma possiede una campana tra due pilastrini e al suo interno vi sono due sepolcri.

S. Rocco alla Canova:la chiesina di S. Rocco si trova alle spalle del municipio ed è un vero gioiellino tardobarocco. Fu edificata verso la metà del Settecento dalla famiglia Fumagalli che risiedeva nella corte signorile retrostante.

FRAZIONI

Mondonico Registrato agli atti del 1751 come un villaggio milanese di 150 abitanti, pochi anni dopo incorporò le frazioni di Porchera, Olchiellera, Borlengo e Vallicelli per un totale di 625 anime, e alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 785 residenti. Nel 1809 il governo di Napoleone allargò il municipio incorporandogli Olgiate, ma gli austriaci annullarono poi il provvedimento. L'abitato crebbe poi discretamente, tanto che nel 1853 risultò essere popolato da 824 anime, salite a 960 nel 1871. L'inizio del XX secolo vide la località crescere ancora, registrando 1 412 residenti nel 1921. Fu il fascismo a decidere la soppressione del municipio, annettendolo a Olgiate Molgora.

Beolco, Borlengo, Buttero, Canova, Monastirolo,  Monticello, Olcellera, Olgiate Vecchio, Pianezzo, Pilata, Porchera, Regondino, San Zeno, Vallicelli, Valmara

STORIA

Il toponimo Olgiate deriverebbe del celtico olca e indicherebbe una zona pianeggiante oggetto di aratura.

L'aggiunta di Molgora, in riferimento all'omonimo torrente che attraversa il territorio, avvenne nel 1863, per distinguersi da Olgiate Comasco e Olgiate Olona.

Il territorio olgiatese fu abitato fin dai tempi più remoti. Ancora oggi sono conservate diverse testimonianze romane ed altomedievali, la maggior parte delle quali si trovano a Beolco. Questa frazione custodisce una bella ara romana di epoca ignota e, nella chiesa di S. Pietro risalente all'XI-XII secolo, la celebre lapide funeraria di Aldo e Grauso, nobili longobardi qui sepolti verso il 700 e ricordati da Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum. Beolco fu uno dei principali centri altomedievali della Brianza, tanto da dare i natali a Ferlinda, moglie dell'ultimo conte di Lecco, morto nel 975, e divenne sede di un canonicato privato, fondato forse dalla stessa Ferlinda, morta senza eredi diretti. Altri centri antichi sono Pianezzo e Porchera (Vicus Porcarius in un documento del 960) entrambi di origini romane, Olgiate vecchio (attuale villa Sommi Picenardi) e Borlengo (presso S. Zeno), nuclei di probabile origine longobarda o franca. Uno sviluppo agricolo della zona fu promosso dalla regina longobarda Teodolinda, la quale avviò una bonifica di una zona paludosa che, a causa dello straripamento dell'Adda, si veniva a formare tra Beolco e Casternago. A tal fine, le sponde dell'Adda alla convergenza dei colli di Monte e Buonmartino vennero sbancate, provocando un allargamento dell'alveo che permise di evitare l'allagamento delle terre.[6].

La ricchezza della storia di Olgiate Molgora si riflette nell'alto numero di frazioni e cascine sparse nell'intero territorio comunale. Molti di questi nuclei hanno avuto una storia ed uno sviluppo urbanistico peculiari. Per esempio, nel basso medioevo si svilupparono centri abitati come Mondonico o Olcellera, con funzione di colonizzazione agraria dei territori acquitrinosi. Alcuni insediamenti furono fondati o sviluppati da monasteri importanti; Porchera, infeudata all'abbazia di San Pietro al Monte di Civate, e ancora Olcellera, soggetta al monastero di San Dionigi di Milano per via di una donazione da parte dell'arcivescovo Ariberto da Intimiano (cessione suggellata da Corrado II in un documento datato 23 marzo 1026). Altri nuclei abitati piuttosto consistenti, come Canova e Pilata, furono edificati da contadini emigrati dai vicini nuclei di Beolco e Olgiate, allora residenze di nobili o ecclesiastici quali i Vimercati, i Calchi o i Cittadini, mentre il nucleo di Monticello sembra essere stato fondato da famiglie provenienti dal Monte di Brianza e dalla Valletta di Hoè.

Una rivolta capeggiata da Giovanni da Cicognola contro i feudatari del luogo fu repressa nel sangue: chi non morì durante gli scontri fu messo al rogo davanti al monastero di Santa Maria Hoe o lasciato morire di stenti nelle prigioni del castello di Viganò.

Dagli Statuti delle strade milanesi del 1345 emerge che i nuclei autonomi più importanti erano Beolco, Porchera, Olgiate e Mondonico, accanto ai centri minori di Pianezzo e Monticello. Nel corso dei secoli Olgiate, Pianezzo, Porchera, Mondonico, Olcellera e Borlengo divennero comuni autonomi, ai quali nel XVII secolo si aggiunse Valicelli, piccola cascina nei pressi di S. Zeno. Sembra, inoltre, che le frazioni di Monticello, Brugo, Buonmartino, Pilata, Stalli e Beolco abbiamo vissuto una breve stagione di autonomia amministrativa tra il Quattrocento e il Cinquecento. Gli austriaci fusero tutte queste entità autonome in due comuni (Olgiate e Mondonico).

Al tempo di Francesco Sforza, la zona dell'olgiatese costituì un feudo dei Del Corno. Con l'unione, da parte di Gian Galeazzo Maria Sforza, delle pievi di Brivio, Missaglia, Oggiono e Garlate nel cosiddetto "Feudo delle Quattro Pievi", nel 1491 il territorio fu infeudato da Bartolomeo Calco.

Nel 1646 Olgiate ottenne il riscatto dall'infeudazione.

Nel 1863, dopo l'Unità d'Italia, il comune di Olgiate assunse la denominazione di Olgiate Molgora, per distinguersi da altre località omonime.

Nel 1927 furono aggregati a Olgiate Molgora i comuni di Calco e Mondonico; in conseguenza di ciò, l'anno successivo il comune di Olgiate Molgora mutò la propria denominazione in Olgiate Calco.

Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1953, venne ricostituito il comune di Calco, e Olgiate Calco recuperò la denominazione di Olgiate Molgora.

CIVATE (Lc)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Abbazia di San Pietro al Monte

La leggenda di San Pietro al Monte narra che l'ultimo re longobardo Desiderio vi costruì un cenobio nel 772 in ringraziamento per la miracolosa guarigione dell'occhio del figlio Adelchi grazie alle acque di una fonte, che tutt'oggi scorre vicino alla chiesa. A parziale testimonianza di una presenza tardo antica sono i resti di una torre, di cappelle, colonne e murature databili tra il V e VIII secolo.

Il più antico documento, IX secolo, cita la presenza dell'abate Leutgario con trentacinque monaci benedettini legati al monastero di Pfäfers in Svizzera.

Il vescovo di Milano Arnolfo volle essere seppellito a San Pietro nel 1097 dopo avervi trascorsi gli ultimi anni di vita; probabilmente la sua presenza portò ai lavori di trasformazione dell'XI secolo. L'ampliamento della struttura portò al capovolgimento dell'asse est-ovest della basilica e successivamente alla sua decorazione.

Il monastero fu distrutto per ritorsione dal Libero comune di Milano in seguito allo schierarsi dai monaci con l'imperatore Federico Barbarossa; la comunità benedettina si trasferì a valle lasciando la custodia a pochi monaci votati all'eremitaggio.

Sulla metà del XVI secolo monaci Olivetani tornarono a far vivere l'abbazia fino a quando ne furono scacciati definitivamente nel 1798 durante la Repubblica Cisalpina. Il chiostro risale al Settecento. Nel corso del secolo successivo si assistette alla demolizione di un campanile situato all'esterno della chiesa.

Chiesa di San Calocero

oggetto di radicali trasformazioni del corso avvenute nel corso dei secoli, nella quale si trovano importanti affreschi risalenti all'XI secolo raffiguranti episodi dell'Antico Testamento tratti dal libro dell'Esodo. Sulla volta invece se ne possono trovare altri rappresentanti la Gloria di San Calocero, la Gloria di San Pietro e l'Apparizione della SS. Trinità ai San Vito, Modesto e Crescenza. Il presbiterio, il chiostro e la cripta romanica a tre navate costituiscono le parti dell'impianto originario della chiesa.

FRAZIONI

Isella, Pozzo, Scola, Tozio


STORIA

Le più antiche tracce umane sul territorio civatese risalgono all'età del rame, con la presenza di insediamenti umani presso il cosiddetto "Buco della sabbia", caverna funeraria con resti d'ossa, utensili e graffiti. In ogni caso il vero e proprio inizio dell'insediamento di Civate è da attribuire a un gruppo di guerrieri-agricoltori celti, che ai piedi del Cornizzolo, nella zona odierna della frazione Tozio, pose lo stanziamento primitivo.

Successivamente, quando i Romani si impadronirono della Gallia Cisalpina (196 a.C.), anche il territorio civatese fu soggetto all'opera di riorganizzazione militare-difensiva a cui furono sottoposti i territori collinari e della pianura, per creare una protezione in previsione di eventuali incursioni o invasioni provenienti dalle Alpi. Il passaggio obbligato all'incrocio con la via proveniente da Aquileia, assegnò la denominazione di Clavis (chiave) alla località, per indicarne la necessità del transito. Furono, poi, i Longobardi a variare la voce latina in Clavate (col suffisso –ate già presente in epoca etrusca), da cui Ciavate o Ciauate per arrivare all'odierna Civate. Ciò che importa, comunque, è che i Romani, presenti con forze massicce nel castello di Lecco, fossero anche stanziati nel punto chiave di passaggio, laddove sorgevano il ponte sul Rio Torto e un piccolo luogo di culto, denominato La Santa, dove oggi sorge l'oratorio dei Santi Nazario e Celso.

Nel 476 d. C, alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, i Goti assunsero il dominio sui territori della penisola italica: anche sul territorio sono rimaste tracce, come il Buco della sabbia, visibili del loro passaggio, in particolare sul monte Barro, dove oggi i resti di una fortezza testimoniano la volontà di aumentare il controllo sulla zona del transito obbligato de La Santa.

In seguito i Longobardi ebbero un ruolo decisivo nella storia di Civate, non solo a livello militare, ma anche per fattori di carattere religioso e culturale, dal momento che, durante l'ultima parte del loro regno, sorgerà il monastero di San Pietro al Monte. Tutti i documenti che ricordano la fondazione del monastero pedemontano rimarcano la sua origine longobarda, affidandone l'idea della realizzazione a Desiderio, l'ultimo re dei Longobardi[. La storia di Civate sarà per secoli indissolubilmente legata alle vicende del monastero, ai rapporti con gli abati, all'Impero germanico e agli arcivescovi milanesi. In particolare allo scoppio del conflitto tra Milano e l'imperatore Federico Barbarossa, Algiso, l'allora abate di Civate, si schierò dalla parte del Barbarossa offrendo un appoggio sicuramente non solo spirituale. Distrutta Milano nel 1162, Federico concesse ad Algiso, suo fedelissimo, il diploma che confermava i possessi dell'abbazia civatese. L'illusione di aver ottenuto libertà e indipendenza fu, però, di breve durata perché poco tempo dopo l'Arcivescovo milanese reclamò e ottenne l'autorità sul monastero e i suoi beni.

Nel XIII secolo, durante le dispute che videro contrapposti i Visconti ai Torriani, il castello di cui Civate disponeva andò completamente distrutto.

Tornando alle vicende del monastero, nel 1470 morì l'ultimo benedettino rimasto. In seguito alla nascita degli ordini mendicanti, il monastero diventò commenda di numerosi cardinali, tra i quali Ascanio Maria Sforza Visconti e Antonio Trivulzio. I monaci tornarono a Civate solo nel 1566 quando l'allora abate commendatario, Niccolò Sfondrati, futuro papa Gregorio XIV, convinse gli Olivetani ad abitare il monastero, dando alla fede nuovo fervore.

Nel 1571 venne a Civate il cardinale Carlo Borromeo in visita pastorale. Sotto il suo pontificato si pose la questione sia della nomina di un parroco scelto tra il clero secolare sia del rito romano, con cui da sempre si celebrava a Civate. Col passare degli anni, la brianzola Civate, continuò a professare il rito romano per onorare la basilica sovrastante il paese.


GARLATE (Lc)


MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Parrocchiale di Santo Stefano

Sembra che la primitiva chiesa di Garlate fosse stata costruita nel V secolo come cappella privata di una villa. Nel VII secolo la chiesetta fu ampliata e, nel X secolo, divenne una pieve sede di vicariato foraneo. La prima citazione della stessa risale al 985. Nello stesso periodo fu, inoltre, ampliato l'edificio, portandolo a tre navate.

Nel XVI secolo attorno alla parrocchiale si trovavano altre tre chiese oggi scomparse: una dedicata a Sant'Agnese, una a San Lorenzo (forse precedentemente intitolata a san Vincenzo) e una a san Damiano. Sempre nel Cinquecento venne edificato, vicino alla pieve, la cappella del battistero, trasformata in ossario nel Settecento e restituita all'originario scopo nel 1886. Nel 1574, in seguito alla decadenza della chiesa di Garlate, il titolo di pieve passò a quella di Sant'Agnese d'Olginate. Tra il Sei ed il Settecento venne costruita la parrocchiale. Nel XVIII secolo fu, inoltre, sopraelevato il campanile.

La chiesa venne profondamente ristrutturata nel 1896, anno in cui si invertì l'orientamento dell'edificio. Durante i lavori vennero rinvenuti una serie di reperti risalenti al V secolo: oltre ad alcune lapidi, si trovarono una serie di cassettine a scatole cinesi, la più interna delle quali era una capsella in argento con incisioni e contenente tre lamine fatte dello stesso materiale.

Nel 1969 l'altare laterale di San Giuseppe venne restaurato, nel 1972 furono elettrificate le campane, nel 1977 venne realizzato il nuovo altar maggiore e ristrutturata la cappella della Madonna e, nel 1996, si rifece il pavimento.


Ex Villa Abegg

un edificio tardo-neoclassico (la sua costruzione risale infatti al 1860) di proprietà dell’omonima famiglia svizzera che, all’ultimo piano, ospitava anche un “magazzino” del vicino complesso serico.

Oggi sede del Municipio, conserva ancora l’impianto di casa civile, in cui è possibile osservare un’ampia cucina con forno e camino, uno scalone e una grande sala di ricevimento; il piazzale esterno, invece, rappresentava un luogo “strategico” di stallo per le carrozze che servivano sia per uso personale degli Abegg e di Job, il direttore generale della loro azienda, sia per il trasporto dei lavorati in seta nei vari stabilimenti della zona.


Ex-filanda Bruni-Gnecchi-Abegg MUSEO

La filanda Abegg di Garlate fu costruita nel 1841 e, dopo essere appartenuta a Gaetano Bruni e alla famiglia Gnecchi, nel 1887 venne acquistata dagli Abegg di Zurigo.

Venuto meno, nei primi anni trenta, il lavoro per la filanda, nello stabilimento si continuarono a svolgere le operazioni di stracannatura e di binatura fino al 1950, anno in cui, per iniziativa di Carlo Job, allora responsabile del gruppo Abegg, un'ala dell'opificio, precedentemente riservata agli uffici e alla cernita dei bozzoli, fu destinata a raccogliere il primo nucleo di quello che sarebbe poi diventato il Museo della seta di Garlate.


Villa Testori De Capitani

“La famiglia Testori De Capitani ha sempre avuto un’attenzione particolare alla cultura, sia a quella contemporanea che a quella classica, come è possibile capire dai numerosi affreschi che adornano le pareti interne ed esterne della loro abitazione”, attualmente di proprietà della signora Luisa Pozzi.

“La loro dimora era stata pensata per essere un vero e proprio “microcosmo”, un mondo a sé, lontano da occhi indiscreti, seppur ubicato a pochi passi dal lago e dalla strada che conduceva verso le sue rive; nel loro giardino all’inglese c’era anche una piccola spiaggetta privata, nonché un suggestivo pergolato dove i padroni di casa e i loro ospiti potevano riposare al fresco. Una grande oasi verde, insomma, sorvegliata a vista dai custodi, che abitavano in una torretta vicina”.


Cà de la Maséra

un insieme di locali comunicanti direttamente con la retrostante Curt del Bèrghem, destinati un tempo alla lavorazione dell’uva: il suo nome deriverebbe da “Casa della Massaia”, la donna che gestiva il locale affacciato su via Manzoni. Passeggiando tra le viuzze di Garlate, è impossibile non notare anche la Giazzéra: si tratta di una costruzione a forma ottagonale con una volta in mattoni del XVIII secolo, che fino al 1930 è stata utilizzata come “deposito” di ghiaccio per la conservazione delle carni. Gli amanti della natura, poi, non potevano perdersi la cosiddetta “Valle dell’Orco”, un fiumiciattolo (ora praticamente in secca) sulle cui sponde è possibile osservare alcuni grossi massi provenienti – anche se il dibattito è aperto – dalla Val Masino, nonché un ponticello in legno.


la Lapide di Pierius

visibile all’interno del cortile della Casa Parrocchiale, che ricorda il comandante Odoacre, ucciso nella Battaglia sull’Adda (che avrebbe avuto luogo proprio a Garlate) il 10 agosto del 490, e la piccola Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, sulla cui parete sud è stato rinvenuto un affresco del 1300 raffigurante Sant’Antonio Abate.



STORIA

Sorto su un antico dosso roccioso prospettante il lago omonimo, Garlate ebbe un ruolo strategico soprattutto in epoca romana, quando fu un presidio militare e civile; antichissime anche le origini – paleocristiane – della Chiesa Parrocchiale di S. Stefano, le cui prime testimonianze risalgono all’anno 985.

Come attestato dalla scoperta di alcune tombe antiche negli anni '70, il territorio di Garlate era già frequentato in epoca romana.

Da Garlate, in epoca romana, passava la via Spluga, strada romana che metteva in comunicazione Milano con Lindau passando dal passo dello Spluga. A questo periodo risaliva un antico ponte sull'Adda (III secolo), del quale sono sopravvissuti alcuni ruderi.[7]

Conosciuto a lungo come Corte Garlinda, fino al 1574 il paese Garlate fu a capo dell'omonima pieve.

In epoca medievale, Garlate fu di fede ghibellina: più tardi il territorio passò in feudo all’Abbazia di Monza, mentre durante la dominazione spagnola una gran parte delle terre e dei beni della pieve passò nelle mani della ricca famiglia Testori De Capitani, che ai tempi dell’egemonia austriaca edificarono ampie dimore e fondarono anche filande per l’estrazione della seta. Ed è proprio un “filo di seta” a legare, simbolicamente ma anche concretamente, alcuni tra i luoghi più interessanti di Garlate, come l’attuale Museo Civico – importante esempio di architettura industriale – e l’ex Villa Abegg, 

PASTURO (Lc)

 Da Pasturo, in epoca romana, passava la via Spluga, strada romana che metteva in comunicazione Milano con Lindau passando dal passo dello Spluga.

FRAZIONI

Baiedo Baiedo fu un antico comune del Milanese, dotato di una rocca già in epoca romana.

Nel 1720 fu registrato come un villaggio di 170 abitanti, e nel 1786 entrò per un quinquennio a far parte della Provincia di Como, per poi cambiare continuamente i riferimenti amministrativi nel 1791, nel 1797 e nel 1798. Nel 1799 contò 251 anime.

Portato definitivamente sotto Como nel 1801, alla proclamazione del regno d'Italia napoleonico nel 1805 risultava avere 239 abitanti. Nel 1809 il municipio fu soppresso su risultanza di un regio decreto di Napoleone che lo annesse per la prima volta a Pasturo, ma il comune di Baiedo fu ripristinato con il ritorno degli austriaci. Nel 1853 risultò essere popolato da 202 anime, salite a 212 nel 1871. Nel 1921 si registrarono 295 residenti. Fu il regime fascista a decidere nel 1927 di sopprimere definitivamente il comune, unendolo nuovamente a Pasturo.

I ciavadini sono una antica ricetta nata proprio in questo luogo.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

chiesa di Sant'Eusebio 

si trova nella piazza principale del paese e il suo campanile possiede cinque campane. All'interno conserva oltre a opere di Luigi Tagliaferri, degli Aliprandi e di Aloisio Reali, una serie di affreschi realizzati tra la fine del Trecento e il secolo successivo. Le pitture gotiche raffigurano Giuliano l'ospitaliere mentre uccide erroneamente i propri genitori; sullo sfondo: la Madonna in trono col Bambino, tra Santa Caterina d'Alessandria, Sant'Ambrogio, Sant'Antonio Abate e un'altra santa.

santuario della Madonna della Cintura  o chiesa di San Giacomo apostoloNel luogo dove oggi sorge il santuario, nel XV secolo esisteva un oratorio dedicato a Giacomo apostolo; dopo un'apparizione miracolosa della Madonna, l'oratorio fu trasformato in santuario nel 1618. Dopo questo evento, sull'altare venne posto un dipinto raffigurante la Madonna della Cintura con Sant'Agostino e San Rocco, il quale venne sostituito nel 1886 da una statua della Madonna col Bambino donata da Dionigi Doniselli che oggi viene portata in processione durante la festa patronale che si celebra la prima domenica di settembre.

chiesa di Sant'Andrea a Baiedo

Già esistente nel XIII secolo, era appena stata ricostruita nel 1343, quando fu istituita la parrocchia di Pasturo, e fu nuovamente riedificata a partire dal 1626. All’interno è oggi completamente spoglia, poiché l’originaria pala con la Madonna col Bambino e i Santi Andrea e Pietro Martire (si veda la scheda relativa omonima) e le tele raffiguranti Sant’Eusebio vescovo e San Biagio Vescovo (si veda la scheda relativa omonima) che la fiancheggiavano, sono state trasferite rispettivamente nella chiesa della Madonna della Cintura e in quella parrocchiale.

chiesa di San Pietro Martire a Baiedo

 si ritiene risalire al XIII secolo. Al suo interno, oltre a dipinti di Luigi Tagliaferri e Antonio Sibella, si conservano un altare barocco e un Martirio affrescato da Ludovico Vignati (XVII secolo).

Rocca di Baiedo

un ammasso roccioso che si protende nelle valle restringendola. Sulla sommità della rocca si trovano le rovine di una fortificazione medievale. La parete della Rocca è un'apprezzata meta per le arrampicate.


Tra le case più antiche di Baiedo, quella sita all'indirizzo Via Anesetti 3, risalente agli inizi del XIX secolo.

PADERNO D'ADDA (Lc)

In epoca medievale, Paderno era parte della pieve di Brivio.

Per ovviare al problema dell'attraversamento dell'Adda, reso difficoltoso dalla presenza di alcune rapide, Leonardo da Vinci progettò un sistema di chiuse. L'implementazione del progetto, interrotta alla morte di Ludovico il Moro, venne ripresa solo nel 1574 e finì con la realizzazione del naviglio di Paderno.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

 ponte San Michele 

Il ponte San Michele, noto anche come ponte di Calusco, ponte di Paderno o ponte Röthlisberger è un ponte ad arco in ferro, a traffico misto ferroviario-stradale, che collega i paesi di Paderno d'Adda e Calusco d'Adda attraversando una gola del fiume Adda.

Capolavoro riconosciuto come uno dei simboli dell'archeologia industriale italiana, nel 2017 il ponte è stato candidato per essere inserito nella lista UNESCO dei patrimoni dell'umanità.

Cascina Assunta 

La cascina Assunta si trova appena fuori l'abitato di Paderno d'Adda comune in provincia di Lecco. Costruita alla fine dell'ottocento è un edificio di notevole interesse architettonico, fra i più significativi modelli di dimora contadina in stile in Lombardia.

Cascina Maria


abitazione rurale in stile lombardo.

Chiesa di Sant’Elisabetta

 o della Visitazione, risalente al Settecento, conosciuta anche come “Chiesetta degli Alpini”: si pensa che in passato fosse un cimitero per i morti di peste

 Campanile degli Alpini di Paderno d’Adda

una struttura molto particolare con tralicci rossi e sette campane di dimensioni differenti. Alla base puoi notare un relitto di artiglieria donato dall’ex presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson.


Chiesa di Santa Maria Assunt
a

nota anche come Santa Maria Rossa, accoglie al proprio interno una cappella dedicata a San Giuseppe. La sua facciata è stata progettata da Carlo Amati, già progettista del parco del Castello Durini ad Alzate Brianza.

Chiesetta di Santa Maria Addolorata

L’edificio, noto anche come Oratorio di Sant’Ambrogio, un tempo accoglieva anche la Pietà con i Santi Ambrogio e Girolamo, opera lignea di fine Cinquecento di Giovanni Armando Della Torre che dopo essere stata restaurata è stata trasferita nella Chiesa di Santa Maria Assunta.

Santuario della Madonna della Rocchetta

Edificato sopra un castrum romano, si trova in una posizione panoramica , su uno sperone roccioso, e risale alla seconda metà del Trecento.

Quest’ultimo fu portato a termine negli anni ’70 del XVIII secolo, e rese possibile la navigazione tra il lago di Como e Milano, collegandosi con il naviglio della Martesana.

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GROTTE DI RESCIA (Co)

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