Le origini di Brescia risalgono al 1200 a.C., quando una popolazione, probabilmente di Liguri, costruì un insediamento nei pressi del Colle Cidneo. Nel VII secolo a.C. si insediarono i Galli Cenomani, che fecero di Brescia la loro capitale. Successivamente, a cavallo tra III e II secolo a.C., a seguito di scontri tra Insubri, Galli e Romani, Brixia iniziò il percorso di annessione alla Repubblica romana, culminato nel 41 a.C. quando gli abitanti ottennero la cittadinanza romana, pur mantenendo una certa autonomia amministrativa.
Dal 402 al 493 subì numerose invasioni barbariche, tra cui quelle dei Visigoti di Alarico, degli Unni di Attila, degli Eruli di Odoacre e passò poi sotto la dominazione degli Ostrogoti di Teodorico; proprio sotto quest'ultimo la città acquisì un'importanza chiave nel regno ostrogoto. Dal 568 divenne un importante ducato del regno longobardo.
Proclamatosi comune autonomo già nel XII secolo, finì sotto la dominazione viscontea e poi si diede, con la dedizione del 24 novembre 1426, ai Domini di Terraferma della Repubblica di Venezia e ne rimarrà legata fino alla fine del 1797.
Nel febbraio 1512, durante le guerra della Lega di Cambrai, le truppe francesi comandate da Pierre Terrail de Bayard e Gaston de Foix-Nemours conquistarono e saccheggiarono la città: tale drammatico evento portò alla draconiana decisione, da parte delle autorità veneziane, di demolire qualunque edificio nel raggio di un chilometro e mezzo dalla cinta muraria cittadina, in modo da poter proteggere con maggior efficacia la città da eventuali altri assedianti.
Francesco Duodo, capitano di Brescia, nella relazione datata 23 gennaio 1579, stima che la città di Brescia nel contagio passato (epidemia di peste) abbia perso ventimila anime.
Annessa al Regno Lombardo-Veneto, durante il Risorgimento fu teatro delle dieci giornate di Brescia, per poi arrivare all'annessione al Regno d'Italia nel 1860.
Al Campo di Marte (o Piazza D'Armi) il 2 ottobre 1915 arriva la 3ª Squadriglia caccia che il 15 aprile 1916 diventa 72ª Squadriglia caccia che vi rimane fino al febbraio 1917.
Nel 1932, tramite la demolizione del quartiere delle Pescherie, su incarico del Duce Benito Mussolini viene realizzata in stile fascista piazza della Vittoria dall'architetto Marcello Piacentini, il quale vi realizza il primo grattacielo d'Italia, il Torrione che è tra i primissimi grattacieli in Europa.
Il 13 luglio 1944 il centro della città fu bombardato dagli anglo-americani che sganciarono 124 tonnellate di esplosivo, provocando la morte di più di trecento persone.
Durante la seconda guerra mondiale, con la creazione della Repubblica Sociale Italiana, denominata informalmente di Salò, Brescia divenne sede di alcuni ministeri.
Il nome latino "Brixia" (e anche la variante greca ) è ben documentato in epoca classica . Viene fatto solitamente risalire al termine celtico brik/bric/brig (sommità, colle, altura, rocca, fortezza) o alla dea celtica Brig/Brigid moglie di Bres con vari riscontri in altre aree di influenza celtica. Anche nel dialetto locale il termine bréc significa sentiero ripido e sconnesso.
MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE
Museo Mille Miglia
si trova in via delle Rimembranze a Brescia, e più precisamente nella parte esterna della frazione Sant'Eufemia.
È stato fondato il 10 novembre 2004 su iniziativa dell'Automobile club di Brescia e di alcuni privati appassionati della Mille Miglia, con lo scopo di aiutare i visitatori a conoscere una delle corse automobilistiche più importanti e belle del mondo.
Il percorso è suddiviso in nove sezioni temporali, di cui sette dedicate alle corse della Mille Miglia dal 1927 al 1957, una alle Mille Miglia dal 1958 al 1961 e una alle Mille Miglia contemporanee, ed in ognuna di queste sezioni sono presenti macchine d'epoca, periodicamente sostituite per permettere la loro partecipazioni alle varie corse di auto storiche, tra cui la Mille Miglia. All'interno del Museo sono inoltre esposte alcune pompe di benzina d'epoca in prestito dal Museo Fisogni delle stazioni di servizio, tra cui un esemplare del distributore in stile Littorio disegnato dall'architetto Piacentini.
Lo storico monastero di Sant'Eufemia della fonte in cui è stato installato il museo era stato richiesto come sede delle attività culturali del quartiere, e per questa ragione l'iniziativa fu oggetto di aspre critiche da parte di alcuni cittadini
Museo Nazionale della Fotografia
Il Museo Nazionale della Fotografia nasce da un sogno coltivato con passione e tenacia dal cav. Alberto Sorlini, cofondatore nel 1953 del Cinefotoclub Brescia insieme ad Annibale Lori (che ne diventerà il primo presidente), Mario Benetti, Angelo Bottini, Carlo Ghirardi, Francesco Mandruzzato, Mario Panizza, Augusto Tolin e Bruno Turelli. Negli anni '80 prende vita l'idea del Museo come esposizione al pubblico del materiale raccolto nel corso degli anni, a partire dal primo lascito di sette macchinette fotografiche donate all'Associazione dal regista Alberto Cima nel 1953.
Il Museo fu intitolato al cav. Alberto Sorlini (Museo Nazionale della Fotografia "cav. Alberto Sorlini") dai primi anni 2000 fino al 20 gennaio 2013, quando avvenne una forte rottura con l'attuale consiglio direttivo che culminò con la deposizione di Sorlini da presidente e la rimozione del suo nome dal Museo, da allora noto come "Museo Nazionale della Fotografia".
Suggestivi il giro delle torri e la Strada del soccorso, una via di fuga viscontea che ha segnato gli assedi succedutisi nella storia della città. Seguendo i camminamenti si scopre del Castello anche il suo equilibrato eclettismo, in cui convivono, in un’armonia del tutto naturale, uno dei più antichi e pregiati vigneti della città, accoccolato su uno dei pendii del colle, i retaggi romani, come i magazzini dell’olio con vasche conservate fino a oggi, i baluardi medievali e una locomotiva del 1909, resa “Prigioniera del Falco d’Italia”, per la gioia dei visitatori più piccoli.
Museo di Santa Giulia
- Il santuario repubblicano:
situato sotto il tempio capitolino e costruito nel I secolo a.C., è l'edificio più antico del foro. È costituito da quattro aule rettangolari affiancate tra loro, all'interno delle quali si trovano i resti originali del pavimento a mosaico e degli affreschi parietali paragonabili, sia da un punto di vista stilistico che conservativo, a quelli riscontrabili a Pompei. Dalla primavera del 2015 l'aula più occidentale è stata aperta alle visite del pubblico, mentre il resto dell'edificio è ancora sottoposto a lavori di restauro e scavo archeologico.
- Il capitolium:
costruito nel 73 d.C., era il tempio più importante dell'antica Brixia, in cui veniva venerata la Triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva). È costituito da tre celle, una centrale, più grande, e le altre di minori dimensioni, che conservano gran parte dell‘originario pavimento in marmi policromi. Di fronte ad esse si trovano i resti dell'imponente porticato, con colonne aventi capitelli in ordine corinzio, culminante nel timpano, in cui è presente una dedica all'imperatore Vespasiano. Sotterrato quasi interamente da uno smottamento del colle Cidneo, fu riportato alla luce attraverso diverse campagne archeologiche, cominciate nell'Ottocento. Dalla primavera del 2013, dopo nuovi lavori di scavo archeologico e di consolidamento strutturale, è stato riaperto al pubblico.
- Il teatro romano:
si trova immediatamente a est del capitolium. Fu costruito in epoca flavia e rimaneggiato nel III secolo. Con i suoi 86 metri di larghezza, è uno dei teatri d'epoca romana più grandi d'Italia, e poteva contenere 15.000 spettatori. Fu pesantemente danneggiato da un terremoto avvenuto nel V secolo, che fece crollare il secondo e terzo ordine di gradinate. Inoltre, nei secoli successivi, i suoi resti furono inglobati in nuovi edifici ivi costruiti, demoliti a partire dall'Ottocento. Della struttura originaria si sono conservati i muri perimetrali a forma di semicerchio, il primo ordine di gradinate (che in gran parte si trovano ancora sotto terra), le due uscite laterali e i resti della cavea e della scena, oltre a numerosi frammenti di colonne e fregi. I lavori di scavo archeologico dovrebbero riprendere nei prossimi anni.
Museo diocesano di Brescia
è il museo del patrimonio artistico della diocesi di Brescia, situato nel chiostro grande del monastero di San Giuseppe, in via Gasparo da Salò, a poca distanza da Piazza della Loggia.
Il museo, fondato dal vescovo Luigi Morstabilini nel 1978, raccoglie numerose opere d'arte provenienti da tutto il territorio della diocesi, esteso alla provincia di Brescia, spazianti tra dipinti, sculture, oggetti di oreficeria e tessuti liturgici. Il museo è inoltre sede regolare di esposizioni d'arte sacra legate al contesto bresciano.
Pinacoteca Tosio Martinengo
è ospitata nel palazzo Martinengo da Barco in piazza Moretto 4 a Brescia. Il conte e collezionista Paolo Tosio decise, nel 1832, di allestire una vera e propria "casa-museo" nel cosiddetto palazzo Tosio, dimora di sua proprietà progettata e ideata dal'architetto Rodolfo Vantini. Il palazzo del nobile bresciano, così facendo, arrivò ad ospitare una ricca ed eterogenea collezione di opere d'arte, con dipinti appartenenti alla pittura cinquecentesca italiana come quelli di Raffaello, del Moretto, del Lotto e del Savoldo; ciononostante, erano comunque presenti svariati dipinti della scuola fiamminga e della pittura olandese del XVI e XVII secolo, oltre che del Neoclassicismo e Romanticismo.
Ricostruita integralmente nella seconda metà del Settecento dall'architetto Antonio Marchetti sulla base di un edificio molto più antico, è oggi un grande esempio di architettura neoclassica unitaria a Brescia e una delle più grandi chiese della città. Contiene numerose e preziose opere d'arte, fra le quali spicca il Polittico Averoldi, capolavoro giovanile di Tiziano.
Palazzo Maggi-Gambara,
è un palazzo cinquecentesco venne fatto edificare dai Maggi, famiglia nobiliare di Brescia, alla fine del dodicesimo sui resti dell'antica platea del teatro romano poco distante da Lodovico Beretta. Passato di proprietà alla famiglia Gambara nel XVII secolo subì una prima ristrutturazione con la costruzione sul lato più a sud, di un ulteriore corpo di fabbrica affrescato con ritratti di antichi romani e trofei d'armi. Venne edificato anche la scala interna decorata con affreschi e stucchi in oro.
Il palazzo fu successivamente ristrutturato in chiave neoclassica.
Sulla facciata principale si può ammirare l'imponente balcone adornato da piccoli putti.
palazzo Cigola Fenaroli
in via Carlo Cattaneo. Appartenne in origine alla nobile famiglia dei Maggi, per poi passare ai Cigola ed infine ai Fenaroli.
palazzo Martinengo Colleoni di Pianezza
è una dimora storica di Brescia, situata lungo corso Matteotti, al civico numero 8.
Insieme al palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga costituisce peraltro una delle maggiori e più importanti residenze della famiglia Martinengo Colleoni in città, oltre che un unicum, da un punto di vista prettamente architettonico e compositivo, nel panorama delle dimore signorili locali.
Palazzo Martinengo di Padernello Salvadego
già Molin, o anche conosciuto come "Palazzo della Fabbrica", è un edificio storico di Brescia sito in via Dante, vicino alla centrale piazza della Vittoria.
Edificato e ricostruito in diversi momenti, è considerata la dimora signorile più sfarzosa e monumentale della città, benché i bombardamenti alleati del 1945, durante la seconda guerra mondiale, ne abbiano danneggiato irrimediabilmente alcune parti.
Palazzo Colleoni alla Pace
è un edificio storico di Brescia situato al civico numero 10 in via della Pace, in pieno centro storico cittadino.
Edificato negli anni centrali del XV secolo per volontà del condottiero bergamasco Bartolomeo Colleoni, è poi passato in eredità alla famiglia dei Martinengo Colleoni e, all'estinguersi della linea dinastica della casata, ai padri della Pace, poi in pianta stabile proprietari del palazzo.
L'edificio, rimaneggiato più volte nel corso del tempo, costituisce tuttavia uno dei migliori esempi in città di architettura residenziale quattrocentesca; esso ospita inoltre il più vasto ed importante ciclo pittorico ligneo su soffitto del territorio bresciano.
Teatro Grande di Brescia
è il principale teatro di Brescia, situato a metà di corso Giuseppe Zanardelli. Venne costruito e rimodernato più volte, in un arco di tempo che va dalla prima metà del XVIII secolo fino a metà del XIX.
Si ricordano anche resti di porte cittadine dell'antica cinta muraria medievale, come porta
Bruciatao anche porta Paganora, oltre che l'unico residuo dei tre chilometri di mura difensive di epoca romana, porta Sant'Eusebio: risalente al I secolo d.C., se ne possono ammirare i resti lungo le pendici del colle Cidneo.