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GAMBOLO' (Pv)

MONUMENTI E LUOGHI DI ITERESSE

Ristorante al Castello 

Villa Necchi alla Portalupa Ristorante e Hotel

Chiesa dei Santi Gaudenzio ed Eusebio

La chiesa parrocchiale dedicata San Gaudenzio e a Sant'Eusebio, già citata nel 1132, fu completamente rifatta nel 1899 conservando il campanile romanico, recentemente restaurato. All'interno sono conservati un affresco della Madonna con Bambino e una Madonna tra San Rocco e San Sebastiano, entrambi risalenti al XV secolo. Dal 2011 al 2015 è stata sottoposta a un restauro completo.


Chiesa della Madonna del Terdoppio

La chiesa della Madonna del Terdoppio si trova ai margini del centro abitato sulla strada che dal capoluogo collega le frazioni Remondò e Garbana. Notizie di una cappella dedicata alla Vergine Addolorata, detta anche “Madonna del Terdoppio“, particolarmente cara ai gambolesi, risalgono alla metà del Cinquecento. Successivamente, nei primi anni del Seicento, per volontà degli Amministratori della chiesa di sant'Eusebio, l'antico tabernacolo venne sostituito da una Chiesa, alla cui costruzione contribuì anche il Comune con la somma di Lire 200 imperiali, dove si celebrava la messa domenicale e la prima domenica dopo Pasqua veniva solennizzata con una festa solenne. La chiesetta si presenta a pianta quadrata con copertura a volta riccamente decorata, un locale posteriore di servizio ed è preceduta da un porticato a tre fornici. All'interno, sull'unico altare, vi è un dipinto di Biagio Canevari in sostituzione dell'antico affresco della Madonna, attualmente affiancato da due tele offerte dalla poetessa Gemma Biroli (1901-1983) intorno agli anni settanta. Ricche e abbondanti decorazioni di gusto tipicamente seicentesco sono tuttora ben conservate e visibili sulla volta della navata. Verso la fine del Settecento, dalla muratura angolare della chiesa si sopraelevò il campanile ancora oggi funzionante. Il fabbricato venne restaurato intorno agli anni settanta e offerto alla comunità gambolese per farne un tempio civico.


chiesa della Beata Vergine Assunta
fondata nel 1590.

chiesa Santa Margherita a Remondò
risale al 1776.

FRAZIONI
Belcreda.  Il nucleo antico, ormai scomparso, è ricordato fin dall'antichità: nel 969 fu dato dall'imperatore Ottone I al suo vassallo Ingone, dal quale discese la famiglia dei Belcredi, feudatari del luogo. L'antico castello, costruito sul finire del XIII secolo, fu distrutto nei secoli successivi, l'abitato fu abbandonato e il territorio inglobato nel comune di Gambolò.
Garbana. Il toponimo deriva da "Garbus", macchia di cespugli. La chiesa, dedicata alla Natività di Maria, risale al 1833.
Molino d'Isella, Stradella sono le frazioni più piccole, nella prima, di stampo prettamente agricolo , la chiesetta dedicata a Sant'Ambrogio che Vittorio Necchi fece costruire in ricordo di padre Ambrogio Necchi e il mulino, risalente al 1498 quando Ludovico Maria Sforza donò al monastero delle Grazie di Milano tutti i possedimenti esistenti nel territorio di Vigevano e Gambolò compresi nel fondo della Sforzesca; Molino d'Isella fu inoltre protagonista, a inizio anni '80, di alcune riprese cinematografiche per la realizzazione del lungometraggio Il ragazzo di campagna, con Renato Pozzetto e Clara Colosimo.
Remondò.  (il cui toponimo deriva da un aggettivo "remondatum", da "remondare", che significa sarchiare, spianare, pulire un terreno).
Giarretto.

STORIA

Le prime testimonianze della presenza umana nel territorio di Gambolò risalgono al Mesolitico recente (5500-4500 a.C.) e sono state individuate lungo la sponda destra del Terdoppio, dove alcuni gruppi di cacciatori si fermano periodicamente durante le loro escursioni di caccia. In seguito, nell'età del Bronzo medio e tardo (2000-1900 a.C.), un significativo villaggio si sviluppa sempre sui dossi del Terdoppio.

L'intero territorio conosce una notevole fase insediativa in epoca celtica, dalla seconda metà del secolo III a.C.; in questo periodo sorgono numerosi villaggi, come testimoniano le relative necropoli. Proprio da frazione Belcreda proviene un vaso funebre che reca il nome del defunto di cui contiene i resti: Vindonidius, il primo abitante di Gambolò di cui conosciamo il nome.

L'epoca romana, dalla fine del I secolo a.C., porta un influsso benefico: i coloni, i commercianti e gli artigiani romani recano un significativo apporto in termini di conoscenze tecniche e culturali. Alcune are votive ritrovate nella chiesa di Sant'Eusebio, testimoniano la presenza di un luogo di culto.

Poi, progressivamente, i dati archeologici si rarefanno: è un segno dei tempi dovuto ai cambiamenti e alla crisi dell'Impero. I barbari, varcati armi alla mano i confini, devastano il nord Italia saccheggiando e derubando.

La prima volta che il nome del paese compare nella storia è nel 999, in un documento in cui si dice che un certo Ademarus de Gambolate deve risarcire il vescovo di Vercelli Leone dei danni arrecatigli. Il castello viene citato per la prima volta cento anni dopo, nel 1099: la fortezza accoglie al sicuro gli abitanti del villaggio e della campagna circostante.

Nel Medioevo è testimoniata la compresenza di due diverse diocesi, quella di Novara e quella di Pavia: ci troviamo in un territorio di confine fra le due giurisdizioni, cui si legano anche mosse politiche e strategiche dei due vescovadi e dei poteri laici a essi collegati. Dalla diocesi di Novara dipende la pieve di S. Pietro di Masovico, collocata all'incirca due km fuori dell'abitato attuale, oltre il Terdoppio. Da San Pietro dipende la chiesa di S. Gaudenzio; questa, situata nel villaggio, destituirà nei secoli successivi la pieve rurale e diverrà la parrocchia del paese.

La diocesi di Pavia trova invece la propria dipendenza nella pieve di Sant'Eusebio, documentata fra XIII e XIV secolo. Nel 1289 il monastero di San Pietro in Verzolo entrò in possesso di numerosi fondi nella zona. In questi secoli il paese gravita politicamente nell'orbita di Pavia, che è continuamente in guerra con Milano; nel corso degli anni Gambolò viene ripetutamente assediata e danneggiata. Alla fine Milano prevale definitivamente e si sancisce il predominio della signoria dei Visconti. Il castello perviene ai Beccaria e viene poi dato da Galeazzo Maria Visconti a Francesco Pietrasanta.

Fra basso Medioevo e Rinascimento la zona rifiorisce, grazie a bonifiche e canalizzazioni che valorizzano la campagna. Con l'avvento degli Sforza e la successiva perdita del ducato a favore dei francesi passa, nel 1499, nelle mani di Gian Giacomo Trivulzio, maresciallo di Luigi XII, marchese di Vigevano. Dopo alterne vicende militari e politiche il territorio, con il Ducato di Milano, finisce definitivamente nelle mani della corona spagnola. Nel 1573 i nobili Litta Visconti Arese acquistano dagli spagnoli il feudo di Gambolò.

È del 10 ottobre 1639 il documento nel quale si avvisa che le terre di Gambolò, Gravellona, Cilavegna, Cassolnovo, Villanova, Nicorvo, Robbio, Confienza e Palestro cessano di far parte del territorio Novarese o Pavese ed entrano in quello Vigevanasco, diventando terre appartenenti al contado di Vigevano.

Nel 1672 ecco un avvenimento importante per la storia religiosa di Gambolò: arrivano le spoglie di San Getulio, riesumate l'anno precedente dalle catacombe di Roma. Il Santo, originario di Gabi nel Lazio, martirizzato dall'imperatore Adriano nel 124 d.C., diviene il Patrono del paese. Nel 1743 il Vigevanasco passa dallo Stato di Milano (allora austriaco) ai Savoia, e nel 1818 è unito alla Lomellina. Il 21 marzo 1849 il territorio di Gambolò è teatro, come fu alle sue origini, della storica Battaglia della Sforzesca, nel corso della Prima Guerra d'Indipendenza. Le truppe guidate dal re Carlo Alberto si scontrano vittoriosamente con l'esercito del maresciallo Josef Radetzky. Nel 1859 Gambolò entra a far parte della Provincia di Pavia.

MONTEBELLO DELLA BATTAGLIA (Pv)

 

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

castello Beccaria itinerari turistici

Palazzo Bellisomi location per eventi

Villa Lomellini

La Casa, fu come prima cosa un seminario, poi ricovero per le Ospiti dell’Istituto S. Caterina di Genova e, negli anni successivi, una fiorente scuola di avviamento professionale che ha insegnato a centinaia di ragazzi il mestiere del meccanico e quello di falegname. L’attività scolastica cessò nel 1984 per lasciare spazio al noviziato e all’accoglienza di gruppi per ritiri ed esercizi spirituali. Negli anni ’90, viene infine avviato un progetto di ristrutturazione che cambiò ulteriormente il volto della Struttura dandogli l’attuale connotazione di Centro Congressi e Casa per ferie.

Villa Mazza

Il fabbricato fu costruito all’inizio del 1600 sull’area d’una precedente casa padronale con una antica torre annessa, da Cosimo Lunati.  In seguito subirà numerose modifiche, l’ultima delle quali nel 1935. 

Villa Serpi - Gloria

1743 viveva da secoli la famiglia Delconte. Donna Teresa Delconte, figlia del capitano Giuseppe, ha sposato attorno al 1690 il N.H. Giovanni Nicolao Giorgi, dal quale ha avuto quattro figli. Il primogenito decide di ampliare e ristrutturare i fabbricati materni, nel 1743, “don” Gaspare s’impegna a fare costruire un palazzo nuovo. E’ questa è la storia della nascita della villa. “Don” Pio Delconte si ritrova in seguito unico proprietario del fabbricato. Il figlio Vincenzo è Notaio, sposa Barbara Capsoni ed alla morte del padre eredita la villa di Montebello, ma muore a soli 33 anni nel 1805. Il proprio figlio Pio (stesso nome del nonno) sarà l’ultimo Delconte proprietario di detto fabbricato. Da allora la villa è abitata dalla figlia Gerolama. Dopo la morte di donna Gerolama, avvenuta nel 1885, gli eredi vendono la villa nel 1889 ai conti Enrico e Fanny Mannu Serpi. La villa viene restaurata e sono abbattuti i fabbricati rustici che esistevano a levante di essa e formavano con una delle due ali tuttora esistenti, un quadrilatero che delimitava un cortile interno, al quale si accedeva attraverso un portone di legno sormontato da un arco. Lasciano soltanto la scuderia con soprastante fienile ed una piccola casetta limitrofa. I Serpi risiedevano a Genova ed avevano comprato la proprietà di Montebello . I conti avevano tre figli, Maria sposerà il conte Carlo Gloria. Ed è così che i Gloria arrivarono a Montebello, dove villeggeranno, unitamente ai Serpi, fino agli inizi degli anni ‘980. I Serpi (entrambi scapoli) si sono estinti con la morte del conte Beppe, nel 1960. Qualche anno dopo l’improvvisa scomparsa del conte Alessandro Gloria (figlio di Carlo), avvenuta nel 1981, la villa, a quasi un secolo dall’acquisto, fu dalla moglie Fernanda de la Forest de Divonne e dai figli, venduta alla società Finiper, la quale, dopo averla completamente restaurata, la usa attualmente come uffici.

Palazzo Dal Pozzo

È un grosso edificio di impianto quadrilatero, con corte e torretta d'angolo, ubicato nella parte alta del borgo, nei pressi della chiesa parrocchiale. È tuttora dotato di un ampio parco. La sua pianta chiusa, del tutto insolita per una villa barocca, e la presenza di torrette sporgenti, farebbe pensare che parte dell'attuale costruzione sia costruita utilizzando o inglobando le murature della preesistente fortificazione.

Imponente realizzazione sei-settecentesca, innalzata sul luogo in cui si pensa sorgesse un antico castello del X secolo, in una posizione elevata dalla quale si controllavano i versanti sud e est della collina. La veste attuale non tradisce presenze fortificatorie, se non nell'impianto generale del complesso.

Villa Maresco

un severo edificio di probabile costruzione tardo secentesca. La sua storia è quella meno conosciuta fra le nove ville ancora esistenti nell’ambito del nostro Comune.

Palazzo De Ghislanzoni

proprietà privata

Villa Gatti

La costruzione, iniziata nel 1898, è stata terminata nel 1900. Quell’area era da antico tempo in possesso della famiglia Vacchelli, presente a Montebello già nel 1500, ed assunta, a partire dalla seconda metà del ‘700, ad importante ruolo sociale in paese, in quanto fra alcuni dei suoi membri, vi furono sacerdoti, notai, medici ed agenti.

Ossario "Bell'Italia"

L'ossario è eretto a memoria dei caduti della battaglia di Montebello del 20 maggio 1859 presso l'antico cimitero e contiene le spoglie dei soldati morti nel conflitto. Il camposanto fu trasferito nel 1890 e nel 1958, in occasione del centenario della battaglia, al suo posto dove avvenne lo scontro, è stato realizzato il "Parco Lancieri di Montebello". Il monumento fu progettato dallo scultore milanese Egidio Pozzi in forma di tempietto greco di stile dorico e realizzato in pietra di Verona. Venne inaugurato il 20 maggio 1882 da Tommaso di Savoia, allora Duca di Genova, e completato nel 1906 con l'aggiunta di ulteriori gradoni a quello preesistente alla base. Soprannominato "Bell'Italia" dagli abitanti del paese con riferimento alla statua posta in cima raffigurante l'Italia, la leggenda vuole che il volto della scultura riproduca le fattezze della moglie dell'artista, la montebellese Severina Minoprio. Fu restaurato nel 2009 in occasione del 150º anniversario dell'Unità d'Italia.


Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio

La chiesa e il monastero ad essa associato secondo gli storici sono stati donati, assieme ad altri terreni circostanti, dalla famiglia Delconte ai monaci benedettini che ne hanno avuto il controllo fino 1484. Si crede che la chiesa esistesse già prima dell'arrivo dei Benedettini. Ma dal 1484, anno dell'arrivo dei Gerolamini, il monastero subì delle ricostruzioni che furono concluse nel 1666. A questa data risale il cedimento strutturale di una parte dell'edificio che ha portato alla costruzione di una nuova chiesa grazie ai fondi trovati dal generale dell'ordine dei Gerolamini, padre Floriano Marcellini, il quale assegnò il lavoro all'architetto Martino Taddei. Si possono notare alcune differenze rispetto alla chiesa antica, più piccola e provvista di due cappelle per ogni lato, ciascuna dotata di un altare in laterizio. Dal punto di vista storico, due sono le date da ricordare come fondamentali per l'edificio: il giorno 20 ottobre del 1647, durante il quale le truppe del principe Tommaso di Savoia saccheggiarono la cittadina, e l'anno 1686, quando fu portata la reliquia di San Felicissimo da Roma. L'inaugurazione ufficiale della chiesa avvenne nell'estate del 1675, ma i lavori di restauro si protrassero anche dopo il 1680.


Cappella Lomellini

La cappella fu fatta erigere nel 1890 dal Marchese Giò Batta Lomellini, quando il precedente cimitero che si trovava dietro all'ossario Bell'Italia fu trasferito nella posizione attuale. Per la realizzazione della cappella furono utilizzate parti provenienti dal Lazzaretto di Milano, quali le decorazioni in cotto presenti lungo gli archi, attorno al portale con timpano e sotto la copertura a cassettoni in legno, come testimoniato da una lastra di marmo del pavimento. 

Chiesa di Santa Maria in Loretana

La chiesa sita nella frazione di Genestrello è di impianto cinquecentesco ed è databile intorno al 1480. Gli edifici annessi sono adibiti ad uso di abitazione. Fu costruita in seguito a eventi miracolosi che si verificarono dove il pittore Domenico Bonvicini dipinse su due pilastri le immagini della Madonna Lauretana e di San Francesco rispettivamente. Nel 1677 il pilastro con l'immagine della Madonna fu sostituito con una statua in marmo. Nel 1826 nuovi lavori di restauro resi necessari dalle infiltrazioni di umidità furono finanziati dal Marchese Antonio Lunati. Il campanile originariamente posto sopra la sagrestia fu ricostruito nel 1848 nella posizione attuale dal parroco Don Antonio Maiocchi e accresciuto in altezza dotandolo di una terza campana proveniente dall'oratorio del Marchese Bellisomi.I lavori di restauro si ripeterono anche nel 1933 e negli anni cinquanta e sessanta quando l'ultimo parroco Don Bruno Rolandi, su finanziamento della famiglia Mazza, fece erigere il portichetto all'ingresso e commissionò il rifacimento del pavimento e di alcuni affreschi.


FRAZIONI

Canova Ghiringhelli, Castel Felice, Genestrello, Sgarbina

STORIA

Nell'antichità a Montebello si trovava un insediamento romano, probabilmente una villa dipendente dalla vicina città di Clastidium (l'odierna Casteggio).

Il nome di Montebello ha probabilmente origine dall'ubicazione del paese in cima ad una collina o dal latino "Mons Belli" (monte della guerra), con riferimento alla Battaglia di Clastidium del 222 a.C., raccontata nell'omonima tragedia Clastidium di Nevio e descritta dettagliatamente da Polibio.

Il toponimo compare per la prima volta nella bolla di Papa Urbano II del 29 giugno 1094. Il cavaliere Uberto Delconte (o Del Conte) e i propri parenti, provenienti dai conti palatini appartenenti all'ordine feudale istituito da Carlo Magno, donarono all'ordine Benedettino dei terreni e la preesistente chiesa romanica dedicata ai santi Gervasio e Protasio sorta attorno all'anno 1000 nel castello di Montebello quando i Delconte ne erano feudatari e castellani, con la condizione che fosse posta sotto la protezione del Papato. Con tale bolla il Pontefice confermò all'Abate Alberto i privilegi promessi.

L'edificio venne quindi trasformato in convento attorno al quale si andò formando il paese, che assunse presto notevole importanza. Il monastero ricevette ampie donazioni nei secoli seguenti, divenendo il maggior possidente locale.

Nel 1164 Montebello fu assegnato da Federico I Barbarossa insieme ad altre terre che appartenevano a Piacenza (ma anche a Tortona e Milano) alla città di Pavia, rimanendo però nella diocesi piacentina. Nel 1175 gli eserciti della Lega Lombarda e di Federico si stavano per scontrare nei pressi di Montebello, ma si raggiunse un momentaneo armistizio (pace di Montebello) che rinviava il confronto all'anno dopo (Battaglia di Legnano).

Il 2 febbraio 1256 frate Rubaldo Delconte fondò, attraverso la donazione di edifici e terreni nel borgo del paese al Collegio dei Notai di Pavia, l'Ospedale Santa Caterina per i pellegrini diretti a Roma e Santiago di Compostela e affidandone ad esso l'amministrazione. Proprio questo affidamento portò nel tempo alla costruzione di numerose ville signorili di campagna.

In diversi documenti dal 1259 al 1273 i Delconte risultano come i signori di Montebello, diventandone di fatto i primi feudatari.

Il declino della famiglia Delconte iniziò con il passaggio del feudo sotto l'egida dei Visconti del Ducato di Milano, che nel 1469 insignì la famiglia Beccaria del titolo di Conti di Montebello e che quindi ottenne tutti i possedimenti, compresi i resti del castello che nel 1494 non esisteva già più con funzione difensiva. I Beccaria divennero così i nuovi feudatari del paese.

Sul finire del 1484, nel monastero di Montebello ai Benedettini si sostituirono i padri Gerolamini, che lo trovarono in condizioni rovinose; il monastero fu poi soppresso nel 1782.

Nell'atto di apprensione dalla camera ducale di Milano del 9 agosto 1535 il feudo di Montebello comprendeva anche Verretto, Castelletto Po, Cantalupo e Regalia verso Bressana Bottarone, Borgo Priolo e Torre del Monte, Barisonzo (fraz. di Torrazza Coste), Ca de Guerci, Donelasco, Golferenzo, Retorbido, Montecalvo, Volpara e Rocca de Giorgi.

Nel 1542 Galeazzo Beccaria venne confermato feudatario di Montebello ma nel 1631 la morte del conte Claudio segnò l'estinzione della famiglia e il feudo fu acquistato dallo spagnolo Rodrigo Orozco de Rivera, Marchese di Mortara.

Nel 1634 Montebello fu censito per fini fiscali come appartenente all'Oltrepò fra le terre del Principato di Pavia.

In seguito, tramite le nozze della figlia del nuovo feudatario, questo passò a Felice Machado de Silva, che nel 1638 ne divenne Marchese. In questo periodo la popolazione del feudo era composta da 563 famiglie, di cui sessanta a Montebello, quaranta a del Monte, trenta a Golferenzo, trenta a Volpara, quaranta a Donelasco, quattro a Borgo Priolo, otto a Barisonzo e trentadue a Castelletto.

Nel 1650 il feudo fu scorporato con la vendita delle terre di Montecalvo, Volpara, Golferenzo, Soriasco, Torre del Monte, Ca de Guerci e Borgo Priolo al marchese Gerolamo Dal Pozzo. Nel 1682 il Antonio Machado de Silva vendette le terre rimanenti di Montebello, Verretto, Cantalupo e Castelletto a Paulo Spinola Doria di los Balbases duca di Sesto, genovese naturalizzato spagnolo che fu governatore di Milano, la cui famiglia tenne il feudo fino all'abolizione del feudalesimo nel 1797.

Il 13 settembre 1743, con il trattato di Worms, Montebello e tutto l'Oltrepò entrarono a far parte del Regno di Sardegna ed in particolare della provincia di Voghera, passando così sotto il controllo dei Savoia.

Nella battaglia avvenuta a Montebello il 9 giugno 1800, i Francesi al comando dei generali Lannes e Victor vi sconfissero gli Austriaci guidati dal generale Ott. Per questa vittoria il generale Lannes fu insignito nel 1808 del titolo di Duca di Montebello.

Nel 1817 le parrocchie di Montebello e Genestrello passarono dalla Diocesi di Piacenza a quella di Tortona.

Nel 1818 a Montebello fu aggregato il piccolo comune di Canova Ghiringhelli (anticamente nota come Casa de' Ghiringhelli), all'estremità settentrionale del territorio, che non aveva mai fatto parte in precedenza del feudo di Montebello. Il 9 aprile dello stesso anno qui nacque padre Luigi Celestino Spelta, dell'Ordine dei Frati Minori Osservanti Riformati, vescovo di Tespia e vicario apostolico di Hupeh (o Hu-pè) dal 17 settembre 1848, poi dal 24 gennaio 1860 visitatore apostolico dell'Impero di Cina e regni adiacenti.

Nel 1824 don Pietro Martire Beccaria Giorgi vendette molte proprietà appartenenti al monastero al Collegio Gesuitico di Genova; i Gesuiti rimasero a Montebello fino alla loro cacciata dal regno.

Il 20 maggio 1859 a Montebello fu combattuta un'altra celebre battaglia, preludio dell'unificazione d'Italia, durante la quale la cavalleria sardo-piemontese agli ordini del colonnello de Sonnaz e la fanteria francese guidata dal generale Forey costrinsero le forze austriache del generale Stadion a ritirarsi oltre il Po. Con il Decreto Rattazzi dello stesso anno Montebello passò sotto la Provincia di Pavia, mandamento XII di Casteggio, circondario IV di Voghera.

Con l'avvento della rivoluzione industriale a Montebello fu fondata a metà dell'Ottocento una fornace poi "Mole Patronale" in località Fornace che diede stimolo alla trasformazione dei gruppi di braccianti e piccoli artigiani in maestranze industriali. Ciò fece nascere anche la necessità di tutelare questi nuovi attori della scena sociale ed economica; così nel 1879 venne fondata da Pippo Venco la Società Operaia e Agricola di Mutuo Soccorso (SOAMS). La costruzione della sede (conosciuta come "Salone") iniziò nel 1907 con il progetto dell'ingegnere Vandoni e l'inaugurazione avvenne nel 1913. Il merito della società fu oltre all'attività mutualistica anche quello di fornire un punto di riferimento per la vita sociale attraverso l'organizzazione spettacoli, raduni, feste e balli.

Nel dopoguerra venne avviato un processo di edificazione che iniziò con la costruzione nel 1922 del nuovo edificio comunale con annesse scuole, trasferendoli così dal palazzo affacciato sul palazzo della Chiesa (la parte verso il Monumento al Cavalleggero di proprietà del comune, la parte restante dei Baroni De Ghislanzoni) che ne fu la sede a partire dal 1851. Questo fu inaugurato il 20 maggio 1924. Dello stesso periodo la realizzazione di Viale Rimembranza. Sempre nel 1924 il marchese Gianni Lomellini, dopo aver lasciato il paese per divergenze politiche, vendette la villa alla società "Comm. Quirici Gerolamo e Figlio" di Rivanazzano, la quale dopo aver sopraelevato le dipendenze di un piano, portandole così ad altezza maggiore della villa, vi insediò una filanda. Nel 1932 Don Orione acquistò il complesso per trasformarlo in seminario.

Negli anni venti il paese fu dotato di rete per la distribuzione della corrente elettrica.

Tra il 1927 e il 1928 l'ufficio araldico romano assegnò a Montebello lo stemma della famiglia Delconte, che ne erano stati i primi feudatari.

Nel 1948 iniziarono i lavori per realizzazione dell'acquedotto comunale, seguiti nel 1960 e nel 1962 da quelli di asfaltatura delle strade e di metanizzazione rispettivamente.

In ricordo della Battaglia di Montebello del 1859, con Decreto del presidente della Repubblica 21 gennaio 1958, n. 145 il comune di Montebello ricevette la nuova denominazione di "Montebello della Battaglia".

Nel luogo dove si svolse la battaglia si trova l'Ossario "Bell'Italia"; è possibile visitarlo tutti gli anni la domenica prima del 20 maggio, quando per ricordare lo scontro si svolge un corteo al quale partecipano anche i Lancieri di Montebello.

CASTEGGIO (Pv)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE 

Villa Odero Tenuta Vini

Villa Marina Tenuta Vini

Tenuta Pegazzera Location per eventi

La Boffalora  agriturismo

Palazzo Certosa Cantù

La Certosa Cantù, di recente restaurata a cura dell'amministrazione comunale, è il vero fulcro della vita culturale casteggiana.All'interno della più importante testimonianza artistica del '700 casteggiano, l'ambiente ideale per l'organizzazione di eventi uniti dal denominatore comune della qualità.

Nel medesimo edificio che ospita il Civico Museo Archeologico, una delle collezioni più interessanti dell'intera Lombardia, ha sede la Biblioteca Civica, con la sala di lettura e lo spazio multimediale.
Edificata fra il 1700 e il 1705 dai monaci seguaci di San Brunone, passò a privati nell'Ottocento e fu lasciato in eredità al Comune del suo ultimo proprietario, il prof. Luigi Cantù.

Fontana di Annibale 

Nel 218 a.C. Annibale, giunto nella pianura padana, dopo aver sconfitto i romani presso il Ticino (ma Cornelio Nepote pone "presso Casteggio" anche questa battaglia), corruppe il comandante del presidio romano di Casteggio, Dasio Brindisino, facendosi consegnare l'ingente quantità di derrate che i Romani vi avevano depositato.

Con la momentanea sconfitta dei Romani e la caduta della colonia di Piacenza, Casteggio tornò indipendente, ma già nel 197 a.C. il console Quinto Minucio Rufo costrinse dapprima numerosi "oppida" liguri alla resa, tra cui Casteggio; poi, in circostanze non chiare, probabilmente per punire una ribellione, diede l'abitato alle fiamme.

La storia narra che prima di varcare le mura dell'antica Clastidium, Annibale fece abbevarare gli elefanti ad una fontana, tutt'ora esistente, in una zona che attulamente è la periferia dell'odierna Casteggio.

Il Pistornile La parte più antica della cittadina sorge su un colle detto Pistornile e sulle sue pendici. Ancora oggi il Pistornile rappresenta la storia di Casteggio e conserva intatto le tradizioni culturali della città, che sono incentrate sulle attività della Certosa Cantù.

Chiesa di San Sebastiano

 La chiesa, eretta nel 1570, in origine era dedicata alla SS. Trinità ma nel 1590 fu intitolata a S. Sebastiano. La facciata venne modificata nel 1767 in stile barocco. Il medaglione posto sopra il portale d’ingresso è stato attribuito alla bottega del Parmigianino.

All’interno sono presenti due altari laterali, uno, in marmo, dedicato a San Carlo Borromeo, l’altro, in stucco, all’Immacolata. In chiesa sono state collocate le statue in gesso di S. Sebastiano e S. Gaetano; di ottima manifattura è invece la statua lignea bordata d’oro zecchino raffigurante S. Carlo Borromeo.

Sono perfettamente conservati il coro ligneo del 1700 e il dipinto del XVIII sec., attribuito al Bibbiena, raffigurante S. Sebastiano, S. Rocco, la Trinità e la Vergine. La chiesa è situata nella zona alta di Casteggio, in via Castello.

Chiesa di San Pietro Martire

La chiesa parrocchiale dedicata a S. Pietro Martire sorge sulla piazza del Pistornile, la parte alta di Casteggio. L’edificio ecclesiastico è stato costruito su una struttura già esistente: infatti in quella zona era presente un collegio del 1500 e la conversione in chiesa risale al 1817, con un progetto ad opera dell’architetto Giuseppe Marchesi di Pavia.

FRAZIONI

Cròtesi, Mairano, Rivetta, San Biagio, Tronco Nero, Pistornile

STORIA

La città di Clastidium ebbe origini liguri, appartenendo a quel popolo che i Greci chiamavano Anamari, e che corrisponde quasi certamente a quelli che i Romani chiamavano Marici, distesi tra l'Appennino e le due sponde del Po attorno a Pavia. I Marici del Po insieme ai Levi del Ticino fondarono presso la confluenza dei due fiumi la città di Pavia, loro comune mercato. Gli Anamari (Marici) e i Levi sono erroneamente detti Celti da Polibio, ma in realtà essi vantano origini anteriori all'invasione celtica e devono essere annoverati tra i popoli liguri. I Marici presero stanza su un modesto rilievo dominante la pianura a sud del Po, nell'attuale Oltrepò Pavese, una collina alquanto scoscesa e impervia nei fianchi, ma dalla sommità pianeggiante; dunque di facile difesa quanto di facile popolamento. Casteggio appare popolata almeno dal VI secolo a.C..

Divenuto uno dei maggiori villaggi della zona, nella forma del castelliere ("oppidum", città fortificata, lo dice Livio), conobbe i Romani nel 223 a.C. quando i Marici furono dai primi indotti a un'alleanza contro gli Insubri. Poco dopo, nel 222 a.C., gli Insubri, appoggiati da mercenari celti provenienti dalla valle del Rodano, attaccarono la località, ma furono sconfitti dai Romani prontamente giunti in soccorso al comando del console Marco Claudio Marcello. Egli stesso uccise il comandante avversario Virdumaro, e ne consacrò le ricche vesti (spolia opima) a Giove Feretrio. La battaglia di Casteggio aprì ai Romani la via per la sottomissione degli Insubri e la conquista della loro capitale, Milano. Ebbe una vasta eco, e il poeta latino Nevio la celebrò con una tragedia di argomento storico, Clastidium, uno dei più antichi monumenti della letteratura latina


VIGEVANO (Pv)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Castello di Vigevano e strada coperta

Palazzo Ducale

Torre del Bramante

Ecomuseo della Roggia di Mora Bassa

Villa Cascina Sforzesca

Palazzo Crespi biblioteca

Eretto nel 1893 da Giuseppe Crespi, fondatore dell'omonimo cotonificio, fu acquistato dai signori Gagliardone e poi dai Biffignandi; successivamente venne ceduto al P.N.F. come Casa del Fascio. Nel secondo dopoguerra passò al Comune che, dal 1966, vi ospita la Biblioteca, intitolata nel 1983 allo scrittore vigevanese

Le facciate mostrano paraste e tamponamenti a bugnato liscio al primo piano, mentre i piani superiori restano decorati con le sole paraste; le finestre sono incorniciate con timpano a motivi geometrici e si alternano a balconate in pietra con pilastrini al primo piano e in ferro battuto decorato al secondo piano. All'interno lo scalone d'onore si articola in quattro rampe ad andamento ottagonale con gradini in marmo. Alcune delle sale conservano affreschi ai soffitti con temi decorativi e figurativi in stile liberty. Adiacente al palazzo, un giardino cintato conserva antichi alberi ad alto fusto.

La biblioteca è aperta Martedì e Giovedì dalle 10 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18,30. Mercoledì dalle 14,30 alle 18,30. Venerdì dalle 14,30 alle 18,30 e dalle 20,30 alle 23. Sabato dalle 10 alle 13.


Palazzo Vescovile visitabile in alcuni periodi dell'anno

Il Palazzo Vescovile è una tipica dimora cinquecentesca, costruita per volere di Galeazzo Pietra, primo vescovo di Vigevano. Tra i vescovi illustri ad avervi abitato vi è Caramuel, o Giuseppe Maria Scarampi, che, nel Settecento, creò la galleria. Qui si possono ammirare anche dei dipinti ovali con paesaggi e rovine, con animali, sovrapporte con nature morte e fiori o scene d'ambiente.

Nelle sale è raccolta una ricca pinacoteca che comprende una Madonna con bambino, un quadro del Cerano sul martirio di San Dionigi, un San Giovanni Battista del '700 e una Pietà con i santi Giovanni Battista ed Evangelista di fine '500.

Il 10 agosto 1848, in una delle sale del palazzo, fu firmato l'armistizio di Salasco tra gli eserciti piemontesi e austriaci alla fine della prima guerra d'indipendenza. Nello scalone d'onore è presente un affresco in ricordo della visita di Carlo V del 14 marzo 1533: l'imperatore, a capo scoperto, indossa una possente armatura ed è sovrastato da due angeli che reggono una colonna e una croce. Sulle pareti laterali infine sono raffigurate le piante della diocesi come erano nel 1532 e nel 1817. 

Palazzo Sanseverino

Costruito nel 1492 sotto la direzione di Sebastiano Altavilla di Alba come abitazione di Galeazzo Sanseverino comandante la guarnigione sforzesca e sposo di una figlia naturale di Ludovico il Moro, nel 1496 viene trasformato dal Moro in fortezza, con la costruzione di una cinta muraria con quattro torri tonde ed un fossato a circuito del palazzo e del suo giardino, che viene quindi chiamata "Rocca Nuova" in contrapposizione alla rocca edificata da Luchino Visconti, situata ad est dell'abitato che viene così denominata "Rocca Vecchia". 

Teatro Cagnoni

Iniziato nel 1871 e inaugurato nel 1873, il Teatro Cagnoni si rese necessario dopo che per anni gli spettacoli avvennero in situazioni riadattate. L'esterno dell’edificio ha le caratteristiche tipiche dell'architettura eclettica ottocentesca con modanature marcapiano e semplici cornici alle finestre. All'interno, l'ampio foyer dà accesso alla platea mentre due rampe di scale portano ai tre ordini di palchi, al loggione e al Ridotto. Corso Vittorio Emanuele II, 45

Palazzo Saporiti

Il primo Palazzo Saporiti fu costruito nel 1828 ad opera dell'architetto Giacomo Moraglia e nel 1830 il marchese Marcello Saporiti ne fece donazione al comune di Vigevano perché diventasse sede delle scuole secondarie e, sino al 1857, di un corso universitario della scuola di legge per notai e causidici. Dopo circa trent'anni il marchese Apollinare Rocca Saporiti donò un nuovo edificio, quasi dirimpetto al precedente, sempre da utilizzare per istituzioni scolastiche.

L'edificio più recente è sede del liceo "Benedetto Cairoli" dal 1887, anno in cui il Ministero ha dichiarato governativo quest'ultimo.

Palazzo Civico

L'edificio, in cui oggi trova posto la sede del Comune, venne costruito a partire dal 1768 su progetto dell'architetto Martinez ed ultimato nel 1821. Nel 1911 divenne sede del Municipio; precedentemente era stato un Ospedale civile, in cui confluivano tutte le attività d'assistenza, svolte fino allora da istituti sanitari antichissimi, attivi già dal Cinquecento.

La facciata principale ha uno stile caratteristico tardo settecentesco, con muri rivestiti di bugnato piatto da cui sporgono modanature, mensole e timpani triangolari. Lo scalone che porta al primo piano si apre nel cortile, porticato. Qui vennero portate sette lunette provenienti dall'antica chiesa del Castello Sforzesco e dipinte da Bernardo Ferrari, artista vigevanese. Esse raffigurano i santi Ambrogio, Pietro, Giacomo, Gerolamo, Caterina, Andrea e il Battista.

Il palazzo si sviluppa su tre corti che presentano caratteristiche architettoniche diverse secondo i mutamenti occorsi nel tempo.

Palazzo Roncalli visitabile in alcuni periodi dell'anno

Sorge in Via del Popolo. L’edificio, dal 1812 di proprietà della famiglia Roncalli, fu risistemato a partire dal 1847 con le caratteristiche attuali. Alla sua morte il senatore Roncalli, discendente di una delle più note famiglie nel campo imprenditoriale vigevanese e del Regno Sabaudo, lo lasciò alla città di Vigevano per erigervi un istituto di arte e mestieri per l’incremento negli studi e nelle arti dei più poveri e bisognosi della città. La facciata è ornata da un bugnato e le lunette delle finestre del primo piano sono arricchite da formelle di pietra di Viggiù dalle quali si stagliano i busti di Tasso, Volta, Raffaello, Canova, Dante, Petrarca, Palladio, Colombo, Galilei, Alfieri, eseguiti dallo scultore Bottinelli. Il portone d'ingresso è della seconda metà dell’Ottocento e il bel cortile è decorato da portici. Notevole è anche il secondo cortile, che ospita una fontana a muro del 1793 e dal quale si accede per gli uffici della Fondazione. Le sale interne sono riccamente decorate con affreschi e stucchi e impreziosite da mobili d'epoca. Un recentissimo restauro, completato nel 2010, ha rinnovato e restituito all’antico splendore il salone di rappresentanza – noto come “Sala Ottocento” e posto al primo piano – e l’ex “Sala Saldatura”. Roberta al 339 3429000 o scrivere a fondroncalli@tin.it

Piazza Ducale

Piazza Ducale a Vigevano, nel cuore della città, è una delle più famose piazze d'Italia. Venne costruita per volere di Ludovico il Moro su disegno di Leonardo Da Vinci in soli due anni, tra il 1492 ed il 1494 come anticamera del castello divenuto residenza ducale.
Si presenta a pianta rettangolare di 138 metri per 46, con orientamento prevalente nord-ovest/sud-est; è racchiusa su tre lati da edifici porticati omogenei e sul quarto lato dalla facciata della cattedrale. All'angolo sud-ovest si trova la rampa che conduce al cortile del castello passando sotto la torre del Bramante. L'aspetto attuale della piazza è dovuto in buona parte agli interventi del 1680, compiuti dal Vescovo Caramuel e da opere successive.

Cattedrale Sant'Ambrogio

Consacrata il 24 aprile 1612, fu iniziata da Francesco II Sforza nel 1532, su progetto di Antonio da Lonate dopo aver demolito in gran parte quella precedente (della quale fu salvata la parte absidale) risalente alla seconda metà del Trecento, ma edificata su fondamenta ben più antica.

chiesa di San Pietro Martire

Eretta nel 1445 e dedicata a san Pietro Martire con l'annesso convento dei frati domenicani come attestato dalla bolla pontificia conservata presso l'archivio storico di Vigevano, venne consacrata nel 1480. In puro stile gotico lombardo con campanile a base ottagonale, si presenta a croce latina imperfetta con pilastri polistili, terminante con coro poligonale alto con sottostante cripta il cui accesso è dato da due ingressi ai lati del presbiterio rialzato. Nella cripta è conservato il corpo del beato Matteo Carreri, patrono di Vigevano, che visse e morì (1470) nell'attiguo convento.

chiesa di San Francesco

Venne edificata fuori dalle mura cittadine nel 1379, un anno dopo la costruzione del convento dei Frati Minori. Era più piccola, orientata diversamente e occupava lo spazio dell'attuale transetto. Ampliata nel 1447, subì una radicale trasformazione con la totale ricostruzione e il cambio di asse tra il 1465 e il 1470.

chiesa della Madonna della Neve

Venne costruita sul luogo dove vi era la piccola chiesa di Santa Maria dei Pesci poi distrutta, nel 1600 e dalla quale si prese l'antica icona che venne trasportata nella nuova chiesa. Nel 1607 vi si insediò la confraternita della Morte. Venne poi restaurata nel 1728 e nel 1842, aggiungendo nuove pitture. Vi sono quattro altari, dedicati rispettivamente alla Beata Vergine di Caravaggio, a San Filippo Benizi, a Sant'Antonio e ai Santi Crispino e Crispiniano. Via Edmondo de Amicis

chiesa di San Bernardo

La prima chiesa intitolata al santo di Chiaravalle, risalente a data ignota, era esterna alle mura della città e fu abbattuta per volere di Ludovico il Moro nel 1498, per la costruzione di nuove fortificazioni. Qualche anno dopo, secondo Simone dal Pozzo, venne ricostruita nella locazione attuale. Fu ampliata una prima volta nel 1575 e poi nel 1672, adottando la sua nuova struttura. Nel 1576 venne costruito il coro.

chiesa di Santa Maria del Popolo

La chiesa venne fatta fabbricare nel 1516 da una parte della confraternita di San Dionigi, che si era distaccata dalla stessa a causa del battere moneta all'interno del convento. La nuova confraternita si aggregò all'arciconfraternita del Suffragio di Roma nel 1621. Nel 1662 venne edificata la Cappella del Suffragio.

La chiesa venne ricostruita nel 1608 e nuovamente nel 1729, fino a giungere alla forma attuale. La chiesa precedente venne abbattuta nel 1695.

chiesa del Santissimo Crocifisso o chiesa del Cristo della Resega

Le origini della chiesa sono rintracciabili nell'affresco attualmente conservato sopra all'altare, di autore ignoto. Esso raffigura Cristo crocifisso tra San Francesco d'Assisi o Santa Caterina da Siena; sullo sfondo, è possibile vedere la skyline di Vigevano. La leggenda popolare ritiene questo dipinto miracoloso in quanto, nonostante non sia mai stato restaurato, tutt'oggi conserva colori vividi come in origine. Questo affresco probabilmente apparteneva ad un'edicola addossata al muro di un antico palazzo. La devozione popolare verso il dipinto crebbe costantemente, fino alla costruzione di una cappella nel 1652. Via Gioacchino Rossini,

chiesa di San Dionigi

È documentato che, prima dell'edificio attuale, sul luogo nel 1323 era presente una chiesa omonima, probabilmente costruita prima del Mille, ma della quale non rimane traccia: in un testamento di quell'anno si fa infatti menzione di un frater Bregundius de Gravelona rector el minister ordinis fratrum paupertatis S. Dionysii de Vigievano. Tale chiesa era anche detta "Casa delle elemosine". Piazza Martiri della Liberazione

chiesa di San Giuseppe

Nel 1881 monsignor De Gaudenzi pregò quattro religiose, provenienti da Novara, di aprire un educandato per le giovani in via Griona. Nel 1913, visti i rilevanti progressi, questo fu spostato in via Deomini. Attualmente l'istituto comprende scuola materna, elementare, media e superiore (liceo delle scienze umane) ed è retto dalle suore domenicane. Vicolo Deomini, 

chiesa dei Cappuccini

Nel 1896, la Diocesi di Vigevano acquistò la villa del Mombello. In un primo tempo fu costruita la piccola chiesa della Sacra Famiglia, situata in via Bretti.

L'attuale chiesa, con facciata su corso Genova, fu progettata e costruita tra il 1926 e il 1927 dopo la demolizione parziale della preesistente, ormai inadeguata per le esigue dimensioni. Corso Genova, 38

ex chiesa della Misericordia

La chiesa venne costruita in corso Milano nel 1490, abbattendo l'antica cappella di Santa Maria della Bestemmia, eretta durante la peste del 1264, a un solo altare.

I fondi per la costruzione della nuova chiesa furono raccolti grazie ad un provvedimento di Ludovico il Moro che, mosso dalle espressioni toccanti del predicatore beato Bernardino da Feltre sul numero crescente dei bestemmiatori, aveva stabilito di elevare multe contro di essi. Sulla facciata della chiesa fu posta un'iscrizione con l'anno di fondazione (1495); dopo la caduta di Ludovico il Moro, la chiesa fu completata dal marchese Gian Giacomo Trivulzio nel 1508 e del cardinale sedunense Matteo Schiner nel 1515.

La chiesa e il convento furono soppressi nel 1796 e abbattuti nel 1798. Di questi ne sono rimaste poche tracce, ulteriormente modificati dopo la trasformazione in abitazione civile e una recente ristrutturazione. Corso Milano, 3

 convento delle Sacramentine o chiesa del Sacro Cuore di Gesù

Il nuovo monastero fu progettato da una suora architetto, Maria del Sacro Cuore Vittadini, con la supervisione di un sacerdote architetto, Monsignor Spirito Maria Chiappetta. Venne posta la prima pietra, e il 6 giugno 1912. Via Trento, 27

chiesa di San Carlo

La chiesa venne costruita per festeggiare il primo centenario della canonizzazione di san Carlo Borromeo. Il 15 maggio 1710 venne fondata la Congregazione di San Carlo, approvata dall'arcivescovo Giuseppe Archinto nello stesso anno, che fece iniziare l'edificazione della chiesa nel 1724, terminandola nel 1736. Via Vincenzo Boldrini, 6

chiesa di San Giorgio in Strata

La chiesa era complementare all'adiacente castello visconteo. Fu eretta sotto il patronato della famiglia Colli.

Si trova in via Cairoli, un tempo via Strata, dalla quale prende nome. Quasi soffocata dalle abitazioni, rischia di passare inosservata agli stessi vigevanesi. Negli anni '80, era considerata la più antica chiesa cittadina aperta al culto: infatti, le prime notizie attorno a essa risalgono al 1090; subì poi numerosi restauri, l'ultimo dei quali nel 1968 a opera dell'architetto Mario Bonzanini. Secondo altre fonti, la chiesa risalirebbe addirittura all'età longobarda primitiva. Via Cairoli, 15

chiesa di Sant'Ignazio di Loyola

Costruita nel 1694 per volere del canonico Cantone Giovanni Maria Ferrara, la chiesa di Sant'Ignazio di Loyola ha dimensioni modeste. Vicolo Deomini

chiesa della Madonna degli Angeli

La costruzione della chiesa inizia nel luglio del 1583, quando diviene sede della confraternita dell'Annunciazione. La consacrazione del luogo avviene tre anni dopo.  Le cappelle invece risalgono al 1657 e sono dedicate a san Mauro Abate e san Mona, vescovo di Milano nel III secolo; l'altare è del 1679 e vi è presente un dipinto della Natività dello stesso periodo, probabilmente di Zanetto Bugatto. Il coro è del 1692, mentre l'organo a canne, realizzato da Giovanni Rondini e rifatto dai Fratelli Serassi nel 1832, è il più antico in città. Via Domenico Pisani, 29

chiesa della Madonna di Pompei

La devozione alla Madonna di Pompei a Vigevano fu iniziata da don Ambrogio Ceriotti l'8 maggio 1897, usufruendo di uno stanzone adibito a deposito di legnami e a magazzino di calce nell'allora sobborgo della fiera, all'imboccatura dello stradale per Mortara. L'umile costruzione originaria, una chiesa molto più piccola dell'attuale, fu sostituita da una nuova la cui posa della prima pietra avvenne il 6 giugno 1920. Piazza Alessandro Volta, 28

Chiesa del Carmine

La chiesa, costruita nel 1602 dalla confraternita del Carmine, da cui prende il nome, prende il posto di un'altra chiesa, antecedente e distrutta con Ludovico il Moro. Di questa resta un affresco del 400 raffigurante la Vergine, ora esposto su un altare. Via del Carmine

chiesa di Santa Maria del Parto

La chiesa fu costruita grazie all'eredità di Marco Antonio Cassolio Gatta. Gli archivi conservano un atto di alienazione del 1875 a un certo Cavalier Motta diventando poi di proprietà della famiglia Dulio. Via Cascine Barbavara, 1

 chiesa di Santa Maria intus vineas o chiesa della Madonna di sotto

Si tratta di una chiesa molto antica, antecedente al 1202, anno in cui era annoverata tra le dipendenze del monastero cistercense di San Maiolo di Pavia. Fu di giuspatronato della famiglia degli Ardizzi, una delle più illustri famiglie vigevanesi quattrocentesche. Proprio loro nel 1424 si occuparono della restaurazione e ricostruzione dell'edificio, dedicandolo a Santa Maria intus vineas. Via Umberto Giordano, 15

chiesa di San Martino

Oggi sconsacrata, la chiesa di San Martino si trova in un cortile chiuso con cancello, in fondo a via Palestro. Era un antico titolo della pieve collegiata di Sant'Ambrogio.

Secondo alcuni storici, potrebbe essere la matrice di tutte le chiese di Vigevano, con il nome di San Pietro. Nel primo documento ufficiale in cui si parla di Vigevano (anno 963) si parla di un arciprete Grauso. Secondo Alessandro Colombo, la chiesa fu la basilica in cui officiarono i vescovi di una presunta diocesi dei Piccolini, con il nome di San Pietro in silva carbonaria; infine, un affresco sulla parete sinistra dell'abside, ancora ben conservato, raffigurante San Pietro, comproverebbe tale dedicazione. Ma si tratta di supposizioni. Via Palestro

chiesa di Sant'Antonio abate alla Morsella

La chiesa originaria, costruita nel 1692, fu abbattuta e ricostruita negli anni '40 del Novecento: la chiesa attuale ne conserva solo il campanile.

La chiesa è dedicata a Sant'Antonio abate, eremita egiziano considerato il fondatore del monachesimo cristiano. Fu consacrata il 25 agosto 1940 e fu soggetta a diverse opere di restauro nei vari anni a seguire che hanno coinvolto principalmente le lavorazioni della facciata. Via Morsella, 56

 chiesa della Beata Vergine di Caravaggio a Fogliano Superiore

La chiesa è rimasta l'unico monumento ammirabile dell'antica Fogliano. Ha un'origine sconosciuta. Nei primordi era nota come chiesa della Natività di Maria o chiesa di Santa Maria Assunta: questi nomi fanno presumere che la sua fondazione risalga a prima del Mille e che servisse da parrocchiale alle terre di cui parla il Privilegio dell'imperatore Enrico IV di Franconia del 1064. Strada Cattabrega, 340

STORIA

L'origine della città longobarda e l'attuale cortile del Castello ne testimonia il ruolo di fortificazione. In seguito, si sviluppa il borgo esterno, le cui case ed edifici sorgono sul luogo oggi occupato dalla famosa Piazza Ducale. Dal 1198 si trasforma in libero Comune mentre nel 1277 iniziano gli intrecci della storia locale con quelli delle potenti famiglie milanesi dei Visconti prima e degli Sforza poi. E proprio grazie all'opera di Luchino Visconti e di Ludovico Sforza detto il Moro, tra XIV e XV secolo, il borgo di Vigevano inizia la sua trasformazione in residenza estiva, in pittoresco soggiorno destinato agli ozi della corte ducale. Nel Castello adibito a dimora di prestigio ci misero la mano artisti come Bramante. Il borgo ottiene il titolo di città con una propria sede vescovile nel 1530.


FRAZIONI

Fogliano Superiore, Fogliano Inferiore, Morsella

Piccolini: in prossimità della frazione trova spazio un ampio Istituto Penitenziario. Dal 1993 al 2014 con la denominazione di Casa Circondariale, dal 2014 ad oggi Casa di Reclusione. L'istituto si articola in due reparti, uno maschile e l'altro femminile. Fino al 2014 era dotato dei circuiti di alta e media sicurezza e protetti; dal 2014 è presente una sola sezione di alta sicurezza, al reparto femminile.

Buccella L'insediamento risalirebbe alla fondazione di una villa rurale da parte del crociato Pietro Biffignandi, detto "Buccella" (intorno all'anno 1133), sui resti di una precedente fortificazione, a sua volta eretta sul luogo del leggendario abitato romano di Viginti Columnae.

La villa conserva una corte rurale e una corte nobile sull'ala sinistra, con vestibolo dotato di arcate a sesto ribassato su colonne, a cui si accede da un portale barocco. Vi è annessa una chiesa parrocchiale del 1692 e una piccola chiesa campestre si trova davanti all'ingresso, probabilmente rimaneggiata nel XVII secolo.

Intorno alla villa sorsero le abitazioni dei coloni, in particolare la "cascina Buccelletta", anch'essa attribuibile al XVII secolo: si trattava di una residenza per quattro famiglie, con stalle, costruita in corrispondenza di uno dei sentieri ("strade centurizie") che portavano ai guadi sul fiume Ticino in direzione di Abbiategrasso. Nel 1890 fu distrutta da una piena del fiume e venne ricostruita nel 1899. In epoca napoleonica servì come torretta di avvistamento e fu danneggiata dall'esplosione della polveriera di Vigevano, nel corso della seconda guerra mondiale.

Sforzesca  La località è famosa par la grande cascina, denominata "Colombarone", fatta costruire nel 1486 da Ludovico Maria Sforza, detto il Moro, duca di Milano. 

Il complesso presenta la disposizione tipica dei castelli di impronta sforzesca, con quattro corpi di fabbrica ad uso abitativo (i "colombaroni") al posto dei classici torrioni d'angolo, a proteggere l'impianto di forma quadrata.

I colombaroni sono ornati da finestre ad arco acuto e fregi "a dente di sega".

Anche Leonardo da Vinci soggiornò presso la Sforzesca collaborando al miglioramento del territorio con progetti idraulici per permettere una migliore irrigazione dei campi. Nel codice Leicester sono presenti disegni che ritraggono il "molino della Scala", una struttura a scalini dove scorreva l'acqua, ancora presente ai giorni nostri.

La Sforzesca è nota anche per la famosa battaglia, ivi combattuta durante la Prima guerra di indipendenza italiana, il 21 marzo 1849.

GROTTE DI RESCIA (Co)

  Le sette Grotte di Rescia, unite in un unico complesso agli inizi del ‘900, si snodano lungo un  percorso turistico di ca. 500 m  alle pen...