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LODI VECCHIO (Lo)

 

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Museo Laus Pompeia

Cascina Gualdane Ristorante

basilica dei XII Apostoli

La Basilica Apostolorum fu consacrata il 1º gennaio 378 da San Bassiano, primo vescovo e patrono della Diocesi di Lodi. All'epoca della costruzione, si trovava alla periferia della città di Laus Pompeia, oltre il ponte sul Sillaro, alla biforcazione delle strade per Placentia e Cremona.

La basilica era il primo luogo di culto cristiano della neonata diocesi; alla consacrazione erano presenti Sant'Ambrogio, vescovo di Milano, e San Felice, vescovo di Como.

Dopo la morte di San Bassiano, sepolto nella Basilica, essa divenne nota (non ufficialmente) con il suo nome.

Durante le due distruzioni di Lodi antica ad opera dei Milanesi (1111 e 1158) la Basilica rimase intatta. In seguito alla fondazione della nuova Lodi, a 6 chilometri di distanza, le spoglie di San Bassiano furono trasferite nella cattedrale della nuova città.

La Basilica fu ricostruita nel XIV secolo secondo lo stile gotico lombardo, soffrendo tuttavia nei secoli successivi di un lento degrado.

Restaurata alla fine del XIX secolo e a metà del XX, costituisce un'importante testimonianza artistica e religiosa. L'11 giugno 1875 è stata riconosciuta quale monumento nazionale italiano.


chiesa parrocchiale di San Pietro,


La chiesa di San Pietro, già parte di un monastero benedettino, ha origini antichissime: la prima citazione scritta risale all'832, anno in cui l'imperatore Ludovico il Pio pose il monastero sotto la giurisdizione dell'abbazia di Nonantola.

Nel 1554 la chiesa divenne parrocchiale.

Il monastero venne soppresso il 21 luglio 1773.


 Palazzo Rho/Bignami


Il palazzo venne costruito agli inizi del XVIII secolo. Il palazzo, in stile barocco, sorge alla periferia meridionale della città, a pochi passi dalla piazza dell'antica cattedrale di Santa Maria. Esso è posto lungo la Via Papa Giovanni XXIII, con la facciata principale rivolta a nord e il retro verso la Cascina Santa Maria, posta immediatamente a sud.

Il palazzo conta due piani (piano terreno, sormontato da un mezzanino, e piano nobile) separati da una cornice marcapiano. L'ingresso è posto nella parte sinistra della facciata, ed è costituito da un androne con volta a botte decorata da rilievi; dal lato del cortile l'androne si allarga in un piccolo portico sostenuto da pilastri bugnati.

Nella testata orientale, immediatamente a sinistra dell'androne, è posto lo scalone, di forma ellittica, la cui volta è ornata da un affresco settecentesco; dalla parte opposta, all'angolo nord-occidentale, il palazzo si conclude con un piccolo corpo sporgente arrotondato che ospita i servizi igienici.

Gli interni furono successivamente divisi fra diversi appartamenti; vi si conservano alcuni affreschi.


STORIA

A Lodi Vecchio sorgeva dal 600 a.C. uno dei primi centri delle popolazioni di origine celtica che dimoravano nella pianura padana. Plinio il Vecchio afferma che venne fondata dai Celti Boi, sebbene storicamente quel territorio fu sempre occupato dagli Insubri. In ogni caso non ci è stato tramandato il toponimo gallico dell'antico borgo, anche se la tradizione riporta il nome di Alauda (allodola, uccello sacro ai Galli) da cui ebbe poi origine il nome Laus. A tale proposito, l'immagine dell'allodola compare nello stemma civico in uso dagli anni '30 del XX secolo, fino al 1963.

I romani vi giunsero tra il 223 a.C. e il 222 a.C., anni in cui i consoli (Publio Furio Filo e Gaio Flaminio Nepote prima, Marco Claudio Marcello e Gneo Cornelio Scipione poi) attaccarono e sconfissero gli Insubri. Questa prima occupazione durò poco in quanto gli Insubri, approfittando della discesa di Annibale, si ripresero la loro indipendenza e la mantennero per un paio di decenni.

Solo nel 195 a.C. la resistenza degli Insubri fu definitivamente estirpata; da allora fino al 49 a.C., Laus fece parte della provincia della Gallia Cisalpina, situato lungo la via Mediolanum-Placentia, strada romana che metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Placentia (Piacenza) passando da Laus. Proprio da Laus partiva una diramazione secondaria di questa strada che giungeva a Cremona (Cremona). Laus in epoca romana era quindi un importante snodo stradale e commerciale.

Dall'89 a.C. venne ridenominata Laus Pompeia in onore a Gneo Pompeo Strabone, padre di Pompeo Magno, che proprio quell'anno aveva concesso il diritto latino agli abitanti delle comunità in Transpadana. Giulio Cesare nel 49 a.C., in riconoscimento del contributo dato dalle popolazioni della Valle Padana alla sua causa, concesse a Laus Pompeia il titolo di municipium. Nel 7 d.C., in seguito all'istituzione delle regioni augustee e all'accorpamento della Gallia Cisalpina all'Italia, Laus Pompeia entrò a far parte della Regio XI Transpadana.

Tra l'agosto del 14 d.C. e il luglio del 23 d.C. fu collocata su una porta di Laus Pompeia l'epigrafe: «Tiberio Cesare Augusto, figlio di Augusto, e Druso Cesare, figlio di Augusto, fecero costruire questa porta». Evidentemente quindi doveva esistere una cinta muraria. Il 12 luglio 303 vi furono decapitati i santi Nabore e Felice, soldati romani convertiti al cristianesimo.

Nella seconda metà del IV secolo divenne sede vescovile per volere di Sant'Ambrogio, che designò San Bassiano quale primo vescovo della Diocesi di Lodi. Subì le offese dei Barbari nel corso del V secolo e durante la guerra gotica nel VI secolo.

Il moto espansionistico di Milano ebbe con Ariberto d'Intimiano il primo impulso verso l'assoggettamento di Lodi. Nel 1036 si forma un fronte sudista (Lodi, Pavia, Cremona) contro Ariberto. Le milizie comunali milanesi vengono piegate nella battaglia di Campomalo.
È tuttavia inevitabile la vittoria finale di Milano, favorita da forti motivi politico-economici.

Nel 1111 le milizie milanesi prendono d'assedio la città, i laudensi si difendono con l'aiuto dei pavesi e dei cremonesi ma, dopo aver resistito un mese, si arrendono e il 24 maggio la città di Lodi viene rasa al suolo. La pace imposta dai milanesi prevede la sudditanza ai milanesi e il divieto di ricostruire gli edifici distrutti. Il 24 aprile 1158 i milanesi incendiano il resto della città e Lodi viene completamente distrutta.

L'imperatore Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, per ribadire il proprio potere su Milano, ormai troppo autonoma, decide di riedificare Lodi a pochi chilometri di distanza ma in posizione maggiormente difendibile (sul Colle Eghezzone). Il 3 agosto 1158 Federico Barbarossa fonda la nuova città di Lodi.

Divenuta cava da cui estrarre materiali di riutilizzo per edificare la nuova città, a poco a poco gli abitanti sbandati nelle vicinanze cominciarono a ritornare, facendo così sorgere il villaggio che prese il nome di Lauda Veteris (o Lauda Vetus).

Questo villaggio non cessò mai di essere bersaglio delle scorrerie dei milanesi, essendo posta sull'unica strada che collegava Milano con la nuova Lodi. Nel 1237 i milanesi vi posero campo, nel tentativo di impedire a Federico II di entrare a Lodi. Dopo la Battaglia di Cortenuova il legato pontificio Gregorio di Montelongo con le milizie milanesi devastò il villaggio, abbattendo tutti i campanili delle chiese rimaste integre, approfittando dell'interdetto e della successiva scomunica della diocesi lodigiana.

Il 15 giugno 1250, l'esercito milanese viene sconfitto in battaglia dai lodigiani, supportati dai cremonesi. Il 18 gennaio 1268 Lodi Vecchio fu devastato da un incendio, fatto appiccare da Corradino di Svevia; l'anno successivo vi si accamparono le milizie di Napo della Torre.

Il 25 maggio 1278 il villaggio vide scontrarsi in battaglia le truppe di Cassone della Torre e quelle dell'arcivescovo Ottone Visconti, costretto alla fuga. Tre anni dopo il paese è nuovamente occupato dai milanesi capitanati dal marchese di Monferrato, onde assediare Lodi, fautrice dei Torriani.

Nel maggio del 1294 Matteo Visconti occupa Lodi Vecchio, innalzando un castello di legnami e facendo scavare un fossato, per tener fronte ai lodigiani, che avevano elevato a loro comandanti Mosca ed Erreco della Torre.

Il compartimento territoriale del lodigiano risalente al Cinquecento vede, nello Stato di Milano, la presenza di alcune realtà che sarebbero poi entrate a pieno titolo a costituire quello che è l'odierno territorio comunale di Lodi Vecchio. A quell'epoca esistevano infatti il Comune di Lodivecchio, intorno alla chiesa di San Pietro, con Santo Stefano di Lodi Vecchio, il Comune di Gallinazza e Beni di Pol Codecà, Santa Maria di Lodivecchio, intorno all'antica cattedrale, con il Comune di San Bassiano di Lodi Vecchio e San Marco di Lodi Vecchio. Il 9 maggio 1648 il conte Baldassarre Masserati acquistò il feudo di Lodivecchio.

Con la riforma austriaca del 1757 nascono due Comuni: Lodi Vecchio e Santa Maria di Lodivecchio. In età napoleonica (1809-16) furono aggregati a Lodivecchio i comuni di Bagnolo, Cà de' Zecchi e Pezzolo de' Codazzi, ridivenuti autonomi con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto. All'8 giugno 1805 il Comune di Lodi Vecchio conta 949 abitanti, mentre Santa Maria di Lodivecchio (che verrà aggregata definitivamente nel 1837) ne ha pochi di più: sono 1069.

Dopo la seconda guerra mondiale Lodi Vecchio ha conosciuto un forte sviluppo demografico ed economico. Il 22 gennaio 2006 viene attribuito a Lodi Vecchio il titolo di città.


SANT'ANGELO LODIGIANO (Lo)


MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Castello di Sant'Angelo Lodigiano

Basilica di Sant'Antonio Abate e Santa Francesca Cabrini

La chiesa parrocchiale di Sant'Angelo Lodigiano è quella dedicata a Sant'Antonio abate e a Santa Francesca Cabrini, e porta il titolo di basilica. L'edificio attuale, eretto tra il 1928 e il 1938, venne realizzato sopra la precedente chiesa parrocchiale, la cui storia risale almeno al 1210 quando essa viene citata per la prima volta come ubicata al centro dell'abitato locale e già dotata di un arciprete nella figura di tale "Gerardo". La chiesa originaria venne demolita e ricostruita nel XV secolo sulla pianta della precedente e nel 1535 venne dedicata a Sant'Antonio abate.

Chiesa di San Bartolomeo

Una prima chiesa nel luogo ove attualmente sorge quella dedicata a San Bartolomeo era già presente nel XIII secolo col titolo di "San Martino in Stabiello" (patrono che poi diede nome anche al quartiere omonimo dove la chiesa è inserita). La chiesa venne ricostruita nel XVI secolo e dedicata a San Bartolomeo. Qui ebbe luogo la fondazione del primo oratorio maschile della parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano nel 1879.

Oratorio di San Giuseppe al Lazzaretto

Realizzata all'esterno del centro abitato di Sant'Angelo Lodigiano come luogo di ricovero per gli appestati durante le epidemie del XVII secolo, venne dedicata a San Giuseppe come patrono della "buona morte". L'edificio venne pesantemente rimaneggiato nel corso del Settecento, assumendo l'attuale forma poligonale, con muri perimetrali in mattone e copertura lignea del tetto.


FRAZIONI

Cascina Belfiorito e Belfuggito, Domodossola, Galeotta, Maiano, Pedrinetta, Ranera

STORIA

Sant'Angelo sono da considerarsi estremamente antiche se si prende in considerazione innanzitutto il toponimo locale che sembrerebbe non avere alcuna traccia legata a chiese e monumenti dedicati a sant'Angelo sul territorio, ma piuttosto alla figura dell'arcangelo Michele (presente anche nello stemma comunale), fortemente venerato dai longobardi. Il centro abitato, a ogni modo, fu attestato per la prima volta tra il X e l'XI secolo, inscritto tra i possedimenti dell'antica abbazia di Santa Cristina di Olona, il vicino monastero di fondazione Longobarda. Grazie a questa posizione rilevante, già dall'inizio del XII secolo, il borgo divenne capopieve.

Nel 1452 il borgo venne infeudato a Matteo Bolognini, che fece ampliare il possente fortilizio già presente come sede del proprio contado, grazie anche alla prestigiosa posizione di prefetto d'armi a Pavia dapprima a servizio dei Visconti e poi di Francesco I Sforza dal quale ottenne l'onore di aggiungere al suo nome quello di "Attendolo" come il capostipite degli Sforza appunto. Fu in questo periodo che iniziarono a proliferare di numerose cascine su tutto il territorio tra cui quelle di Molino, Portinaro, Belfugito, San Martino, Mezzano, Pedrina, Gibellina, Graminello, Domo, Cassina Nova, Marudino, Domodossola, Montebuono, San Felice, Monte Albano, Maiano, Galleotta, Battistina, Boffalora, Baselina, Ranera, Altra Ranera, Coda di San Pietro, Recopina, Branduzza, Borgo Santa Maria, Musella, Altra Boffalora, Bosco, Comune de' Poveri, Borgo di Santa Maria, Borgo di San Martino, Borgo di San Rocco con Massaglia, Galeotta con Resica, Bosarda, Domossola con Molino, Riviera della Cassinazza con Marudino e Cortesina, Cà de Frati, Favorita, Sant'Angelo di Fiorenza, Lissone, Riviera.

Nel pieno della dominazione spagnola, il borgo era ancora infeudato istituzionalmente ai Bolognini mentre a livello fiscale esso era stato tripartito: una parte era rimasta in riscossione ai Bolognini, alla marchesa Talenti-Fiorenza e al cosiddetto "comune dei poveri". Alla metà del Settecento, il borgo contava 3000 abitanti ma la situazione fiscale era stata normalizzata e ora per la tassazione il feudo dipendeva dalla vicina città di Lodi, sebbene molte istituzioni locali, per una questione di vicinanza geografica, utilizzavano statuti giudiziari e amministrativi del pavese e misure di conto milanesi.

Quando l'imperatore Giuseppe II istituì le province dello Stato di Milano il 26 settembre 1786, Sant'Angelo Lodigiano venne compreso in quella di Lodi e uniformò tutti i propri costumi amministrativi a quelli del lodigiano. Il comune di Sant'Angelo fu inserito nel 1797 nel dipartimento del Ticino, e, nel 1805 la sua popolazione era salita a 5819 abitanti e aumentò ulteriormente quando nel 1809 vennero aggregati a Sant'Angelo i comuni di Castiraga da Reggio e Vidardo, ridivenute autonome con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto.

Nel 1864 Sant'Angelo assunse il nome ufficiale di Sant'Angelo Lodigiano, per distinguersi da altre località omonime. Il 16 gennaio 2004 viene attribuito a Sant'Angelo Lodigiano il titolo di città.

PIEVE FISSAGRA (Lo)

 

Il centro abitato di Fissiraga fu attestato per la prima volta nel 1211.

In età napoleonica (1809-16) al comune di Fissiraga furono aggregate Andreola, Bargano, Cascina Bonora, Mongiardino Sillaro e Orgnaga, ridivenute autonome con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto.

Nel 1841 Fissiraga fu aggregata a Orgnaga, divenendone frazione.

Il comune di Pieve Fissiraga venne creato nel 1879 dalla fusione dei comuni di Orgnaga, Pezzolo de' Codazzi e Triulzina, a cui vennero aggiunte le frazioni Andreola e Malguzzana, già appartenenti al comune di Campolungo.

Il moderno centro abitato si è sviluppato nel XX secolo intorno alla chiesa parrocchiale (l'antica pieve), posta originariamente fra i campi, alcune centinaia di metri a nord dell'antica Fissiraga (che si presenta oggi come un semplice cascinale).

Un rilevante sviluppo si è avuto a partire dagli anni novanta del XX secolo lungo la strada Lodi-Sant'Angelo, presso il casello autostradale, con la costruzione di una vasta zona residenziale, artigianale e commerciale, fra cascina Orgnaga e Pezzolo dei Codazzi.

Cascina Andreola

La cascina Andreola deriva il suo nome dalla nobile famiglia lodigiana degli Andreoli; in seguito cambiò più volte proprietari, fra i quali si segnala nel XVII secolo il vescovo Seghizzi.

La cascina Andreola, con la limitrofa frazione Malguzzana, costituiva un comune del contado di Lodi. In età napoleonica (1809) il comune di Andreola venne soppresso e aggregato al limitrofo comune di Fissiraga; recuperò l'autonomia con l'istituzione del Regno Lombardo-Veneto.

Nel 1841 il comune di Andreola venne soppresso definitivamente e aggregato a Campolungo, seguendone le sorti fino al 1879; in tale data la frazione di Andreola passò al nuovo comune di Pieve Fissiraga.

cascina Orgnaga

Le più antiche citazioni scritte che riportano la località di «Overgnaga» risalgono al XII secolo; tuttavia la vicinanza della località alla strada romana da Mediolanum a Placentia potrebbero far supporre un'origine più antica.

La località fu luogo d'origine della famiglia degli Overgnaghi, di parte ghibellina, fra le più importanti della Lodi dell'epoca.

Da un documento del 1261 risulta che Overgnaga era sede di una pieve della diocesi di Lodi; La pieve scomparve però già alla fine del Duecento, sostituita dalla pieve di Fissiraga: è possibile che la decisione di spostare la pieve sia dovuta alla potente famiglia dei Fissiraga, di parte guelfa, a cui apparteneva il potente vescovo dell'epoca, Bongiovanni.

Nel 1589 Orgnaga risultava appartenente nel Vescovato di mezzo del Contado di Lodi. Nel compartimento della provincia di Lodi pubblicato nel 1786 risultava invece essere un comune, inserito nel distretto di Sant'Angelo.

In età napoleonica il comune di Orgnaga venne soppresso e aggregato al limitrofo comune di Fissiraga; recuperò l'autonomia con l'istituzione del Regno Lombardo-Veneto.

Nel 1841 venne aggregato a Orgnaga il comune di Fissiraga.

All'Unità d'Italia (1861) il comune di Orgnaga contava 840 abitanti. Nel 1879 vennero aggregati al comune di Orgnaga i comuni di Pezzolo de' Codazzi e Triulzina, e le frazioni Andreola e Malguzzana del soppresso comune di Campolungo; il comune così ingrandito prese il nome di Pieve Fissiraga.

La cascina Orgnaga venne abbattuta fra il 1998 e il 2003; sul luogo sorge ora il parcheggio del centro commerciale di Pieve Fissiraga. È invece tuttora esistente la cascina Orgnaghina, posta immediatamente ad est.

Cascina Bonora

La cascina fu proprietà della famiglia Orsini di Roma.

Nel 1726 il marchese Giorgio Orsini fece dono all'oratorio di San Giorgio, annesso alla cascina, di un'arca di vetro contenente le spoglie di Santa Bona, proveniente dal monastero di San Pietro in Gessate di Milano. L'oratorio è stato recentemente demolito.

Amministrativamente la cascina Bonora, insieme alla frazione Gervasina, costituiva un comune del contado di Lodi abitato da 190 persone a metà Settecento.

In età napoleonica (1809) Bonora divenne frazione di Fissiraga.

Recuperò l'autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto, 1815, e fu inserita nel distretto di Sant'Angelo della provincia di Lodi e Crema.

Il governo austriaco tornò sui suoi passi il 22 gennaio 1841 e soppresse nuovamente e definitivamente il comune annettendolo ad Orgnaga, poi confluita in Pieve Fissiraga dopo il Risorgimento.

Cascina Mongiardino

Mongiardino è un piccolo borgo agricolo di antica origine. Il territorio comunale comprendeva le frazioni di Agugera e Monticelli.

In età napoleonica (1809-16) Mongiardino fu frazione di Fissiraga, recuperando l'autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto.

All'Unità d'Italia (1861) il comune contava 358 abitanti. Due anni dopo assunse la denominazione di "Mongiardino Sillaro", per distinguersi da altre località omonime.

Nel 1878 il comune di Mongiardino Sillaro fu aggregato al comune di Villanova del Sillaro.

Pezzolo de' Codazzi

La località, piccolo borgo agricolo, fu attestata per la prima volta nel 972.

In età napoleonica (1809) Pezzolo divenne frazione di Lodivecchio, recuperando l'autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto nel 1816.

All'Unità d'Italia (1861) il comune contava 302 abitanti.

Nel 1879 il comune di Pezzolo de' Codazzi venne soppresso e aggregato al nuovo comune di Pieve Fissiraga.

Nel corso del XX secolo, Pezzolo ha sofferto di un forte calo demografico, comune a molte aree rurali; si presenta oggi come un vasto cascinale, parzialmente abbandonato.

cascina Triulzina

La località fu un antico comune del Contado di Lodi.

In età napoleonica, 1809, Triulzina divenne frazione di Fissiraga.

Recuperò l'autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto, 1815, e fu inserita nel distretto di Sant'Angelo della provincia di Lodi e Crema.

Dopo il Risorgimento, nel 1861, il comune di Trivulzina fece registrare 215 abitanti. Il municipio cessò il 1 agosto 1879 per annessione al nuovo comune di Pieve Fissiraga.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Oratorio di San Giorgio

Configurazione strutturale: Configurazione strutturale primaria: oratorio ad unica navata con murature di tipo tradizionale in cotto intonacato. Pavimento in cotto sopraelevato di un gradino in corrispondenza dell'altare. Coperture a tetto a due falde con travatura lignea e coppi su navata, presbiterio, sfondate. Nell'aula si apre verso sud un ingresso laterale e uno di servizio a destra dell'altare. In corrispondenza dell'altare in marmo si trova una nicchia nella quale era conservato il corpo di santa Bona con decorazione ai lati rappresentanti S. Gregorio e S. Carlo. Altri affreschi e lapidi all'interno dell'aula. Facciata conclusa da timpano triangolare; unica apertura centrale con finestra superiore arricchita da modanature.

Oratorio di SS. Giuseppe e Rocco

Configurazione strutturale: Configurazione strutturale primaria: oratorio ad unica navata con copertura con capriate a vista; nella navata si aprono due finestre (una per lato); verso la corte si trova invece una apertura laterale. Le murature sono in laterizio con finitura a intonaco di cemento tinteggiato all'interno e al rustico nell'esterno. Copertura a tetto a due falde con travatura lignea e coppi su navata, presbiterio. Facciata rettangolare con terminazione a timpano triangolare; unico portale d'ingresso centrale architravato con finestra quadrangolare superiore. Modanature costituite da lesene su basi negli angoli della facciata e in corrispondenza delle campate.



CORNEGLIANO LAUDENSE (Lo)

 

Di antica origine, ne furono a lungo feudatari i Capitanei di Cornegliano.

Dopo l'estinzione della famiglia passò prima ad un ramo cadetto e dal 1633 ai conti Barni.

In età napoleonica (1809-16) Cornegliano fu frazione della città di Lodi, recuperando l'autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto.

Nel 1863 Cornegliano assunse il nome ufficiale di Cornegliano Laudense, per distinguersi da altre località omonime.

Nel 1879 al comune di Cornegliano Laudense fu aggregato il comune di Campolungo, e contestualmente la sede municipale venne spostata nella frazione di Muzza Sant'Angelo.

A partire dagli anni settanta del XX secolo, la frazione di Muzza Sant'Angelo ha conosciuto un grande sviluppo, favorito dalla posizione lungo la strada Lodi-Pavia, e dalla vicinanza dal casello autostradale della A1.

Cascina Campolungo

La località è un piccolo borgo agricolo di antica origine. Fu per secoli centro di un vasto territorio comunale, comprendente la frazione di Santi Simone e Giuda (attuale Muzza Sant'Angelo) e numerosi cascinali.

In età napoleonica (1809-16) Campolungo fu frazione della città di Lodi, recuperando l'autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto.

Nel 1841 al comune di Campolungo fu aggregato il comune di Andreola su ordine del governo austriaco.

All'Unità d'Italia (1861) il comune contava 836 abitanti.

Nel 1879 dal comune furono distaccate le frazioni Andreola e Malguzzana, aggregate al nuovo comune di Pieve Fissiraga, e contestualmente quanto restava del comune di Campolungo venne aggregato al comune di Cornegliano Laudense.

Nel corso del XX secolo, Campolungo ha sofferto di un forte calo demografico, comune a molte aree rurali; si presenta oggi come un vasto cascinale, parzialmente abbandonato.

Cascina Andreola

La cascina Andreola deriva il suo nome dalla nobile famiglia lodigiana degli Andreoli; in seguito cambiò più volte proprietari, fra i quali si segnala nel XVII secolo il vescovo Seghizzi.

La cascina Andreola, con la limitrofa frazione Malguzzana, costituiva un comune del contado di Lodi. In età napoleonica (1809) il comune di Andreola venne soppresso e aggregato al limitrofo comune di Fissiraga; recuperò l'autonomia con l'istituzione del Regno Lombardo-Veneto.

Nel 1841 il comune di Andreola venne soppresso definitivamente e aggregato a Campolungo, seguendone le sorti fino al 1879; in tale data la frazione di Andreola passò al nuovo comune di Pieve Fissiraga.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Chiesa di San Callisto martire

La chiesa presenta una sola navata, presbiterio rettangolare e coro semicircolare. Ai lati del presbiterio si aprono due cappelle a pianta rettangolare. La navata e le due cappelle laterali sono ricoperte da volte a botte. La sacrestia si trova sul lato destro ed è a pianta rettangolare con copertura a soffitto piano. La torre campanaria è annessa alla parte posteriore destra del coro. Fiancheggiano il protiro due cappelle dalla pianta rettangolare e piccola volta a crociera.

(Già ricordata in documenti del 1261, che ne documentano l'appartenenza alla curia laudense), nella quale sono conservati un affresco rappresentante una Madonna fra due Santi (forse San Bassiano e San Callisto) e una Natività (del periodo fra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo). La facciata si ispira invece a modelli tardo-rinascimentali con successivi interventi barocchi.

Si possono inoltre ammirare alcuni dipinti secenteschi dei Misteri del Rosario.

Cascina Sesmoses 

Il territorio comunale presenta comunque anche altri "pezzi storici", tra cui la Cascina Sesmones, dove antiche fonti rivelano che attorno all'anno 1000 si trattasse di un ospedale.

Oggi ristorante

VALERA FRATTA (Lo)

Insediamenti umani furono nella zona oggi conosciuta come Valera fin dall'antichità e sicuramente in epoca romana, dove si trovava una grande villa rustica, una fattoria, a cui era annessa sicuramente una necropoli. La prima attestazione del nome di Valera in un documento ufficiale, tuttavia, risale al 1209: “Case et res territorie in locis et fundis vico Vigonzoni, Lambro et Valaria” (case e cose del territorio nei luoghi e fondi dei paesi di Vigonzone, Castel Lambro e Valera Fratta). In tutta questa fase medievale, ma in pratica in tutta la sua storia, Valera appartiene al circondario del Lodigiano, seguendone spesso le vicende storiche. Così, nell'alto Medioevo si costituisce un principio di abitato attorno alla chiesa di San Zenone, che aveva alle spalle il cimitero.

Il cambio di passo per Valera arriva però negli anni ottanta del secolo XII. I monaci cistercensi di Chiaravalle acquistano tra il 1170 circa e il 1200 una serie di terreni in parte a pascolo e in parte boschivi nella zona a sud di qualche centinaio di metri rispetto all'insediamento esistente. Qui, in corrispondenza delle attuali cascine Castello e Casone, fondano una propria grangia, una cascina ampia e dotata di diversi servizi, gestita direttamente dai monaci con l'aiuto di alcune persone non ecclesiastici. Nasce quindi la distinzione tra Valera Nova o Fratta, con cui si identifica la grangia e le abitazioni attorno, e il più antico insediamento di Valera Zucca o Vetula, vecchia. L'unificazione delle due Valere avviene dal punto di vista ecclesiastico a partire dalla metà del Cinquecento, quando fu riconosciuta per tutti gli abitanti l'appartenenza alla parrocchia di San Zenone. Ancora con i censimenti austriaci della prima metà del Settecento, però, si considerava Valera Fratta, dove vivevano 440 anime, e la frazione di Valera Zucca, 215 anime. L'unità d'Italia nel 1861 portò poi i cambiamenti amministrativi che, sviluppandosi secondo le vicende comuni a tutta la storia moderna d'Italia, unificazione, prima guerra mondiale, fascismo e seconda guerra mondiale, condusse poi alla Valera Fratta del dopoguerra.

Nel dopoguerra Valera ha vissuto tutte le fasi di ristrutturazione della società italiana, dal boom alla crisi energetica, dallo svuotamento delle campagne, al tempo della Milano da bere, dal grande boom di Internet alla crisi di questi ultimi anni. Nel 1951 gli abitanti registrati al censimento furono 859, ma dieci anni dopo erano già 716, poi solo 687 nel culmine dell'industrializzazione nel 1971. La campagna aveva segnato il passo fino ad allora, ma nel decennio successivo se lo stava già riprendendo con una nuova volontà di espansione urbanistica che portò a 801 abitanti nel 1981, 931 dieci anni dopo e 1208 nel 2001. Negli ultimissimi anni gli abitanti di Valera sono stabili attorno ai 1600. Gli anni dell'ultimo mandato amministrativo sono stati segnati da alcuni importanti interventi. Tra tutti, quelli che cambieranno per sempre il volto di Valera sono la copertura della Roggia Grande Bolognina su via Milano e la realizzazione della nuova tangenziale, una variante alla ex strada statale 412 della Val Tidone che taglia fuori il centro abitato. Inoltre sono state poste le basi per il miglioramento dell'offerta formativa: i due plessi scolastici attigui della scuola materna e dell'elementare sono stati ampliati con nuove e più grandi aule e quindi unificati attraverso un corpo edificato che funziona come mensa a servizio di entrambi. Il municipio infine cambia aspetto con un intervento di sistemazione atteso da anni che migliora gli uffici comunali e l'accoglienza per i cittadini, nuove sala giunta e sala consiglio.

Roggia Grande Bolognina

La Roggia Grande Bolognina (in alcuni documenti ufficiali riportata come Roggia Grande Bolognini) è un canale artificiale della Lombardia meridionale. Deve il proprio nome a Matteo Bolognini Sforza Attendolo, che ne ordinò lo scavo a metà del XV secolo.

Nel suo percorso dà origine a numerosi rami irrigui, rappresentando la più importante fonte d’acqua del reticolo idrografico minore dei territori comunali attraversati. Questo avviene in virtù della maggiore altitudine rispetto al vicino Lambro Meridionale, che scorre in una valletta posta ad una quota inferiore rispetto ai terreni coltivabili.

La portata è fortemente variabile nel corso dell'anno a seconda delle precipitazioni e dell'entità dei prelievi per necessità agricola. All'incile corrisponde a regime ad almeno 4 m3/s e decresce procedendo verso la foce, drenata dai rami irrigui.

GROTTE DI RESCIA (Co)

  Le sette Grotte di Rescia, unite in un unico complesso agli inizi del ‘900, si snodano lungo un  percorso turistico di ca. 500 m  alle pen...