OLGIATE MOLGORA (Lc)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Villa Sommi Picenardi 

Torre di Porcheracon merlatura ancora integra: fu fatta costruire su ordine di Francesco Sforza per proteggersi dalle invasioni dei Veneti.


Villa Luciniè una storica residenza , composta da una villa padronale, da una dependance e da un ampio giardino all'inglese che oppone, a Nord della villa, un belvedere in stile neoclassico situato sulla sommità di un rilievo collinare ad un terrazzo panoramico sul lato Sud. La villa si articola attorno ad un nucleo da cui parte un impianto ottocentesco poi ampliato nei primi anni del '900.

Villa GolaLa villa edificata originalmente con una corte aperta verso levante ed un bel giardino all'italiana, con la magnifica balaustra ornata da rare ed antiche statue femminili, che degrada verso il contrafforte del Bonmartino. Nel XVIII secolo venne edificato il lato orientale inglobando la Chiesetta della Madonna della neve e realizzato il giardino alberato che degrada verso Villa Sommi Picenardi . Dello stesso periodo è la monumentale cancellata che delimita l'ingresso.

Villa Guzzoni che comprende l’Oratorio dei Santi Pietro e Paolo. All’interno della chiesa sono murate parti di una pietra tombale di Aldo e Grauso, due nobili longobardi dell’VIII secolo, a dimostrazione della storia antica dell’edificio, testimoniata anche dallo stile romanico della zona dell’abside.

Chiesa di San Michele di Pianezzouna dedicazione a S. Michele è attestata fin dal XIII secolo, ma l’attuale chiesa fu edificata verso la fine del XVI secolo sui ruderi dell’antica chiesa. La cappella fa parte della parrocchia di Pagnano.

Chiesa di SS. Rocco e Sebastiano in Monticello si erge accanto a villa Gerli, avviene durante la prima visita pastorale di S. Carlo Borromeo nel 1567: ‘la cappella di S. Rocco del luogo di Monticello, pieve di Brivio, è distante un miglio dalla chiesa di San Zeno verso occidente. È ubicata su un piccolo colle che declina a meridione (verso lo Scarpone), e tra questo luogo e la chiesa di San Zenone scorre il torrente chiamato Molgura, il quale in inverno tracima per l'abbondanza di acque". Si dice che la chiesa di Monticello non ha un campanile, ma possiede una campana tra due pilastrini e al suo interno vi sono due sepolcri.

S. Rocco alla Canova:la chiesina di S. Rocco si trova alle spalle del municipio ed è un vero gioiellino tardobarocco. Fu edificata verso la metà del Settecento dalla famiglia Fumagalli che risiedeva nella corte signorile retrostante.

FRAZIONI

Mondonico Registrato agli atti del 1751 come un villaggio milanese di 150 abitanti, pochi anni dopo incorporò le frazioni di Porchera, Olchiellera, Borlengo e Vallicelli per un totale di 625 anime, e alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 785 residenti. Nel 1809 il governo di Napoleone allargò il municipio incorporandogli Olgiate, ma gli austriaci annullarono poi il provvedimento. L'abitato crebbe poi discretamente, tanto che nel 1853 risultò essere popolato da 824 anime, salite a 960 nel 1871. L'inizio del XX secolo vide la località crescere ancora, registrando 1 412 residenti nel 1921. Fu il fascismo a decidere la soppressione del municipio, annettendolo a Olgiate Molgora.

Beolco, Borlengo, Buttero, Canova, Monastirolo,  Monticello, Olcellera, Olgiate Vecchio, Pianezzo, Pilata, Porchera, Regondino, San Zeno, Vallicelli, Valmara

STORIA

Il toponimo Olgiate deriverebbe del celtico olca e indicherebbe una zona pianeggiante oggetto di aratura.

L'aggiunta di Molgora, in riferimento all'omonimo torrente che attraversa il territorio, avvenne nel 1863, per distinguersi da Olgiate Comasco e Olgiate Olona.

Il territorio olgiatese fu abitato fin dai tempi più remoti. Ancora oggi sono conservate diverse testimonianze romane ed altomedievali, la maggior parte delle quali si trovano a Beolco. Questa frazione custodisce una bella ara romana di epoca ignota e, nella chiesa di S. Pietro risalente all'XI-XII secolo, la celebre lapide funeraria di Aldo e Grauso, nobili longobardi qui sepolti verso il 700 e ricordati da Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum. Beolco fu uno dei principali centri altomedievali della Brianza, tanto da dare i natali a Ferlinda, moglie dell'ultimo conte di Lecco, morto nel 975, e divenne sede di un canonicato privato, fondato forse dalla stessa Ferlinda, morta senza eredi diretti. Altri centri antichi sono Pianezzo e Porchera (Vicus Porcarius in un documento del 960) entrambi di origini romane, Olgiate vecchio (attuale villa Sommi Picenardi) e Borlengo (presso S. Zeno), nuclei di probabile origine longobarda o franca. Uno sviluppo agricolo della zona fu promosso dalla regina longobarda Teodolinda, la quale avviò una bonifica di una zona paludosa che, a causa dello straripamento dell'Adda, si veniva a formare tra Beolco e Casternago. A tal fine, le sponde dell'Adda alla convergenza dei colli di Monte e Buonmartino vennero sbancate, provocando un allargamento dell'alveo che permise di evitare l'allagamento delle terre.[6].

La ricchezza della storia di Olgiate Molgora si riflette nell'alto numero di frazioni e cascine sparse nell'intero territorio comunale. Molti di questi nuclei hanno avuto una storia ed uno sviluppo urbanistico peculiari. Per esempio, nel basso medioevo si svilupparono centri abitati come Mondonico o Olcellera, con funzione di colonizzazione agraria dei territori acquitrinosi. Alcuni insediamenti furono fondati o sviluppati da monasteri importanti; Porchera, infeudata all'abbazia di San Pietro al Monte di Civate, e ancora Olcellera, soggetta al monastero di San Dionigi di Milano per via di una donazione da parte dell'arcivescovo Ariberto da Intimiano (cessione suggellata da Corrado II in un documento datato 23 marzo 1026). Altri nuclei abitati piuttosto consistenti, come Canova e Pilata, furono edificati da contadini emigrati dai vicini nuclei di Beolco e Olgiate, allora residenze di nobili o ecclesiastici quali i Vimercati, i Calchi o i Cittadini, mentre il nucleo di Monticello sembra essere stato fondato da famiglie provenienti dal Monte di Brianza e dalla Valletta di Hoè.

Una rivolta capeggiata da Giovanni da Cicognola contro i feudatari del luogo fu repressa nel sangue: chi non morì durante gli scontri fu messo al rogo davanti al monastero di Santa Maria Hoe o lasciato morire di stenti nelle prigioni del castello di Viganò.

Dagli Statuti delle strade milanesi del 1345 emerge che i nuclei autonomi più importanti erano Beolco, Porchera, Olgiate e Mondonico, accanto ai centri minori di Pianezzo e Monticello. Nel corso dei secoli Olgiate, Pianezzo, Porchera, Mondonico, Olcellera e Borlengo divennero comuni autonomi, ai quali nel XVII secolo si aggiunse Valicelli, piccola cascina nei pressi di S. Zeno. Sembra, inoltre, che le frazioni di Monticello, Brugo, Buonmartino, Pilata, Stalli e Beolco abbiamo vissuto una breve stagione di autonomia amministrativa tra il Quattrocento e il Cinquecento. Gli austriaci fusero tutte queste entità autonome in due comuni (Olgiate e Mondonico).

Al tempo di Francesco Sforza, la zona dell'olgiatese costituì un feudo dei Del Corno. Con l'unione, da parte di Gian Galeazzo Maria Sforza, delle pievi di Brivio, Missaglia, Oggiono e Garlate nel cosiddetto "Feudo delle Quattro Pievi", nel 1491 il territorio fu infeudato da Bartolomeo Calco.

Nel 1646 Olgiate ottenne il riscatto dall'infeudazione.

Nel 1863, dopo l'Unità d'Italia, il comune di Olgiate assunse la denominazione di Olgiate Molgora, per distinguersi da altre località omonime.

Nel 1927 furono aggregati a Olgiate Molgora i comuni di Calco e Mondonico; in conseguenza di ciò, l'anno successivo il comune di Olgiate Molgora mutò la propria denominazione in Olgiate Calco.

Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1953, venne ricostituito il comune di Calco, e Olgiate Calco recuperò la denominazione di Olgiate Molgora.

VILLA SOMMI PECENARDI a Olgiate Molgora (Lc)

Al di la di un bel cancello in ferro battuto, un imponente parco accoglie i visitatori di questa dimora di campagna lombarda. La storia di questo luogo è iniziata alla fine del XVII secolo, quando la nobile famiglia Sala decise di costruire la sua residenza di campagna in un possedimento dell’Alta Brianza. Già esistevano una torre di avvistamento ed un fabbricato del XIV secolo adibito a deposito agricolo, a cui fu in seguito annessa la Villa. Nonostante innumerevoli ricerche non si è riusciti a rintracciare alcuna testimonianza né sui disegni del giardino, né tanto meno sul nome dell’architetto che costruì la casa in classico stile Barocchetto Lombardo. Si suppone solo che il complesso fu terminato nel 1702, data che compare sul frontespizio della Cappella dedicata ai Santi Ambrogio e Galdino. E’ da notare che S. Galdino fu il primo arcivescovo di Milano e che apparteneva alla famiglia Sala.

Sul retro della Villa, il visitatore ha la piacevole sorpresa di scoprire un delizioso giardino all’italiana. Questo giardino offre un perfetto esempio di sistemazione a terrazzi del pendio della collina, divisa al centro da una direttrice prospettica di rampe e scalinate proporzionata ad un paesaggio di piccole e verdi colline che nascondono il “GIARDINO SEGRETO” dietro la Villa. Qui è la costruzione che domina ed il giardino è disegnato quale appendice, quale scenario da contemplare attraverso le grandi vetrate dei saloni. Benché il disegno e la decorazione in mosaico colorato della scalinata siano di ispirazione Romana, esempio raro in Lombardia, i particolari del giardino rivelano già la raffinatezza del XVIII secolo.
Ghirlande di pietra pendono dalle balaustre ed il motivo si ripete nei festoni di rose sulla terrazza superiore: bronzei cavallucci marini si impennano nella fontana centrale e tutte le statue danno l’impressione di essere ornamenti da salotto, anziché sculture in pietra di antica data, raffiguranti Fauni, Dei mitologici e urne con frutta e verdura. Un’altra ala della Villa è costeggiata dal “GIARDINO DEL TEATRO”, un angolo dedicato all’arte topiaria e contornato da quinte di Carpini che ne fanno risaltare la prospettiva come in un verde scenario teatrale.
Il parco, al tempo della proprietaria DONNA MINA SALA TROTTI BENTIVOGLIO, Dama di Corte della Regina Margherita che riceveva molto spesso Casa Savoia ed i membri della Scapigliatura Milanese, fu ingrandito nel 1880. Fu disegnato allora un parco paesaggistico all’Inglese, come era di moda, senza tuttavia rovinare il più antico giardino all’italiana. Fu creato un laghetto romantico, alcuni punti focali sulla campagna circostante e messe a dimora parecchie essenze arboree di notevole importanza. Voglio qui ricordare gli alberi più maestosi del Parco: Taxodium Disticum, Chamaeciparis Lawsoniana, Platanus Orientalis, Fagus Selvatica Asplenifolia, che, pur in un tempo relativamente breve, hanno raggiunto delle notevoli dimensioni.
Negli anni ’20 la Villa passò in eredità al nipote di donna Mina, il Marchese Paolo Sommi Picenardi di Calvatone, che, da grande appassionato ed esperto di giardinaggio, continuò a migliorare sia il famoso Giardino segreto che il parco all’Inglese. I nipoti, con amore e molto impegno, ne continuano l’opera. Da alcuni anni la villa è disponibile per eventi privati e per la visita dei suoi giardini.
E' possibile effettuare visite guidate seguendo il sito villeaperte.info

Per visite dei giardini: info@villasommipicenardi.it 
Per ricevimenti ed eventi: eventi@villasommipicenardi.it - Tel. +39 338 5363309

VILLA DEL BALBIANELLO a Tremezzina (Co)

Lasciata in eredità al FAI da Guido Monzino, nel 1988

Dalla punta della piccola penisola boscosa di Lavedo, allungata a picco sulle acque del centro del Lago di Como, la Villa si affaccia elegantemente su un ampio panorama che ne fa una delle più scenografiche dimore del Lario. L’iniziatore delle meraviglie del Balbianello fu il Cardinal Durini, letterato e mecenate, che a fine Settecento scelse questo angolo lacustre per farne un ritiro di delizia e di svago letterario. Una vocazione recuperata in tempi moderni da Guido Monzino, imprenditore, collezionista e appassionato viaggiatore, che nel 1974 fece della Villa il rifugio dove conservare con ordine e gusto i ricordi di una vita avventurosa che lo condusse, primo italiano, in cima all’Everest. La sua vita quotidiana e le fortunate gesta emergono da mappe, strumenti di viaggio, libri, arredi e preziose quanto curiose collezioni di oggetti d’arte antica e primitiva: tutto è ancora allestito secondo il suo volere, come i cimeli delle sue note imprese alpinistiche, custoditi nell’affascinante Museo delle Spedizioni. Per sua volontà, nel 1988 la Fondazione ha preso in carico la rigorosa gestione della Villa, preservandone lo spirito che rivive anche nello stupefacente giardino che il FAI mantiene con la stessa maniacale perfezione. Un tracciato che spazia tra ardite potature e scorci romantici, viali fiancheggiati da statue, terrazze panoramiche e copiose fioriture, fino a culminare nella Loggia settecentesca che corona l’intero complesso regalando un duplice e aereo panorama. La bellezza e la meraviglia del Balbianello, cui si può accedere anche via lago, sono state la chiave che ha spinto molti registi di Hollywood ad ambientare qui celebri saghe, come quelle di Star Wars e 007.
Raggiungere il Parcheggio Mercato di Tremezzina, Località Lenno, in via Comoedia ex Via degli Artigiani, quindi proseguire a piedi o in taxiboat.

È possibile raggiungere la Villa a piedi da Lenno. Si tratta di 1 km di distanza con un tratto in salita, percorribile in 25 minuti circa.

Villa del Balbianello ed il suo Giardino riapriranno al pubblico il 12 marzo dalle 10:00 alle 18:00.
Ultimo ingresso al Giardino ore 17.00.
Ultimo ingresso alla Villa, con visita guidata, ore 16.30 secondo disponibilità.
Chiusi i Lunedì e i Mercoledì, non festivi.

TREMEZZINA (Co)

 

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Isola di Comacina

Locanda dell'Isola Comacina

Villa Carlotta

Villa Sola Cabiati Serbelloni hotel 

Grand Hotel Tremezzo e Terrazza Marchesi ristorante

Villa Sola Busca hotel

Villa del Balbianello museo

Villa Monastero location per eventi

Casa Brenna Tosatto B&B


Villa La Cassinella location per eventi

Villa Leoni B&B location per eventi

Casa Rosati location per eventi

Villa Meier itinerari turistici

 Sacro Monte di Ossuccio

fa parte del gruppo dei nove Sacri Monti prealpini inseriti nel 2003 dall'UNESCO nella lista dei Patrimoni dell'umanità. La chiesa, il Santuario della Beata Vergine del Soccorso, è stata costruita su terreno impervio, su rocce di aspra e selvaggia bellezza, dove già sorgeva un precedente edificio di culto: il suo corpo principale fu completato nel 1537. Le quattordici cappelle, tutte costruite tra il 1635 e il 1710, a pianta centrale, sono in stile barocco impreziosite da 230 statue in stucco e terracotta, a grandezza naturale, realizzate da diversi artisti: Agostino Silva, Carlo Gaffuri e Innocenzo Torriani.

Villa Pessina

La villa venne eretta negli anni 1920 su commissione della famiglia Pessina. Non si hanno notizie certe circa l'identità dei progettisti, ma la somiglianza stilistica alla più celebre Villa La Gaeta, opera dei fratelli Gino e Adolfo Coppedè ha alimentato nel tempo critiche di plagio, forse addirittura sfociate in cause legali, anche se mancano notizie certe a riguardo. È certo, invece, che la villa venne realizzata dalla medesima azienda edile di Villa La Gaeta.

Villa Aureggi

La villa venne eretta nel 1886 su commissione della famiglia Aureggi.

Torre di Villa

Realizzata in sasso di Moltrasio tra i secoli XIV e XV con funzioni di casello daziario, Torre di Villa si erge ad un'altezza di oltre 19 metriLa Torre di Villa secondo gli storici è una struttura abbastanza tarda, realizzata tra XIV e XV secolo non per ragioni belliche, ma per ragioni di carattere fiscale legate all’esazione delle tasse.

La torre è stata oggetto di un intervento di restauro eseguito nella seconda metà del XX secolo nel corso del quale sono stati rilevati indizi che sembrano indicare che l’edificio fu interessato da un grosso incendio.  Lenno.

Villa de Herra
appartenente alla nobile famiglia lombarda dei Delmati, passò in eredità alla famiglia milanese dei de Herra, già feudatari di Lipomo, in seguito al matrimonio di Giuseppina Delmati con l´avvocato don Cesare de Herra


Villa Della Torre 
(XVII secolo) La villa, definita anche palazzo per le sue notevoli dimensioni, si trova al centro della frazione di SpuranoL'edificio risale probabilmente al XVI secolo ma fu modificato nel XVII e XVIII secolo. La villa già di proprietà della famiglia Della Torre fu acquistata dai Trincani nel 1700 e poi dalla famiglia D'Adda.

Palazzo Brentano 
(XVII secolo), che conserva un affresco di Giulio Quaglio il Giovane. La famiglia Brentano fece fortuna con il commercio soprattutto in Olanda e Germania. I mercanti della Tremezzina, partiti come mercanti di agrumi, olio d’oliva, alloro e castagne, prodotti del territorio, occuparono posti chiave nel commercio europeo. In tutte le città del nord dove la Compagnia delle Indie Orientali portava le prime spezie, c’erano rappresentanti delle famiglie Brentano, Mainoni, Pini e Carli. Con il tempo molti di questi commercianti si arricchirono notevolmente e costruirono nei loro paesi natali splendidi palazzi proprio come questo.

Ex-palazzo del Vescovo
realizzato tra la fine del Cinquecento e l'inizio del secolo successivo

Chiesa collegiata di Santo Stefano e Battistero di Santo Stefano

Rielaborata più volte nel corso dei secoli, la chiesa collegiata di Santo Stefano nasce come chiesa romanica, eretta laddove un tempo si trovavano probabilmente alcune terme romane che si suppone facessero parte di una villa, sulle quali era stato successivamente costruito un edificio religioso paleocristiano. Della chiesa romanica originaria restano oggi solo la base del campanile e la cripta. Quest'ultima è databile all'XI secolo ed è divisa in tre navate da otto colonne sormontate da capitelli di reimpiego risalenti al periodo paleocristiano. A fianco della scalinata di accesso alla cripta campeggia un affresco gotico che raffigura una santa. Di epoca rinascimentale è invece quello che, nella prima cappella di destra, riporta un'Adorazione dei Magi. Le navate laterali della chiesa, già esistenti verso la fine del XVI secolo, furono ottenute dalla chiusura di un portico che correva lungo tre lati esterni dell'edificio. Al Seicento risalgono invece il pulpito, il coro in legno, le decorazioni delle cappelle laterali. Nello stesso periodo si costruirono le coperture interne delle navate e del presbiterio, decorate tuttavia nel Settecento. Alle spalle collegiata, che per lunghi secoli costituì la sede della pieve di Lenno, si trovavano un tempo le chiesette di Santa Maria e di San Zeno; tutti gli edifici religiosi, così come le abitazioni dei canonici e il vicino cimitero, erano circondati da un muro difensivo.

Abbazia dell'Acquafredda

Il complesso dell'ex-Abbazia dell'Acquafredda, fu fondato nel 1142 da alcuni frati dell'ordine cistercense. Devastata da un incendio nel 1527, l'abbazia fu soppressa nel 1785.

La chiesa dell'abbazia, nata come un edificio romanico, fu rimaneggiata nel XVII secolo e ristrutturata nel 1774. Della struttura romanica originaria resta oggi solo un'abside

Chiesa di Santa Maria Maddalena a Ossuccio

La chiesa romanica di Santa Maria Maddalena, in Ospedaletto, è celebre per il singolare campanile che presenta una "guglia" in cotto, di stile gotico, avente funzione di cella campanaria, edificata sopra il vecchio campanile romanico in pietra.

Oratorio di San Giacomo

L'oratorio romanico di San Giacomo, a Spurano, risale al XI- XII secolo, conserva al suo interno cicli di affreschi realizzati fra il XII secolo e il XV secolo ed è caratterizzato dal suo campanile a vela. Conosciuto anche come oratorio dei Santi Giacomo e Filippo, al suo interno conserva resti di affreschi romanici.

Chiesa dei Santi Sisinnio e Agata

Nata sulla base di un sacello paleocristiano, la chiesa, in origine in stile romanico, fu oggetto di numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli.

Nota anche come chiesa di Sant'Agata, internamente conserva un'ara del II secolo, un'acquasantiera romanica scolpita e resti di affreschi databili tra i secoli XIV e XV. Uno degli affreschi riporta una Crocifissione in cui l'aureola di Gesù racchiude una porzione di croce nella quale sono raffigurate una serie di torri merlate.

Abbazia di San Benedetto in Val Perlana

L'antica chiesa romanica di San Benedetto al monte Oltirone, più comunemente conosciuta come Abbazia di San Benedetto, è un ex-monastero benedettino situato in mezzo ai boschi della Val Perlana, a circa 800 metri di altitudine.

Parrocchiale di Sant'Eufemia

La chiesa di Sant'Eufemia fu costruita in stile romanico dai profughi scampati dalla distruzione dell'Isola Comacina del 1169. Dal 1178 adempì ufficialmente le funzioni di chiesa matrice della pieve d'Isola. La dedicazione a Sant'Eufemia deriva proprio dall'omonima basilica isolana, dalla quale proviene anche la lapide della tomba del vescovo Agrippino. È probabile che la chiesa sia un rimaneggiamento della chiesa di San Salvatore, già esistente al tempo della devastazione e attestata almeno fino al 1195. Al 1326 risale invece la costruzione del coro, tuttavia modificato nel 1874 e nel 1957.

Dietro la chiesa si trovava un tempo il battistero di San Giovanni Battista, poi incorporato in un'abitazione privata.

All'interno, oltre a resti di intonaco del periodo romanico, si conservano un'acquasantiera di età rinascimentale e un Crocefisso del XVI secolo. Le cappelle laterali, tra le quali spicca quella dedicata a san Carlo Borromeo, furono ornate nel XVII secolo.

Parrocchiale di Sant'Abbondio

In località Bonzanigo si trova la chiesa di Sant'Abbondio, già attestata nel 1651 come viceparrocchia della pieve di Lenno ed elevata al rango di parrocchiale nel 1692.

La chiesa fu realizzata a cavallo dei secoli XVII e XVIII , con un rilevante contributo economico da parte di alcuni emigrati, e fu completata nel 1724. Al suo interno, conserva decorazioni di Giulio Quaglio il Giovane.

Ex-chiesa di Sant'Abbondio

Attualmente adibita come canonica al servizio dell'attigua parrocchiale, l'ex-chiesa di Sant'Abbondio fu costruita in stile romanico. L'edificio è ancor'oggi caratterizzato da una decorazione ad archetti pensili. Internamente conserva due cappelle separate, le quali ospitano affreschi di Giovanni Mauro della Rovere, decorazioni a stucco di Pietro Silva e un altare ligneo intagliato nel corso del Seicento.

Chiesa dell'Addolorata

Registrata in un documento del 1788 come "Oratorio dell'Addolorata in Azzano", la chiesa fu realizzata intorno agli anni 1670-1677.


FRAZIONI

Lenno

Il toponimo deriverebbe da Lemnos e sarebbe da attribuire alla presenza di alcuni coloni, provenienti dall'omonima isola greca, inviati sul territorio per volere di Gaio Giulio Cesare.

Nel I secolo d.C., l'istmo del promontorio di Lavedo ospitava la villa denominata "Commedia" di Plinio il Giovane in contrapposizione alla villa denominata "Tragedia" in posizione più elevata.

Campo fu teatro di battaglia durante la guerra decennale tra Como e Milano, fra il 1118 e il 1127, quando partecipò alla guerra contro l'Isola Comacina, alleata dei milanesi. A Campo i richiami alla storia sono tanti, in un tratto dell'antica via Regina inserita nel nodo di stradine che costituiva il "Castrum romano" troviamo piazza Campidoglio che ci ricorda che da qui sono passate le legioni romane e ai tempi di Giulio Cesare i coloni greci provenienti dall'isola di Lemnos che hanno dato il nome a Lenno. All'epoca romana risalgono alcune tombe antiche, rinvenute presso la Chiesa Collegiata di Santo Stefano.

La strada che dalla via Regina va al lago è intitolata al capitano Mattia del Riccio incaricato nel 1178 dalla Repubblica delle tre Pievi (Gravedona Dongo, Sorico) di contrastare il passaggio verso la Germania dei tesori razziati a Milano dal Barbarossa.

Lenno fu comune autonomo dal 21 gennaio 2014. L’aggregazione con le altre frazioni del comune moderno ha comunque antiche radici, tanto da essere già stata sperimentata in epoca napoleonica e fascista.

Ossuccio

Ossuccio si affaccia sulla cosiddetta Zoca de l'Oli, un golfo del Lago di Como così denominato per via della notevole tranquillità delle sue acque, appunto "lisce come l'olio". È questa una zona che gode di clima talmente mite da favorire la fioritura di essenze mediterranee, ma anche una terra ricca di storia, leggende e monumenti come ad esempio il famosissimo campanile di epoca romanica, situato presso l'oratorio di Santa Maria Maddalena, di fronte a Villa Leoni.

Ossuccio è una località antichissima la cui storia si fonde con quella dell'Isola Comacina. Abitata sicuramente sin dall'Età del Bronzo, e luogo di transito per i valichi alpini (Septimer in val Bregaglia e Spluga) fin da epoche anche più remote, presenta una necropoli dell'Età del Ferro con tombe risalenti al III secolo a.C., di epoca cioè insubrica, rinvenute nel 1907. Fonti romane attestano che a quell'epoca Ossuccio apparteneva al potente clan celtico degli Auxucii (pron.: ossuci), federato agli Insubri, menzionato in una lapide romana del II secolo a.C. conservata nella chiesa dei SS. Agata e Sisinio. L'etimologia di Ossuccio deriva proprio da questa antica tribù.

Successivamente alla conquista romana (196 a.C.), divenne un pagus iscritto come "Ausucium", secondo la traslitterazione latina, e gli abitanti Ausuciates. Conferma di ciò si ritrova in un'iscrizione del II-III secolo rinvenuta nella chiesa dei Santi Sisinnio e Agata.

L'isola Comacina, sede di un importante pieve durante i primi secoli del cristianesimo, fu fortificata dai Bizantini, successivamente sconfitti dai Longobardi di Autari (588) che ebbero il privilegio di assegnare il nome al paese. Nei secoli seguenti, il fatto di essere divenuta il rifugio più sicuro di re e duchi con le loro corti e tesori, le valse l'appellativo di Crisopoli, città dell'oro. Durante la guerra decennale parteggiò per Milano ma concorse con la propria flotta alla sconfitta della città, che nel 1169 si prese la rivincita, occupando violentemente l'isola e costringendo gli abitanti a disperdersi sulle coste prospicienti: la chiesa plebana fu ricostruita in località Balbiano (da allora ribattezzata "Isola"), mentre gli abitanti si trasferirono a Varenna, che divenne così noto come Insula Nova.

Il nome di Ossuccio è spesso menzionato nelle guerre pressoché costanti tra Guelfi e Ghibellini, tra Como e MIlano, tra i Comuni e l'Impero che dilaniarono quasi tutta l'Italia settentrionale tra i secoli XII e XV. Oltre all'occupazione dell'Isola Comacina da parte dei Milanesi sopra detta, nel 1348 tutto il territorio del lago fu flagellato dalla Peste Nera (descritta da Boccaccio e Petrarca) e lo storico Cesare Cantù riporta che a Ossuccio, su 50 famiglie (allora si chiamavano "fuochi") ne sopravvissero solo 5. Nel 1416, Lotario Rusca, signore di Como, attaccò il borgo di Ossuccio che parteggiava per Milano e lo incendiò.

Seguì la dominazione del Ducato di Milano sotto i Visconti prima e gli Sforza poi; quindi, nel 1559, tutta la Lombardia occidentale cadde sotto il dominio spagnolo, rimanendovi sino al 1714, quando passò all'Impero Austriaco. Da allora Ossuccio seguì le vicende storiche del resto della regione. Dal 21 gennaio 2014 è parte del nuovo comune, di cui è l’unica frazione a non avere precedenti legami storici con le altre tre.

Mezzegra

Secondo alcune ipotesi, il toponimo sarebbe un derivato dell'unione dei termini latini inter ("tra") e agros ("campi"), a indicare un luogo localizzato nel mezzo di un'area campestre.

La più antica menzione storica di Mezzegra è costituita da un documento datato 1049.

Schierato dalla parte di Milano durante la guerra decennale, il paese di Mezzegra fu successivamente interessato dalle dispute che videro contrapposte le nobili famiglie comasche dei Rusconi (ghibellini) e dei Vittani (guelfi).

Dal 21 gennaio 2014 Mezzegra è frazione del comune di Tremezzina, una comunità già esistita in epoca napoleonica e in epoca fascista.

Tremezzo

Sul territorio di Tremezzo sono stati riportatti alla luce reperti di epoca preromana e, nella località di Intignano, alcune tombe romane.

Durante la guerra decennale, Tremezzo subì per ben due volte un saccheggio da parte delle truppe di Como.

Dal 1808 al 1816 e dal 1928 al 1947 Tremezzo fu già due volte la sede dell'ampliato comune Tremezzina.


STORIA

Il legame fra Lenno, Mezzegra e Tremezzo affonda nei secoli medievali, quando la pieve di Lenno eleggeva un sindaco generale sopra le tre singole comunità. Il primo comune unico fu il risultato del decreto napoleonico del 14 luglio 1807, poi annullato nove anni dopo dagli austriaci.

Il comune di Tremezzina venne istituito nel 1928, in seguito alla fusione dei comuni di Lenno, Mezzegra e Tremezzo.Il 28 aprile 1945 Benito Mussolini e Claretta Petacci furono fucilati nel paese che allora era conosciuto come Mezzegra. Venne soppresso nel 1947, e al suo posto furono ricostituiti i comuni preesistenti.

Il comune è stato istituito nuovamente nel 2014 dalla fusione dei comuni di Lenno, Mezzegra, Ossuccio e Tremezzo.

L'iter ha previsto nei quattro enti un referendum consultivo, svoltosi il 1º dicembre 2013, in cui il 63% dei votanti si è espresso favorevolmente al progetto d'istituzione.

VILLA MEIER a Tremezzina (Co)

 Il Complesso di Villa Meier è il risultato di un ampio e progressivo progetto di ristrutturazione, ad opera dell’architetto Pietro Lingeri, originario di Tremezzo, uno dei principali protagonisti del Razionalismo Lariano, che non solo intervenne sulla preesistente villa padronale ma riconfigurò il parco aggiungendo nuovi fabbricati.

Attualmente è possibile visitare solo una parte dell’originaria proprietà Meier. Sono infatti aperte al pubblico l’area del giardino a lago, che costituisce il parco civico Teresio Olivelli in cui si trovano la Scalinata Monumentale e la Tarocchiera Settecentesca, e l’area di giardino a monte, di proprietà della parrocchia, in cui sono inserite Villa Ortensia, il Canile a pianta circolare, il Campo da Tennis con il Chiosco, e la Quinta scenografica con belvedere. Restano invece all’interno di proprietà private il Villino, la Serra e la Casa del custode

Roberto Meier, commerciante zurighese trasferitosi a Milano, aveva acquistato nel 1918 una vasta proprietà in prossimità del lago che comprendeva un giardino e alcuni fabbricati, all’epoca sotto sequestro del Genio Militare e quindi adibiti ad uso militare, fra i quali villa Ortensia, edificata nella seconda metà del XIX secolo per gli avvocati Emilio e Pompeo Ferrario.

A seguito di un incendio verificatosi nel 1919 Lingeri intervenne sulla villa occupandosi dell’arredo, del rifacimento di alcuni locali interni, fra cui il soggiorno e la cucina, e della modifica del corpo scala e della copertura. L’architetto inoltre trasformò in casa del custode l’edificio della rimessa per auto e carrozze, aggiungendo due scale simmetriche esterne, e rifece la serra esistente con l’aggiunta delle limonaie.

Infine intervenne sul villino, destinato ad un utilizzo saltuario, innestando un corpo terminale semicilindrico e riconfigurando il disegno complessivo con l’aggiunta di eleganti motivi déco come la nicchia con fontana collocata al primo piano al centro della facciata.

In occasione di successivi ampliamenti della proprietà, dapprima nel 1924 con l’acquisizione di Villa Eletta con una porzione di giardino verso lago e in seguito nel 1928 con l’acquisto del collegio Peduzzi, Lingeri fu nuovamente chiamato dai Meier per progettare nuovi interventi all’interno del complesso. A partire dal 1925, dopo la demolizione di villa Eletta, l’architetto realizzò l’arredo del giardino a lago seguendo le precise richieste dei proprietari:
conservò l’edificio ottagonale dell’antica tarocchiera settecentesca, nella quale fece realizzare alcune decorazioni dal pittore Cristoforo De Amicis, ed edificò i nuovi accessi e i muri di recinzione del giardino collegato alla villa mediante una scalinata scenografica in stile neobarocco e un sovrappasso per superare la strada Regina.

In seguito alla demolizione del collegio intervenne nell’area a monte del parco progettando, in corrispondenza del campo da tennis, una imponente quinta scenografica in stile neorinascimentale realizzata per occultare il dislivello con la retrostante strada comunale. Al centro della quinta Lingeri realizzò un ninfeo con un’ampia nicchia absidata affiancata da colonne binate incassate, secondo un disegno ispirato a modelli michelangioleschi, e da due rampe di scale simmetriche per collegare il soprastante belvedere. Inoltre l’architetto aggiunse accanto al campo da tennis un piccolo chiosco arricchito da decorazioni realizzate da Cristoforo De Amicis con motivi ispirati alla vendemmia e realizzò un piccolo canile a pianta circolare.

Il parco è aperto tutti i giorni, la villa non è aperta al pubblico

PALAZZO ROSATI a Tremezzina (Co)

 

Palazzo Rosati ti avvolge con la sua quieta bellezza, lontano dal clamore, ti conduce in una atmosfera senza tempo.

"Nel cuore della Tremezzina, tra i torrenti di Alba e Polla, e a poche centinaia di metri dal lago si trova un villaggio di pietre antiche a ridosso della montagna, Bonzanigo di Mezzegra. Qui, la nobile famiglia Brentano costruì diversi edifici fra cui palazzi, la nuova parrocchia di Sant'Abbondio di Mezzegra e una casa che porta inciso sul frontone del camino della cucina la scritta A 17 B 01 R. La storia di Palazzo Rosati inizia qui, con le iniziali e la data del primo proprietario: Andrea Brentano Riati, 1701."

Il lago avvolge con la sua morbida luce i saloni di Palazzo Rosati. La storia sottolinea gli arredi, accarezza le forme, i dettagli stilistici, seguendo il filo del racconto di una dimora, attraverso gli oggetti e le persone.

Palazzo Rosati ti avvolge con la sua bellezza, lontano dal clamore, ti conduce in un'atmosfera senza tempo, nello splendore quieto dei suoi giardini mediterranei affacciati sul Lario.

Un grande giardino con una splendida vista sul Lago di Como, in una delle zone più suggestive e temperate della Tremezzina, rinomata fin dall'antichità per la coltivazione dell'ulivo.

https://www.palazzorosati1701.it/contact-2/

VILLA LEONI a Tremezzina (Co)

 
(1938-1944),  progettata in stile razionalista da Pietro Lingeri, che per rispettare le misure autarchiche imposte dal regime fascista dovette ricorrere all'utilizzo di materiali locali quali pietra di Musso, sasso di Moltrasio, e pietre della Valmalenco.

 Villa Leoni è un monumento di grande valore artistico ed architettonico inserito in un paesaggio naturale tra i più belli al mondo.

Situata sulle sponde del Lago di Como, è la location ideale per eventi, servizi fotografici e vacanze esclusive.

La sua costruzione risale all’inizio degli anni ‘40 ad opera dell’architetto Pietro Lingeri, uno tra i maggiori esponenti del Razionalismo Lariano.

La villa, classificata come monumento storico dai Beni Culturali, è tornata al suo antico splendore e al territorio cui appartiene pronta per accogliere numerosi ospiti.

Affacciata su uno dei laghi più romantici al mondo, Villa Leoni è circondata da un meraviglioso parco privato.

Rivolta a lago e posizionata di fronte all’Isola Comacina, gode della vista privilegiata di uno degli angoli più suggestivi del Lago di Como. La struttura è aperta tutto l'anno, dotata di ogni comfort funzionale, SPA e parcheggio privato.

La posizione strategica del complesso ed il magnifico paesaggio all’interno del quale Villa Leoni è inserita, ne fanno un luogo ideale per una vacanza all'insegna del relax, dello sport, degli itinerari culturali ed enogastronomici offerti dal Lago di Como.

Gli ospiti potranno richiedere e usufruire di servizi simili a un Hotel ma al tempo soggiornare nella privacy e dell'esclusività che una villa privata può offrire.

Villa Leoni è inoltre dotata delle più moderne amenities come Apple Tv, Tv satellitare con schermi Led 3D e ingresso usb (nell’area cinema e nelle camere da letto), Hi Fi con supporto I-pod, connessione wi-fi e aria condizionata.

Può essere affittata per brevi periodi, ( per un minimo di 3 notti ).

Servizio di maggiordomo e chef privato sono a disposizione degli ospiti, su richiesta, i cani di piccola taglia sono ammessi.

Villa Leoni è una proprietà versatile che accoglie, intrattiene e genera contenuti contemporanei di arte, moda e design che diventano comunicazione.

Villa Leoni rappresenta la scelta ideale dove organizzare al meglio un meeting, un ricevimento, un servizio fotografico o un evento fashion di successo, laddove privacy ed eleganza siano requisiti indispensabili.

Che si tratti di cene aziendali, presentazioni di brand o prodotti, kickoff, team building o conferenze stampa, Villa Leoni è una scelta di pregio.

Villa Leoni, unica nel suo genere, rappresenta l’ambiente ideale per ricevimenti di nozze.

Il salone a piano terra, che dispone di 80 posti a sedere, è aperto allo splendido panorama creato dal lago.

All’esterno il patio, in parte tenuto a verde ed in parte lastricato, entra in diretta relazione con gli ambienti del soggiorno, mentre due terrazzi offrono panorami spettacolari dell’isola.

All’interno del complesso di Villa Leoni è presente l’esclusiva Junior Villa in cui gli sposi potranno soggiornare per la loro prima notte di nozze.

Villa Leoni offre agli sposi la possibilità di celebrare il rito civile all’interno del proprio giardino donando così alla cerimonia uno sfondo esclusivo.

 L'edificio, situato sulla sponda occidentale del Lago di Como, sorge in una posizione dominante, proprio di fronte all'Isola Comacina e accanto al complesso romanico di Santa Maria Maddalena di Ospitaletto con il suo famoso campanile.

La villa, commissionata all’architetto Pietro Lingeri da Raffaele Leoni e dalla moglie Diana Peduzzi, è per la famiglia Leoni Malacrida, industriali nel settore dolciario, che proprio sulle sponde del Lario ha voluto la sua residenza estiva.

Progettata negli stessi anni delle case per artisti sull’Isola Comacina, Villa Leoni a Ossuccio segna per Pietro Lingeri un’ulteriore tappa in quella ricerca di un’architettura razionalista e mediterranea, caratteristica comune dell’architettura italiana tra le due guerre.

Sauna con cromoterapia, Idromassaggio (4 posti), Doccia, Teli bagno per 10/12 persone

Nel giardino di Villa Leoni è presente una piscina riscaldata con idromassaggio vista vista lago. Il riscaldamento è in funzione da Ottobre a Maggio, ma a pagamento, sarà possibile riscaldare la piscina anche fuori dal periodo sopra indicato. Piscina riscaldata 8,5 x 3 m, Idromassaggio 4 posti, n. 6 lettini, n. 4 sdraio, Robot pulitura automatica piscina.

Tel. +[39] 388 1222236

https://www.villaleonilocation.it/contacts

VILLA LA CASSINELLA a Tremezzina (Co)

 

Luogo di straordinaria bellezza, tranquillità ed eleganza, Villa la Cassinella è una tenuta privata appartata sulla sponda occidentale del romantico Lago di Como. Immersa in ampi giardini perfettamente curati, la tenuta è composta dalla splendida Villa principale, una pool house con cinema e palestra e l'incantevole Terrace House. Indiscutibilmente uno dei ritiri più belli ed esclusivi del mondo, Villa la Cassinella è una destinazione davvero eccezionale dove fino a 17 ospiti possono rilassarsi e godere di livelli insuperabili di stile e lusso e per il comfort di ogni ospite Villa la Cassinella fornisce uno staff completo da prendere cura di ogni possibile richiesta. Una perfetta combinazione di comfort di prima classe con il classico design italiano e la squisita attenzione ad ogni minimo dettaglio è evidente ovunque.

Villa la Cassinella rappresenta l'apice del lusso sul Lago di Como, condividendo il Punto di Lavedo con la storica Villa Balbianello, la Villa senza dubbio regala agli ospiti viste uniche e impareggiabili sul lago più affascinante d'Italia in un ambiente privato ed esclusivo.

Dopo aver subito un restauro completo, la Villa offre una miscela di prima classe di comfort e comfort moderni, circondata da bellezze naturali e arredata con mobili antichi italiani di altissima qualità, belle arti e oggetti scelti da tutta Europa.

Il personale della Villa fornisce un servizio di portineria completo per garantire che ogni vostro desiderio sia soddisfatto al fine di rendere la vostra vacanza davvero indimenticabile.

Durante il vostro soggiorno presso la Villa, il team sarà lieto di aiutarvi a organizzare il vostro evento speciale.

Villa La Cassinella - Lago di Como
P.IVA 02065500189
tel. +39 034455411 - email: info@villalacassinella.com

CASA BRENNA TOSATTO a Tremezzina (Co)

Casa Brenna Tosatto è la storia di una famiglia. Una dimora liberty dei primi anni del Novecento voluta dall’artista Mario Tosatto e sua moglie Sofia Brenna, a coronamento della loro unione. Oggi i pronipoti Franco Brenna e sua moglie Roberta Bernasconi hanno deciso di riaprirla creando un luogo dove la Storia, la Cultura, l’Arte Pittorica e il fascino paesaggistico hanno dato origine a una Residenza unica, dal design essenziale, con uno spiccato senso artistico, un luogo magico dove soggiornare, partecipare a eventi, ritagliarsi momenti piacevoli. Chi entra nella Casa scopre una Residenza antica, un’isola per l’Arte dove i sapori della tradizione si fondono in perfetta armonia con la contemporaneità. Casa Brenna Tosatto si trova a Campo di Lenno nel cuore della Tremezzina, territorio costiero del ramo occidentale del Lago di Como, un’area che regala magnifici panorami naturali e rari esempi di storia architettonica. Casa Brenna Tosatto gode di una posizione strategica per raggiungere le ville più prestigiose come Villa Balbiano e Villa del Balbianello.

Progettata dal’Artista,  Pittore e Architetto Mario Tosatto. Il suo genio artistico continua a vivere nel primo dei due figli, Antonio, che per tutta la vita si impegna affinché la casa diventasse quel luogo di incontro di artisti e intellettuali che Mario ha sempre sognato.
Oggi, l’amore per le proprie radici e il territorio, la passione per l’Arte, l’impegno nel recupero della memoria storica e culturale, hanno spinto Franco Brenna e sua moglie Roberta Bernasconi a rispettare la promessa fatta al prozio Antonio Tosatto di ridare nuova vita alla Casa Brenna Tosatto, rendendola punto di riferimento per l’Arte e non solo. Casa Brenna Tosatto dispone di quattro Luxury Suites di pregio che possono ospitare da due a quattro persone. L’intera Casa può essere affittata per lunghi e brevi periodi di soggiorno con la capacità di ospitare comodamente fino a 13 persone. Le Luxury Suites, di forte impatto estetico, sono arredate con mobili sia moderni che classici e curate in ogni minimo dettaglio, dalle finiture ai materiali e complementi d’arredo. Tutte le Suites sono termo autonome,  dispongono di aria condizionata e biancheria in tessuti naturali e anallergici.

Casa Brenna Tosatto non è solo una casa, ma è anche uno scrigno che racchiude Opere d’Arte e di Design. Nulla è lasciato al caso, tutto è curato nei minimi dettagli, affinché l’Ospite si senta a proprio agio e coccolato. Quadri, mobili, sculture, complementi d’arredo, sono stati scelti per trasformare il Vostro soggiorno in un’esperienza unica ed indimenticabile. Antico e moderno si fondono. Nella modernissima cucina della Residenza, troneggia un vero capolavoro d’Arte Moderna, un grande tavolo dal disegno esclusivo, il “Missultin Table”, Opera di un noto artista del luogo, Cristoforo Mantegazza. Nelle Suites potrete ammirare i lampadari di Ingo Maurer “Tears of the Fisherman”,”Notes” e “Toothpaste Tubes Lighting”. 

L’intera Villa in esclusiva per Voi ! Volete goderVi una vacanza in assoluto relax, in compagnia dei Vostri amici o dei Vostri cari? Organizzare un evento privato, una cena o un meeting aziendale, una mostra? Casa Brenna Tosatto saprà soddisfare tutte le Vostre richieste per rendere il tutto unico ed indimenticabile.


Via Matteo del Riccio, 3

22019 Tremezzina

Como

VILLA MONASTERO a Tremezzina (Co)

La villa venne costruita in un sito di particolare interesse archeologico, fatto testimoniato dai ritrovamenti in loco di umboni di scudo oggi conservati nel Museo archeologico Paolo Giovio di Como. È circondata da una cinta muraria che probabilmente era parte di un insediamento militare appartenente all'antico sistema fortificato dell’isola Comacina. All'interno delle mura si trovava inoltre un oratorio dedicato a San Giovanni.

Tra il 1209 e 1211 un gruppo di monache benedettine provenienti dal monastero dei Santi Faustino e Giovita, anticamente situato sull'isola, si stabilì in questo luogo. Le monache ristrutturarono il vecchio oratorio e vi eressero accanto il loro nuovo monastero, infine soppresso nel 1786.

La proprietà venne quindi convertita in residenza di villeggiatura. I lavori di ristrutturazione compresero la demolizione tanto dell'antico oratorio e del convento, anche se alcune porzioni murarie di quest'ultimo restano inglobate nell’attuale villa L'immobile, tutt'oggi proprietà privata, ospita oggi eventi come matrimoni e convegni aziendali.

Una vostra visita per avere un'anteprima della location sarà sempre gradita.

Per fissare un appuntamento siete pregati di prendere contatto con:

Martina's Events Srl – +39 327 028 77 33 – enquiries@lakecomoweddingvenues.com 

Accesso con automobile a Lenno, via Antica Regina vicino al civico 37, intersezione con via dei Poeti e via Sant'Andrea

GROTTE DI RESCIA (Co)

  Le sette Grotte di Rescia, unite in un unico complesso agli inizi del ‘900, si snodano lungo un  percorso turistico di ca. 500 m  alle pen...