LAGO DI SEGRINO a Canzo (Co)

Una semplice e piacevole passeggiata adatta a tutti si sviluppa intorno al Lago del Segrino, nella provincia di Como. Si tratta di un piccolo laghetto di origine glaciale situato tra i comuni di Canzo, Longone al Segrino ed Eupilio. Questa passeggiata si estende per 5 km su piano asfaltato senza dislivello e vi permetterà di ammirare una ricca e verde vegetazione e le caratteristiche acque cristalline del lago, tanto pulite grazie all’assenza di inquinamento industriale e alle opere di bonifica realizzate dagli anni ’80. La passeggiata, essendo circolare, può iniziare da qualsiasi punto del lago.

Il lago del Segrino è un piccolo lago lombardo prealpino situato tra i comuni di Canzo, Longone al Segrino e Eupilio. Di forma stretta e allungata, sorge nella valle delimitata dal Monte Cornizzolo e dal Monte Scioscia nel triangolo lariano. Il lago del Segrino è considerato il lago più pulito d’Europa in virtù delle sue fonti sotterranee e dell’assenza di inquinamento da industria o da eccessivo sfruttamento turistico. La vegetazione è caratterizzata da ninfee, canneti, ontani neri, dal salici e pioppi e vi sono oltre 100 le specie di uccelli tra cui il germano reale, l’airone cinerino, il martin pescatore, il picchio verde. Il lago del Segrino è la meta ideale per una giornata di relax presso il lido attrezzato Aquilegia dove è possibile anche noleggiare pedalò e canoe, oppure per una passeggiata immersa nella natura attorno al lago (5 km). Luogo perfetto per una gita fuori porta, il lago del Segrino fu citato da numerosi scrittori tra cui Stendhal che lo paragonò ad una “gemma di smeraldo”, a causa del colore delle sue acque.

VILLA E PARCO MAGNI a Canzo (Co)

 

L’abitazione, progettata dall’ architetto Fenoglio in uno stile fantasioso neomedioevale, sorge in una posizione elevata rispetto all’abitato di Canzo e fu costruita dal 1903 al 1906. La collinetta, anticamente conosciuta con il nome di “Grimello” fu venduta all’industriale Magno Magni dai Gavazzi, nobilifilandieri locali. Quando il Magni decise di costruirsi una grande villa nel suo paese natale, essendo profondamente legato all’ambiente vicentino dove viveva, fece trasferire a Canzo per la costruzione della dimora non soltanto molti materiali, come per esempio enormi quantità di “pietra di Vicenza”, ma anche maestranze locali vicentine come scalpellini, ebanisti e decoratori.

La Villa fu realizzata quasi interamente in pietra a vista, con taglio regolare. Esternamente si presenta a balconate e terrazze multiple, che danno all’insieme dell’edificio una particolare fisionomia che ha reso celebre la Villa in tutto il territorio brianzolo. Le stanze interne sono tutte elaborate in forme diverse e con stili architettonici differenti. La singolarità della Villa ci coglie già all’ingresso del viale, con l’immagine della pregievole cancellata opera di maestri fabbri e la linearità della pietra grigia squadrata, armonicamente presente in tutta la dimora.

Gli affreschi di Silvio Bicchi: Superato l’ingresso principale e percorso il corridoio della graziosa limonaia dalle cui vetrate si osserva il lussureggiante giardino ricco di suggestivi profumi e colori, si giunge ad un ampio ed invitante ambiente: la Biblioteca. Qui, subito, lo sguardo viene catturato dalle grandi tavole ad affresco che interamente occupano il perimetro di tutto il locale. Tali opere rappresentano l’umanità intera, ( Humana Gens ) sapientemente descritta dall’esperta mano del pittore Silvio Bicchi. Il Bicchi fu allievo di Giovanni Fattori, al quale fu legato da affettuosa amicizia;nacque a Livorno nel 1874 e morì a Firenze nel 1948. Conosciuto soprattutto per i quadri di genere storico e per la raffigurazione di scene di vita popolare moderna, le sue note artistiche lo citano anche come illustratore, per Alinari, della Divina Commedia. Come il suo maestro, anche Bicchi operò con una particolare attenzione al realismo e fece sua la frase: “l’arte attuale sta nelle manifestazioni della natura e nell’illustrazione sociale del nostro secolo, sia per costumi, abitudini, sofferenze.”Infatti, le grandi scene sulle pareti della Biblioteca, ben raffigurano aspetti della vita moderna dei primi del ‘900, la guerra, la pace, il lavoro, la vittoria e l’umanità al bivio e rappresentano l’essenza dell’artista. – Il parco naturale: L’intera villa è circondata da un verdeggiante parco naturale, anch’esso risistemato con grande cura e competenza, dal quale si diramano numerosi sentieri e viottoli che conducono a luoghi ed ambienti singolari. Il verde e le artistiche costruzioni formano un unico blocco omogeneo e offrono all’occhio del visitatore un’immagine particolarmente gradevole e suggestiva. Nel parco si possono anche scoprire alcuni angoli caratteristici, come i punti panoramici da cui ammirare il paesaggio o il romantico e verdeggiante angolo fiorito che ben si presta ad una scenografica ambientazione fotografica. Inoltre le essenze arboree particolari ed i giochi di luce rendono ancor più affascinante l’aspetto naturalistico che circonda la villa. Percorrendo l’intreccio di scale e gli ampi scaloni monumentali, sembra di ritornare ai romantici momenti in cui le nobili dame vi si ritrovavano in un armonioso risuonare di musiche e danze. Le innumerevoli statue in pietra che mute testimoni di un tempo remoto hanno visto passare poeti, artisti e uomini illustri, personaggi di cui Magno Magni amava attorniarsi, oggi riportate all’antico splendore rendono questa villa ancor più unica e suggestiva tra le dimore signorili brianzole.

Cel: (+39) 335 6867666 – (+39) 335 245115

Tel: (+39) 031 670391

Email: info@villaexmagnirizzoli.it

GAGGIANO (Mi)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

 villa Marino Location per eventi

Palazzo Venini Uboldi Il Palazzo Venini Uboldi è un grandioso edificio settecentesco affacciato sul Naviglio Grande e conserva ancora l'originaria pianta a "U". La facciata è caratterizzata da alte finestre distribuite in modo regolare e da una colorazione accesa che mette in risalto gli elementi a stucco e le rifiniture. All'interno si trova un oratorio privato del 1760 fatto eseguire da Francesco Venini che fu tra i proprietari del complesso. Attualmente il palazzo è stato frazionato in appartamenti privati.

Palazzo Doria Borromeo Medici Situato nella frazione di Fagnano (circa 3 km dall'abitato di Gaggiano), la villa è una costruzione del Cinquecento caratterizzata da tre piccole torri in avancorpo e rappresenta uno dei migliori esempi di architetture di passaggio tra il castello medievale e la villa gentilizia nell'area.

Cascina di Donato del Conte La cascina è rinomata nel territorio soprattutto per la splendida Cappella della Vergine risalente al 1482, con affreschi dell'epoca.

Chiesa di Sant'Invezio facciata barocca della chiesa ex-parrocchiale di Sant'Invenzio in Gaggiano.  La sua edificazione è datata nel 1620, ma la chiesa ha certamente origini più lontane visto che è documentata dal XII secolo, mentre qualche ampliamento fu messo in opera più tardi, nel 1758, da Giulio Galliori.

Chiesa dei Santi Eugenio e Maria a Vigano Certosino edificazioneil 1499, ma da accurati studi delle documentazioni la sopracitata data è da considerarsi come quella dell'ampliamento della chiesa, che perciò è più antica.

Chiesa di San Vito Compresa nel territorio di San Vito, frazione di Gaggiano, la chiesetta ha origini duecentesche ed è stata recentemente restaurata.

Museo della Guerra Bianca un edificio in cui sono conservati ed esposti oggetti di interesse permanente in una o più arti e scienze

Chiesa di Sant'Andrea a Barate  fa risalire le sue prime origini attorno all'XI secolo, quando la struttura era dedicata alla Madonna. Di questa chiesa si persero completamente le tracce già dalla relazione di Goffredo da Bussero del 1398 quando per la prima volta viene nominata la chiesa di Sant'Andrea, che disponeva anche di un piccolo cimitero di forma triangolare, cintato ed affiancato alla chiesa stessa.

Chiesa dei Santi Andrea e Roccoa Fagnano Un tempo la chiesa ospitava presso di sé due confraternite: la più antica, dedicata al Santissimo Rosario, era stata istituita il 31 dicembre 1604 ed ancora risultava attiva alla fine del Settecento, all'epoca della visita pastorale dell'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli. La seconda, dedicata al Santissimo Sacramento, venne invece eretta direttamente dall'arcivescovo Benedetto Erba Odescalchi il 21 giugno 1717, ma venne soppressa già alla fine di quello stesso secolo.

chiesetta di San Vito ha origini duecentesche ed è stata recentemente restaurata. Si ha ragione di credere che una costruzione di culto esistesse già in paese nel 1167 al passaggio del Barbarossa ma questa andò irrimediabilmente distrutta durante le razzie.

La chiesa venne ricostruitq e sue notizie le abbiamo nel 1290 quando Goffredo da Bussero la cita assieme al piccolo oratorio di San Dionigi che sorge presso il camposanto locale.

Durante una visita pastorale del 1567 compiuta da San Carlo Borromeo, apprendiamo che la chiesa disponeva di un'unica navata, aveva la lunghezza di 14 metri e una larghezza di 9 sino all'altare, incastonato in una cappella voltata nella quale si trovavano delle pitture già all'epoca definite "antiche".

La chiesa esternamente conserva ancora perfettamente le forme romaniche di originaria costruzione, con il campanile in mattoni con bifore per il castello delle campane, mentre il portale d'ingresso è preceduto da un protiro a colonne di granito, voltato a crociera. L'interno, a navata unica, è stato completamente ridecorato nel Seicento e nel Settecento con il ribassamento dell'originaria copertura a cassettoni e la creazione dell'attuale soffitto piano, dipinto a rosoni con l'immagine della Gloria di San Vito al centro e con la creazione di due cappelle laterali dedicate alla Madonna ed a San Vito, patrono del borgo. Il presbiterio, riccamente decorato da pitture seicentesche nel soffitto voltato a costoloni di stucco e con lunette, presenta dietro l'altare marmoreo realizzato nel Settecento delle pitture medievali affiorate a seguito di restauri, sopra ridipitture successive.


FRAZIONI

Barate. Fin dal Cinquecento Barate fu sede di parrocchia. In base al censimento voluto nel 1771 dall'imperatrice Maria Teresa, Barate contava 480 anime. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 411 abitanti, essendosi quindi spopolata. Nel 1809 fu soppresso con regio decreto di Napoleone ed annesso a Vigano, la quale fu poi nel 1811 a sua volta soppressa e sottoposta all'amministrazione comunale di Gaggiano. Il Comune di Barate fu quindi ripristinato con il ritorno degli austriaci, venendo però spostato in Provincia di Pavia. Nel 1859, quando fu riportato sotto Milano, il paese risultava ancor più abbandonato, essendo sceso a 368 abitanti. Un regio decreto di Vittorio Emanuele II del 7 marzo 1869 sciolse definitivamente il comune, annettendolo per sempre a Gaggiano.

Qui nacque il bisnonno di Papa Francesco, Pietro Giovanni Gogna, che venne al mondo presso la cascina Meraviglia, il 29 aprile 1849. Pietro Giovanni ricette il battesimo il giorno dopo la nascita, nella chiesa di Sant'Andrea Apostolo, da don Gaetano Zuffi, parroco di Barate, dal 1845 al 1859. La figlia di Gogna e nonna del papa, Maria, si trasferì in Argentina e, dall'unione con Francesco Sivori, nacque Maria Regina, la quale a sua volta si sposò con Mario Bergoglio. Quest'ultimi due sono i genitori di Papa Francesco, nato nel 1936 a Buenos Aires.

Bonirola. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 187 abitanti. Nel 1809 fu soppresso con regio decreto di Napoleone e annesso a Gaggiano. Il Comune di Bonirola fu quindi ripristinato con il ritorno degli austriaci, venendo però spostato in Provincia di Pavia. Nel 1859 il paese, riportato sotto Milano, risultava salito a 249 abitanti. Un regio decreto di Vittorio Emanuele II del 7 marzo 1869 sciolse definitivamente il comune, annettendolo per sempre a Gaggiano.

Fagnano. Lo splendore di Fagnano iniziò però nella seconda metà del Quattrocento quando divenne proprietà di Cicco Simonetta, potente segretario del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, che vi iniziò la costruzione di una casa da nobile in campagna. Quando questi venne giustiziato nel 1480 al castello di Pavia, i suoi beni in Fagnano passarono ad Ambrogio Varese, conte di Rosate, archiatra del duca. Ad inizio del Cinquecento, il borgo muterà nuovamente feudatario e passerà alla famiglia dei D'Adda che iniziarono l'ampliamento del palazzo appartenuto ai Simonetta. Fin dal Cinquecento Fagnano fu sede di parrocchia, grazie anche alla promozione del borgo voluta dai Borromeo che ne divennero feudatari, per poi passare tale diritto ai cugini marchesi Medici di Marignano nel Seicento, i quali lo mantennero sino al termine dell'epoca della feudalità. In base al censimento voluto nel 1771 dall'imperatrice Maria Teresa, Fagnano contava 351 anime. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 302 abitanti, essendosi quindi spopolato Nel 1809 il governo di Napoleone gli annesse il comune soppresso di Cassina di Donato del Conte, ma nel 1811 fu a sua volta abrogato e sottoposto all'amministrazione comunale di Gaggiano. Il Comune di Fagnano fu quindi ripristinato, venendo però spostato in Provincia di Pavia, con il ritorno degli austriaci, nella sua forma originale all'inizio, e nuovamente incorporando Cassina del Donato dal 1853. Nel 1859, quando fu riportato sotto Milano, il paese era salito a 420 abitanti, mentre nel 1862 mutò nome in Fagnano sul Naviglio, per disambiguarlo da altri omonimi comuni essendo nel frattempo intervenuta l'unità d'Italia.

Nel 1865 divenne consigliere comunale del piccolo borgo il marchese Alessandro Doria che, oltre ad essere uno dei maggiori proprietari terrieri dell'area, era anche marito di Marietta d'Adda Doria che fu tra le donne milanesi maggiormente impegnate nelle Cinque Giornate di Milano del 1848.

Un regio decreto di Vittorio Emanuele II del 7 marzo 1869 sciolse definitivamente il comune, annettendolo per sempre a Gaggiano.

Negli anni '50 del XX secolo fu parroco a Fagnano il futuro mons. Ambrogio Palestra, originario di Abbiategrasso, insigne storico ed archeologo locale.

San Vito fu un antico comune del Milanese, nel Medioevo noto come San Victor a Bestazo, rientrando quindi nel territorio della vicina Bestazzo.

A questa borgata si riferisce probabilmente anche il cronista medievale Sire Raul quando descrisse negli Annales mediolanensis il passaggio dell'imperatore Federico Barbarossa su queste terre riportando che "diede il fuoco a Rosate e ad altri luoghi fino a Casterno e incendiò pure San Vito e Cornaredo". Poco prima di questi eventi, la comunità di San Vito viene citata in quanto sede di un piccolo fortilizio rurale, forse ubicato nei pressi della chiesa parrocchiale.

Il luogo di San Vito viene citato nuovamente nel testamento di un famoso condottiero, conte di Carmagnola, il quale cita espressamente alcune terre donategli dal duca di Milano "in possessio Sancto Vito et de Bestatio sitam super territorio Mediolani".

Fin dal Cinquecento San Vito fu sede dell'omonima parrocchia. Nel 1746, in seguito all'occupazione di Milano da parte delle truppe spagnole di Filippo di Borbone, la comunità di San Vito lamentò al governo austriaco reinsediatosi una serie di danni di guerra patiti, motivo per cui si fecero delle distribuzioni di fieno e legna per compensare le perdite subite. In base al censimento voluto nel 1771 dall'imperatrice Maria Teresa, San Vito contava 293 anime. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 275 abitanti, essendosi quindi spopolata. Nel 1811 fu annesso con regio decreto di Napoleone dall'amministrazione comunale di Gaggiano, divenendo l'unica frazione comunale non proveniente dalla soppressa Pieve di Rosate. Il Comune di San Vito fu quindi ripristinato con il ritorno degli austriaci, venendo però spostato in Provincia di Pavia. Nel 1859, quando fu riportato sotto Milano, il paese era salito a 382 abitanti, mentre nel 1862 mutò nome in San Vito e Marta, per distinguerlo da altri comuni omonimi in seguito all'unità d'Italia. Un regio decreto di Vittorio Emanuele II del 7 marzo 1869 sciolse definitivamente il comune, annettendolo a Gaggiano.

Il paese era all'epoca prevalentemente agricolo ed amministrato da oltre due secoli dalla famiglia Ferrario che ivi possedeva la quasi totalità delle terre agricole e delle cascine, ma questa famiglia, ormai entrata in crisi, vendette le proprietà alla famiglia Calvi, di origine genovese ma residente a Milano, che ebbe un ruolo rilevante invece nello sviluppo della frazione, in particolare grazie all'interessamento del rinomato storico e genealogista Felice Calvi che qui si insediò e si adoperò per il recupero delle antichità storiche locali.

Nella Grande Guerra il paese di San Vito contò 3 caduti

Vigano fu sede di parrocchia. In base al censimento voluto nel 1771 dall'imperatrice Maria Teresa, Vigano contava 611 anime. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 550 abitanti, essendosi quindi spopolata. Nel 1809 annesse con regio decreto di Napoleone il soppresso comune di Barate, ma poi nel 1811 a sua volta cancellata e sottoposta all'amministrazione comunale di Gaggiano. Il Comune di Vigano fu quindi ripristinato con il ritorno degli austriaci, venendo però spostato in Provincia di Pavia. Nel 1859, quando fu riportato sotto Milano, il paese era salito a 601 abitanti, mentre nel 1864 mutò nome in Vigano Certosino, per disambiguarlo da altri omonimi comuni essendo nel frattempo intervenuta l'unità d'Italia. Un regio decreto di Vittorio Emanuele II del 7 marzo 1869 sciolse definitivamente il comune, annettendolo per sempre a Gaggiano.

Cascina Donato del Conte, La Rosa, La Bettolina

STORIA

Lo sviluppo storico degli insediamenti ha origine dalle cascine legate ai diversi poderi, poiché le più importanti erano divenute sedi di parrocchie con giurisdizioni territoriali ben delimitate; così si possono ritrovare, già nel XII secolo, le parrocchie di Fagnano, Barate, Gazano, Montano, Bonirola, San Vito, Sporzano e Vigano. Gaggiano è ricordato, nel 1146, in vari istrumenti relativi ai terreni che certi Girardo e Giovanni Boccardi di Milano tenevano per feudo. È noto che un Alberto da Gaggiano, prevosto di Lodi, ricevette nel 1168 dall'Arcivescovo milanese San Galdino l'intimazione di scostarsi dal partito dello scismatico Federico Barbarossa e che questo Imperatore, nel marzo 1159, mentre preparava una imboscata contro i milanesi, aveva messo a Gaggiano parte delle truppe dei suoi alleati. Nel 1274 il Carroccio dei milanesi sostò a Gaggiano mentre era diretto contro i pavesi.

Nel 1771 Gaggiano aveva 945 abitanti, ma nel 1805 era crollato a 551 residenti. Nel 1786 il comune di Gaggiano fu inserito nella provincia di Pavia. All'inizio del XIX secolo già si notava una tendenza dei piccoli comuni limitrovi a confluire in Gaggiano: nel 1809 arrivò l'annessione di Bonirola, mentre nel 1811 inglobò d'un colpo Barate, Cascina Donato del Conte, Fagnano, San Vito e Vigano, arrivando all'estensione attuale con 2237 abitanti. Il tutto fu però annullato dal ritorno degli austriaci nel 1815. La loro cacciata riaprì il processo storico: vi è infatti traccia nell'archivio comunale di un atto del 27 gennaio 1867 del Comune di Bonirola portante il n.3 delle Deliberazioni con la quale si approva il concentramento del comune con quello di Gaggiano "… ritenuto che per la poca popolazione di questo comune non puossi mantenere la propria autonomia". Finalmente, nel 1869, con Decreto Reale del 7 marzo di quell'anno i vari comuni delle frazioni vengono soppressi e concentrati nel comune di Gaggiano.

Riguardo al nome, una leggenda popolare vuole che l'abitato fosse stato chiamato Gaggiano perché vi erano molte gazze (in antichità era infatti chiamato ancora più esplicitamente Gazzano); il nome, ad ogni modo, potrebbe anche essere derivato dalla parola longobarda "gehage" che significa "bosco recintato" (il paese si trovava infatti ai margini di un bosco che iniziava a Cesano Boscone).

Nella frazione di Barate, nacque il bisnonno di Papa Francesco, Pietro Giovanni Gogna, che venne al mondo presso la cascina Meraviglia, il 29 aprile 1849. Pietro Giovanni ricevette il battesimo il giorno dopo la nascita, nella chiesa di Sant'Andrea Apostolo, da don Gaetano Zuffi, parroco di Barate, dal 1845 al 1859. La figlia di Gogna e nonna del papa, Maria, si trasferì in Argentina e, dall'unione con Francesco Sivori, nacque Maria Regina, la quale a sua volta si sposò con Mario Bergoglio. Quest'ultimi due sono i genitori di Papa Francesco, nato nel 1936 a Buenos Aires.


CASSANO D'ADDA (Mi)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Villa d'Adda - Borromeo location per eventi

Castello di Cassano d'Adda hotel ristorante


Palazzo arcivescovile di Groppello location per eventi

Ristorante Barabitt

Campanile e chiesa di Santa Maria Immacolata e San ZenoIl campanile di Cassano fu commissionato da Beatrice Regina della Scala nel 1381. Siamo nel momento di passaggio tra lo stile romanico lombardo e il gotico. Il campanile misura 42 metri di altezza ed è un monumento nazionale. Originariamente serviva anche da vedetta sulla Gera d'Adda; per questo motivo era aperto in alto. Nel 1861 il prevosto don Milani dotò il campanile dell'attuale concerto di otto campane.

Chiesa di Sant'AntonioOspita tele del Legnanino e l'altare ligneo di fra Francesco da Cedrate.

Chiesa di San DionigiAffrescata dal Fiamminghini e dal Cinisello.

Cascina BinagaLa Cascina Binaga era un'antica tenuta di campagna facente capo a un complesso, oggi rudere, edificato a fine Cinquecento e fu per lungo tempo posseduta dai Binaghi, una famiglia aristocratica milanese: il complesso appare caratterizzato da una costruzione in mattoni rossi, inusuale rispetto all'uso locale dei ciottoli di fiume, da grandi finestre sormontate da un architrave e ad arco ribassato, sempre in mattoni, e da un rosone decorativo sulla facciata, nobilitante l'ingresso. Da un punto di vista storico risulta che la cascina ai primi del Settecento era ancora di proprietà dei Binaghi, i quali, pur risiedendo per lo più a Milano in parrocchia di S. Nazaro, avevano consolidato la loro presenza nella Gera d'Adda, risultando proprietari di beni anche a Brignano in persona dei fratelli Diego e Livia Binaghi figli del fu Giovanni; in particolare Livia Binaghi andò in sposa nel 1699 al nobile Giuseppe Maria Sessa, i cui figli Carlo e Giacomo Sessa nel 1734 acquistarono dai marchesi Visconti Ajmi la Cascina Ravajola ad Arzago d'Adda.

Palazzo Cornaggia-MediciSede del Municipio. L'edificio è dimora storica, risalente al 1780 ca., realizzata su progetto attribuito a Paolo Bianchi

Palazzo BervaCostruzione di architettura ottocentesca con facciata che guarda verso il Belvedere. Dagli stati d'anime risulta che nel 1833 non era ancora stato edificato, anche se la famiglia Berva aveva già acquistato i terreni. È tra le edificazioni più imponenti della città. Dalla parte opposta del Belvedere il palazzo confina con i caseggiati costruiti nella piazza Lega Lombarda; tramite un cortile, si può accedere anche alla piazza San Zeno e quindi in via Veneto. È attualmente sede della Banda cittadina, dell'ASL, dell'ANA e ospita numerose iniziative culturali e artistiche. Il primo piano è ornato da graziosi affreschi.

Villa BrambillaSi tratta di uno dei più antichi palazzi cassanesi, fatto edificare da don Matteo Rosales, marchese di Castelleone, nella seconda metà del XVII secolo. Venne trasformata nel secolo successivo dal nobile milanese Giuseppe Pezzoli in dimora nobiliare per residenza di vacanza. A pianta semplice, è un blocco unico con sviluppo lineare allungato di quasi 50 metri. Il retro su via Verdi è piatto e privo di ornamenti mentre la facciata rivolta verso la Muzza presenta decorazioni e motivi ornamentali in stile Rococò. Il corpo centrale della villa, a giochi chiaroscurali. I valori della leggerezza e della luminosità trovano riscontro nell'ampio spazio riservato alle aperture che, svuotando e alleggerendo le pareti con ampie sequenze di finestre, accentuano l'ariosità degli interni. La pianta della villa è elegantemente articolata e aperta e si integra nel paesaggio rispettando i criteri di simmetria, proporzione, armonia, funzionalità. Splendide le opere pittoriche realizzate al suo interno dai fratelli Galliari che crearono notevoli effetti di spazialità con inquadrature architettoniche di finte colonne e anche con il largo utilizzo del motivo con la conchiglia, assecondando la moda della decorazione a 'rocaille' adoperata per gli interni delle dimore patrizie così come delle chiese. Il salone posto al primo piano, ancora perfettamente conservato, è un capolavoro d'arte: decorato da tele con motivi floreali, conchiglie, nastri e foglie; i due lati della sala sono inoltre impreziositi da due grandi paesaggi marini incorniciati; il restauro ha loro restituito luminosità.


Fontana del DelfinoCreata al tempo del fascismo, ora in piazza Garibaldi. È stata al centro di accurati restauri nel 1996, anno nel quale sono state collocate, a fianco del delfino, due statue rappresentanti il fiume Adda e il canale Muzza, al posto delle due anfore in terracotta.

Portone del RicettoNel 1764 il procuratore generale del feudo di Cassano fece demolire il vecchio portone che immetteva in Ricetto, antico avanzo del ponte che permetteva l'ingresso al circondario del castello e fece erigere, a ornamento della piazza, la grandiosa porta con lo stemma della famiglia Bonelli. Un progetto che asseconda la mentalità secondo la quale si doveva aprire i chiusi delle mura medioevali, per aprire i borghi e accogliere nuove costruzioni. Cassano spostò così l'asse del piano regolatore dal castello alla strada statale che porta a Milano. Nel 2002 è stato al centro di un accurato restauro.

RuotoneSi tratta di una grande ruota fatta costruire a Groppello dal Cardinal Borromeo per il sollevamento dell'acqua del Naviglio e l'irrigazione delle proprietà terriere. Ricostruito nel 1989, esso ha subito un ulteriore restauro alla fine del 2009: esso è divenuto ormai simbolo dei Groppellesi.


FRAZIONI
Cascine San Pietro La frazione ha avuto nel corso dei secoli diverse denominazioni: "Bergias", poi "Cascine Franche", infine "Cascine San Pietro". Si formò probabilmente attorno ad una "corte", centro economico e di difesa di un piccolo territorio, e crebbe all'ombra della chiesa di San Pietro apostolo, sino a raggiungere autonomia comunale e religiosa.

Taranta Il nome deriva dal drago Tarantasio che secondo le leggende viveva nel lago Gerundo, un affresco con la scena della sconfitta del drago è presente su di un affresco sopra la porta della cascina Taranta.

Groppello Sorge sulle sponde del naviglio Martesana, anche se è presumibile che l'abitato originario fosse ubicato sulla sponda sinistra del fiume Adda. Il paese, così come lo conosciamo, si formò tra il 1350 e il 1500 grazie alla costruzione del palazzo vescovile, sorto su un antico fortilizio dell'XI secolo.
Cascate, Cascina Romilli, Cascina Moneta, Cascina Casotta, Cascina Rossa.

STORIA

Posto sulla riva destra dell'Adda, Cassano fa parte della provincia di Milano, da cui dista circa trenta chilometri. Il Naviglio della Martesana, inaugurato nel 1457, lo confina a nord, costituendo un importante mezzo di comunicazione congiungente il paese al capoluogo lombardo. La storia cassanese risente di questa importante caratteristica, lo testimoniano diverse ville ( Borromeo, Brambilla....) di auguste famiglie che da Milano si trasferivano a Cassano per trascorrere la villeggiatura, fino ad essere sede definitiva. A sud-est corre la Muzza, fatta costruire col duplice scopo di proteggere l'antico castello, monumento più antico, e portare in quel di Lodi l'acqua necessaria per l'ospedale. Né e da escludere la presenza del lago Gerundo, che già ai tempi di Teodosio si cominciava a prosciugare ed oggi è definitivamente scomparso.


Terra ricca di corsi d'acqua, fertile e ridente, quindi meta di battaglie a scopo di conquista. Punto strategico di rilevante importanza in tutti i tempi, fin da quello dei Cartaginesi. In origine il nome era semplicemente Cassano, probabilmente derivante dal nome gentilizio romano " Cassius ". E' probabilmente, lo stesso Cassiciacum luogo della conversione di S. Agostino. Certo è che la prima volta che appare il suo nome su un documento scritto è nell'anno 877, nel diploma di Carlomanno. Famoso per le tante battaglie combattute al valico sull'Adda che divideva il ducato di Milano dalla Repubblica Veneta.

Da Cassano passarono il Barbarossa (1158), Ezzelino da Romano (1259), Eugenio di Savoia (1705), il generale Suwarov (1799). Qui soggiornarono Napoleone, in villa Borromeo, e in Villa Brambilla, Napoleone III, prima della battaglia di Solferino. Il suo castello era residenza degli arcivescovi di Milano fino al 1311 poi passò ai Visconti e, quindi, agli Sforza. Divenne feudo dei D'Adda, dei Castaldo, dei Bonelli e ritornò ai D'Adda.

Con la rivoluzione industriale, per le sue caratteristiche fluviali, per la vicinanza di Milano, Cassano viene individuata come sede ideale di un stabilimento del Linificio Canapificio Nazionale, che tuttora esiste, seppure in forma assai limitata rispetto agli anni in cui la vita economica locale era legata solo al Linificio, unica industria.

Intorno all'origine romana di Cassano si sono avanzate varie ipotesi. Resti che testimoniano la sua presenza ai tempi dei Romani sono alcune tombe trovate presso la cascina Porra e Porretta, risalenti al IV secolo dopo Cristo. Si sostiene che tutta la nostra zona agricola sia stata assegnata ai soldati della legione di Cassio. La Martesana, che è il nostro territorio, trae la sua denominazione da Campo di Marte. Da Cassio deriva il nome di Cassano. Una strada antichissima congiungeva Venezia con l'Insubria passando da Cassano d'Adda. Tra leggende e storia abbiamo la costruzione dell'oratorio di S. Dionigi nel quarto secolo.

RISTORANTE BARABITT a Cassano d'Adda (Mi)

Dire barabitt significa per noi sottolineare che anche oggi, in un mondo frenetico e discolo, c’è sempre il tempo per gustare, assaporare e apprezzare: la tradizione della nostra terra lombarda.

Entrambi nella ristorazione per vocazione da più di vent' anni, siamo amanti del Buon cibo e del ber bene, nostalgici dei pranzi e delle cene coviviali all' insegna della tradizione Lombarda, dove lo stare a tavola era un piacere.Proveremo ad allietarvi con prodotti prettamente stagionali, tradizionali, paste fresche e dolci fatti in casa, intingoli e manicaretti.
Se volete rivivere l' Osteria dei favolosi anni 50'

Vi diamo il Benvenuto nella nostra Osteria
BUON APPETITO
ELENA E IGOR
In un’epoca in cui l’offerta gastronomica è straordinariamente ricca e diversificata, in termini di prodotti e tipi di cucina, le nostre origini restano comunque un patrimonio insostituibile. “Ci sono specialità che sono l’incarnazione di come si viveva un tempo, che possono riportarci a valori e consuetudini passate, arricchirci in termini di conoscenza sul nostro territorio e sulla nostra identità. Piatti che ci aprono gli occhi su ingredienti sottovalutati, svelandoci che il sapore si può ottenere da elementi poveri e senza pretese. La cassoeula è uno di questi. Ecco perché ogni anno dedico qualche serata nel mio ristorante a questa specialità”

La nostra Osteria fa parte del progetto Alleanza cuochi Slowfood da noi potrai trovare pasta fresca fatta in casa, Salumi e formaggi, verdure biologiche, e alcuni presidi Slowfood e Arca del gusto, oltre ai piatti delle tradizione Lombarda.
Una cantina alla portata di tutti i palati al giusto prezzo. Dolci di nostra produzione e vini da meditazione.

Durante la settimana organizziamo Eventi e Cene a tema.

+39 0363 18 47 236

+39 349 5610746 WhatsApp

LE RESTANTI SERATE SIAMO APERTI PREVIA PRENOTAZIONE ANTICIPATA PER PRENOTAZIONI SUPERIORI ALLE 8 PERSONE

Lunedì12:00 - 14:00  
Martedi12:00 - 14:00  
Mercoledì12:00 - 14:00  
Giovedì12:00 - 14:00  
Venerdì12:00 - 14:00 19:00 - 22:30 
Sabato12:00 - 15:30 19:00 - 23:30 
Domenica12:00 - 16:00  


La prenotazione è cosa gradita rende il nostro ospite piu importante.

VILLA ARCIVESCOVILE DI GROPELLO a Cassano D'Adda (Mi)

 Groppello significa crocicchio, incontro fra strade… quale miglior auspicio per organizzare eventi?

A pochi passi dalle sponde della Martesana, Villa Arcivescovile, compresa la sua intima cappella consacrata e finemente restaurata, è concessa sempre in esclusiva per il tempo necessario alla piena realizzazione di tutti i sogni. 

 Il palazzo fu edificato da Carlo Borromeo su una precedente costruzione del 1018 e divenne una residenza arcivescovile fino ai primi del XX secolo. La mensa del palazzo venne ricostruita da Muttone nei primi decenni del settecento e nuovamente rifabbricata tra il 1748 e il 1755 da Carlo Giuseppe Merlo. Venne poi affidata all'opera Pia Tonolli e acquistata dalla parrocchia di San Bartolomeo nel 1958, ospitando per alcuni anni l'asilo e arrivando ai giorni nostri privo di destinazione.

Matrimoni, ricorrenze, feste e company events trovano in Villa Arcivescovile la scenografia ideale e in Paola Maravalle la loro impeccabile direttrice d’orchestra.


Mobile: +39 3347150636
E-mail: villaarcivescovilegroppello@gmail.com

CASTELLO DI CASSANO a Cassano d'Adda (Mi)

 Il castello di Cassano d'Adda, la cui struttura è conservata tuttora in ottimo stato, sorge in un luogo di importanza strategica per il controllo del valico dell'Adda, naturale baluardo che garantiva la difesa e il controllo del transito delle merci. Posto nel punto più alto della bastionata, dove il fiume descrive un'ampia curva verso levante, lambito dalle acque del canale Muzza, derivato dal fiume nel 1220. Dal punto di vista stilistico, il castello riprende la filosofia sforzesca in quelli che sono i contrafforti (eretti da Bartolomeo Gadio), mentre risulta viscontea la parte che guarda sulla piazza.

Esso costituì la residenza degli arcivescovi di Milano fino al 1311, per poi passare ai Visconti (nel 1313) e, infine, agli Sforza (1447). Quando il 5 aprile 1454 l'Adda venne stabilito come limite tra lo stato di Milano e la Repubblica di Venezia, il castello di Cassano d'Adda divenne una fortezza di confine.

Tra gli eventi di cui il castello fu protagonista, ricordiamo l'imprigionamento (e conseguente morte per inedia) degli oltre tremila prigionieri piemontesi rinchiusi nelle segrete del castello a seguito della sfumata alleanza tra Vittorio Amedeo II di Savoia (Generalissimo degli eserciti francesi, spagnoli e piemontesi) e il re di Francia Luigi XIV: fu quest'ultimo a vendicarsi facendo prigionieri tutti coloro che si trovavano sul campo il 29 settembre 1703. Si tentò di rimediare a tale atto con la costruzione della Chiesa del Revellino, ove due lapidi ricordano l'accaduto.

E' possibile soggiornare presso il Castello in camere spazioese ed accoglienti, impreziosite da affreschi e letto a baldacchino.

Vi sono pacchetti esclusivi per le ricorrenze.

 +39 0363 360221 P. Iva 12777650156
hotel@castellovisconteo.it

VILLA D'ADDA BORROMEO a Cassano D'Adda (Mi)

 

Collocata all’interno di uno splendido parco secolare di 70.000 mq, Villa Borromeo D’Adda è una delle più prestigiose e significative dimore gentilizie lombarde.

Splendido gioiello di fine Settecento, opera dell’illustre Arch. Giuseppe Piermarini, oggi si presenta come una delle più rinomate ed evocative location per eventi.
 

Il corpo centrale della Villa colpisce per la sua signorile imponenza e la consueta eleganza delle linee neoclassiche. All’interno splendidi saloni affrescati conducono in un’atmosfera da sogno.
Spazi raffinati e di affascinante architettura si prestano meravigliosamente per cene di gala, convegni, sfilate, expo,
ricevimenti nuziali, spot pubblicitari e servizi fotografici.

Villa Borromeo stupisce, oltre che per la Sua bellezza storica, anche per la Sua funzionalità.

Le moderne sale congressi ospitano importanti eventi di lavoro, le sale affrescate sono ideali per ricevimenti nuziali, servizi fotografici, sfilate.

La suggestività e i numerosi ambienti la rendono perfetta per riprese cinematografiche e pubblicitarie

tel. +39 0363 60904 / fax +39 0363 360354

​info@villaborromeo.it /

OLGIATE MOLGORA (Lc)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Villa Sommi Picenardi 

Torre di Porcheracon merlatura ancora integra: fu fatta costruire su ordine di Francesco Sforza per proteggersi dalle invasioni dei Veneti.


Villa Luciniè una storica residenza , composta da una villa padronale, da una dependance e da un ampio giardino all'inglese che oppone, a Nord della villa, un belvedere in stile neoclassico situato sulla sommità di un rilievo collinare ad un terrazzo panoramico sul lato Sud. La villa si articola attorno ad un nucleo da cui parte un impianto ottocentesco poi ampliato nei primi anni del '900.

Villa GolaLa villa edificata originalmente con una corte aperta verso levante ed un bel giardino all'italiana, con la magnifica balaustra ornata da rare ed antiche statue femminili, che degrada verso il contrafforte del Bonmartino. Nel XVIII secolo venne edificato il lato orientale inglobando la Chiesetta della Madonna della neve e realizzato il giardino alberato che degrada verso Villa Sommi Picenardi . Dello stesso periodo è la monumentale cancellata che delimita l'ingresso.

Villa Guzzoni che comprende l’Oratorio dei Santi Pietro e Paolo. All’interno della chiesa sono murate parti di una pietra tombale di Aldo e Grauso, due nobili longobardi dell’VIII secolo, a dimostrazione della storia antica dell’edificio, testimoniata anche dallo stile romanico della zona dell’abside.

Chiesa di San Michele di Pianezzouna dedicazione a S. Michele è attestata fin dal XIII secolo, ma l’attuale chiesa fu edificata verso la fine del XVI secolo sui ruderi dell’antica chiesa. La cappella fa parte della parrocchia di Pagnano.

Chiesa di SS. Rocco e Sebastiano in Monticello si erge accanto a villa Gerli, avviene durante la prima visita pastorale di S. Carlo Borromeo nel 1567: ‘la cappella di S. Rocco del luogo di Monticello, pieve di Brivio, è distante un miglio dalla chiesa di San Zeno verso occidente. È ubicata su un piccolo colle che declina a meridione (verso lo Scarpone), e tra questo luogo e la chiesa di San Zenone scorre il torrente chiamato Molgura, il quale in inverno tracima per l'abbondanza di acque". Si dice che la chiesa di Monticello non ha un campanile, ma possiede una campana tra due pilastrini e al suo interno vi sono due sepolcri.

S. Rocco alla Canova:la chiesina di S. Rocco si trova alle spalle del municipio ed è un vero gioiellino tardobarocco. Fu edificata verso la metà del Settecento dalla famiglia Fumagalli che risiedeva nella corte signorile retrostante.

FRAZIONI

Mondonico Registrato agli atti del 1751 come un villaggio milanese di 150 abitanti, pochi anni dopo incorporò le frazioni di Porchera, Olchiellera, Borlengo e Vallicelli per un totale di 625 anime, e alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 785 residenti. Nel 1809 il governo di Napoleone allargò il municipio incorporandogli Olgiate, ma gli austriaci annullarono poi il provvedimento. L'abitato crebbe poi discretamente, tanto che nel 1853 risultò essere popolato da 824 anime, salite a 960 nel 1871. L'inizio del XX secolo vide la località crescere ancora, registrando 1 412 residenti nel 1921. Fu il fascismo a decidere la soppressione del municipio, annettendolo a Olgiate Molgora.

Beolco, Borlengo, Buttero, Canova, Monastirolo,  Monticello, Olcellera, Olgiate Vecchio, Pianezzo, Pilata, Porchera, Regondino, San Zeno, Vallicelli, Valmara

STORIA

Il toponimo Olgiate deriverebbe del celtico olca e indicherebbe una zona pianeggiante oggetto di aratura.

L'aggiunta di Molgora, in riferimento all'omonimo torrente che attraversa il territorio, avvenne nel 1863, per distinguersi da Olgiate Comasco e Olgiate Olona.

Il territorio olgiatese fu abitato fin dai tempi più remoti. Ancora oggi sono conservate diverse testimonianze romane ed altomedievali, la maggior parte delle quali si trovano a Beolco. Questa frazione custodisce una bella ara romana di epoca ignota e, nella chiesa di S. Pietro risalente all'XI-XII secolo, la celebre lapide funeraria di Aldo e Grauso, nobili longobardi qui sepolti verso il 700 e ricordati da Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum. Beolco fu uno dei principali centri altomedievali della Brianza, tanto da dare i natali a Ferlinda, moglie dell'ultimo conte di Lecco, morto nel 975, e divenne sede di un canonicato privato, fondato forse dalla stessa Ferlinda, morta senza eredi diretti. Altri centri antichi sono Pianezzo e Porchera (Vicus Porcarius in un documento del 960) entrambi di origini romane, Olgiate vecchio (attuale villa Sommi Picenardi) e Borlengo (presso S. Zeno), nuclei di probabile origine longobarda o franca. Uno sviluppo agricolo della zona fu promosso dalla regina longobarda Teodolinda, la quale avviò una bonifica di una zona paludosa che, a causa dello straripamento dell'Adda, si veniva a formare tra Beolco e Casternago. A tal fine, le sponde dell'Adda alla convergenza dei colli di Monte e Buonmartino vennero sbancate, provocando un allargamento dell'alveo che permise di evitare l'allagamento delle terre.[6].

La ricchezza della storia di Olgiate Molgora si riflette nell'alto numero di frazioni e cascine sparse nell'intero territorio comunale. Molti di questi nuclei hanno avuto una storia ed uno sviluppo urbanistico peculiari. Per esempio, nel basso medioevo si svilupparono centri abitati come Mondonico o Olcellera, con funzione di colonizzazione agraria dei territori acquitrinosi. Alcuni insediamenti furono fondati o sviluppati da monasteri importanti; Porchera, infeudata all'abbazia di San Pietro al Monte di Civate, e ancora Olcellera, soggetta al monastero di San Dionigi di Milano per via di una donazione da parte dell'arcivescovo Ariberto da Intimiano (cessione suggellata da Corrado II in un documento datato 23 marzo 1026). Altri nuclei abitati piuttosto consistenti, come Canova e Pilata, furono edificati da contadini emigrati dai vicini nuclei di Beolco e Olgiate, allora residenze di nobili o ecclesiastici quali i Vimercati, i Calchi o i Cittadini, mentre il nucleo di Monticello sembra essere stato fondato da famiglie provenienti dal Monte di Brianza e dalla Valletta di Hoè.

Una rivolta capeggiata da Giovanni da Cicognola contro i feudatari del luogo fu repressa nel sangue: chi non morì durante gli scontri fu messo al rogo davanti al monastero di Santa Maria Hoe o lasciato morire di stenti nelle prigioni del castello di Viganò.

Dagli Statuti delle strade milanesi del 1345 emerge che i nuclei autonomi più importanti erano Beolco, Porchera, Olgiate e Mondonico, accanto ai centri minori di Pianezzo e Monticello. Nel corso dei secoli Olgiate, Pianezzo, Porchera, Mondonico, Olcellera e Borlengo divennero comuni autonomi, ai quali nel XVII secolo si aggiunse Valicelli, piccola cascina nei pressi di S. Zeno. Sembra, inoltre, che le frazioni di Monticello, Brugo, Buonmartino, Pilata, Stalli e Beolco abbiamo vissuto una breve stagione di autonomia amministrativa tra il Quattrocento e il Cinquecento. Gli austriaci fusero tutte queste entità autonome in due comuni (Olgiate e Mondonico).

Al tempo di Francesco Sforza, la zona dell'olgiatese costituì un feudo dei Del Corno. Con l'unione, da parte di Gian Galeazzo Maria Sforza, delle pievi di Brivio, Missaglia, Oggiono e Garlate nel cosiddetto "Feudo delle Quattro Pievi", nel 1491 il territorio fu infeudato da Bartolomeo Calco.

Nel 1646 Olgiate ottenne il riscatto dall'infeudazione.

Nel 1863, dopo l'Unità d'Italia, il comune di Olgiate assunse la denominazione di Olgiate Molgora, per distinguersi da altre località omonime.

Nel 1927 furono aggregati a Olgiate Molgora i comuni di Calco e Mondonico; in conseguenza di ciò, l'anno successivo il comune di Olgiate Molgora mutò la propria denominazione in Olgiate Calco.

Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1953, venne ricostituito il comune di Calco, e Olgiate Calco recuperò la denominazione di Olgiate Molgora.

VILLA SOMMI PECENARDI a Olgiate Molgora (Lc)

Al di la di un bel cancello in ferro battuto, un imponente parco accoglie i visitatori di questa dimora di campagna lombarda. La storia di questo luogo è iniziata alla fine del XVII secolo, quando la nobile famiglia Sala decise di costruire la sua residenza di campagna in un possedimento dell’Alta Brianza. Già esistevano una torre di avvistamento ed un fabbricato del XIV secolo adibito a deposito agricolo, a cui fu in seguito annessa la Villa. Nonostante innumerevoli ricerche non si è riusciti a rintracciare alcuna testimonianza né sui disegni del giardino, né tanto meno sul nome dell’architetto che costruì la casa in classico stile Barocchetto Lombardo. Si suppone solo che il complesso fu terminato nel 1702, data che compare sul frontespizio della Cappella dedicata ai Santi Ambrogio e Galdino. E’ da notare che S. Galdino fu il primo arcivescovo di Milano e che apparteneva alla famiglia Sala.

Sul retro della Villa, il visitatore ha la piacevole sorpresa di scoprire un delizioso giardino all’italiana. Questo giardino offre un perfetto esempio di sistemazione a terrazzi del pendio della collina, divisa al centro da una direttrice prospettica di rampe e scalinate proporzionata ad un paesaggio di piccole e verdi colline che nascondono il “GIARDINO SEGRETO” dietro la Villa. Qui è la costruzione che domina ed il giardino è disegnato quale appendice, quale scenario da contemplare attraverso le grandi vetrate dei saloni. Benché il disegno e la decorazione in mosaico colorato della scalinata siano di ispirazione Romana, esempio raro in Lombardia, i particolari del giardino rivelano già la raffinatezza del XVIII secolo.
Ghirlande di pietra pendono dalle balaustre ed il motivo si ripete nei festoni di rose sulla terrazza superiore: bronzei cavallucci marini si impennano nella fontana centrale e tutte le statue danno l’impressione di essere ornamenti da salotto, anziché sculture in pietra di antica data, raffiguranti Fauni, Dei mitologici e urne con frutta e verdura. Un’altra ala della Villa è costeggiata dal “GIARDINO DEL TEATRO”, un angolo dedicato all’arte topiaria e contornato da quinte di Carpini che ne fanno risaltare la prospettiva come in un verde scenario teatrale.
Il parco, al tempo della proprietaria DONNA MINA SALA TROTTI BENTIVOGLIO, Dama di Corte della Regina Margherita che riceveva molto spesso Casa Savoia ed i membri della Scapigliatura Milanese, fu ingrandito nel 1880. Fu disegnato allora un parco paesaggistico all’Inglese, come era di moda, senza tuttavia rovinare il più antico giardino all’italiana. Fu creato un laghetto romantico, alcuni punti focali sulla campagna circostante e messe a dimora parecchie essenze arboree di notevole importanza. Voglio qui ricordare gli alberi più maestosi del Parco: Taxodium Disticum, Chamaeciparis Lawsoniana, Platanus Orientalis, Fagus Selvatica Asplenifolia, che, pur in un tempo relativamente breve, hanno raggiunto delle notevoli dimensioni.
Negli anni ’20 la Villa passò in eredità al nipote di donna Mina, il Marchese Paolo Sommi Picenardi di Calvatone, che, da grande appassionato ed esperto di giardinaggio, continuò a migliorare sia il famoso Giardino segreto che il parco all’Inglese. I nipoti, con amore e molto impegno, ne continuano l’opera. Da alcuni anni la villa è disponibile per eventi privati e per la visita dei suoi giardini.
E' possibile effettuare visite guidate seguendo il sito villeaperte.info

Per visite dei giardini: info@villasommipicenardi.it 
Per ricevimenti ed eventi: eventi@villasommipicenardi.it - Tel. +39 338 5363309

GROTTE DI RESCIA (Co)

  Le sette Grotte di Rescia, unite in un unico complesso agli inizi del ‘900, si snodano lungo un  percorso turistico di ca. 500 m  alle pen...