GESSATE (Mi)

Centro agricolo e industriale della pianura lombarda a est di Milano, non lontano dal fiume Adda. Il territorio comunale è attraversato a nord dal canale Villoresi, mentre il confine meridionale è segnato dal Naviglio. Fa parte del territorio della Martesana. L'estrema parte orientale è compresa nel Parco sovracomunale del Rio Vallone.

Le notizie sulle origini di Gessate sono assai incerte. Secondo alcune fonti la sua fondazione risalirebbe intorno al secolo III a.C. quando una tribù di Galli, chiamata Gessati, si stabilì tra l'Adda e il Lambro. Un loro re, Vindomaro, citato nel secondo libro delle “Storie” di Polibio, fu vinto dal console romano Claudio Marcello nel 222 a.C. Dopo un lungo periodo di silenzio, il borgo viene ricordato con il nome di “Glassiate” in due pergamene di contenuto patrimoniale del 15 marzo 848. In un'altra pergamena del 957 si fa menzione della chiesa di S. Pietro in Glaxiate, trasferita poi a Milano dove conservò il nome originario; nello stesso documento si parla di un castello costruito dai feudatari germanici di cui resta memoria in due quartieri di Gessate tuttora chiamati “Castellazzo” e “Cittadella”.

Il maniero fu successivamente trasformato in monastero, dapprima di proprietà dei monaci di S. Simpliciano di Milano e in seguito dei Benedettini dell'abbazia di Chiaravalle. In questo periodo Gessate ebbe un notevole sviluppo, sia in campo artigianale che in quello agricolo, grazie all'introduzione di nuovi sistemi di coltivazione e di irrigazione. Nel 1679 i monaci donarono alla comunità gessatese una reliquia di san Mauro, seguace di san Benedetto da Norcia e protettore degli ammalati; la reliquia è oggi conservata nella chiesa parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo e viene esposta alla venerazione dei fedeli il 15 gennaio di ogni anno in occasione della festa liturgica del santo.

Verso la fine del Settecento Gessate divenne luogo di villeggiatura di alcune famiglie patrizie milanesi che fecero costruire splendide ville circondate da vasti parchi; una di queste, Villa Beccaria Lattuada, ospitò importanti personalità dell'epoca come Cesare Beccaria, Alessandro Manzoni, Cesare Cantù e Massimo d'Azeglio. La frazione Villa Fornaci ha dato i natali ad Angelo Motta, creatore del moderno panettone milanese. Tra gli avvenimenti più recenti va ricordato nel 1985 l'apertura della stazione capolinea della linea 2 della metropolitana milanese.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Chiesa parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo

Costruita in stile neoromanico tra il 1913 e il 1916 in sostituzione della vecchia parrocchiale (oggi chiesa dell'Addolorata). Nell'interno, a tre navate, sono custodite due pregevoli tele: nel transetto sinistro la Pentecoste di Antonio Campi (1580), e nel transetto destro l'Incredulità di S. Tommaso di Bernardino Campi (1567). Da segnalare inoltre, all'altare del transetto sinistro, la statua della Madonna del Rosario col Bambino in legno dorato realizzata intorno al 1670. All'interno sono inoltre presenti due organi, uno più antico posto sul retro della facciata centrale, il quale tuttora è dismesso e fuori uso, e uno moderno, che è posto sopra al presbiterio. L'organo in questione è un Balbiani Vegezzi-Bossi, inaugurato nel 1967 con l'allora parroco don Agostino Gussoni.

Chiesa dell'Addolorata

È l'attuale chiesa della Madonna Addolorata o anche chiesa dell'Oratorio San Giovanni Bosco, Oratorio gestito dal Coadiutore Parrocchiale Don Riccardo Sanvito. Rifatta nel 1640 e nel 1755, venne abbandonata nel 1916 per essere poi riaperta dopo il 1968 come luogo di preghiera adiacente all'oratorio. La movimentata facciata del 1755 venne costruita in uno stile di transizione dal barocco al neoclassico ed è ornata nella parte superiore da statue e balaustre. Sul lato sinistro s'innalza il poderoso campanile neoclassico eretto nel 1787. All'interno, a navata unica, si può ammirare sulla parete di fondo il dipinto della Crocifissione (secolo XVI). 

Chiesa di S. Pancrazio

Piccolo edificio situato alla periferia meridionale di Gessate. Documentato già nel secolo XIII, venne quasi completamente rifatto a metà del secolo XX. All'interno, la parte absidale è decorata da affreschi di fattura popolare.

Villa Beccaria Lattuada

Costruita in stile neoclassico sul finire del secolo XVIII, fu residenza di campagna della famiglia milanese dei Beccaria. La villa ospitò Cesare Beccaria, Alessandro Manzoni, Cesare Cantù e Massimo d'Azeglio. Dopo il 1946 furono intrapresi lavori di sistemazione dell'edificio che cancellarono quasi completamente i fasti del passato. Nel cortile si può ancora ammirare una statua di Cesare Beccaria vestito da antico romano. Particolarità: il soffitto del portale di accesso presenta quattro lunette a lato del corpo principale, sono ad affresco e ritraggono i simboli dei principali prodotti agricoli della campagna gessatese. In una di queste lunette si trova l’effigie di Carlo Verri. In prossimità della villa sorgevano una limonaia, locali per il torchio e una ghiacciaia. Nel 1946 è stata frazionata e venduta a diversi proprietari.

Villa Daccò

Costruita intorno al 1835 è oggi di proprietà comunale. Tra gli interessanti ambienti interni, il salone d'onore al piano terreno presenta un bel soffitto affrescato e un ampio camino in marmo rosato, mentre le stanze al piano superiore hanno soffitti affrescati a grottesche. Il vasto e suggestivo parco che circonda la villa ha una superficie di 9.100 m2. Il parco ha anche dei giochi per bambini. Il 28 ottobre 2015, a seguito della caduta di un albero, viene scoperta nel giardino una camera sotterranea. Si pensa che la camera sotterranea sia antecedente alla costruzione della villa, l'ipotesi più probabile è che sia una cisterna d'acqua risalente al XIX secolo.

Tradizioni e folclore

  • 15 gennaio: Festa di S. Mauro abate, patrono di Gessate

Festa (religiosa) molto sentita anche nei paesi limitrofi a Gessate da diversi anni, sin dal secolo precedente. Numerose messe vengono celebrate nella chiesa parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo dove viene esposta alla venerazione dei fedeli la reliquia del santo. Di fronte alla chiesa e lungo la via principale stazionano decine di bancarelle, soprattutto di dolciumi.

  • Periodo Quaresimale

Durante il periodo quaresimale, tutti i venerdì sera viene celebrata la via crucis, e al termine viene impartita la benedizione con la Reliquia della Santa Croce , presente in parrocchia.

  • Domenica adiacente alla festa dei Ss. Pietro e Paolo

Festa patronale della parrocchia dedicata a questi santi, durante la celebrazione religiosa delle ore 10.30, in presenza della corale, viene bruciato il pallone, simbolo del martirio dei Santi.

  • Prima domenica di ottobre: Sagra della Paciarela

Fu ideata nel 1971 per celebrare la tradizionale torta di latte o torta campagnola, chiamata Paciarela. Nel 1989 la sagra si è arricchita di una manifestazione storica in costumi seicenteschi e del Palio del Pane. La manifestazione storica ha inizio il sabato sera con la rappresentazione della disputa tra i Gessatesi e il conte Bonesana davanti al Tribunale, mentre la domenica pomeriggio ha luogo la sfilata storica con i costumi dell'epoca per le vie del paese. Il Palio del Pane si disputa la domenica pomeriggio tra i 4 rioni gessatesi (Badia, Castellaccio, Cittadella, San Pancrazio). Consiste in una staffetta tra ragazzi che devono portare i vari ingredienti necessari per la preparazione del pane: secchi di legno colmi d'acqua, ciotole di sale, carriole piene di sacchi di farina, e una forma di pane giallo da far rotolare lungo il percorso. Il rione vincente si aggiudica il Palio, ovvero un dipinto realizzato ogni anno da un artista gessatese. Dal punto di vista religioso, in concomitanza con la Sagra della Paciarela, si festeggia la Madonna del Rosario: al mattino viene celebrata in chiesa parrocchiale la Santa Messa solenne, con la benedizione del palio,(es.gonfalone cittadino) mentre alla sera ha luogo la processione con la statua della Vergine che si snoda per le vie del paese. La festa della Madonna del Rosario a Gessate risale al 1662 quando in paese venne fondata l'omonima confraternita.

  • Manifestazione storica

La manifestazione storica, che si svolge durante la Sagra della Paciarela, rievoca un avvenimento accaduto intorno al 1685 quando il conte Carlo Bonesana acquistò dal demanio il feudo di Gessate posto in vendita dal governo spagnolo dopo la morte del principe Trivulzio. Non tutti i Gessatesi accettarono l'infeudamento del Bonesana e decisero di ricorrere in giudizio chiedendo di potersi liberare dai diritti feudali col pagamento di dazi direttamente al demanio.

  • Palio del Pane

Il Palio del Pane, disputato durante la Sagra della Paciarela, riprende un evento del 1556 quando il conte Pirogalli, un nobile locale, dispose su proprio testamento di donare ogni anno alla comunità di Gessate una certa quantità di farina bianca per riparare ai danni provocati ai compaesani delle sue numerose battute di caccia a cavallo attraverso i campi coltivati.

BELLINZAGO LOMBARDO (Mi)

Bellinzago Lombardo  è un comune italiano di 3 763 abitanti della città metropolitana di Milano in Lombardia. È attraversato dal naviglio Martesana.

In epoca romana il territorio di Bellinzago Lombardo era attraversato da un'importante strada romana, la via Gallica.

I primi conquistatori del territorio di Bellinzago Lombardo siamo stati i Liguri, affiancati dai Veneti e dai Siculi, intorno al 1000 a.C. A queste popolazioni ne seguirono altre compresa quella romana che le diede il nome di BILICIACUM intorno all’80 a.C.

E’ un periodo particolarmente fiorente per questo territorio, coperto fino ad allora da stagni e da paludi.
Purtroppo i primi documenti che parlano di Bellinzago risalgono al IX secolo (età Carolingia).
Questi sono anni duri per Bellinzago; bersagliato da pestilenze e da gravissime malattie che ne decimano la popolazione. Continuano, per tutto il XIII secolo, le lotte intestine fra i Torrioni e i Visconti, due famiglie nobili milanesi, per la supremazia di questi territori.

Dopo il 1447, anno in cui morì Filippo Maria Visconti, il popolo milanese proclamò la Repubblica, battezzata con il nome di: Aurea Repubblica Ambrosiana, durata solo 3 anni.
Intorno al 1460 governavano Milano e su tutto il territorio circostante gli Sforza che ordinarono la costruzione del Naviglio della Martesana, portato a termine nel 1497, anno in cui le acque del canale giunsero fino a Milano.

Dal 1500 è noto che Bellinzago appartenne al feudo di Melzo dei Conti Trivulzio.
Dopo varie lotte, furono, nel 1549, gli spagnoli ad impadronirsi del territorio.
Inizia così un periodo di dominazione straniera solcata da episodi tragici quali le due pestilenze del 1576 e del 1630. L’occupazione spagnola durò fino al 1707, anno in cui le terre passarono nelle mani degli Austriaci. Nel periodo di dominazione spagnola è da ricordare la visita pastorale del Cardinal Borromeo, Arcivescovo di Milano.
Il periodo di dominazione Austriaca, fu molto proficuo per Bellinzago, che poté iniziare molte opere pubbliche di rilievo quali: la costruzione di un ponte che collegava il paese alla strada postale Milano-Bergamo.

Dal 1796, quando Napoleone sconfisse gli Austriaci, vi fu un alternarsi di predomini fino al 14 giugno 1800. Napoleone Bonaparte, tornato dall’Egitto, liberò Milano e ristabilì la Repubblica.
Seguiranno anni di prosperità affiancati da anni spiacevoli a causa delle epidemie di tifo e di colera del 1817 e del 1836.
Ma in questi anni si poté stabilire parallelamente ad una fattiva amministrazione, un archivio comunale e un Corpo di Guardia che salvaguardava la tranquillità, la sicurezza e il rispetto delle leggi.

Molti problemi vennero risolti ma altri richiesero ancora del tempo: n’è un esempio il cimitero che trovò una sede solo nel 1833, fu poi ampliato e ammodernato.

Destò particolare interesse nel 1846 l’istituzione del tratto ferroviario Milano-Treviglio.
Ben presto, anche a Bellinzago, era giunta l’eco delle imprese di Garibaldi.
Fu proclamato il Regno d’Italia, ma anche questo Comune aveva da risolvere gravi problemi d’ordine sociale e civile, fra i quali i servizi sanitari, scolastici e postali.

Il problema scolastico venne definitivamente risolto nel 1959 con la costruzione di eleganti scuole che sono adibite sia ad elementari che per le medie.

Nel 1934 veniva abbattuto il vecchio ponte, stretto e impervio, sostituito con uno in cemento armato e nel 1958 fu costruito l’acquedotto.
Sono questi gli anni del “boom” edilizio che vede un aumento delle costruzioni, grazie anche al circolo Famigliare di Villa Fornaci con due caseggiati sull’Alzaia sud del Naviglio.

Negli ultimi anni nel Comune sono sorti alcuni complessi residenziali e di villette, grazie alla vicinanza della nuova stazione della Metropolitana nel confinante Comune di Gessate.

FRAZIONI

Villa Fornaci,

La frazione si è sviluppata attorno al percorso della ex-S.S. 11 tra i comuni di Bellinzago Lombardo e GessateDa un punto di vista amministrativo la località è divisa in due proprio dalla ex-statale: a nord è frazione di Gessate, a sud è frazione di Bellinzago Lombardo.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Villa Maderna/Moioli

L’edificio è riferibile alla seconda metà del Seicento quando fu residenza estiva di un governatore di Milano. La villa presenta uno schema planimetrico ad U aperto verso il Naviglio e giardino lungo la Padana.

Villa Carcano

L’edificio è riferibile alla prima metà dell’Ottocento. La villa è segnalata su strada da un fronte continuo bugnato. Sul lato contrapposto, un ampio giardino si sviluppa sino al canale. Un altro bel porticato con loggiato soprastante conferisce un aspetto di dimora storica signorile alla corte adiacente, che fu chiaramente proprietà di una facoltosa famiglia.

Chiesa Madonna della Neve

L'edificazione della chiesa (prima metà del secolo XVIII) consacrò al culto un luogo ove era già grande la devozione a Maria, a causa di una venerata immagine della Madonna con il Bambino e Santi (l'affresco che oggi vediamo incorporato sopra l'altare di marmo).
La chiesa assume un bell'aspetto architettonico dovuto ai mattoni e all'elegante portico che la circonda per tre lati (l'abside è libera).
Una Via Crucis indulgenziata dai Pontefici Benedetto XIV e Clemente XIII, settecentesca, è raffigurata sotto il portico della chiesa.
Assai rovinata, è destinata a scomparire, se mancheranno pronti interventi.


VILLA GNECCHI RUSCONE a Inzago (Mi)

 

La villa Gnecchi Ruscone è un tipico esempio dell'architettura del '700 lombardo, realizzata a partire dal XVII secolo, e comprende diversi edifici raccolti attorno ad un cortile d'onore a forma di U, delimitato da due edifici simmetrici a due piani, tra i quali si apre un ricco cancello in ferro battuto finemente lavorato, sorretto da pilastri ornati sulla sommità con statue di leoni che sostengono lo stemma dei Franchetti, oltre il quale si estende uno stretto cortile. Nella parte terminale di questo, le pareti si raccordano con una curva ad un secondo ingresso, sempre fiancheggiato da una coppia di pilastri, che introduce alla corte padronale. La struttura dell'esedra costituisce un elegante diaframma tra i vari spazi e suggerisce una precisa ed interessante volontà di mantenere il minore contatto possibile con l'esterno. In asse con l'ingresso, in fondo, si erge la villa a due piani con un bel portico a tre campate sorretto da colonne toscane. Lateralmente rispetto al corpo di fabbrica principale si saldano, a mezzo di una successione di due portici a due ed a tre campate, i rustici ed i relativi cortili, la cappella, le rimesse e le scuderie. Tra gli ambienti interni appaiono interessanti alcuni saloni con soffitti a cassettoni dipinti, lo scalone, un grande salone neoclassico con volta interamente dipinta, la cappella e la sacrestia interamente affrescata. Dietro la villa si estende un vasto giardino con pianta ad L, ricco di essenze quali magnolie, faggi, tassi, ed al termine di questo sono situati la serra e la piscina.

La villa, la cui costruzione originaria risale al XVI sec, venne acquistata nel 1797 dal nob. Giuseppe Maria Franchetti di Ponte insieme alla possessione di Inzago. Giuseppe Maria Franchetti fu il fondatore, nel 1813, dell'Impresa di Diligenze e Messaggerie Franchetti, più nota a Milano come "Diligenze Franchetti", che ebbe in appalto dall'Austria il servizio di Diligenze tra Milano e Vienna. Agli inizi del novecento la proprietà è passata per successione alla famiglia Gnecchi Ruscone.

La villa non è aperta al pubblico ma è possibile affittare alcune sale di rappresentanza a piano terra, la cappella, la serra, la corte nobile ed il parco secolare con piscina, per ricevimenti e matrimoni in tutte le stagioni dell'anno per un massimo di 160 persone.

http://www.gnecchiruscone.it/Contatti.htm

tel. 02/954.73.11 (ab. 02/954.90.03)
fax. 02/954.73.11

INZAGO (Mi)

Inzago fa parte del territorio della Martesana, infatti Inzago è attraversata a sud dal Naviglio della Martesana, che divide pressoché in due parti il paese, ed è lambita e attraversata a nord dal Canale Villoresi.

Il Naviglio Martesana, regala al paese alcuni paesaggi particolari e ha contribuito nella storia ad attrarre nobili e borghesi che hanno fatto sorgere le loro dimore estive e che ancora oggi sono un bene per la comunità. Molte di queste negli ultimi decenni sono ritornate al loro vecchio splendore grazie ad alcuni privati che le hanno ristrutturate. Fra le più famose ci sono Villa Aitelli, Villa Magistretti, Villa Rey e Villa Facheris (ora sede della Banca BCC).

Lungo il Naviglio Martesana (in direzione Milano) sorge il Monasterolo.

La festa del paese ricorre ogni secondo fine settimana del mese di ottobre; è molto caratteristica come festa perché serve a rievocare le origini del paese e delle sue tradizioni. Le attrazioni maggiori sono la Fiera del bestiame (che si tiene il lunedì) e la messa con la processione che parte dalla piazza.

Inoltre a fine giugno, a partire dal 2008 si tiene il Vintage Roots Festival in Piazza Maggiore, il quale ricrea l'ambiente Americano degli anni '50 attraverso costumi, bancarelle e musiche, come per esempio l'American Roots Music, quindi le correnti musicali in voga prima dell'avvento del Beat inglese (1963)

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE

Villa Gnecchi, Ruscone location per eventi


Villa Brambilla di Civesio ex Imbonati

Nella seconda metà del XV secolo, il territorio a ponente del centro abitato di Inzago apparteneva alla famiglia Piola. Qui Giovanni Piola aveva avuto dal duca di Milano la regalìa (1480) di poter costruire un molino e la relativa roggia (Crosina) di derivazione dal naviglio della Martesana. La casa da massaro poco distante dal molino e vari terreni (cascina Bonetta) furono confiscati ad altro Giovanni Piola (1637), messi all’asta e aggiudicati al conte Carlo Imbonati (621 pertiche).  L’acquisto degli Imbonati a Inzago fu all’inizio un mero affare patrimoniale; la possessione originaria fu successivamente consolidata con la compera di altre 460 pertiche in 70 anni.  Solo in un secondo tempo, dopo 40 anni gli Imbonati ritennero di trasformare gli edifici esistenti e creare una casa da nobile per poter abitare anche a Inzago. 
L’Imbonati, costruttore della casa, fu il colonnello Giò Andrea († 1723), padre di Giuseppe Maria (1688-1768) che ricreò (1743) l’Accademia dei Trasformati, sodalizio tra studiosi di scienza e di letteratura in cui si confrontarono i più brillanti spiriti del tempo: Carl’Antonio Tanzi, Domenico Balestrieri, Giuseppe Parini, Giorgio Giulini, Pietro Verri, Cesare Beccaria, Maria Gaetana Agnesi e altri. 
La musa ispiratrice dei Trasformati era la giovane trevigliese Tullia Francesca Bicetti de’ Buttinoni trentunenne che sposò il cinquantasettenne Giuseppe Maria.
La casa di villeggiatura di riferimento era la bella villa Imbonati di Cavallasca.

Giuseppe Maria aveva nel frattempo alienato la possessione di Inzago nel 1733 a Carlo Brambilla (†1742), abile “negoziante di banco” che alla sua morte lasciò ai figli “un pingue patrimonio”. La casa da nobile fatta erigere dagli Imbonati non parve adeguata ai Brambilla, ragione per cui la vedova Ippolita Clari acquistò (1747) dal Collegio dei nobili di Milano le contigue case da massaro e da pensionanti compresi gli orti dove erano contenuti i resti del molino bruciato dai francesi (1658). Le case furono demolite e fu allargato il vicolo Brambilla; la Clari acquistò poi dai Borsa un terreno contiguo, spostò il percorso della roggia Crosina all’interno del Giardino. Si deve a Carlo Antonio (1772-1830) e soprattutto alla moglie Teresa Clerici dei marchesi di Cavenago la trasformazione del fabbricato ex Imbonati nelle forme attuali al fine di adeguare la villa alle ambizioni sociali della famiglia.  Tra le testimonianze più antiche nel fabbricato ex Imbonati vi è la cappella con i suoi decori settecenteschi.

Villa Facheris
 in Piazza Maggiore con la cancellata monumento nazionale. Fu il conte Ruggero Marliani (1620-1684) a voler realizzare un palazzo a Inzago, ma l'area da lui ritenuta idonea, identificata in quella parte dell'isolato che fronteggiava la piazza, non era di sua proprietà.

Cascina Monasterolo

Complesso a corte, chiuso su due lati da un portico e sugli altri due da un semplice muro. E' costituito da tre vasti ambienti al piano terra e dodici a quello superiore. Di notevole interesse la chiesa con affreschi databili al XV secolo.


 chiesa di Santa Maria Assunta

 si trova la prima e più antica copia della Sacra Sindone. La primitiva cappella di Inzago sorse nel 1148, fondata dai frati dell'ordine di Sant'Ambrogio di Milano. All'inizio del XIX secolo venne costruita la nuova parrocchiale, disegnata da Gerolamo Arganini, che ruotò di 90 gradi la pianta originale; la consacrazione fu poi impartita dall'arcivescovo di Milano Carlo Gaetano II di Gaisruck.

Villa Vitali Aitelli

E’ probabile he in epoca medievale dove ora sorge la villa vi fosse una casa maschile degli Umiliati, laici che vivevano in comunità dedicandosi alle preghiere e alla lavorazione della lana di cui erano specialisti.

In età sforzesca non vi è più traccia degli Umiliati e l’edificio apparteneva alla famiglia Seregni proprietaria di terreni ubicati sotto il naviglio (Mercantessa) e ai confini nord del borgo (cascina Sacca).

Nel 1577 la casa Seregni era posta lungo la strada che porta al ponte inferiore e i patti nuziali di Isabella Seregni (1604) con Francesco Bernardino Visconti riportano questa consistenza: “qual è con sala grande in terra et una saletta, et una camera attaccate alla detta sala et uno camerino attaccato alla saletta, et una cucina con una buratera, et uno dispensino attaccati tutti in terra con gli suoi superiori sin al tetto, due canepe sotto terra, torchio, corte, stalla, cassina, giardino”.

Restata vedova Isabella si risposò, ma anche tale matrimonio fu improle; lasciò in eredità († 1640) il suo patrimonio al cugino collegiato Lodovico Moneta che si attivò per recuperare il Chioso, ovvero il terreno antistante alla villa al di là della strada. Con Ludovico († 1677) si estinse la linea primogenita dei Moneta; egli lasciò un terzo dei suoi beni disponibili al nipote Gerolamo Vitali († 1705) cui si devono i lavori di ampliamento della villa effettuati a più riprese tra il 1679 e il 1781 e la costruzione dell’oratorio.

Nell’oratorio furono poste diverse reliquie di san Carlo provenienti dall’eredità di monsignore Ludovico Moneta (1521–1598) tra cui la copia della Sindone ora presso la Parrocchia.

Gerolamo si era sposato con Anna Silva dei Conti di Biandrate  e aveva avuto due figli; alla sua morte l’eredità fu divisa: a Francesco toccarono i beni di Inzago e Cassano e a Giò Batta quelli di Cinisello. Francesco Vitali († 1739)  si sposò con Rosa Rocchi di Olginate (1700-1765) ed ebbe una prole numerosa (sette figli). Negli ultimi anni della sua vita Francesco era molto malato tanto da essere trasportato e curato fuori dalla propria abitazione nel monastero di S. Agnese da tre figlie che si fecero successivamente monache.  

Nel 1759, dopo la morte di Giò Batta, restato celibe, l’eredità Vitali si era riunita per via del fedecommesso ed era tornata sostanzialmente uguale a quella lasciata da Girolamo nel 1705 per cui fu divisa fra due fratelli Serafino e Girolamo figli di Francesco nello stesso modo, salvo alcuni conguagli originati  dalle modifiche e dagli investimenti fatti in cinquanta anni tra cui si trovano gli incisi “per gli abbellimenti, ed aggiunta di nuove stanze, e della Torre, e delle Prospettive, ed altre decorazioni alla casa, e Giardino d’Inzago” realizzati dal padre; e ancora “li miglioramenti della casa in Milano ed aggiunte di nuova fabbrica ed abbellimenti alla casa e giardino alla propria abitazione in detto luogo d’Inzago”.

Gli spazi per un giardino nell’area della villa erano minimi per cui l’opera iniziata da Francesco fu proseguita dal figlio Gerolamo (1727-1792) che si adoperò con successive acquisizione ad allargare e riquadrare il terreno (Chioso) posto al di la della strada.

Dalla strada si accede al giardino tramite un notevole cancello seicentesco che ha avuto l’onore di essere pubblicato nella Storia di Milano della Treccani. Il cancello è caratterizzato da una corona marchionale e dalla mancanza della consueta parte superiore. Questi due elementi portano a dedurre che il cancello fosse stato acquistato di seconda mano dai Vitali e che in origine fosse inserito in una dimora appartenente a un marchese sotto un architrave.

Risale molto presumibilmente alle ultime decadi del ‘700 la sistemazione definitiva del giardino di cui ci resta un’unica descrizione (1798): “Ortaglia, ossia Giardino grande, al quale si viene dalla sudetta strada detta del ponte mediante apertura munita di rastello di ferro. […] Nel mezzo ed all’ingiro di questo giardino vi sono diverse statue, e piramidi di vivo con i suoi piedistalli simili. Prospettive dipinte e da questo giardino si va al già descritto giardinetto passando per andito in volta alla mosaica sotto la strada vicino al ponte”. Non si conosce la conformazione originale del vastissimo giardino (15.000 metri quadri).

Gerolamo non ebbe figli e i suoi beni furono ereditati dal nipote Francesco Vitali (1801-1873) che ricoperse la carica di sindaco di Inzago per una quarantina d’anni, incarico che esercitò con spirito civico e paternalismo a favore della comunità; di lui si ricorda in particolare la realizzazione dell’Ospedale Marchesi (1850). Francesco intervenne negli anni 1832-1833 sulla villa con il restauro di “tutta la parte civile, fatti tutti i pavimenti e serramenti in nuovo, messi gli stipiti in vivo alle finestre, fatta la gronda in vivo […] nella corte rustica fatta la stalla per otto cavalli”.

La villa fu ereditata dalla figlia Matilde (1834-1914) sposata con Antonio Savoldini (1835-1874) e quindi dalla figlia Sofia Savoldini (1859-1936) sposata con il conte Birago Alfieri (1847-1911) e trasmessa alla figlia adottiva Adalgisa (1915-2009), orfana triestina di un caduto nella Grande Guerra, che sposò l’ingegnere Carlo Aitelli (1905-1963).

Nel 2006 la villa fu alienata e la nuova proprietà (famiglia Grossi) ha effettuato un radicale lavoro di recupero del complesso edilizio.

ECOMUSEO ADDA DI LEONARDO DA VINCI


L'ecomuseo è facilmente raggiungibile tramite diversi mezzi di trasporto. Lungo il percorso è possibile trovare parcheggio, quasi sempre gratuito, nei pressi del traghetto di Leonardo (entrambe le sponde), della centrale Semenza, Bertini, Taccani, a Crespi d'Adda e a Fara Gera d'Adda.

L'ecomuseo gode di un buon collegamento autostradale grazie alle uscite di Trezzo sull'Adda e Capriate S: Gervasio della A4 Milano-Venezia.

Da Lecco, tramite la strada provinciale 56 si può raggiungere la porta nord.

Da Bergamo, se non si prende l'autostrada, è possibile raggiungere Villa d'Adda tramite la strada statale 6671 e la strada provinciale 166, e da lì imbarcarsi sul traghetto.


L'Ecomuseo "Adda di Leonardo" è un ecomuseo che segue il corso del fiume Adda, dai comuni di Imbersago a nord, fino al comune di Cassano d'Adda a sud, lungo un percorso interamente ciclo-pedonale di 21 Km all'interno del Parco Adda nord, tra le province di Lecco, Bergamo, Monza e della Brianza e Milano.

Lo scopo dell'ecomuseo è la valorizzazione del locale patrimonio naturalistico, ingegneristico, architettonico e storico, con particolare attenzione alle testimonianze del passaggio di Leonardo da Vinci, che in queste zone compì diversi studi in campo idraulico, durante il suo periodo milanese al servizio di Ludovico il Moro.

Il museo può vantare la vicina presenza di un sito inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità, nonché di diversi capolavori di archeologia industriale italiana tuttora funzionanti e di alcune fortificazioni militari che testimoniano l'importanza strategica rivestita dall'Adda, nell'area nord storico confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia.

La nascita dell'ecomuseo è stata possibile grazie all'impegno dell'ingegnere Mario Roveda, del Comitato Rotariano per il restauro delle chiuse del naviglio di Paderno e del Parco Adda Nord che insieme riuscirono a far includere questa idea all'interno del progetto “Canaux Historiques / Voies d'eaux vivantes” nell'ambito del programma “TERRA” approvato dalla Commissione Europea il 5 marzo 1998.

I primi fondi per la realizzazione del progetto furono stanziati già nel 2001 grazie all'accordo tra Ministero dell'Ambiente e Regione Lombardia, coi quali venne completato il restauro del Santuario della Madonna della Rocchetta a Cornate d'Adda.

L'8 maggio 2004 venne inaugurata la prima sezione dell'ecomuseo che comprendeva il tratto di fiume tra la Centrale idroelettrica Semenza (diga di Robbiate) e la centrale idroelettrica Esterle.

Il 4 novembre 2006 il presidente del Parco Adda Nord e i dieci sindaci dei Comuni di Imbersago, Paderno d'Adda, Robbiate, Villa d'AddaFara Gera d'AddaCanonica d'Adda, Cassano d'Adda, Cornate d'AddaTrezzo sull'Adda e Vaprio d'Adda sottoscrivono l'atto di fondazione dell'Associazione Ecomuseo Adda di Leonardo col quale i sindaci si impegnano ufficialmente a salvaguardare e valorizzare il paesaggio culturale dell'Adda e di sostenere direttamente l'attività dell'ecomuseo.

L'ecomuseo è completamente all'aperto e si snoda per un percorso di 21 Km da nord a sud lungo le rive del fiume Adda. È suddiviso in 18 tappe che vengono chiamate "sale" in analogia a quelle di un museo tradizionale. Molte di queste sono raggiungibili in macchina e sono dotate di parcheggi più o meno attrezzati dove poter lasciare il proprio veicolo per poi proseguire a piedi o in bicicletta lungo l'alzaia ciclo-pedonale.

Di seguito viene riportato l'elenco delle 18 sale da nord a sud.

Il traghetto di Leonardo è un particolare tipo di traghetto a mano il cui unico esemplare tuttora funzionante è quello che si trova all'interno dell'ecomuseo e che permette di collegare i comuni di Imbersago e Villa d'Adda, tuttavia, nonostante il nome, non v'è certezza che Leonardo ne sia il reale inventore. Il traghetto è di proprietà del Comune e viene dato in concessione ai privati.

La diga fu costruita all'inizio della grande forra che il fiume si è scavato all'altezza del comune di Robbiate. Grazie ad essa è stato possibile alimentare il canale che convoglia le acque alla centrale idroelettrica Esterle qualche chilometro a valle e produrre ulteriore energia elettrica grazie alla limitrofa centrale idroelettrica Semenza.

Il ponte San Michele, noto anche come ponte di Paderno, ponte di Calusco o ponte Rothlisberger, è un ponte ad arco in ferro a traffico misto ferroviario-stradale, costruito nel 1899 e tuttora operativo.

Per le sue peculiarità tecniche è considerato un capolavoro di archeologia industriale italiana, nonché una delle più notevoli strutture realizzate dall'ingegneria ottocentesca, tanto da essere stato proposto come bene protetto dall'UNESCO.


Leggende locali narrano che il costruttore Rothlisberger, si sia suicidato poco prima che passasse per la prima volta il treno attraverso il ponte per paura che il ponte non riuscisse a reggere il peso. Questo fatto è stato smentito perchè il costruttore è morto di malattia, dopo aver aiutato nella costruzione della Tuor Eiffel.

Il Naviglio di Paderno è un canale artificiale lungo 2,6 Km e largo 11 metri, parallelo al fiume Adda nel comune di Paderno d'Adda a nord-est di Milano. L'idea del naviglio è da attribuire a Leonardo da Vinci ma la prima realizzazione avvenne grazie ad un progetto di Giuseppe Meda. La sua realizzazione cominciò all'inizio del XVI secolo e terminò, dopo numerose interruzioni e revisioni, solo alla fine del XVIII secolo. Il naviglio venne utilizzato sia a fini commerciali sia civili. Fu operativo fino al 1930.

Grazie alle chiuse del Naviglio, sei realizzate in legno e due in metallo, il naviglio compie 8 salti superando un dislivello di 33 metri prima di tornare a livello del fiume e superare le rapide[. Le chiuse separano otto conche di navigazione così nominate:

  • La Conchetta, il primo degli 8 salti. Da qui fino alla conca delle fontane il naviglio resta praticamente asciutto, a parte alcune infiltrazioni naturali.
  • Conca vecchia.
  • Conca delle fontane, chiamata così per la presenza di risorgive naturali.
  • Conca grande o conca madre detta anche "castello delle acque".
  • Conca di mezzo. Vicino a questa conca si trovano i resti di un sistema di fabbricati, ideati dallo svizzero Federico Wyttenbach per poter derivare l'acqua dal fiume Adda ad uso di forza motrice per i mulini limitrofi.
  • Conca in Adda, chiamata così perché restituiva l'acqua al fiume.
  • Settima e Ottava conca, le uniche con chiuse in metallo, sono state aggiunte dopo la costruzione della centrale Esterle.

Tre Corni. In questo punto del percorso, poco dopo essersi lasciati alle spalle il Ponte San Michele, inizia il tratto degli "scorci leonardeschi", così chiamato perché si ritiene che Leonardo abbia tratto ispirazione da questi luoghi per realizzare lo sfondo della celebre Vergine delle Rocce.

In questo tratto il fiume non è navigabile per via delle tumultuose rapide e di speroni di roccia che affiorano dal fondale. Per questo motivo a cavallo del XIV e XV secolo nacque l'idea di realizzare un naviglio per garantire il trasporto delle merci da Lecco a Milano.

Lo Stallazzo. Edificio un tempo adibito a stazione per il riposo e il cambio dei cavalli che rimorchiavano i mercantili controcorrente risalendo l'alzaia.

Oggi è un punto di sosta, ristoro e informazioni per i visitatori.

Santuario della Rocchetta Si tratta di un piccolo santuario agostiniano posto sulla cima di un picco roccioso tra il fiume e il naviglio, raggiungibile tramite una scalinata posta tra la Conca delle Fontane e la Conca Grande, in un sito dove sorgeva un antico castrum romano.

Edificato nel 1386 per volere di un ricco possidente milanese, Beltrando da Cornate, è stato successivamente donato agli eremiti agostiniani del convento di S. Marco in Milano.

All'inizio del XV secolo, allo scoppiare della guerra fra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, la Rocchetta fu occupata dai soldati milanesi per via della sua posizione strategica.

Nei secoli successivi il monastero fu lasciato nell'incuria e subì pesanti danni.

Nel 1796, sotto la dominazione francese e la creazione della Repubblica Cisalpina, il santuario venne confiscato al convento di S. Marco e venduto ai privati che lo mantennero fino a metà XIX secolo quando lo donarono alla chiesa di Porto d'Adda.

Nel XXI secolo è meta di pellegrinaggio in quanto tappa del “Cammino di Sant’Agostino”.

Conca grande. Nota anche come conca madre o castello delle acque, è la più grande conca del progetto originale di Giuseppe Meda con la quale pensò di superare quasi tutto il dislivello del fiume. Tuttavia vista la mancanza di fondi e la cedevolezza del fondale il progetto venne abbandonato e ripreso solo nel XVIII secolo, anche se ridimensionato: dai 17 metri previsti il dislivello fu solo di 6,20 metri, rimanendo comunque il più alto del naviglio.

Centrale Bertini. La centrale idroelettrica Angelo Bertini è situata sull'Alzaia, riva destra, del fiume Adda, a Porto d'Adda, una frazione di Cornate d'Adda, in provincia di Monza e della Brianza. È tra le più antiche centrali idroelettriche d'Europa ancora funzionanti, avendo iniziato la produzione di corrente elettrica nel 1895. A fianco della centrale vi è un museo visitabile, con tutti i documenti, progetti e storia della Edison.

Centrale Esterle. La centrale idroelettrica Esterle di Porto d'Adda, fu costruita tra il 1906 e il 1914, sull'Alzaia, cioè la riva destra, del fiume Adda, a valle della preesistente centrale idroelettrica Bertini.

Per l'epoca si trattava di un impianto di notevole importanza e capace di produrre 30.000 Kilowatt (il triplo di quanto produceva la centrale Bertini).

È stata dedicata alla memoria di Carlo Esterle, consigliere delegato della società Edison fino al 1918.

Centrale Taccani. La centrale idroelettrica Alessandro Taccani, di proprietà dell'ENEL, è situata a Trezzo sull'Adda.

L'impianto dispone di sei alternatori per una potenza complessiva generata di 10,5MW. L'edificio progettato da Gaetano Moretti è un esempio di architettura eclettica per la compresenza di un linguaggio modernista e una forte connotazione di gusto neoromanico.

Castello Visconteo di Trezzo. A ridosso della Centrale Taccani si trova il Castello di Trezzo sull'Adda, situato su un promontorio su un'ansa del fiume Adda e da questa protetto sui due lati, sul terzo lato si trovava una torre quadrata alta 42 metri.

Il castello, uno dei più importanti del milanese, era costruito a difesa di un ponte e per la sua posizione strategica fu a dapprima conteso fra Federico Barbarossa e la città di Milano e in seguito fra i Visconti e i Torriani. Fu più volte distrutto o incendiato ma sempre ricostruito.

È possibile visitare l'intero castello oppure effettuare la sola salita della torre, previo pagamento del biglietto.

Villaggio operaio di Crespi d'Adda. Partendo da Concesa, frazione di Trezzo sull'Adda, è possibile raggiungere il villaggio operaio di Crespi d'Adda tramite una passerella costruita sul letto del fiume. Il comune bergamasco ospita un villaggio operaio sorto ad opera di Cristoforo Benigno Crespi a partire dal 1875.

Per il suo rilievo storico e architettonico fu annoverato tra i patrimoni dell'umanità dall'UNESCO nel 1995.

Nei pressi della passerella si trova la sede principale dell'ecomuseo.

Il Naviglio della Martesana, anche noto come Naviglio Piccolo è uno dei navigli milanesi che collega Milano con il fiume Adda dal quale riceve le acque a Concesa poco a valle di Trezzo sull'Adda.

Situato a sud del Canale Villoresi, il Naviglio della Martesana è un canale navigabile largo dai 9 ai 18 metri, profondo da uno a 3 metri e lungo 38,7 km (di cui alcuni coperti). Il dislivello tra l'incile e il Naviglio di San Marco, superata la Conca dell'Incoronata, era di 19 metri.

Ebbe il nome Martesana, per il contado che avrebbe attraversato, da Francesco Sforza nel 1457, ancor prima che iniziassero nel 1460 i lavori per costruirlo. L'appellativo "piccolo" gli deriva dal confronto con il precedente e ben più importante Naviglio Grande.

Nei pressi dell'incile del naviglio si trova Villa Gina, sede del Parco Adda Nord.

Riviera di Vaprio d'Adda. La "Riviera", cioè la riva sopraelevata del naviglio, ospita le ville nobiliari presenti lungo la sponda. Si può osservare la Villa Visconti, riconoscibile per la sua torre quadrata. A picco sul Naviglio invece sorge la Villa Melzi d'Eril, nobile edificio di gusto rinascimentale, dove soggiornò a lungo Leonardo da Vinci.

La Casa del custode delle acque (ex Camera regia) costruita nel 1582 è stata inaugurata ad ottobre 2010 dopo un lungo restauro. La casa sorge in una posizione strategica tra il Naviglio della Martesana e il fiume Adda. A quel tempo fungeva da stazione di sosta per i viaggiatori che dovevano prendere il traghetto sull'Adda o imbarcarsi sui barconi che navigavano sul Naviglio della Martesana. Era sede del dazio e del "custode o camparo" che regolava il flusso delle acque.

Nei suoi sotterranei è ospitata la galleria interattiva Leonardo in Adda.

Diga Sant'Anna. Lo sbarramento, costruito nel 1928, serviva a incanalare le acque verso la centrale idroelettrica del Linificio Canapificio Nazionale. La centrale è ancora operativa. Nei pressi sorge il villaggio operaio fatto costruire per impiegati e operai nel 1949. Nella vicina Fara Gera d'Adda si trovano i resti della Basilica Autarena.

Ruotone di Groppello. Presso il ponte di Groppello si trova un grande ruotone, il rudun, con un diametro di 11 metri, costituito da 12 pale e voluto da Carlo Borromeo nel 1618 per portare l'acqua a livello della strada e permettere così l'irrigazione degli orti e dei giardini della villa arcivescovile. L'acqua vi giungeva attraverso un canaletto posto a valle del ponte. Il ruotone attuale fu ricostruito fedelmente all'originale nel 1989, e successivamente nel 2009 (dopo che anni di incuria lo avevano ridotto ad un rudere).

Il ponte ha la particolarità di essere neogotico con bugnati in ceppo nella parte a monte e a tutto sesto sul lato a valle. Vicino al ponte sono ancora visibili gli antichi lavatoi e, poche decine di metri più a valle, l'antica conca di navigazione. 


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  • Tariffa: Euro 5,00 per persona (min 20 persone e max 30 persone per gruppo)
  • Durata della visita: 2 ore
  • Abbinabile nel pomeriggio alla visita guidata a Crespi d’Adda o ‘ingresso in Centrale Idroelettrica Bertini
  • Possibilità di pranzo: prenotazione di un luogo coperto per consumare il proprio pranzo al sacco (Euro 2,00 a studente) oppure possibilità di prenotare il menù studenti presso uno dei ristoranti/bistrot di Crespi d’Adda (proposte menù create ad hoc in base al vostro budget ed alle vostre preferenze)
  • Ritrovo: Paderno d’Adda, via Tommaso Edison, parcheggio vicinanze bar Bel Sit
  • Percorso: discesa all’Adda, alzaia fino alla diga Vecchia e ritorno (km 1+1)
  • Abbigliamento consigliato: scarpe comode senza tacchi
  • Accesso disabili: non facile
  • La visita avviene in collaborazione con Pro Loco Cornate

Info e prenotazioni:

Associazione Crespi d’Adda
Tel. 02-90939988 (sempre attivo)
E-mail: info@crespidadda.it


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